di MASSIMO AMADORI –
A 25 anni dal G8 di Genova e davanti all’ennesima violenza poliziesca credo che una riflessione sullo Stato andrebbe fatta, senza necessariamente aderire a tesi anarchiche. Marx definiva lo Stato come un apparato di violenza, dominio e coercizione al servizio dei capitalisti e delle classi dominanti. Credo che alla luce dei fatti sia difficile dargli torto e sostenere che lo Stato sia neutrale nel conflitto di classe.
Lo Stato interviene sempre per difendere l’ordine borghese, un ordine basato sulla violenza e sullo sfruttamento. Un ordine che in realtà è un disordine, perché produce guerre e violenza continua. Lo Stato è estremamente benevolo con i colletti bianchi che commettono reati, ma estremamente duro e severo con i poveri, i lavoratori e gli sfruttati.
Se ci fate caso le persone assassinate dalla polizia fanno sempre parte delle categorie più fragili: drogati, malati di mente, immigrati, disabili, ecc. E anche studenti e lavoratori, se alzano la testa come a Genova nel 2001, quando gli studenti – compresi diversi minorenni – furono picchiati e torturati dalla polizia. Da poliziotti che non solo non si sono fatti un giro di galera ma hanno pure fatto carriera.
Non sono poche mele marce, è il sistema stesso a essere marcio. La polizia, in quanto organo repressivo dello Stato borghese, non può che essere al servizio dei potenti e del potere politico. Con licenza di uccidere e torturare. Perché è chiaro che una società con disuguaglianze estreme ha bisogno dell’uso della forza pubblica per proteggere i ceti privilegiati e gli oligarchi. Non certo per proteggere noi cittadini.
Chiaramente la polizia svolge anche funzioni utili e non tutti i poliziotti sono fascisti, razzisti e violenti, ma ce ne sono parecchi, e comunque le stesse strutture poliziesche sono costruite proprio per favorire questi comportamenti violenti. Non credo che sia possibile abolire la polizia da un giorno all’altro, ma di certo si potrebbe defascistizzarla, cioè cacciare i fascisti e i razzisti e mettere questo apparato dello Stato sotto il controllo democratico della cittadinanza. Posto che, come Marx, anch’io credo che gli apparati repressivi dello Stato vadano “spezzati”, come fece la Comune di Parigi. Perché fino a quando la polizia sarà un corpo dello Stato separato dalla società gli abusi saranno inevitabili.
Purtroppo i “marxisti” spesso e volentieri si dimenticano della lezione di Marx sullo Stato e in particolare i leninisti dovunque sono arrivati al potere hanno rafforzato lo Stato invece che limitarne i poteri come avrebbe voluto Marx. I compagni anarchici non hanno proprio tutti i torti. Forse abolire del tutto lo Stato è un’utopia in una società complessa come la nostra, ma certamente si potrebbe limitarlo e democratizzarlo.
Io sono per un socialismo democratico, federalista, comunalista e libertario. Socialismo significa anche restituire alla società e ai cittadini i poteri dello Stato, favorendo l’autogoverno e la democrazia diretta. E magari un giorno anche l’utopia anarchica potrebbe diventare realtà.
Questione di classe
Non è solo una questione di “razza”, è anche e soprattutto una questione di classe. La destra difende il capitalismo, l’oligarchia e i ceti privilegiati. Si identifica con il maschio bianco, se ricco ancora meglio. Considera violenza le ribellione degli sfruttati e dei ceti popolari, ma è pronta a difendere qualsiasi violenza del potere e delle classi dominanti.
L’omicidio? È sbagliato solo se la vittima è bianca e benestante. Quando invece è l’assassino a essere bianco e benestante la destra vuole legalizzare l’omicidio, come nel caso del gioielliere assassino. Quando si tratta di proteggere la “roba” persino l’ omicidio è giustificato. Il furto? Se sei povero e magari pure immigrato e commetti un furto, per la destra meriti di essere ammazzato come un cane, senza nemmeno un processo. Quando invece a rubare sono i politici, i capitalisti e in generale chi sta al potere diventano ultra-garantisti e hanno anche depenalizzato la corruzione e i furti dei colletti bianchi. In pratica se sei un ladro di polli devi morire, se invece rubi milioni ai cittadini e vieni condannato sei una povera vittima dei magistrati “comunisti”.
