La “socialdemocrazia” non c’entra un bel niente!

di MASSIMO AMADORI
In Italia c’è molta ignoranza sulle idee dei socialisti democratici statunitensi. Molti a sinistra pensano che i DSA di Sanders e Mamdani siano un’organizzazione socialdemocratica, intendendo con questo termine un partito di sinistra moderata e riformista che intende riformare il capitalismo invece di superarlo. In realtà ciò non corrisponde al vero. I DSA hanno nel loro statuto il superamento del sistema capitalistico, la socializzazione dei grandi mezzi di produzione e delle risorse economiche strategiche e l’autogestione delle grandi imprese da parte dei lavoratori. Non sono socialdemocratici ma socialisti democratici, nel senso che il loro obiettivo non è riformare il capitalismo, ma superarlo con mezzi democratici. Sono un movimento giovane e composto prevalentemente da giovani, di idee radicali e anticapitaliste. Parlano di “classe lavoratrice”, di esproprio dei miliardari, di lotta contro l’oligarchia e addirittura di “guerra di classe”.
Sono decisamente più a sinistra della socialdemocrazia europea, ormai completamente integrata nel sistema capitalistico. Sono decisamente più a sinistra del PD, di AVS e dello stesso Sanchez. Quando mai la Schlein, Conte e Fratoianni hanno parlato di esproprio dei miliardari e di “guerra di classe”? Questo significa che i DSA sono comunisti come dice Trump? No: se per comunisti intendiamo i marxisti-leninisti, i DSA non lo sono. I giovani dei DSA sono socialisti radicali, ma al tempo stesso democratici e libertari. Rifiutano nettamente i metodi dittatoriali e violenti dei comunisti marxisti-leninisti. Sono radicali ma non sono estremisti. Soprattutto a differenza dei comunisti nostrani non sono settari e dogmatici ma concreti e pragmatici. Non agitano la falce e il martello, ma sostengono attivamente tutte le lotte dei lavoratori e le loro rivendicazioni: dal salario minimo alla sanità pubblica e gratuita per tutti. Legando però la lotta per queste riforme alla prospettiva socialista di superamento del capitalismo. In questo senso possono essere definiti dei “riformisti rivoluzionari”, come Riccardo Lombardi.
Al loro interno esiste un forte movimento socialista libertario e persino un gruppo anarchico, ma anche componenti minoritarie socialdemocratiche e comuniste. Non guardano l’ideologia ma i fatti, rifiutando il settarismo e promuovendo l’unità della sinistra. Credo che la sinistra europea e in particolare quella italiana avrebbe solo da imparare dai socialisti democratici statunitensi, che stanno diventando la prima forza politica del Paese, facendo tremare Trump ma anche l’intero establishment democratico e repubblicano.
Viva il socialismo libertario e democratico!

Quando lo Stato è ancora lo Stato “borghese” al servizio dei padroni

A Prato gli operai di Acca si sono ribellati contro il caporalato e lo sfruttamento, scioperando contro il licenziamento di 100 persone. La polizia è intervenuta contro i lavoratori in sciopero, pestandoli e poi arrestandoli. È l’ ennesima dimostrazione che lo Stato non è affatto neutrale: è un apparato violento e repressivo al servizio di oligarchi, mafiosi, sfruttatori e caporali. La polizia non interviene mai contro i capitalisti sfruttatori e i caporali, interviene sempre contro i lavoratori sfruttati che manifestano per i loro diritti.
Nel caso di Prato poi la polizia è intervenuta per proteggere gli interessi criminali di un’azienda in odore di mafia, sotto processo per frode fiscale e per caporalato. In pratica lo Stato borghese utilizza la violenza e la repressione poliziesca contro gli operai, per proteggere gli interessi di mafiosi e caporali. La mafia chiama e lo Stato dei padroni interviene, non per stroncare la mafia ma per proteggerla e per massacrare i lavoratori. Questa è la merda che chiamiamo Stato e che sarebbe più corretto chiamare Stato-mafia.
È lo Stato dei caporali e degli oligarchi. Uno Stato criminale e mafioso. A Prato i padroni cantano vittoria, perché dicono che “lo Stato ha vinto, è stata ripristinata la legalità”. Certo, ha vinto lo Stato dei padroni e le aziende tessili pratesi potranno continuare tranquillamente a violare la legge, sfruttare i lavoratori ed evadere il fisco. Ha vinto lo Stato dei caporali, ha vinto le mafia e la sua “legalità”. Di certo non hanno vinto gli operai di Acca, che saranno licenziati e che si sono pure presi le manganellate delle nostre solerti forze dell’ordine, oltre che denunce e arresti. Giustizia è fatta insomma, ovviamente la giustizia borghese.
In questi anni gli operai di Prato hanno denunciato paghe da fame, squadrismo mafioso e padronale, mancanza di sicurezza sul lavoro. Ci sono state aggressioni fisiche contro gli operai che hanno osato alzare la testa. La polizia non è mai intervenuta per proteggere questi lavoratori e ristabilire la legalità costituzionale violata da padroni e mafiosi, è invece intervenuta con la violenza contro gli operai in sciopero.
Ovviamente queste cose in televisione non le sentirete, perché invece sentirete solo la versione dei mafiosi e le stronzate di Vannacci e compagnia. Tutte funzionali al mantenimento di questo sistema capitalistico fondato sullo sfruttamento dei lavoratori italiani e dei lavoratori migranti. Non sarà lo Stato borghese a contrastare il caporalato, la mafia e lo sfruttamento, ma l’autorganizzazione dei lavoratori, un forte sindacato e un forte movimento socialista.

