di MASSIMO AMADORI –
I files di Epstein dimostrano che il potere è violenza. Stupri, omicidi e pedofilia sono il DNA del potere politico. Pasolini con le sue "120 giornate di Sodoma" voleva proprio denunciare la violenza che il potere esercita sui corpi delle persone. Gli Epstein files dimostrano che non ci era andato lontano.
Il mondo è governato da un’oligarchia di pedofili, stupratori e assassini. Non è una questione di destra e di sinistra, perché negli Epstein files sono coinvolti politici di entrambi gli schieramenti: Trump come Clinton. Sono coinvolti politici e capitalisti di tutto il mondo, fra cui Matteo Salvini. Con questo non voglio dire che tutti i politici e i capitalisti nominati nei files hanno commesso stupri e omicidi ma che quelli che lo hanno fatto non sono stati perseguiti. Perché se c’è una cosa che dimostrano gli Epstein files è proprio questa: se hai soldi e potere puoi commettere i peggiori crimini senza conseguenze legali.
Per anni i vertici dello Stato hanno tollerato e coperto i crimini degli oligarchi amici di Epstein senza fare nulla. In galera ci finisci solo se sei povero, se sei ricco e potente puoi fare quello che ti pare.
Fino a quando questa oligarchia criminale governerà il mondo non si potrà parlare di democrazia. Oggi la classe dei capitalisti e dei politici gode della stessa impunità che avevano i nobili nell’antico regime. Servirebbe una nuova rivoluzione francese, questa volta socialista e libertaria.
Perché un sistema fondato sulla violenza e sull’impunità dei potenti non può essere riformato. Gli anarchici hanno ragione da vendere quando dicono che non esistono poteri buoni. L’ estrema destra vuole convincere le persone che i criminali sono gli immigrati e le "zecche rosse". Ma i veri criminali vanno in giro in giacca e cravatta e hanno soldi e potere politico. I fascisti fomentano la guerra fra poveri per coprire i crimini dei potenti. Per citare De Andrè: "Bisogna essere davvero coglioni per non capire che non esistono poteri buoni".
Contro la violenza politica
di MASSIMO AMADORI –
La violenza politica va sempre condannata, senza se e senza ma. Secondo i dati statistici la stragrande maggioranza della violenza politica nel mondo ha una matrice di estrema destra. Basti pensare che in Francia dal 2022 ad oggi i neofascisti hanno assassinato 12 persone. L’ estrema destra organizza continuamente attacchi squadristi contro migranti e attivisti di sinistra. Quindi noi antifascisti non prendiamo lezioni sulla nonviolenza dalla Meloni e da chi la violenza la esercita quotidianamente.
Non mi riferisco solo alla violenza squadrista, perché anche l’estrema destra di governo esercita continuamente una violenza sistematica contro i più deboli: i migranti, i poveri ecc. La Meloni e Salvini fomentano in continuazione odio e violenza. Non accettiamo lezioni da chi per oltre 2 anni è stato complice del genocidio di Gaza, una violenza sistematica contro donne e bambini. Non accettiamo lezioni da chi ha finanziato i lager per migranti in Libia.
Il sistema capitalistico si fonda interamente sulla violenza, perché la guerra, lo sfruttamento e anche la povertà sono forme di violenza. Quindi le classi dominanti e i fascisti non possono darci lezioni sulla violenza, tanto più che noi socialisti libertari e democratici lottiamo con metodi non violenti.
Noi siamo pacifisti e accettiamo l’uso della forza solo come legittima difesa degli oppressi, mai per aggredire e uccidere. Perché per noi la vita umana è sacra. Condanniamo anche gli estremisti di sinistra che uccidono attivisti di destra. Il vile omicidio di un ragazzo di destra avvenuto in Francia non può avere alcuna giustificazione. Ciò che riteniamo intollerabile è utilizzare questa tragedia per accusare il movimento antifascista di violenza politica e per criminalizzare la sinistra radicale e socialista di Melenchon, che non è affatto estremista e violenta. Una propaganda odiosa portata avanti sia dall’ estrema destra di Giorgia Meloni e del Front National sia dall’ estremo centro di Macron. Con l’obiettivo di screditare chi ogni giorno lotta contro il fascismo e il capitalismo. La France Insoummise da anni è oggetto di una campagna di odio e di violenza da parte dei neofascisti e ha ricevuto diversi attacchi squadristi. Anche in questi giorni. Il clima di violenza e di guerra civile ha un solo responsabile: l’estrema destra. Coperta a livello istituzionale anche da Macron e dall’establishment capitalistico. Rispondere alle provocazioni dei neofascisti è da stupidi. Allo squadrismo non si risponde con lo squadrismo. Fermo restando il diritto alla legittima difesa. Noi non siamo come loro, gli antifascisti non usano gli stessi metodi dei fascisti. Gli estremisti di sinistra sono utili idioti che fanno il gioco del capitalismo e dei neofascisti.
