di MASSIMO AMADORI –
Il 23 agosto del 1939 la Germania nazista e l’Unione Sovietica di Stalin firmarono un patto di non aggressione, che prevedeva però anche la spartizione della Polonia e dei Paesi Baltici fra i due dittatori. Anche grazie a questo patto scellerato Hitler ebbe modo di invadere la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale. Stalin nel ’39 e nel ’40 fece affari con Hitler, contribuendo a fornire alla Germania nazista le risorse che successivamente saranno utilizzate per invadere l’URSS (Operazione Barbarossa).
Questo patto dimostra la natura criminale e antisocialista dello stalinismo. Per il tiranno del Cremlino infatti contavano solo la difesa degli interessi di potenza dell’Unione Sovietica e dei suoi privilegi; l’antifascismo passava decisamente in secondo piano. Per non parlare del socialismo, temuto da Stalin molto più di quanto temesse il nazifascismo. Chiaramente l’invasione nazista dell’URSS cambiò le carte in tavola e costrinse Stalin a combattere contro Hitler e Mussolini.
Senza l’Armata Rossa difficilmente il nazifascismo sarebbe stato sconfitto, ma questo non cancella le responsabilità di Stalin e i suoi crimini. Lo stalinismo fu un regime totalitario al pari del nazismo e del fascismo. Un regime che dal ’39 al ’41 fu complice del regime hitleriano. E non dimentichiamo ciò che Stalin fece al popolo polacco nel 1939, quando l’URSS invase la parte orientale della Polonia, in accordo con Hitler, al quale spettava invece la parte occidentale. Ricordiamo l’ eccidio di Katyn, dove la polizia sovietica sterminò decine di migliaia di soldati e ufficiali polacchi disarmati. Un orrendo crimine di guerra che fu responsabilità dei sovietici.
Hitler è il male assoluto, su questo non c’è dubbio; e nemmeno Stalin può essere paragonato a lui. Ma Stalin è stato comunque uno dei peggiori criminali della storia. Datemi pure dell’anticomunista ma io non lo sono. So che stalinismo e comunismo non sono affatto sinonimi. Non sono anticomunista, ma sono antistalinista. Come tutti i socialisti democratici e libertari. Lo stalinismo è una montagna di merda!
Vogliamo il PANE e anche le ROSE!
di MASSIMO AMADORI –
Chi contrappone i diritti sociali ai diritti civili non difende né gli uni né gli altri. Le persone hanno diritto a una casa, a un lavoro dignitoso e ben pagato, all’assistenza sanitaria gratuita, a un’istruzione pubblica e di qualità, ai diritti sul lavoro e a un welfare capillare. Ma hanno anche diritto a migrare, ad amare una persona del loro stesso sesso, a diventare trans ecc. Vogliamo il pane e anche le rose, i diritti sociali e i diritti civili.
Non so se questo fa di me un “woke” o un “anti-woke”, ma io la penso così. Socialismo significa libertà, significa lotta per una società di liberi ed eguali. Un socialista non può contrapporre i diritti sociali ai diritti civili, li difende entrambi. Come fanno i compagni dei DSA negli Stati Uniti, come fanno Sanders, Alexandra Ocasio Cortez e Mamdani.
Purtroppo in questi anni la “sinistra” si è dimenticata dei diritti sociali, abbracciando il neoliberismo. La “sinistra” liberal (sarebbe meglio dire liberista) e “woke” indubbiamente ha aperto la strada all’estrema destra, regalando le classi popolari al populismo di destra, che fomenta una guerra fra poveri mettendo i lavoratori autoctoni contro i lavoratori immigrati. A tutto vantaggio del capitalismo. È chiaro che senza lotta di classe contro gli sfruttatori e l’oligarchia capitalistica le giuste battaglie per i diritti civili perdono di importanza e non vengono capite dalla classe lavoratrice. Ed è altrettanto chiaro che sarà proprio difendendo i diritti sociali che potremo mandare a casa questa destra reazionaria e fascista, in Italia come negli Stati Uniti. Ma ciò non significa che dobbiamo abbandonare la lotta per i diritti civili delle minoranze o per i diritti delle donne. Tutte queste lotte vanno tenute assieme, perché si rafforzano a vicenda. Un movimento socialista democratico si batte al tempo stesso contro il razzismo e per i diritti dei lavoratori, per la sanità pubblica e contro le discriminazioni di genere e l’omotransfobia.