Lo stesso vale per la violenza poliziesca, che guarda caso colpisce sempre i più fragili e gli sfruttati: studenti, lavoratori ecc ma soprattutto i poveri, i migranti, i malati di mente. Avete mai visto un poliziotto soffocare un mafioso, un ricco evasore o un politico corrotto? Ovviamente no, perché la polizia risponde alle stesse logiche della destra e delle classi dominanti. Secondo la destra esistono cittadini di serie A, che hanno licenza di uccidere. I poliziotti e i ricchi proprietari bianchi in primis. Ma anche la classe media e la loro base elettorale. Perché sanno che chi li vota spesso è un fanatico delle armi e un razzista, quindi è necessario stimolare i suoi peggiori istinti assassini. E poi ci sono i cittadini di serie B, la cui vita vale meno di un panino al salame. Sono i poveri, gli immigrati, i neri, i drogati, i malati psichiatrici. Le vittime degli omicidi di Stato e della vendetta privata. Le persone che per questa destra non sono degne di vivere.
Parlate pure degli scontri a Bologna, dimenticandovi di vivere in un sistema fondato interamente nella violenza contro i più deboli. La destra fascista oltre che razzista è in primo luogo classista. Le persone che la sostengono lo fanno perché sotto sotto vogliono stare dalla parte di chi ha il monopolio della violenza e il diritto di uccidere. Questo li fa sentire protetti e permette loro di sfogare i peggiori istinti. Sempre ovviamente contro le persone povere, deboli e marginalizzate.
Il “cerchiobottismo” di Elly Schlein
di LAVINIA MARCHETTI –
Elly Schlein è la segretaria del più grande partito della finta sinistra italiana. Le sue parole sulla morte di Abderrahim Fakir esprimono perfettamente l’inconsistenza politica del PD, la sua vocazione a dissolvere qualsiasi conflitto dentro una brodaglia di cautele, indignazione col freno a mano tirato, domande retoriche e formule capaci apparentemente di non scontentare nessuno (tranne chi è di sinistra ovviamente). Tranne, naturalmente, chi muore sotto le mani dello Stato.
«Qualcosa non è andato come doveva», dice Schlein a In Onda. Ah. Dico io. L’hai notato anche tu? Qualcosa. Un uomo viene immobilizzato prono sull’asfalto rovente, il volto premuto a terra, preso a pugni mentre è a terra, schiacciato da 2 agenti e un sonderkommando di passaggio, mentre gli operatori sanitari osservano. Chiede aiuto, poi diventa immobile. Schlein traduce questa sequenza in un contrattempo impersonale. La violenza visibile viene ripulita attraverso la lingua del guasto tecnico. «Qualcosa non è andato come doveva». Grazie.
Subito dopo arriva la frase solenne. «Lo Stato ha fallito». Sembra una condanna in realtà è l’atto supremo del qualunquismo. Lo Stato, preso in astratto, possiede una qualità utilissima: assorbe la responsabilità e cancella le persone che hanno agito in suo nome. Lo Stato. Bene, allora arrestiamo “Lo Stato” per omicidio? Fosse anche colposo? Eppure lo Stato, in via Svevo, aveva mani determinate. Aveva uomini investiti del monopolio della forza e soccorritori titolari di un dovere verso la persona affidata al loro controllo. Lo Stato dà impunità con scudi penali e “fiducia”; hanno tutte le tutele possibili. Poi, però c’è una storia del corpo di polizia e ci sono responsabilità individuali. Continua a leggere
Quello che vuole la destra
di LAVINIA MARCHETTI –
Cosa vuole la destra?
