di ETIENNE BALIBAR –
In termini politici, il conflitto non si situa fra coloro che danno valore alla libertà e coloro che la ignorano, scegliendo un altro principio. Il conflitto è proprio fra concetti antitetici di libertà. E non parlo qui solo della distinzione classica fra un concetto «negativo» e uno «positivo» di libertà, ma di un concetto individualistico – quello tipico della tradizione liberale – e un concetto democratico, che prevede un’agency collettiva, dove i cittadini si «liberano» l’un l’altro o si garantiscono la libertà reciprocamente.
Bisogna anche ammettere, tuttavia, che una certa tradizione di sinistra – influenzata soprattutto da una lettura «ottusa» di alcuni testi di Marx – ha avallato l’idea secondo cui la libertà sia di per sé un valore «borghese», confondendo il suo senso economico fondato sulla proprietà privata (la libera concorrenza, ecc.) con le libertà politiche o giuridiche (ovvero i diritti), che sono ritenute invece puramente formali. È un errore di lunga data, di matrice tanto storica quanto teorica, perché suffragato da una confusione di base su cui, non a caso, la destra è riuscita a capitalizzare, con effetti del tutto catastrofici per la sinistra.
Non posso che trovarmi d’accordo con l’idea che il socialismo e la democrazia abbiano un rapporto intrinseco. Anzi, proprio perché l’idea stessa di socialismo – con tutti i suoi annessi: pianificazione, redistribuzione, sviluppo e istruzione di massa – è stata associata in modo così disastroso con l’abolizione più o meno totale della democrazia – producendo in definitiva il collasso del socialismo – mi pare evidente che si debba lavorare in direzione di una combinazione organica fra i due termini. La nostra comprensione di ciò che significa «socialismo» ne uscirebbe sicuramente influenzata, ma anche la nostra comprensione di ciò che significa «democrazia».
Come ho detto in passato, esistono storicamente tre forme di istituzioni democratiche: quelle fondate sulla rappresentanza, quelle fondate sulla partecipazione diretta e quelle fondate sul conflitto sociale. Nel programma comunista di Marx, soprattutto dopo la Comune di Parigi, l’accento viene posto fortemente sulla democrazia diretta o sulla partecipazione, non sulla rappresentanza, che Marx – o meglio i suoi sostenitori – tendevano a ricondurre alla democrazia parlamentare. Si tratta però di una riduzione forse un po’ troppo sbrigativa che, in caso di conflitto sociale, può diventare anche pericolosa. Allora, la forma diretta di democrazia era stata concepita prendendo a modello comunità piccole. Con la globalizzazione dei problemi politici e sociali – pensiamo alle conseguenze del cambiamento climatico, un problema che coinvolge l’intera umanità – si rendono necessari diversi gradi di socialismo, diverse combinazioni di istituzioni democratiche e su vari livelli, dal locale fino al globale. Continua a leggere