Parlare di “woke” in continuazione significa farsi dettare l’agenda dalla destra. Posto che noi socialisti non condividiamo affatto gli eccessi del “woke”, tipo la cancel culture. La destra etichetta come “woke” qualsiasi battaglia contro il razzismo e per i diritti civili, ma è evidente che censurare film, libri e autori del passato perché hanno una sensibilità diversa rispetto alla nostra è una cagata pazzesca e non fa che dare argomenti alla propaganda dei fascisti contro i diritti civili.
La “primavera” di un socialismo libertario
Il 20 agosto del 1968 le truppe sovietiche e del patto di Varsavia invasero la Repubblica socialista cecoslovacca, ponendo fine alla meravigliosa esperienza della Primavera di Praga, cioè al tentativo del leader comunista Alexander Dubcek di costruire il “socialismo dal volto umano“, cioè un socialismo democratico e libertario.
L’URSS di Breznev non accettò che un Paese del Patto di Varsavia mettesse in discussione il totalitarismo sovietico, per di più non in nome del capitalismo o del totalitarismo fascista ma in nome del socialismo democratico. Gli stalinisti infatti da sempre odiano più di ogni altra cosa i loro critici di sinistra.
L’invasione sovietica fu contrastata da una marea umana pacifica, composta da studenti, intellettuali e lavoratori. Furono fatte le barricate, ma purtroppo alla fine i sovietici ebbero la meglio e repressero nel sangue studenti e lavoratori. Celebre la reazione di Jan Palach, studente di sinistra che si diede fuoco come reazione all’invasione sovietica. Il PC cecoslovacco fu epurato e fu restaurato il regime stalinista. Ancora per molti anni il popolo cecoslovacco fu privato della libertà e della democrazia. Ma gli ideali del socialismo libertario e democratico che ispirarono la Primavera di Praga non sono mai morti.
Trotsky: i pro e i contro
di MASSIMO AMADORI –
Il 20 agosto del 1940 il comunista rivoluzionario Lev Trotsky veniva assassinato a Città del Messico, da un sicario di Stalin. In passato sono stato trotskista e avevo una visione romantica e idealizzata di Trotsky. Sono ancora affascinato dalla sua tenacia nella lotta contro lo stalinismo e lo stimo per essere stato il più importante oppositore della dittatura di Stalin. Ma ora da socialista libertario ho una visione più critica di Trotsky e del trotskismo.
Trotsky è un personaggio controverso, grande sia nel bene sia nel male. Ha indubbi meriti politici, come l’opposizione allo stalinismo. Ha avuto un ruolo fondamentale nella rivoluzione d’ottobre, assieme a Lenin. Rivoluzione che diede le fabbriche agli operai e la terra ai contadini, il potere ai soviet, la parità di diritti fra uomini e donne e la depenalizzazione dell’omosessualità. Trotsky ebbe un ruolo importante anche nella difesa della rivoluzione durante la guerra civile russa, quando più di 14 nazioni imperialiste aggredirono la Russia sovietica a sostegno delle armate bianche, zariste e controrivoluzionarie.
Ma Trotsky ha anche commesso errori e crimini imperdonabili, proprio negli anni della guerra civile. Ha instaurato la dittatura bolscevica, privando nei fatti i soviet del loro potere. Ha avuto un ruolo chiave nella repressione di ogni forma di opposizione al regime bolscevico, perseguitando anche gli anarchici e i socialisti dissidenti. Ha approvato il terrore rosso, che portò alla fucilazione di decine di migliaia di persone. Certo era il contesto della guerra civile e il terrore bianco fu addirittura più sanguinoso e portò allo sterminio di circa 150 mila ebrei. I bolscevichi invece si opposero all’antisemitismo e ai pogrom. Ma questo non giustifica il terrore rosso e le misure autoritarie di Lenin e Trotsky, che finirono per spianare la strada alla controrivoluzione stalinista.