Nessuna “sicurezza”, solo il caos che favorisce diseguaglianze e aumenta il privilegio di pochi con una “polizia” connivente con quel privilegio ancor più di prima.
La destra chiama sicurezza il privilegio economico ed etnico di esercitare la violenza.
La destra italiana pronuncia la parola “sicurezza” con la mano sul cinturone. Promette protezione mentre prepara una società nella quale il proprietario armato riceve comprensione, l’uomo in divisa ottiene fiducia anticipata e chi vive ai margini deve dimostrare la propria innocenza perfino se lo uccidono.
Mario Roggero ha inseguito tre rapinatori ormai in fuga, ne ha uccisi due e ha ferito il terzo. Dopo una condanna definitiva a quattordici anni e nove mesi, la “maggioranza” (si fa per dire) di governo ha chiesto per lui la grazia, ventilando perfino una candidatura politica. Il furto viene elevato a qualcosa di sacrilego, così la proprietà acquista un diritto di sangue. Date queste premesse è ovvio che il colpo sparato alla schiena diventa una forma di cittadinanza esemplare. La sentenza a questo punto non ha alcun valore. Funziona solo il tribalismo dell’affinità sociale fra chi governa e chi ha premuto il grilletto.
A Bologna Abderrahim Fakir è morto mentre veniva immobilizzato sull’asfalto. Chiedeva aiuto. Prima dell’autopsia, Fratelli d’Italia aveva già definito adeguato e professionale l’intervento. Il cadavere perde così la capacità di porre domande. Gli autori dell’uccisione appartengono alla categoria alla quale questa politica attribuisce una presunzione morale di innocenza, e devono farlo, perché le divise servono più di ogni cosa quando si governa un mondo ingiusto e squilibrato. Continua a leggere
Il suicidio intellettuale della sinistra ideologica e settaria
di ANARCHOS –
Un nervo scoperto della cultura politica italiana è quella sorta di “purismo” identitario che, invece di costruire una casa comune, si è divertito a erigere muri, finendo per consegnare il patrimonio storico e simbolico del Paese in mani altrui. Questa ossessione per la “purezza” di classe o di dottrina è, in fondo, una lente profondamente autoritaria: presuppone che esista un tribunale della storia incaricato di certificare chi è “vero” e chi è “eretico”, chi merita di stare nel pantheon e chi va espulso.
È un paradosso tragico. La sinistra italiana, nel suo complesso, ha passato decenni a fare le pulci al Risorgimento e alla tradizione radicale, etichettandoli come “borghesi” o insufficienti, salvo poi lamentarsi che la destra abbia colonizzato il patriottismo e l’identità nazionale. Quando ti convinci che la lotta per la libertà, la laicità e la giustizia sociale non siano “abbastanza” rivoluzionarie se non passano attraverso un filtro dogmatico, finisci per svuotare il campo. Regalare Mameli o Garibaldi alla narrazione di chiunque altro non è solo un errore tattico, è un suicidio intellettuale che nasce da una presunzione di superiorità ideologica: l’idea che la democrazia radicale sia un accessorio e non il presupposto di ogni trasformazione sociale.
Questo approccio settario ha alimentato una cultura della “scomunica” che ha frammentato le energie invece di sommarle. Mentre si discuteva del sesso degli angeli sulla fedeltà dei singoli a un’ortodossia di turno, si perdeva la capacità di parlare al sentire profondo del Paese. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una destra che ha compreso la potenza dei simboli e una sinistra che ha preferito rifugiarsi in un isolamento “puro” ma politicamente sterile. Recuperare la lezione di figure come Gobetti o Rosselli non serve a “certificare” la loro sinistra, ma a ricordare che la libertà non è un orpello liberale, bensì il cuore pulsante di ogni socialismo che non voglia finire in una caserma.
La vera sfida antiautoritaria oggi non è trovare il “vero” socialista, ma riconnettersi con una tradizione plurale che ha sempre visto nell’emancipazione umana un processo senza padroni e senza dogmi, dove l’amore per la patria – quella repubblicana, laica e aperta – non è un feticcio di destra, ma lo spazio fisico e morale in cui costruire la libertà di tutti.