Contro la violenza, di ogni colore! Il socialismo è umanismo
di MASSIMO AMADORI –
In Francia un giovane di destra è stato assassinato da un gruppo di estremisti di sinistra, ucciso a calci. Un omicidio è un omicidio, non ci possono essere attenuanti. Non è tollerabile ammazzare di botte un ragazzo di 23 anni solo perché è di destra. Questi metodi squadristi non appartengono alla storia del movimento operaio e socialista. Sono metodi fascisti e mafiosi.
Escludendo la legittima difesa la violenza è sempre sbagliata. I dati statistici ci dicono che la stragrande maggioranza della violenza politica ha una matrice di estrema destra, ma esiste anche una violenza politica di estrema sinistra. Disumanizzare l’ avversario politico porta sempre alla violenza.
Giacomo Matteotti disse che da un punto di vista socialista la violenza poteva essere legittima solo per difendersi dalla violenza del fascismo e della controrivoluzione, mai per attaccare e fare del male.
Matteotti escludeva categoricamente il ricorso alla violenza politica come metodo di lotta. Noi socialisti democratici e libertari veniamo da una tradizione non violenta e condanniamo sempre la violenza politica, anche quando ha una matrice di estrema sinistra. Perché noi non saremo mai come i fascisti, la nostra lotta è per liberare l’umanità da ogni forma di violenza e di oppressione.
Vogliamo una società fondata sulla dignità di ogni essere umano, sul rispetto dei diritti umani e della democrazia. I nostri metodi sono correlati al fine e non possono quindi che basarsi sulla nonviolenza. Pensiamo che sia legittimo difendersi dagli attacchi squadristi dei fascisti, come per esempio fanno le black panthers negli Stati Uniti quando difendono le persone dalla violenza dell’ICE. Ma un omicidio non può essere giustificabile e l’estremismo di sinistra finisce sempre per fare il gioco dello Stato borghese e dei neofascisti.
Restiamo umani!
Difendere la Costituzione dai rigurgiti del fascismo
di MASSIMO AMADORI –
Una parte del Paese non ha mai accettato la costituzione e la democrazia. Mi riferisco ai fascisti. La Costituzione italiana fu scritta dai socialisti, dai comunisti, dai cattolici e dai liberali e ha al suo interno il meglio di tutte queste culture politiche democratiche. Ha aspetti socialisti, aspetti liberali e aspetti cristiani.
Gli sconfitti della seconda guerra mondiale non hanno mai accettato la democrazia e sin dal ’46 si organizzarono per attaccare la Costituzione antifascista e repubblicana. Il MSI nacque proprio per questo scopo e fu fondato dai reduci della RSI, i fascisti repubblichini che collaborarono con i nazisti.
Comunisti e democristiani fecero l’errore di amnistiare i criminali fascisti. I socialisti di Nenni e Pertini erano contrari, ma i rapporti di forza erano a favore di comunisti e partiti borghesi. L’amnistia di Togliatti e di De Gasperi pose le basi per il reinserimento dei fascisti in tutti gli apparati statali: nella politica, nella polizia, nell’esercito, nei servizi segreti e nella magistratura. Per questo motivo la nostra Repubblica non è mai stata realmente democratica e la costituzione non è mai stata applicata, a cominciare dalla disposizione che vieta la ricostituzione del partito fascista.
Lo Stato borghese fu ricostruito grazie agli ex fascisti, i quali dal ’46 non hanno mai smesso di attaccare la democrazia e la Costituzione. Negli anni di piombo ci provarono con le bombe, il terrorismo e le stragi, che videro alcuni apparati dello Stato complici del terrorismo neofascista. Uno dei fini dichiarati della destra eversiva era mettere la magistratura sotto il controllo del potere politico.