Non c’è continuità fra Lenin e Stalin, ma è indubbio che l’autoritarismo leninista (e trotskista) abbia facilitato l’avvento del totalitarismo stalinista. Prima ero cieco a non vederlo. Posto che lo stalinismo fu anche il frutto dell’isolamento della Russia rivoluzionaria e della sua arretratezza, Non posso perdonare a Trotsky la repressione dei compagni anarchici in Ucraina e della rivolta dei marinai di Kronstand, che chiedevano soviet liberi. Certo non fu lui a ordinare le repressione, ma la condivise. E ciò non cancella i suoi meriti durante la rivoluzione e soprattutto nella lotta contro lo stalinismo. Fu uno dei primi a definire totalitario il regime di Stalin, fra le cui vittime oltre a Trotsky si contano centinaia di migliaia fra comunisti rivoluzionari, vecchi bolscevichi, anarchici, socialisti democratici e antifascisti.
Oggi vorrei ricordare assieme a Trotsky tutti i rivoluzionari e i socialisti vittime dello stalinismo, un regime controrivoluzionario al pari del fascismo. Lenin e Trotsky sono personaggi controversi ma rimangono comunque dei grandi rivoluzionari, che hanno però sbagliato a separare il fine dai mezzi. Non si può costruire una società socialista con mezzi violenti e dittatoriali. Se il fine del socialismo è una società libera e democratica i mezzi devono essere coerenti con il fine.
Questo fu l’errore dei bolscevichi. Stalin invece fu solo un dittatore controrivoluzionario e totalitario, al pari di Hitler e Mussolini. Se il leninismo/trotskismo è una degenerazione autoritaria del marxismo e del socialismo lo stalinismo ne è proprio la negazione. Trotsky malgrado i suoi errori rimane un gigante della storia del socialismo, al pari di Lenin. Ho grande rispetto per lui e per i compagni trotzkisti, malgrado la divergenza di opinioni. Lo stalinismo invece è finito nella pattumiera della storia, fra gli orrori dei regimi totalitari del secolo scorso.
Senza il socialismo, l’antifascismo non è efficace
Le organizzazioni neofasciste come FN andrebbero sciolte. Ma non sarà sul terreno giudiziario che potremo sconfiggere i neofascisti. In primis perché sin dal ’46 le organizzazioni neofasciste non solo hanno avuto legittimità politica ma i neofascisti sono anche stati inseriti in tutti gli apparati dello Stato, in seguito all’amnistia di Togliatti e De Gasperi. Perché il fascismo ha sempre fatto comodo all’oligarchia capitalistica e ha protezioni politiche ai massimi livelli dello Stato borghese. Basti pensare alla strage della stazione di Bologna e a tutte le stragi neofasciste, che non sarebbero state possibili senza la complicità e la copertura dei servizi segreti e di settori dello Stato.
La Costituzione antifascista purtroppo è rimasta lettera morta. Inoltre pure se riuscissimo a ottenere la messa al bando dei partiti neofascisti tramite una mobilitazione di massa questo non sarebbe sufficiente a farli sparire. In clandestinità i neofascisti potrebbero essere potenzialmente persino più pericolosi. Per rispedire nelle fogne la feccia nazifascista dobbiamo in primis rispondere al populismo reazionario dell’estrema destra con un programma sociale e socialista.
Lo hanno capito i socialisti democratici negli USA, i quali hanno preso le distanze dalla cosiddetta “sinistra woke”, proponendo invece una sinistra socialista che si occupa in primo luogo dei diritti sociali: casa, lavoro, stipendi più alti, sanità pubblica, welfare capillare, ecc. Perché sono queste cose concrete che interessano alle persone.