Il terrore di Trump e soci

di MASSIMO AMADORI
Gli oligarchi come Trump hanno una paura fottuta del socialismo, perché sono consapevoli del fatto che in una società socialista la loro funzione sarebbe pulire i cessi. Non avrebbero più i loro miliardi, i loro privilegi e il loro potere. Non potrebbero più arricchirsi sfruttando le altre persone e distruggendo l’ambiente, non potrebbero più scatenare guerre per i loro profitti, non potrebbero più dare la colpa agli immigrati e alle persone di colore per la miseria e le ingiustizie che loro stessi provocano. Dovrebbero lavorare come tutti gli altri. Niente più festini alla Epstein, niente più evasione ed elusione fiscale, niente più ICE e deportazioni, niente più guerre e genocidi. Per questo quando i socialisti aumentano i loro consensi quelli come Trump diventano dei cani rabbiosi e cominciano a vedere il “comunismo” dappertutto.
Ovviamente quello che loro chiamano “comunismo” in realtà è il socialismo democratico, non certo il comunismo sovietico. Fascisti e capitalisti da sempre agitano lo spettro del comunismo per impaurire le persone e in particolare la classe media, ma in realtà odiano il socialismo democratico. E sanno benissimo che le idee socialiste sono attrattive per le persone e per la classe lavoratrice, perché tutti noi aspiriamo a vivere in una società più giusta in cui tutti i lavori siano pagati dignitosamente e in cui i diritti sociali fondamentali siano garantiti a tutti: istruzione, sanità, ecc.
Il socialismo democratico è semplice buonsenso e le persone sono stufe di vivere in un sistema in cui 10 miliardari possiedono la stessa ricchezza della metà della popolazione mondiale. Tutti ci rendiamo conto di vivere in un sistema ingiusto e vorremmo una maggiore giustizia sociale. Tutti tranne gli oligarchi ovviamente, che sono però meno dell’1 per cento della popolazione.
Lasciamo pure che Trump inveisca contro il “comunismo”. Nel frattempo negli States i socialisti stanno diventando la prima forza politica del Paese. I DSA di Sanders e Mamdani hanno raggiunto i 120 mila iscritti, diventando la più grande organizzazione socialista della storia degli Stati Uniti. Sono socialisti radicali, libertari e anticapitalisti, che parlano di esproprio della classe dei miliardari, di autogestione delle grandi aziende, di trasporto pubblico gratuito, asili nido gratis, stipendi dignitosi, democrazia sui luoghi di lavoro, sanità e istruzione per tutti.
L’ estrema destra potrà continuare a emettere i suoi latrati contro i comunisti e gli immigrati, ma le persone vogliono cose concrete e non propaganda. La gioventù statunitense in maggioranza sostiene i socialisti democratici e sempre più persone della classe lavoratrice aderiscono ai DSA di Sanders e Mamdani. Caro Trump, fai bene ad avere paura di noi, perché ci prenderemo anche la Casa Bianca e tu dovrai andare a pulire i cessi degli immigrati.
Viva il socialismo democratico e libertario!
#makesocialismcoolagain #DSA

Che cosa vuole davvero il comunismo?