Oggi gli eredi di quella destra post-fascista sono arrivati al governo e stanno cercando di attaccare la democrazia e la Costituzione con mezzi legali, ma non per questo meno pericolosi. Decreti sicurezza, riforma sulla giustizia e premierato fanno parte di un unico progetto autoritario ed eversivo che mira a scardinare la Costituzione democratica e antifascista. Per questo chi ha a cuore la democrazia e la Costituzione dovrebbe votare NO al referendum costituzionale. In prospettiva dobbiamo ricostruire un movimento socialista di massa che si batta per la democrazia e per l’attuazione della Costituzione. Perché solo una democrazia socialista potrebbe applicare interamente i dettami della Carta costituzionale.
Socialismo o barbarie!
Giacomo Matteotti: eroica la vita, non solo la morte!
di MASSIMO AMADORI –
Giacomo Matteotti non è stato soltanto un martire assassinato dai fascisti. È stato anche e soprattutto un grande socialista e dovrebbe essere ricordato come tale. Diversi storici lo definiscono un “riformista rivoluzionario“, due termini che solo apparentemente sono in contraddizione. Secondo Matteotti, infatti, i socialisti dovevano lottare per riforme concrete a favore del popolo e dei lavoratori, senza però mai dimenticare la prospettiva socialista di superamento del sistema capitalistico.
Matteotti aveva appreso la lezione di Rosa Luxemburg, perché per lui riforme e rivoluzione socialista non erano contrapposte ma in rapporto dialettico. «Siamo riformisti in quanto rivoluzionari», disse in un suo discorso. Per Matteotti le riforme non erano fini a se stesse, ma un mezzo per arrivare al socialismo. Il suo riformismo non puntava quindi a riformare il capitalismo ma a superarlo. In questo senso era un riformista rivoluzionario.
Questo lo differenziava tanto dal riformismo socialdemocratico quanto dai massimalisti e dai comunisti, che vedevano la rivoluzione come un atto violento basato sull’insurrezione armata.
Matteotti non escludeva a priori il ricorso all’insurrezione ma, esattamente come le riforme, la vedeva come un possibile mezzo e non come un fine. Non esitò a teorizzare l’insurrezione popolare quando l’Italia entrò in guerra nel 1915. Perché Matteotti era un pacifista coerente e fu contrario alla guerra imperialista, che vedeva come una guerra combattuta per i profitti dei capitalisti. Questo aspetto del suo pensiero viene spesso dimenticato.
Matteotti fu alla testa delle lotte dei braccianti durante il biennio rosso e per questo fu più volte pestato dagli squadristi fascisti, al servizio degli agrari e dei capitalisti. Il nesso fra capitalismo e fascismo gli fu sempre chiaro. Si oppose alla scissione comunista del ’21, perché indeboliva il movimento operaio e socialista aggredito dal fascismo.
Criticò duramente i comunisti per la loro concezione dittatoriale del socialismo, agli antipodi del suo socialismo democratico, etico e libertario. Ebbe invece buoni rapporti con gli anarchici. Nel 1922 decise di seguire la fazione riformista di Turati fondando il PSU, ma fu isolato nel suo stesso partito per la sua intransigenza antifascista e per il suo rifiuto della collaborazione di classe.
Flessibile nella tattica, Matteotti fu sempre intransigente nei principi.
La fase finale della sua vita fu dedicata alla lotta antifascista. Non si limitò a denunciare i brogli e le violenze squadriste alle elezioni, ma denunciò anche la corruzione del regime fascista, che prendeva tangenti dai capitalisti. Mussolini vedeva in lui uno dei suoi oppositori più determinati e per questo fu assassinato.
Oggi i socialisti devono riprendere gli insegnamenti di Giacomo Matteotti, perché la sua lotta per il socialismo, la libertà e la democrazia è più attuale che mai. Il socialismo etico e democratico di Matteotti è un esempio per tutti i socialisti autentici. Avanti!
Lo schifo delle foibe (e della propaganda ideologica che falsifica la storia)
di MASSIMO AMADORI –
Si può e si deve parlare delle foibe, ma con rigore storico e non per fare propaganda politica.
Esiste un’ampia bibliografia scientifica, a cominciare dai libri dello storico Raoul Pupo, forse il massimo esperto di foibe e confine orientale.
Tutti gli storici sono concordi nel ritenere che i massacri delle foibe furono una purga politica contro tutti gli italiani che non accettarono il regime comunista di Tito. Fra le vittime ci furono fascisti e collaborazionisti ma anche antifascisti e partigiani socialisti e cattolici.
La ricerca storica ha sfatato sia la propaganda dell’estrema destra che parla di "genocidio contro gli italiani" sia la propaganda di estrema sinistra, che riduce le foibe a una vendetta contro i fascisti. Gli italiani infoibati non furono uccisi né in quanto italiani né in quanto fascisti: furono assassinati in quanto nemici politici del regime di Tito.