Ciò non significa affatto che la sinistra non debba difendere i diritti civili di migranti, persone LGBTQ, donne ecc. Anzi. Una sinistra socialista degna di questo nome si occupa sia dei diritti sociali di quelli civili, senza mai contrapporli come fanno i rosso-bruni alla Marco Rizzo. Ma la difesa dei diritti sociali è fondamentale e si lega alla questione dell’ anticapitalismo e dell’opposizione al neoliberismo. Una finta “sinistra” che fa gli interessi del capitalismo apre sempre la strada all’estrema destra. Non basta gridare al fascismo. Certamente Vannacci va contrastato, ma nel modo giusto. Non si può contestare il fascismo senza mettere in discussione l’oligarchia che lo genera e che lo utilizza per i suoi scopi tutte le volte che il sistema capitalistico entra in crisi e si avvicina una guerra mondiale.
La sinistra italiana dovrebbe prendere esempio dai DSA di Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Mamdani. Anche per quanto riguarda il contrasto al neofascismo. Indignarci per le dichiarazioni di Vannacci e dei vannacciani e chiedere la messa al bando di FN e di tutte le organizzazioni neofasciste non è sufficiente. È necessario, ma non sufficiente. Serve anche altro, in primis una sinistra credibile che non abbia paura a parlare di socialismo. Nel programma di Vannacci non solo non ci sono riferimenti ai diritti sociali ma addirittura i vannacciani vorrebbero toglierci il poco welfare rimasto in Italia dopo anni di governi neoliberisti di destra e di “centrosinistra”. Vannacci vorrebbe togliere o comunque limitare persino la Naspi. Sei stato licenziato perché la multinazionale per la quale lavoravi ha delocalizzato la produzione? Per i neofascisti di Vannacci non devi nemmeno ricevere la disoccupazione mentre cerchi un altro lavoro. Puoi scegliere se morire di fame o lavorare nei campi di pomodoro a 2 euro all’ora, al posto degli immigrati. Del resto “chi non lavora non mangia”, dice Vannacci citando San Paolo. I fascisti del terzo millennio sono cani da guardia del capitale, esattamente come quelli del secolo scorso. Nemici della classe lavoratrice, oltre che della democrazia e della costituzione.
In memoria di Giacomo Matteotti
Il 16 agosto del 1924 fu ritrovato il corpo senza vita del compagno Giacomo Matteotti, assassinato dalle carogne fasciste. Ma Giacomo non è stato un solo il martire antifascista che tutti ricordiamo con commozione. È stato anche e soprattutto un grande socialista libertario, che per tutta la vita ha lottato contro il capitalismo e le sue ingiustizie. Per lui il socialismo doveva sempre andare di pari passo con la democrazia e la libertà. Non a caso fu sempre critico del comunismo autoritario, che detestava al pari del capitalismo. Gli storici lo definiscono un “riformista rivoluzionario“, in quanto pur utilizzando i metodi dei riformisti (elezioni, parlamento, gradualismo, ecc.) aveva obiettivi rivoluzionari. Non voleva solo riformare il capitalismo, voleva superarlo. Con mezzi democratici. In questo senso era un socialista radicale. Per lui riforme sociali e rivoluzione socialista non erano in contrapposizione ma in rapporto dialettico. E pur preferendo mezzi legali e non violenti in casi estremi prevedeva anche il ricorso all’insurrezione, come quando l’Italia entrò in guerra. Matteotti infatti era un pacifista e un antimilitarista radicale e durante le prima guerra mondiale fu processato proprio per questo motivo. Rivendicò il diritto dei proletari a insorgere contro la guerra imperialista, nella migliore tradizione del socialismo internazionalista. I suoi metodi non violenti non gli impedirono di rivendicare la legittima difesa contro lo squadrismo fascista. Il socialismo etico, democratico e libertario di Giacomo Matteotti fa ancora paura, così come il suo antifascismo intransigente. La destra lo considera “divisivo”, ma Matteotti è divisivo solo se sei fascista. Oggi gli eredi dei suoi assassini stanno rialzando la testa e vorrebbero riportare indietro l’Italia di novant’anni. I neofascisti di Vannacci sono usciti dalle fogne e ogni loro parola è un insulto alla memoria di Giacomo Matteotti e di tutte le vittime del fascismo. Li ricacceremo nelle fogne, nel nome di Giacomo Matteotti. Giacomo vive! Viva il socialismo!