Un Paese diventato orrendo e fascista
di MASSIMO AMADORI –
Ieri sera ero presente a Bologna e ho visto in parte le dinamiche. La manifestazione era partita pacifica, poi ci sono state le cariche della polizia e purtroppo sono cominciati gli scontri e sono successi dei casini. Io comunque sono andato a casa appena ho visto la prima carica, quindi non ho visto gli scontri successivi. Però so che la polizia ha aggredito un giornalista dell’Espresso che documentava i fatti.
Detto ciò come sempre si guarda il dito e non la luna. Un uomo è stato assassinato dalla polizia, mentre implorava pietà. Ieri a Bologna ho sentito i suoi familiari in lacrime. Gli agenti assassini potranno attivare lo scudo penale, grazie a una legge infame approvata dal governo Meloni. In pratica hanno dato alla polizia licenza di uccidere legalmente. Ormai viviamo in uno stato di polizia e ribellarsi è l’unica cosa che ci rimane.
Ovviamente i politici di destra estrema difendono anche questa volta le nostre solerti forze dell’ordine. Del resto sono quelli che volevano l’ICE anche in Italia e purtroppo sono stati accontentati. Per me non sono solo colpevoli quei due poliziotti, ma anche e soprattutto i politici che hanno sdoganato la violenza poliziesca e soprattutto il razzismo. Quelli che parlano di “remigrazione”, quelli che non fanno che fomentare odio e violenza razziale.
Siamo un Paese orrendo e fascista, con una classe dirigente orrenda e fascista. Con la loro vomitevole propaganda razzista hanno creato dei cittadini di serie B, la cui vita non vale nulla. Perché oggi in Italia la vita di un migrante vale meno di un panino al salame. Ecco, chi vede gli scontri di Bologna ma non tutta questa violenza guarda il dito invece della luna.
Anche se non è legittima difesa, è difesa “legittima” della ROBA
di MASSIMO AMADORI –
Io continuerò a preferire un ladro rispetto a un assassino. La cosa grave del caso Roggero è che le persone che lo difendono si sono convinte che la proprietà privata valga più della vita di un essere umano, che la difesa della “roba” possa giustificare inseguire un ladro per strada, sparargli alle spalle e poi finirlo con un colpo alla nuca. Io credo che molti sostenitori di Roggero si rendano conto perfettamente che non è legittima difesa, ma pensano che la difesa dei propri beni possa giustificare un omicidio.
È la dimostrazione che il sistema economico capitalistico ha mutato in maniera antropologica la mentalità delle persone.
Possiamo pure essere poveri e indigenti ma abbiamo una mentalità capitalistica, e quindi riteniamo la proprietà più importante della vita umana. Pasolini ci aveva visto giusto. Da socialista libertario a me questa mentalità piccolo-borghese fa schifo. La vita di una singola persona sarà sempre più importante delle proprietà dell’uomo più ricco del mondo. Specifico che da marxista libertario non sono contro la proprietà privata intesa come proprietà personale, ma solo contro la proprietà dei grandi mezzi di produzione. Ma per quanto la proprietà personale sia importante e legittima per me non potrà mai valere come la vita umana. Piuttosto che uccidere una persona preferirei perdere tutto ciò che ho, anche se non è molto. Inoltre questa mentalità capitalistica e piccolo-borghese si lega al razzismo, perché se l’assassino fosse stato un immigrato nessuno lo avrebbe difeso, e anzi gli italioti medi di destra avrebbero chiesto la pena di morte per il gioielliere.
Il fascismo attuale unisce il classismo e la difesa della proprietà privata al razzismo e al suprematismo bianco. È l’ideologia dell’attuale estrema destra e se riesce a fare breccia è perché il sistema capitalistico ha vinto sul piano culturale e antropologico, prima ancora che sul piano economico. Restare umani diventa allora un atto rivoluzionario. Restiamo umani!