L’ esodo giuliano-dalmata invece è un discorso a parte. La propaganda comunista minimizza le foibe e l’esodo, ma oggi credo che sia più pericolosa la propaganda fascista, che strumentalizza questa tragedia per fomentare odio contro gli slavi e i partigiani e per rivendicare l’italianità dell’ Istria, della Dalmazia e di Fiume.
La propaganda di destra parla di genocidio per parificare le foibe alla Shoah, senza alcun rispetto per le vittime. I numeri vengono ingigantiti: i morti non furono decine di migliaia ma circa 5000/6000. Questo non cancella affatto la gravità dei massacri di Tito, ma gonfiare le cifre per fare propaganda è uno schifo.
Si tratta di un’operazione di revisionismo storico che mira a far dimenticare i crimini commessi dal nazifascismo nell’ex Iugoslavia. Furono oltre 1 milione gli slavi assassinati dai nazifascisti e circa 300mila i civili slavi sterminati dall’esercito italiano e dai fascisti.
Stupri, massacri di donne e bambini e torture furono compiuti dai fascisti durante l’ occupazione dei territori della ex Iugoslavia. Migliaia di civili slavi morirono nei campi di concentramento gestiti dagli italiani. Il 10 febbraio tutto questo viene dimenticato. Le foibe furono una tragedia ed è giusto parlarne e commemorare le vittime, senza però omettere il contesto storico. Oggi dovrebbe essere un’occasione per commemorare tutte le vittime della guerra e dei regimi totalitari: gli slavi vittime del nazifascismo e gli italiani vittime del regime comunista di Tito. Non possiamo ricordare solo quello che ci fa comodo.
Matteotti, Nenni, Pertini, Basso, Lombardi: figure immense del socialismo italiano (altro che la… nostalgia di Craxi!)
di MASSIMO AMADORI –
Non si può ridurre la storia del socialismo italiano al triste epilogo di Bettino Craxi e di Tangentopoli. I craxiani hanno distrutto il PSI, un partito che per quasi cento anni era stato il punto di riferimento di tutti i socialisti italiani, superando ben 3 scissioni. I socialisti italiani per oltre cento anni si sono battuti per la libertà e la democrazia, subendo la violenza del fascismo e contribuendo alla liberazione dell’Italia durante la Resistenza, combattendo nelle brigate Matteotti, meno numerose delle brigate Garibaldi (comuniste) ma comunque importanti.
Il socialismo italiano non è stato solo Craxi ma anche e soprattutto Giacomo Matteotti, Sandro Pertini, Pietro Nenni, Lelio Basso, Riccardo Lombardi e tanti altri compagni che hanno lottato per i diritti dei lavoratori e contro il fascismo. I socialisti italiani hanno contribuito a scrivere la Costituzione antifascista e alle maggiori conquiste sociali, democratiche e civili negli anni del boom economico: dalla legge Merlin allo statuto dei lavoratori, fino al divorzio e all’aborto.
I socialisti italiani hanno lottato contro la mafia. Placido Rizzotto è solo uno dei tanti compagni del PSI assassinati dalla criminalità organizzata.
Questa storia gloriosa non può essere cancellata dalle vicende giudiziarie di Craxi e dei craxiani, che trasformarono il PSI in un partito borghese e corrotto, emarginando la sinistra socialista rappresentata da Riccardo Lombardi. La storia del socialismo italiano non è una storia criminale, è la storia di migliaia di compagni che si sono battuti per la libertà, la democrazia e la giustizia sociale, pagando spesso con la loro stessa vita.
Basti pensare a Giacomo Matteotti, che da solo basterebbe a salvare l’onore del socialismo italiano.
Viva il socialismo democratico e libertario!
No allo Stato di polizia! Ora e sempre RESISTENZA! Il fascismo non passerà!
Da oggi l’ Italia è ufficialmente una dittatura, uno stato di polizia. Il governo Meloni ha approvato un nuovo decreto sicurezza che prevede il fermo di polizia preventivo per i manifestanti, senza che abbiano commesso alcun reato. Da oggi chiunque vada a una manifestazione rischierà la galera, anche senza aver fatto nulla. Inoltre la nuova legge prevede lo scudo penale per la polizia, che in pratica significa licenza di torturare e di uccidere.