Marxismo e anarchia
di STEMER MALDUVER –
L’analisi del marxismo e del suo lascito storico, osservato attraverso la lente intransigente dell’antiautoritarismo anarchico, ci costringe a guardare oltre le comode assoluzioni della sinistra ortodossa e le semplificazioni polemiche della destra. Non si tratta di cedere a un processo sommario alle intenzioni di Marx, ma di fare i conti con una coerenza strutturale che lega in modo profondo la teoria ottocentesca alla cupa realtà dei regimi del Novecento.
Gli intellettuali che oggi continuano a difendere la purezza originaria di Marx, separando nettamente la teoria dalla pratica dei gulag e delle purghe, compiono un’operazione di rimozione storica e intellettuale. I testi parlano chiaro: l’idea che la rivoluzione debba passare attraverso una fase di “interventi dispotici”, attraverso la concentrazione di ogni potere economico e politico nelle mani dello Stato — inteso come apparato di partito — non è un’invenzione di Stalin o una tragica deviazione accidentale. È il cuore pulsante del modello marxiano. Per l’anarchismo, il peccato originale di questo pensiero risiede proprio nella convinzione che lo Stato possa essere uno strumento neutro, una clava da usare contro la borghesia per poi, magicamente, dissolversi. Già Bakunin, con una lucidità profetica nel 1873, avvertiva che affidare tutti i mezzi di produzione e la direzione della società a una nuova classe di “esperti” e rivoluzionari di professione avrebbe inevitabilmente generato una nuova tirannia, infinitamente più pervasiva di quella borghese, perché armata del monopolio totale della politica e dell’economia.
Dal punto di vista economico e sociale, la tragedia del comunismo reale sta nell’aver confuso la statalizzazione con la socializzazione. Sostituire il capitalista privato con lo Stato-padrone non significa liberare il lavoro, ma trasformarlo in un servaggio burocratico e totalizzante, dove il lavoratore perde persino il diritto elementare di organizzarsi autonomamente o di scioperare, perché ogni sciopero contro lo Stato-datore di lavoro viene immediatamente marchiato come tradimento controrivoluzionario. La pianificazione centralizzata e autoritaria, esaltata nei testi marxiani come il trionfo della razionalità economica sulla “anarchia del mercato”, si è rivelata una macchina da presa capace di stritolare la vita associata, riducendo gli individui a ingranaggi di una gigantesca caserma industriale.
Ecco perché la difesa ad oltranza di Marx da parte di certa intellighenzia radicale suona oggi come un esercizio di cattiva fede o, peggio, di dogmatismo religioso. Pretendere che la violenza istituzionalizzata, il centralismo burocratico e il disprezzo per le libertà formali — definite sbrigativamente “borghesi” — fossero estranei al disegno originario significa ignorare la natura stessa del potere. Per chi guarda alla storia con gli occhi dell’anarchia, il fine non giustifica mai i mezzi: un processo di emancipazione che si affida al dispotismo, alla polizia politica e alla soppressione del dissenso per “costruire il socialismo” è condannato fin dal primo giorno a partorire una dittatura burocratica. La vera libertà non si ottiene centralizzando il potere, ma smantellandolo radicalmente, mattone dopo mattone, autogestendo la vita e la produzione dal basso, senza padroni e senza Stato.