di Lavinia Marchetti

Poche parole spaventano come “comunismo”. Basta pronunciarla perché la conversazione si irrigidisca, e chi la usa venga sospettato di nostalgie per il filo spinato. Alcuni ragazzi di un college (canadese) mi hanno chiesto un documento dove rendessi intellegibile e molto brevemente la domanda: “ma cosa vuole davvero il comunismo?”. La sfida mi è piaciuta, anche a rischio di banalizzare un po’ e sintetizzare troppo con pochi distinguo. In Italia il comunismo ha una “sua” storia, complessa e articolata, ma raramente quando si parla di comunismo si va al “sodo”, ci disperdiamo tutti (me compresa) nella produzione dei più grandi intellettuali degli ultimi duecento anni, ognuno con la sua versione. Vorrei restituirle il suo senso andando al concreto, attraverso i pensatori che l’hanno costruita e corretta lungo quasi due secoli. Distinguo subito ciò che il senso comune tiene mescolato. Una cosa è la teoria con i suoi fini, un’altra cosa sono i regimi che ne hanno usurpato il nome.

Giudicare il comunismo dai gulag equivale a giudicare il cristianesimo dall’Inquisizione, con la differenza che del secondo nessuno pretende di liquidare l’idea a causa dei suoi tribunali.

1. LO SFRUTTAMENTO È LA REGOLA, NON L’ABUSO

Il punto di partenza di Marx è una scoperta che oggi appare banale, ma non lo era affatto quando l’ha formulato. Il profitto discende dalla struttura stessa del salario, e la disonestà del singolo padrone non c’entra, poiché la regola vale anche con il padrone “buono”. L’operaio produce in una giornata un valore superiore a quello che riceve, e quel di più, il plusvalore, resta a chi possiede i mezzi di produzione. Lo scambio appare libero e giusto, e proprio in questo sta la sua astuzia, perché l’estrazione avviene alla luce del sole, dentro un contratto firmato. Oggi la stessa logica governa il magazziniere cronometrato dall’algoritmo e il fattorino pagato a consegna. Il comunismo comincia dal rifiuto di considerare naturale questo prelievo quotidiano sulla vita altrui.

2. NON VOGLIONO IL TUO SPAZZOLINO

La confusione più diffusa riguarda la proprietà. Il comunismo prende di mira la proprietà privata dei mezzi di produzione, cioè le fabbriche e la terra, il capitale con cui si mette al lavoro il resto dell’umanità. La casa in cui vivi e i tuoi oggetti quotidiani appartengono a un’altra sfera, quella dei beni personali, che nessun testo seriamente marxista ha mai voluto requisire. Engels lo precisava già discutendo i programmi di partito. Il bersaglio è il potere che deriva dal possedere ciò da cui gli altri dipendono per vivere. Una cooperativa come Mondragón, nei Paesi Baschi, dove sono i lavoratori a possedere l’impresa e a eleggerne i vertici, dimostra che la questione resta concreta.

3. LO SCOPO VERO: RIAVERE SE STESSI

Sotto l’economia si nasconde una posta più profonda, che il giovane Marx formulò nei manoscritti del 1844. Il lavoro salariato estrania l’uomo dal prodotto che gli sfugge e dall’atto stesso del produrre, ridotto a puro mezzo, mentre trasforma i suoi simili in concorrenti. La parola che Marx adopera è alienazione, la perdita di sé dentro un’attività che non si governa. Il fine ultimo del comunismo è la fine di questa espropriazione interiore, una società in cui, secondo la formula del Manifesto, il libero sviluppo di ciascuno diventi la condizione del libero sviluppo di tutti. L’antropologo David Graeber, descrivendo i lavori privi di senso che milioni di persone svolgono senza crederci, ha dato a quella vecchia intuizione un volto attualissimo.

4. IL MATERIALISMO STORICO: SEGUIRE IL DENARO

La cassetta degli attrezzi di questo pensiero porta un nome, materialismo storico. L’idea è che le forme del diritto e della politica affondino nelle condizioni materiali con cui una società produce e riproduce la propria vita. Non si tratta di un rozzo determinismo economico, e già Engels, in una celebre lettera del 1890, avvertiva che la sovrastruttura reagisce sulla base e possiede una sua efficacia. Louis Althusser affinò l’idea con il concetto di sovradeterminazione. Applicato al presente, il metodo invita a chiedersi, davanti a una legge o a una guerra, a chi giovi materialmente, quali interessi la muovano sotto la superficie delle buone ragioni.