Marx sul “comunismo primitivo” e la vera liberazione umana
di KARL MARX –
Nella sua forma primitiva, il comunismo non è altro che la collettivizzazione della proprietà privata. Il dominio della proprietà delle COSE gli sembra così fondamentale e insuperabile che esso pensa di dover abolire tutto ciò che non può essere posseduto da tutti, e quindi calpesta con violenza il talento, le differenze individuali ecc. L’unico scopo della vita diventa allora il possesso immediato; la fatica dell’operaio non viene soppressa, bensì estesa a tutti gli uomini; ed il rapporto della comunità rispetto alle cose resta quello della proprietà privata. E come la ricchezza passerebbe dal matrimonio esclusivo col proprietario privato ad una universale “prostituzione”, così accadrebbe anche al genere femminile con l’abolizione del matrimonio e la cosiddetta “comunanza delle donne”, in cui si svela tutta la natura primitiva di questo comunismo ancora rozzo e ignorante. Ed allora un “comunismo” che neghi in tal modo la personalità umana non può che essere il risultato estremo della proprietà privata, che è appunto quella negazione.
Quanto poco la soppressione della proprietà privata predicata dal comunismo più rozzo sia una reale appropriazione, lo prova la cieca negazione della civiltà e della cultura, il ritorno alla innaturale semplicità dell’uomo “povero” e senza bisogni, che lungi dall’aver superato la proprietà privata non è ancora nemmeno pervenuto ad essa. La tanto esaltata “comunità” diventa soltanto comunità del lavoro ed eguaglianza dei salari pagati dal capitale comunitario, cioè dalla comunità come capitalista generale. Questo comunismo primitivo, prima soppressione della proprietà privata, è così soltanto una manifestazione della bassezza della proprietà stessa, che pur diventando “comunitaria” resta in tutto e per tutto ALIENATA. Una tale proprietà materiale è soltanto l’espressione materiale della vita umana ESTRANIATA.
In sostanza: il comunismo inteso come semplice “abolizione della proprietà privata” è sì la NEGAZIONE, ma non è affatto l’obiettivo finale, la meta dell’evoluzione storica, la forma della società umana LIBERATA. Soltanto nella sua manifestazione più matura, come abolizione POSITIVA della proprietà privata intesa come estraniazione e alienazione dell’uomo, il comunismo diventa l’autentica emancipazione, la vera riappropriazione dell’essenza dell’uomo attraverso l’uomo e per l’uomo. È la piena realizzazione dell’INDIVIDUO come essere sociale, cioè autenticamente umano; un ritorno completo, cosciente, maturato attraverso tutta la ricchezza dello svolgimento storico fino ad oggi. Questo comunismo evoluto e maturo si identifica in pieno con l’UMANISMO; e in quanto umanismo giunto al proprio compimento, col NATURALISMO; è la vera risoluzione dell’antagonismo tra uomo e natura, e tra uomo e uomo; è la più autentica risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e la società.
La proprietà privata ci ha resi talmente ottusi e unilaterali che un oggetto è nostro solo quando lo ABBIAMO, quando esiste per noi come capitale o è immediatamente posseduto, mangiato, bevuto, portato sul nostro corpo, abitato ecc., in breve utilizzato. Tutti i sensi, fisici e spirituali, sono stati sostituiti dalla loro alienazione, cioè dall’AVERE. Ma un sentimento ristretto al rozzo bisogno materiale ha una sensibilità altrettanto limitata. Si vede che l’essere umano doveva essere ridotto a questa estrema povertà, affinché potesse estrarre da sé tutta la sua ricchezza interiore. Questo significa che la vera ed effettiva soppressione della proprietà privata dovrà intendersi, in positivo, come l’appropriazione concreta dell’esistenza e delle opere umane; il che non è da prendersi soltanto nel senso di AVERE e POSSEDERE, bensì come la completa EMANCIPAZIONE di tutti i sensi e le qualità dell’uomo, la fine della natura materialistica ed egoistica del bisogno e del piacere. Solo allora l’utile economico diventerà un utile veramente umano e sociale; e l’emancipazione sarà la riappropriazione del sentimento e della ragione propri e degli altri uomini. Da qui si capisce come soltanto nella socialità e nella creatività dell’uomo spiritualismo e materialismo perdano la loro astratta opposizione; ma anche che la soluzione delle contraddizioni e delle antitesi è possibile solo in modo PRATICO, cioè non riguarda solo la conoscenza ma è anche un compito reale della vita; qualcosa insomma che la filosofia da sola non poteva realizzare, proprio perché lo intendeva solamente come una necessità teorica.