Il doppio volto di Cuba
di MASSIMO AMADORI –
Ieri Fidel Castro avrebbe compiuto 100 anni. Per i comunisti è stato un eroe senza macchia, per la destra un dittatore sanguinario. Probabilmente la verità sta nel mezzo e sulla figura storica e politica di Fidel il mio giudizio non è netto. È stato grande sia nel bene sia nel male. Ha dei meriti indiscutibili: la rivoluzione cubana del ’59 ha liberato il popolo cubano dalla dittatura di Batista, un tiranno corrotto al servizio del capitalismo USA e delle mafie. Grazie alla rivoluzione i cubani hanno ottenuto la sanità pubblica e gratuita, l’istruzione pubblica, casa e lavoro. Le terre furono redistribuite fra i contadini poveri e l’economia pianificata ha portato a grandi benefici per i lavoratori. La mortalità infantile è praticamente scomparsa. Soprattutto il popolo cubano, pur rimanendo povero, ha ottenuto dignità e indipendenza dall’imperialismo USA.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Fidel Castro è stato un dittatore: ha edificato un regime autoritario basato sul partito unico, sopprimendo le libere elezioni. Dissidenti e oppositori sono stati incarcerati o costretti a fuggire. Negli anni Sessanta e Settanta il regime castrista si è macchiato di un crimine orribile: la persecuzione delle persone omosessuali. Centinaia di gay furono rinchiusi nei campi di concentramento, assieme agli oppositori politici. Per noi socialisti libertari tutto ciò non è accettabile. Attualmente il popolo cubano è alla fame e quasi tutte le conquiste sociali della rivoluzione del ’59 non esistono più.
Dopo il crollo dell’URSS infatti il regime cubano è entrato in crisi. Le responsabilità sono sia del regime castrista sia dell’imperialismo USA. Certamente l’embargo criminale del governo statunitense ha portato il popolo cubano alla fame. L’embargo è stato inasprito da Trump. Ma al tempo stesso il regime cubano ha molte responsabilità: ha aperto ai capitalisti stranieri e ha inasprito la dittatura burocratica del PCC. Le persone fanno la fame a causa dell’embargo e al tempo stesso i burocrati del Partito Comunista vanno in giro in Mercedes e fanno affari grazie ai dollari americani. Ogni forma di dissenso viene repressa.
Noi socialisti libertari difendiamo le conquiste sociali della rivoluzione cubana (oggi purtroppo praticamente scomparse), senza però sostenere la dittatura “comunista”. Consideriamo l’embargo degli USA un crimine contro l’umanità ma pensiamo anche che il regime castrista abbia delle responsabilità enormi. Non può esistere socialismo senza la massima democrazia e libertà. Dittatura, partito unico, repressione dei dissidenti, burocrazia, statalismo totale. Tutto ciò non ha nulla a che fare con il socialismo. È capitalismo di Stato. Socialismo significa in primis autogestione e autogoverno, non dominio dello Stato.
L’errore di Fidel è stato credere di poter liberare le masse popolari dall’alto, tramite lo Stato. Ma ciò ha comportato il mantenimento delle gerarchie sociali e politiche e l’instaurazione di una dittatura. La vera liberazione invece potrà avvenire solo dal basso, dall’autorganizzazione dei lavoratori. La liberazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi, per dirla con Marx. Solo la democrazia socialista potrebbe salvare Cuba e la sua rivoluzione. Scegliere fra il capitalismo USA e un regime burocratico e autoritario è come scegliere fra il tifo e il colera. Il popolo cubano merita di meglio, merita il socialismo democratico e libertario.
Comunismo libertario sì, ma stalinismo proprio no
di MASSIMO AMADORI –
Non sono comunista, sono un socialista libertario. Ma non sarò mai anticomunista. Considero i comunisti come fratelli e compagni di lotta, non avversari politici ma alleati nella lotta contro il fascismo e il capitalismo e per la giustizia sociale. Però sono antistalinista e su questo punto non transigo. Lo stalinismo è stato una montagna di merda, al pari del fascismo. Un regime totalitario orribile, responsabile dello sterminio di milioni di persone, fra cui centinaia di migliaia di comunisti.