5. LO STATO NON È UN ARBITRO NEUTRALE

Contro l’immagine dello Stato come arbitro imparziale collocato al di sopra delle parti, la tradizione marxista sostiene che esso nasce per garantire un certo ordine di proprietà, e difende in ultima istanza chi quell’ordine avvantaggia. Lenin, in Stato e rivoluzione, riprende Marx ed Engels e annuncia perfino l’estinzione dello Stato una volta scomparse le classi. La storia successiva ha rovesciato quella promessa in uno Stato più ingombrante di prima, ed è una delle contraddizioni su cui torneremo. Nicos Poulantzas, negli anni Settanta, ha mostrato con finezza come lo Stato contemporaneo condensi i rapporti di forza tra le classi, restando permeabile alle pressioni popolari. La domanda che rimane riguarda chi governi davvero quando crediamo di essere governati soltanto dalle leggi.

6. PERCHÉ OBBEDIAMO? EGEMONIA E IDEOLOGIA

La domanda che tormenta i comunisti del Novecento è la più difficile: perché i dominati accettano il proprio dominio senza bisogno di catene. Antonio Gramsci, dal carcere fascista, rispose con il concetto di egemonia, il consenso che la classe dominante ottiene facendo passare i propri interessi per il senso comune di tutti. Louis Althusser vi aggiunse gli apparati ideologici di Stato, la scuola e i mezzi d’informazione che ci plasmano come sudditi docili, e chiamò interpellazione il gesto con cui l’ideologia ci assegna un posto e ci convince che sia il nostro. Chi legge queste righe riconoscerà il tema del mio lavoro, il modo in cui un potere persuade, chi subisce, di essere libero. La meritocrazia, con la sua promessa che ciascuno ottiene ciò che merita, è la forma odierna di quel consenso fabbricato.

7. UGUAGLIANZA E LIBERTÀ INSIEME: BALIBAR

Étienne Balibar ha coniato una parola che riassume l’ambizione più alta di questa tradizione, égaliberté, ugualibertà. La tesi è che libertà e uguaglianza non stanno semplicemente accanto, si implicano a vicenda, poiché è vuota la libertà di chi manca del necessario, ed è falsa l’uguaglianza tra servi. La libertà di dormire sotto un ponte, osservava con sarcasmo Anatole France, viene concessa in egual misura al ricco e al povero. Jacques Rancière ha radicalizzato il punto, ponendo l’uguaglianza come presupposto da praticare subito, e chiamando politica il momento in cui la parte esclusa, quelli che non contano, reclama la propria voce. Il comunismo vuole rendere materiale ciò che le costituzioni promettono soltanto sulla carta.

8. UNA FAMIGLIA LITIGIOSA

Chi immagina il comunismo come un blocco compatto ignora la sua storia reale, fatta di scissioni furibonde. Rosa Luxemburg, comunista fino al martirio, rimproverò a Lenin il soffocamento della libertà, e scrisse che la libertà è sempre la libertà di chi pensa diversamente. La Scuola di Francoforte, con Adorno e Horkheimer, rivolse gli strumenti di Marx contro le illusioni del progresso. Claude Lefort e Cornelius Castoriadis, usciti dal marxismo rivoluzionario, dedicarono la vita a smascherare la burocrazia sovietica come nuova classe dominante. Questa tradizione ha prodotto da sé le requisitorie più implacabili contro i regimi che ne avevano rubato il nome, segno di un pensiero vivo, capace di giudicare se stesso.

9. PERCHÉ È DIVENTATA UNA BRUTTA PAROLA?

Restano da spiegare due processi diversi che hanno reso la parola impronunciabile. Il primo è reale e terribile. Nel nome del comunismo sono stati commessi crimini enormi, le carestie e il grande terrore staliniano, poi il balzo in avanti di Mao con i suoi milioni di morti per fame, infine lo sterminio cambogiano. Nessuna difesa seria può aggirare quei cumuli di cadaveri, e la parte più lucida di questa tradizione, da Luxemburg a Lefort, li ha denunciati prima e meglio dei suoi nemici. Lo storico François Furet ne fece il centro della propria requisitoria, mentre Eric Hobsbawm ed Enzo Traverso hanno insistito sul dovere di comprendere senza assolvere. Il secondo processo è propagandistico. La guerra fredda e il maccartismo hanno saldato la parola comunismo alla sola immagine del gulag, e hanno addestrato i cittadini a bollare come sovversiva qualunque misura di giustizia sociale, come la sanità pubblica o il salario minimo. Ancora oggi chi propone di curare i poveri viene sospettato di preparare i lager.