Come la proprietà privata è l’espressione materiale del fatto che l’uomo si riduce ad essere una merce, un oggetto estraneo e inumano; che le sue manifestazioni di vita sono l’alienazione della sua vita; che il suo “realizzarsi” è il suo annientarsi; così la soppressione POSITIVA della proprietà privata, cioè l’appropriazione concreta dell’essere e della vita dell’uomo e delle sue opere deve intendersi non soltanto in modo materiale come possesso, come AVERE le cose. L’uomo si riappropria del suo essere in maniera onnilaterale, come uomo completo, con tutti i suoi organi individuali e tutti i rapporti che ha col mondo: vedere, ascoltare, odorare, gustare, toccare, parlare, pensare, intuire, sentire, immaginare, volere, agire, amare, godere ed anche soffrire. Come la musica risveglia il senso musicale dell’uomo, e non ha nessun senso per un orecchio non musicale, così i sensi dell’uomo sociale sono diversi da quelli dell’uomo solitario. Un senso prigioniero dei bisogni materiali è un senso molto limitato. Solo esprimendo per intero la ricchezza interiore dell’essere umano viene prodotta o educata la ricchezza della sensibilità soggettiva: un orecchio per la musica, un occhio per la bellezza, in breve i sensi capaci di un godimento umano, quei sensi che rappresentano le forze essenziali dell’uomo. Non solo i cinque sensi, ma anche le facoltà spirituali, i sensi pratici (il volere, l’amare, ecc.), in una parola l’umanità dei sensi, si formano soltanto attraverso la natura umanizzata. E l’educazione dei sensi è opera di tutta la storia del mondo sino ad oggi. Per un uomo che soffre la fame non esiste la qualità degli alimenti, ma soltanto la loro esistenza come cibo, anche nella forma più rozza, e non si può dire in che cosa differisca questo modo di nutrirsi da quello delle bestie. L’uomo in preda alle preoccupazioni e al bisogno non ha sensi neppure per il più bello tra gli spettacoli; il trafficante di minerali ne vede soltanto il valore commerciale, non la bellezza. Serviva questa alienazione per concepire il bisogno di rendere davvero umano il senso dell’uomo, di creare un senso umano che corrisponda a tutta la ricchezza dell’uomo stesso. Come attraverso l’evoluzione della proprietà privata, della sua ricchezza e della sua miseria sia materiali che spirituali, la società in formazione trova innanzi a sé tutto il materiale necessario a questa educazione, così la nuova società liberata produce un uomo che abbia tutta la ricchezza del suo essere, produce un uomo spiritualmente ricco e profondamente sensibile. Al posto della ricchezza e della miseria materiali come le considera il capitalismo, subentra l’uomo ricco in virtù della ricchezza dei suoi bisogni UMANI. Nella società liberata, ricchezza e miseria ricevono un significato umano e quindi sociale. Ed allora è veramente ricco l’individuo che ha bisogno di una totalità di manifestazioni di vita umane, che sente la propria realizzazione personale come necessità interna, come primo bisogno. E per l’uomo la più grande delle ricchezze è l’altro uomo.