Però io non confondo il comunismo con lo stalinismo, sono cose diverse. Sono un marxista libertario e non potrei mai essere anticomunista. Sono a-comunista, come Riccardo Lombardi. Alla tradizione comunista preferisco quella della sinistra socialista e azionista, come del resto Francesco Guccini e tutti i socialisti libertari. Ma non sono settario nei confronti dei comunisti, perché penso che tutta la sinistra di classe e anticapitalista debba essere unita nella lotta.
Sono stato trotskista per tanti anni e anche se non sono più comunista ho un grande rispetto per Antonio Gramsci, che considero uno dei miei principali riferimenti politici assieme al socialista Giacomo Matteotti, al liberale Piero Gobetti, al socialista liberale Carlo Rosselli e all’anarchico Camillo Berneri, vittima dello stalinismo.
Noi del Movimento RadicalSocialista cerchiamo proprio di valorizzare le migliori tradizioni della sinistra libertaria: dall’anarchismo al socialismo democratico, dal marxismo libertario al liberalsocialismo. Valorizziamo in particolare il socialismo di sinistra, il pensiero di Riccardo Lombardi e di Lelio Basso. I comunisti libertari sono ben accetti nel nostro movimento socialista libertario e Rosa Luxemburg è fra i nostri punti di riferimento principali.
Personalmente stimo anche Enrico Berlinguer. Ma Togliatti no, perché era stalinista e fu complice dei crimini di Stalin. Siamo antistalinisti ma non saremo mai anticomunisti, sia chiaro. Stimiamo molto Karl Marx e diamo una lettura libertaria al suo pensiero. Non siamo un partito e non partecipiamo alle elezioni. Vogliamo essere un laboratorio di idee per una sinistra socialista libertaria del ventunesimo secolo, un luogo di dibattito e discussione storica e politica. Viva il socialismo libertario!
Il socialismo libertario
di MASSIMO AMADORI –
A mio avviso la migliore tradizione della sinistra italiana non è stata quella comunista ma quella socialista e azionista. La penso come Guccini. Preferisco di gran lunga Carlo Rosselli e Giacomo Matteotti rispetto a Togliatti o a Longo. Con tutto il rispetto per i compagni comunisti. Il PCI per gran parte della sua storia è stato un partito stalinista e filo-sovietico. Viceversa socialisti e azionisti sono sempre stati antistalinisti e hanno sempre detto che il socialismo deve andare di pari passo con la democrazia, mettendo assieme libertà e giustizia sociale, diritti sociali, diritti democratici e diritti civili. È la tradizione di Giustizia e Libertà e dei fratelli Rosselli, di Giacomo Matteotti, di Riccardo Lombardi e di Lelio Basso. È la tradizione del Partito d’azione e del PSI nei suoi anni migliori. Nulla a che vedere con il comunismo totalitario, me nemmeno con la socialdemocrazia moderata e riformista.
Il socialismo libertario aspira alla massima libertà possibile, assieme alla massima giustizia sociale possibile. È un socialismo radicale, nel senso che vuole risolvere i problemi alla radice. Ma rifiuta ogni forma di fanatismo, di dogmatismo, di violenza e di estremismo. Aspira a un socialismo democratico, federale, comunalista e libertario, fondato sulla decentralizzazione del potere, sulla democrazia diretta, sull’autogoverno e sull’autogestione. Né libero mercato né statalismo quindi, ma socialismo autogestionario e libertario.
Il socialismo libertario è la vera alternativa sociale e politica al sistema capitalistico. Si distingue sia dal liberalismo borghese sia dal comunismo ortodosso. A differenza dei liberali classici i socialisti libertari sostengono che senza giustizia sociale non possono esistere libertà e democrazia e a differenza dei comunisti marxisti-leninisti sostengono che senza la massima libertà e democrazia il socialismo si trasforma in un regime oppressivo e totalitario. Come il capitalismo di Stato in URSS e in tutte le dittature “comuniste”. Ma noi socialisti libertari non siamo anticomunisti. Siamo a-comunisti, come Riccardo Lombardi. Però siamo antistalinisti. E non siamo antiliberali, in quanto per noi il socialismo libertario è erede della migliore tradizione liberale e illuminista. Viva il socialismo libertario!