10. CHE COSA VUOLE, OGGI, IN CONCRETO

Spogliata delle caricature, la domanda comunista suona quasi ragionevole. Vuole estendere la democrazia dal recinto del voto al luogo dove passiamo la vita, l’economia, poiché appare strano eleggere i sindaci e subire i padroni come sovrani assoluti. Vuole sottrarre al mercato i beni da cui dipende la sopravvivenza, la salute e la casa, e restituire alla comunità il sapere. Nancy Fraser, nel suo capitalismo cannibale, mostra che questo sistema divora le stesse basi naturali e sociali che lo tengono in piedi, e da tale consapevolezza nasce l’ecosocialismo, l’idea che una crescita infinita su un pianeta finito sia una follia contabile. Vuole infine ridurre il tempo di lavoro, poiché Marx già nei Grundrisse vedeva nella liberazione del tempo la ricchezza autentica. Nell’anno in cui i dodici uomini più ricchi possiedono più della metà povera dell’umanità, oltre quattro miliardi di persone, e il patrimonio dei miliardari cresce dell’ottantuno per cento rispetto al 2020, domandare a chi debbano andare i frutti delle macchine intelligenti diventa la questione politica del secolo.

LE OBIEZIONI CHE RESTANO IN PIEDI

Sarebbe disonesto chiudere senza le obiezioni fondamentali, quelle che un comunismo adulto deve affrontare invece di schivare. Ludwig von Mises e Friedrich Hayek sostennero che, privata dei prezzi di mercato, un’economia pianificata resta cieca, incapace di sapere che cosa e in quale quantità produrre, e la penuria cronica del blocco sovietico diede loro ragione su molti punti. Resta poi il problema che assilla chiunque abbia letto la storia del Novecento, la concentrazione del potere economico e di quello politico nelle stesse mani invita alla tirannide, e nessuna buona intenzione ha finora impedito quella deriva.

Un pensiero all’altezza del proprio fine deve rispondere con istituzioni, il pluralismo dei partiti e la libertà di critica che Rosa Luxemburg esigeva contro Lenin. Il comunismo che mi interessa cerca di rendere la terra un poco meno ingiusta, senza promettere alcun paradiso, e accetta di essere giudicato sui risultati. Chi lo trasforma in una bestemmia impronunciabile, e insieme in un pretesto per non toccare nulla, difende un ordine che ha appena regalato a dodici uomini più ricchezza di quanta ne posseggano quattro miliardi di persone. La brutta parola, a ben guardare, serve a proteggere proprio questo.

La lezione dei DSA

I DSA di Sanders e Mamdani sono un movimento socialista democratico, non un partito ma un movimento aperto e plurale che mette assieme tutte le anime del socialismo democratico degli Stati Uniti: socialdemocratici, socialisti democratici di sinistra, comunisti trotskisti, socialisti libertari e anarchici. Correnti diverse della sinistra ma che si sono unite sulla base di un chiaro programma anticapitalista e socialista radicale.
Probabilmente non conoscono Riccardo Lombardi, leader della sinistra del PSI, ma nei fatti portano avanti le sue idee sul riformismo rivoluzionario. Un socialismo radicale e anticapitalista ma al tempo stesso democratico e libertario, un socialismo che utilizza le istituzioni democratiche per superare il capitalismo e lo Stato. Partendo sempre da rivendicazioni concrete della classe lavoratrice (salario minimo, sanità pubblica e universale, trasporto pubblico gratuito, asili nido gratis, ecc.). Senza mai dimenticare la prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria. Perché per i DSA non c’è contraddizione fra la lotta per le riforme e la rivoluzione socialista, da attuare sempre in forme democratiche.
I DSA sono una sorta di via di mezzo fra il socialismo democratico e l’anarchismo, una sintesi fra i migliori ideali della sinistra socialista. Come gli anarchici aspirano a un socialismo libertario e autogestionario, radicalmente diverso sia dal capitalismo sia dal “socialismo” di Stato dei comunisti autoritari. Ma a differenza degli anarchici tradizionali partecipano alle elezioni e vogliono arrivare al socialismo libertario con mezzi pacifici e costituzionali.
La sinistra europea e italiana dovrebbe prendere esempio dai DSA, sia per la loro concretezza sia per la loro radicalità anticapitalista. Sono la dimostrazione che il socialismo democratico e libertario è la ricetta vincente per un socialismo del ventunesimo secolo. Stanno dimostrando che il socialismo non è un’utopia ma qualcosa di concreto, che parte dai bisogni dei lavoratori e delle persone comuni. Per questo la gente li vota.
In Italia invece non esiste un movimento socialista democratico di massa, ma solo una sinistra moderata asservita al capitalismo (PD e affini) e un’estrema sinistra settaria e vetero-comunista rimasta al secolo scorso e fondamentalmente antidemocratica. La sinistra italiana avrebbe molto da imparare dai socialisti statunitensi e dal loro successo. #makesocialismcoolagain #democraticsocialistofamerica

Socializzazione e autogestione nel programma dei socialisti americani. E in Europa?