[dai Manoscritti economico-filosofici]
Omicidio, non legittima difesa!
di MASSIMO AMADORI –
La legge sulla legittima difesa giustamente prevede una proporzionalità fra difesa e offesa. Della serie: posso uccidere un rapinatore che mi minaccia, nel momento del pericolo. Non posso inseguirlo e sparargli mentre scappa fuori dal mio negozio e dalla mia casa. Perché in quel caso è omicidio, non è legittima difesa. Il tizio a cui la magistratura ha dato 14 anni di carcere è un assassino, non una vittima del sistema. Ha inseguito due rapinatori fuori dal suo negozio, freddandoli mentre scappavano. È un’esecuzione e fino a prova contraria nell’ordinamento italiano non è prevista la pena di morte per il furto. La “roba” del gioielliere non sarà mai più preziosa di una vita umana. Detto ciò io non sono un manettaro giustizialista e per la stragrande maggioranza dei reati credo che servirebbero pene alternative al carcere. Ma chi ha commesso un omicidio è giusto che qualche anno di galera se lo faccia, anche se purtroppo oggi il carcere non mira alla riabilitazione del detenuto come previsto dalla Costituzione.
Mi auguro con tutto il cuore che il gioielliere capisca di avere fatto una cazzata, che la vita umana vale molto ma molto di più di qualche gioiello. E che presto possa tornare dalla sua famiglia, riabilitato e pentito. La cosa davvero grave è che molte persone pensano che il gioielliere sia una vittima e che abbia fatto bene ad uccidere i rapinatori in fuga. Manco fossimo nel far west. Mi rendo conto che molti italiani ignorano le regole di uno stato di diritto e pensano che sia legittimo farsi giustizia da soli. Ma fortunatamente così non è e poi quando si mettono in pratica questi propositi si finisce in galera. Responsabili sono anche i politici senza scrupoli dell’estrema destra, che hanno convinto molte persone che inseguire per strada un ladro e giustiziarlo sia legittima difesa. Salvini e compagnia sono pienamente responsabili di questo degrado culturale. A furia di dire cavolate poi qualcuno ti prende sul serio e finisce in galera. Io vorrei dire a Salvini, a Vannacci e a tutti i politici che inneggiano alla giustizia fai da te che se fosse legale assassinare i ladri come vorrebbero loro poi una buona parte della classe politica dovrebbe nascondersi. A cominciare dai leghisti, che hanno rubato 49 milioni di soldi pubblici. Quindi attenzione a sdoganare il far west, caro Salvini. E se capitasse a te?
Anni fa mi è capitato. Era il 2008 e avevo 14 anni. Sono stato rapinato pure io, ma non mi è nemmeno passato nell’anticamera del cervello di inseguire il rapinatore e di freddarlo mentre scappava. Non sono un assassino e sinceramente non valeva la pena ammazzare una persona per difendere 2 spiccioli. Restiamo umani!
Il capitalismo e “l’uomo forte”
di L’IDEOTA –
Concedetemi un piccolo momento di rabbia d’altri tempi. È una mia debolezza. Sono anarchico, quindi sono legato a idee pensate un sacco di tempo fa. A costo di sembrare ottocentesco, voglio ribadire un concetto. Il fascismo del Vannacci di turno è strettamente legato al capitalismo. C’è ancora quella cosa denunciata per generazioni da intellettuali di varie provenienze. Ha cambiato pelle, si è digitalizzata, è diventata più immateriale. Ma è rimasta lì, al vertice di una piramide che definisce le gerarchie del mondo. Quella cosa si chiama capitalismo. Viviamo in un sistema che sfrutta, impoverisce e crea diseguaglianze. In questo scenario il fascista prende il megafono e dice che non sei povero per colpa dei suoi complici che si prendono tutto, di quelli che mettono le mani sulle spiagge e sulle risorse, di chi distrugge gli ecosistemi, di chi non ti paga, di chi ti fa lavorare a cottimo e in nero, di chi ti mette in pericolo su impalcature pericolanti, di chi dice che non hai voglia di imparare il mestiere perché hai rifiutato uno stage gratis. Il fascista dice: «Sei povero per colpa degli immigrati. Sostieni l’uomo forte che farà pulizia». E la gente purtroppo continua a crederci.
Lottiamo contro il fascismo e contro il capitalismo.