Il governo post-fascista ha ignorato le correzioni di Mattarella, cambiando la forma ma non il contenuto della legge incostituzionale. Meloni, Salvini, Piantedosi ecc. sono degli eversori della democrazia e della Costituzione. Gli resta solo da approvare la loro riforma della giustizia per mettere anche la magistratura sotto il controllo governativo, come accade in tutti i regimi autoritari e totalitari.
Per questo è importante votare NO al referendum sulla giustizia e impedire la trasformazione definitiva dello Stato italiano in un regime autoritario. È importante anche scendere in piazza per difendere la democrazia, sfidando i provvedimenti illiberali e fascisti della Meloni.
Rischiamo il carcere, ma se siamo in tanti a scendere in piazza non possono arrestarci tutti.
Ora e sempre Resistenza!
La democrazia è in pericolo!
L’intento del governo Meloni è creare uno stato di polizia, una vera e propria dittatura. Sta utilizzando la manifestazione di Torino per giustificare una repressione generalizzata contro le opposizioni e contro ogni forma di dissenso, associandolo all’eversione. Ma gli eversivi sono i neofascisti che ci governano, perché stanno attaccando la democrazia e la Costituzione.
Il nuovo "decreto sicurezza" che vogliono approvare prevede il fermo di polizia preventivo per i manifestanti e lo scudo penale per le forze dell’ordine, che sarebbero quindi libere di massacrare i dissidenti. Sono misure illiberali e fasciste, che trasformerebbero definitamente lo Stato italiano in un regime autoritario. La riforma della giustizia si lega a questo progetto dittatoriale, poiché mira a mettere la magistratura sotto il controllo del governo. Il premierato sarebbe il colpo finale alla democrazia e alla Costituzione.
Il governo di estrema destra vuole trasformare l’Italia nell’ Ungheria di Orban. Dobbiamo fare qualcosa prima che sia troppo tardi, perché rischiamo di avere l’ICE anche in Italia. Siamo tutti in pericolo, tutti i democratici sono in pericolo e specialmente gli studenti e i lavoratori.
Nonviolenza, ma anche legittima difesa!
di MASSIMO AMADORI –
Sono pacifista e non violento. Ma ci sono varie forme di non violenza, quella di Gandhi e di Tolstoj è la più radicale, perché rifiuta persino la legittima difesa. La nonviolenza per me deve invece contemplare il diritto alla legittima difesa, non solo di se stessi ma anche delle persone indifese. Perché negare agli oppressi e alle vittime il diritto all’autodifesa a mio avviso non è nonviolenza, ma complicità con la violenza degli oppressori.
Qualsiasi discorso sulla non violenza deve partire dal presupposto che il sistema in cui viviamo si fonda interamente sulla violenza e che ovunque lo Stato rappresenta la violenza organizzata degli oppressori contro gli oppressi.
Se i nazisti dell’ICE aggrediscono una donna disarmata è più nonviolento non intervenire o usare la forza per difendere la vittima di violenza? Per me decisamente la seconda opzione, perché essere non violenti non significa essere passivi e accettare la violenza di chi detiene il potere politico e lo usa per opprimere e massacrare le persone.
Per questo da nonviolento sono favorevole alle black panthers e a tutti i gruppi di autodifesa che proteggono le vittime di violenza. Specialmente quando la violenza è di Stato e quindi non puoi chiamare la polizia per difenderti. È lecito per un nonviolento rinunciare alla legittima difesa, ma senza pretendere che lo facciano anche gli altri e soprattutto senza rinunciare a difendere gli oppressi vittime di violenza.
Il teologo cristiano Bonhoeffer durante la seconda guerra mondiale disse che uccidere Hitler era meno peccaminoso che non ucciderlo, dato che non eliminarlo significava tollerare lo sterminio di milioni di persone innocenti.
Detto ciò un conto sono le black panthers (violenza difensiva) e un altro conto i teppisti che venerdì hanno pestato un poliziotto. La violenza poliziesca a Torino è stata brutale e ingiustificata. Ci sono immagini di manifestanti pacifici a cui i celerini hanno aperto la testa, immagini che ovviamente i TG non mostrano. Ma la risposta di quei teppisti, infiltrati o meno dal governo, non è legittima difesa ma un atto squadrista.
I cosiddetti "black blocks" sono utili idioti che fanno il gioco dello Stato borghese. A volte sono infiltrati della polizia e altre volte dei cretini estremisti che vogliono solo fare casino. Di certo il governo utilizzerà questo episodio per colpire ulteriormente i diritti democratici, approvando nuove misure liberticide e fasciste contro i manifestanti.