Fra le tante proposte radicali e socialiste dei DSA di Sanders e Mamdani c’è la socializzazione graduale dei grandi mezzi di produzione, tramite il trasferimento di fondi e azioni dai capitalisti ai lavoratori. Si tratterebbe di una socializzazione democratica dell’economia, attuata dal basso. Un’alternativa valida sia allo Stato sia al mercato, sia allo statalismo comunista sia al liberismo capitalista.
Perché socialismo significa anche portare la democrazia nei luoghi di lavoro, promuovere l’autogestione e l’autogoverno in tutti i settori. Il socialismo democratico e libertario è una sana via di mezzo fra il capitalismo e il comunismo. La proposta dei socialisti democratici statunitensi riprende il riformismo rivoluzionario di Riccardo Lombardi, una corrente del socialismo democratico di sinistra che propone una transizione democratica dal capitalismo al socialismo, tramite riforme di struttura da attuare all’interno delle istituzioni democratiche, riforme radicali e socialiste per trasferire tutto il potere politico dallo Stato alla società civile e ai lavoratori e tutto il potere economico dagli oligarchi ai lavoratori e ai loro sindacati.
Non si tratta quindi di abbellire il capitalismo come vorrebbero i riformisti socialdemocratici, ma di superarlo. Ma non si tratta nemmeno di distruggere il capitalismo con mezzi violenti e dittatoriali, come vorrebbero i comunisti. Si tratta di utilizzare la democrazia costituzionale per superare il capitalismo e lo Stato borghese.
Socialismo significa socializzare sia la ricchezza sia il potere. Utopia? No, politiche di questo tipo furono applicate in parte dalla sociademocrazia svedese di Olof Palme, la più radicale fra le socialdemocrazie europee. Palme promosse assieme al principale sindacato socialista svedese un piano per trasferire gradualmente le azioni dalle mani dei capitalisti a quelle dei lavoratori. Il suo assassinio mise fine al più radicale esperimento di socialismo democratico della storia. Ma oggi queste idee stanno tornando di moda, specialmente negli Stati Uniti, dove i socialisti democratici passano di vittoria in vittoria e forse presto riusciranno a mandare a casa Trump.
Possiamo farlo anche in Italia, anche se purtroppo da noi la “sinistra” ha persino paura di parlare di patrimoniale sui super ricchi. Figuriamoci di socializzazione dei mezzi di produzione e di autogestione.

L’ascesa dei socialisti negli USA

di MASSIMO AMADORI
Negli States i socialisti democratici stanno vincendo le elezioni in tutte le principali città. Mamdani ha dato il via a una lunga serie di vittorie elettorali dei socialisti, che forse diventeranno il primo partito negli USA. E i DSA di Sanders sono socialisti seri, che parlano di esproprio della classe dei miliardari, di lotta di classe, di lotta contro l’oligarchia e di superamento del capitalismo. Soprattutto quando vincono le elezioni mantengono le promesse. Mamdani ha tassato i super ricchi di New York e ha iniziato ad utilizzare queste risorse per garantire a tutti asili nido gratis, trasporti pubblici gratuiti e supermercati comunali a prezzi calmierati.
Trump sta perdendo consensi ed è spaventato dall’avanzata dei socialisti. Infatti non avendo argomenti agita lo spettro del comunismo. Peccato che Sanders, Mamdani, Alexandra Ocasio Cortez e tutti gli altri compagni dei DSA non siano comunisti ma socialisti democratici. Sicuramente socialisti radicali e anticapitalisti, ma comunisti no.
Però il popolo statunitense sa bene che Trump mente. Gli oligarchi come lui hanno paura del socialismo, perché sanno che la vittoria del socialismo democratico significherebbe la fine dei loro privilegi e delle loro sporche guerre per il profitto. Hanno paura di dover pagare le tasse come tutti gli altri e di non poter più vivere di rendita sfruttando i lavoratori.
I socialisti si prenderanno anche la Casa Bianca vincendo le prossime elezioni e sarà la fine non solo per Trump ma anche per l’intero establishment repubblicano e democratico, perché i due principali partiti politici del capitalismo USA non avranno più la possibilità di prendere miliardi dagli oligarchi e di trasformare la politica in lobbismo al servizio delle multinazionali e dei miliardari.
Caro Trump, agita pure lo spettro del comunismo per spaventare i tuoi elettori e la classe media. Quando i socialisti vinceranno le elezioni presidenziali tu ti ritroverai a pulire i cessi e casa tua diventerà di proprietà dei lavoratori e degli immigrati. Viva il socialismo democratico! #DemocraticSocialistofAmerica #ZohranMamdani

Sanders: «Stiamo arrivando!»

di BERNIE SANDERS
L’establishment politico — sia Democratico che Repubblicano — sta diventando nervoso. Lo sono anche gli oligarchi e i media aziendali di loro proprietà. Il mondo che dominano sta iniziando a tremare sotto i loro piedi. Il cambiamento sta arrivando. E a loro non piace.

