Il lungo lavoro dei socialisti nella triste realtà di oggi

di LEONARDO MARZORATI
La borghesia con i suoi strumenti (telegiornali e giornali, specie quelli come Repubblica) ha fatto credere che le proteste contro il green pass fossero tutte di destra e populiste, se non addirittura fasciste. È una semplificazione che inganna il popolo. Se tu invece demonizzi un nemico, o presunto tale, gli fai una gran pubblicità; mentre il metodo migliore per indebolire un nemico è non parlarne, fare come se non ci fosse. Ed è quello che fanno con le tante forze della sinistra radicale, socialista, comunista. Ignorano le forze anticapitaliste e difatti i mass media italiani sono in mano ai peggiori capitalisti, come Repubblica del gruppo Gedi della famiglia Agnelli-Elkann, famiglia che da più di 100 anni maltratta i lavoratori. La famiglia Agnelli ha appoggiato il fascismo ed è stata interventista durante i conflitti mondiali, dato che portavano utili, seppur al prezzo, non pagato da loro, di tante vite umane.
Dobbiamo diffondere idee, come quella socialista. Il socialismo è l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Noi dobbiamo parlare a più lavoratori possibili di lotta di classe e coinvolgerli nelle nostre azioni. Utilizzando internet e i mezzi a disposizione, possiamo iniziare a parlare di redistribuzione degli utili di un’azienda ai suoi lavoratori. Questo vuol dire molti più soldi nelle tasche dei lavoratori.
La democrazia non è solo votare ogni cinque anni partiti borghesi o piccole forze politiche di opposizione che vengono però spesso ignorate dai mass media. La democrazia è anche poter eleggere il proprio capoufficio o caporeparto. La democrazia parte dai consigli di fabbrica. Questo lo insegna la Rivoluzione d’Ottobre, ma anche altri momenti storici del Novecento, in cui i lavoratori hanno ottenuto grandi vittorie e conquiste. Perché alla maggior parte di noi interessa vivere meglio e stare meglio insieme.
Siamo in un’epoca in cui sono presenti tante armi di distrazione di massa. Non solo armi vere come quelle utilizzate in Ucraina, in Medio Oriente o in guerre meno raccontate, come Libia, Sudan e Yemen; ma anche armi che distraggono. In questa parte d’Europa, per ora lontana da conflitti armati, si intontiscono le masse con luci che abbagliano molti sfruttati facendo credere loro di essere alla pari dei borghesi che li sfruttano.
Negli ambienti impiegatizi di Milano le aziende dividono i lavoratori e ne premiano alcuni, facendo credere loro che siano più bravi di altri. Questi lavoratori gratificati con aumenti di stipendio e nuove mansioni si sentono più vicini ai propri padroni che non ai colleghi. Per 50 euro in più o una nuova responsabilità si finisce per sentirsi realizzati e in alcuni casi si inizia a trattar male chi è rimasto a un livello inferiore. Queste situazioni generano infelicità e astio tra le persone.
Bisogna quindi combattere questo capitalismo, che negli ultimi anni ha peggiorato la qualità di vita di molti lavoratori. Una volta, cito appunto gli Agnelli, si sapeva chi era il nemico. Il nemico era il padrone, il capitalista. Oggi abbiamo tante aziende di proprietà di fondi di investimento statunitensi o internazionali. Non si sa più nemmeno chi sia il proprio capo. Si viene licenziati con la giustifica che la nuova proprietà ha dovuto effettuare dei tagli. Siamo in un ordoliberismo in cui non si riconosce nemmeno il proprio nemico. Mentre una volta il nemico era il padrone della fabbrica. C’è molto da lavorare.
Io sono pessimista e citando una vecchia frase di Amadeo Bordiga, ma utilizzata anche da Nikolaj Bucharin nel suo “A B C del comunismo”, «si può raggiungere il socialismo solo quando tutti i paesi saranno socialisti». Se non sarà così avremo paesi socialisti costretti a comprare merci da paesi capitalisti, indebitandosi con loro. Il processo è lungo e si deve andare avanti a piccoli passi per ottenere conquiste. È molto difficile e c’è da lavorare tanto, perché la fase storica è davvero negativa per i lavoratori.

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