Ciò che abbiamo visto martedì a New York, ciò che stiamo vedendo in tutto il paese, è che la gente comune si sta impegnando nel processo politico, sta sfidando i candidati dell’establishment e sta vincendo. Ciò che spaventa particolarmente l’establishment è che molti dei candidati, e dei loro sostenitori, sono giovani. Il futuro appartiene a loro e vogliono che questo futuro sia molto diverso da quello di oggi.

Non è difficile da capire. I socialisti stanno vincendo le elezioni perché la stragrande maggioranza del popolo americano ha capito che lo status quo non funziona. Non serve una laurea in economia per sapere che nell’America di oggi i ricchissimi stanno diventando sempre più ricchi, mentre la stragrande maggioranza della nostra gente lotta per pagare i beni di prima necessità: sanità, alloggio, cibo, istruzione e utenze. Non serve essere un sociologo per rendersi conto che la generazione più giovane avrà probabilmente un tenore di vita inferiore a quello dei propri genitori. Non serve essere un politologo per capire che abbiamo un sistema di finanziamento elettorale corrotto che permette ai miliardari di comprare le elezioni, minare la democrazia e proteggere i loro privilegi.

Il popolo americano sta rifiutando l’ideologia ipercapitalista dell’establishment, il suo sistema di valori e le sue priorità. Vuole un’economia e un governo che funzionino per tutti, non solo per i ricchi. Sempre più americani si rifiutano di accettare l’attuale realtà in cui un solo uomo, il signor Musk, possiede una ricchezza superiore a tre volte quella della metà più povera della nostra società e i miliardari e le grandi multinazionali in attivo spesso pagano un’aliquota fiscale effettiva inferiore a quella di un camionista o di un infermiere. I cittadini chiedono che la classe dei miliardari inizi a pagare la sua giusta quota di tasse.

Siamo l’unico grande paese a non garantire l’assistenza sanitaria a tutti come diritto umano. Decine di milioni di lavoratori percepiscono salari da fame. Vogliono aumentare il salario minimo per portarlo a un livello dignitoso e rendere più facile per i lavoratori iscriversi ai sindacati.

Le grandi aziende tecnologiche (Big Tech) e le persone più ricche della terra stanno spingendo in modo aggressivo l’intelligenza artificiale e la robotica — le tecnologie più trasformative della storia — senza alcun dibattito pubblico. I cittadini vogliono che queste tecnologie vadano a beneficio di tutti, non solo della manciata di miliardari che possiede il settore.

Quasi 800.000 americani sono senzatetto e più di 20 milioni di famiglie spendono il 50% o più del loro limitato reddito per l’alloggio. Vogliono il blocco degli affitti e la costruzione di milioni di unità abitative a prezzi accessibili e per le fasce a basso reddito.

Il nostro sistema scolastico, dall’asilo nido alla scuola di specializzazione, è a pezzi e inaccessibile. Vogliono un’istruzione pubblica gratuita e di alta qualità per tutti i nostri giovani.

Non stiamo rispondendo alla minaccia del cambiamento climatico, che rappresenta un pericolo esistenziale per il nostro pianeta. Vogliono che si creino milioni di posti di lavoro con la transizione verso l’efficienza energetica e l’energia sostenibile.

Manteniamo una politica estera immorale e spendiamo oltre mille miliardi di dollari all’anno per l’esercito. I cittadini non vogliono più spendere miliardi per sostenere guerre infinite, il governo genocida di Netanyahu in Israele, le crudeli dittature in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e altrove, e i profitti eccessivi del complesso militare-industriale.

IL CAMBIAMENTO STA ARRIVANDO. Se lavoriamo sodo e ci organizziamo partendo dalla base, se rifiutiamo coloro che vogliono dividerci in base al colore della pelle, alla religione, al paese di origine, al genere o all’orientamento sessuale, possiamo finalmente creare un’America basata sui principi della giustizia economica, sociale, razziale e ambientale. Facciamolo!

La chiave è unire libertà individuale e giustizia sociale: ed è questo il vero SOCIALISMO

di MASSIMO AMADORI –
I liberali mettono al primo posto la libertà fregandosene della giustizia sociale, mentre i comunisti mettono al primo posto la giustizia sociale fregandosene della libertà. I fascisti invece sono sia contro la libertà sia contro la giustizia sociale, per questo sono i peggiori in assoluto e non possono essere paragonati né ai liberali né ai comunisti. Però liberali e comunisti hanno entrambi dei limiti, perché libertà e giustizia sociale non andrebbero mai contrapposte ma dovrebbero andare sempre di pari passo. Il socialismo senza la massima libertà e democrazia si trasforma in un regime burocratico e totalitario e in una forma di capitalismo di Stato. In questo senso sono emblematici gli esempi dei regimi comunisti e stalinisti del 900. Al tempo stesso però la democrazia senza giustizia sociale degenera in una forma di dittatura di pochi oligarchi, che concentrando tutto il potere e la ricchezza in poche mani finiscono per affossare la stessa democrazia.
Come avviene oggi in tutto il mondo e anche nelle stesse democrazie occidentali. Il socialismo libertario supera i limiti sia del capitalismo sia del comunismo, proprio perché si basa sulla massima giustizia sociale e sulla massima libertà e democrazia.
In questo senso il socialismo libertario è una sintesi fra i principi liberali (libertà individuale, democrazia politica, diritti civili, ecc.) e i principi socialisti e comunisti (giustizia sociale, diritti sociali, bene comune, ecc.). Il socialismo libertario mette assieme la massima libertà dell’individuo con la massima giustizia sociale. Che poi sono anche i principi dell’anarchismo.
Io mi definisco socialista democratico sul piano politico e anarchico sul piano morale e filosofico. Per me il socialismo libertario è una sintesi fra socialismo democratico e anarchia, cioè fra i più grandi ideali sociali e umanitari della storia umana. Ideali, non ideologie dogmatiche come il liberismo e il comunismo totalitario. E ricordiamoci sempre che il liberalismo non è sinonimo di liberismo e di capitalismo, così come il socialismo e il comunismo non sono sinonimi dello stalinismo.
Socialismo liberale non dovrebbe più essere una parolaccia a sinistra, anche se io preferisco parlare di socialismo libertario e democratico, contrapposto sia al capitalismo sia al comunismo autoritario. Noi socialisti libertari vogliamo un individuo davvero libero, non assoggettato né allo Stato né al mercato.

Discriminare i disabili, apice del razzismo

di MASSIMO AMADORI
Pedagogisti e studiosi di tutto il mondo studiano il nostro modello scolastico inclusivo, in cui gli alunni diversamente abili stanno nella stessa classe dei loro compagni che non hanno disabilità. È una delle poche cose di cui dobbiamo andare fieri, perché non è così in tutti i Paesi. Per esempio nel Regno Unito esistono le classi separate per le persone disabili. Ma in questo l’Italia è avanti, perché avere in classe degli studenti disabili arricchisce sia gli alunni con disabilità sia tutti gli altri. Anche gli alunni non disabili imparano a convivere con la diversità e questo è un arricchimento per tutti.
Non è un modello perfetto e bisognerebbe investire di più nel sostegno, perché sennò l’inclusione rimane solo sulla carta, come purtroppo spesso accade. Ma la soluzione proposta da Vannacci mi fa orrore. Il generalissimo vorrebbe infatti classi differenziate per gli studenti diversamente abili, facendoci tornare indietro di decenni. Vannacci e gli stronz@ fascisti come lui non disprezzano solo i migranti, i neri e i gay, ma anche le persone diversamente abili. Per loro la diversità non è un arricchimento ma qualcosa da reprimere o comunque da nascondere. Questa mentalità portò i nazisti a compiere l’Aktion T4, lo sterminio delle persone disabili. Vannacci non ha fatto una proposta così criminale, ma chi discrimina i disabili ha la stessa mentalità dei nazisti. Per Vannacci i disabili non sono persone, ma esseri inferiori.
Personalmente ho avuto a che fare con la disabilità sia nella mia famiglia sia nel mio lavoro a scuola. Pensare che un politico che ha più del 5% dei consensi sostenga apertamente la discriminazione delle persone disabili mi fa orrore e mi fanno orrore anche tutti i cretini che votano Futuro Nazionale. Non è questione di destra o di sinistra, per me potete essere di destra quanto volete, ma se discriminate le persone disabili siete delle merd@ e meritate solo disprezzo.
Ricacceremo i nazifascisti nelle fogne dalle quali sono usciti. Il fascismo è una montagna di merda!