Il “nostro” 7 novembre

di MASSIMO AMADORI –
Il 7 novembre del 1917 i bolscevichi di Lenin e Trotsky guidarono l’assalto al cielo. Era l’inizio della rivoluzione d’Ottobre. Da socialista libertario sostengo convintamente la rivoluzione socialista del ’17, che doveva essere l’inizio di una rivoluzione mondiale contro il capitalismo. È la mia rivoluzione, perché ha fatto uscire la Russia dalla carneficina imperialista della prima guerra mondiale, ha dato il potere ai soviet, le terra ai contadini e le fabbriche agli operai. Una rivoluzione che ha sancito la parità di diritti fra l’uomo e la donna, l’emancipazione femminile, il diritto all’aborto e al divorzio e persino la legalizzazione dell’omosessualità. Oltre che l’emancipazione degli ebrei e di tutti i popoli oppressi dallo zarismo.
Tuttavia da socialista libertario critico duramente le derive autoritarie del bolscevismo. Non esiste continuità fra la dittatura rivoluzionaria di Lenin e Trotsky e il regime totalitario di Stalin. Il bolscevismo puntava all’emancipazione degli oppressi, mentre lo stalinismo è stato un regime totalitario che ha sterminato più socialisti, comunisti e anarchici persino di Hitler. Il bolscevismo è rivoluzionario, lo stalinismo è controrivoluzionario.
Tuttavia da socialista libertario penso anche che gli errori di Lenin e Trotsky abbiano indubbiamente aperto la strada alla controrivoluzione stalinista, che però si spiega anche con l’isolamento della Russia rivoluzionaria e l’arretratezza del Paese. Ma Lenin e Trotsky purtroppo posero le basi per l’autoritarismo sovietico, proibendo i partiti democratici e perseguitando persino i socialisti dissidenti e gli anarchici. Alla fine sostituirono il potere dei soviet con la dittatura del partito bolscevico. Non posso perdonare a Lenin e Trotsky la creazione della Ceka, una polizia politica che durante la guerra civile massacrò migliaia di persone. Per non parlare della repressione criminale della rivolta di Kronstad e degli anarchici di Machno. Certo il terrore bianco fu persino più sanguinoso di quello rosso, dato che i controrivoluzionari zaristi sterminarono decine di migliaia di ebrei durante la guerra civile. Ma i socialisti non possono usare gli stessi metodi dei loro nemici. Chiaramente in una fase di guerra civile era necessario difendere la rivoluzione, ma mezzi e fini devono essere sempre correlati.
Non puoi costruire una società socialista con metodi dittatoriali e violenti, perché il socialismo deve sempre andare di pari passo con la democrazia e la libertà. Condivido quindi le critiche di Rosa Luxemburg a Lenin e Trotsky, perché la libertà è sempre libertà di pensarla diversamente. Ma proprio come la Luxemburg penso anche che la rivoluzione d’Ottobre sia stata una grande rivoluzione socialista e riconosco i meriti di Lenin e Trotsky. Meriti che però non cancellano i loro errori.

La prima utopia del XXI secolo

di PATRICK DELLA MEA –

Nelle ultime settimane studenti e giovani sono stati l’anima motrice dietro alle proteste che stanno nascendo in tutta l’Europa. A motivare la loro scesa in piazza, come ben sappiamo, sono le condizioni drastiche in cui si trova la scuola e l’aumento del carovita.

Oltre a queste ragioni, si può anche vedere una ribellione verso lo status quo a favore di un mondo migliore, un mondo diverso.

Questo desiderio non ci deve sorprendere. Ormai da anni online esiste una nuova utopia che ha catturato l’immaginario di molti giovani: il solarpunk.

Se siete fans di Blade Runner, sicuramente conoscete già l’estetica “punk”. Il film prende atto in un mondo “cyberpunk”, un mondo distopico, ipertecnologico, ipercapitalista ed individualista. Il solarpunk vede questo e lo ribalta del tutto.
Nato inizialmente come movimento estetico, il solarpunk non ripudia la tecnologia presente nel cyberpunk, però la ridimensiona, la porta alla portata della persona e in più la mette a servizio della comunità e dell’ambiente. L’immaginario del solarpunk è caratterizzato da città adornate con giardini pensili, tetti coperti da pannelli solari e in lontananza turbine eoliche volanti, il tutto in una cornice art nouveau.

La natura ecologica e il focus sulla comunità e sul rapporto simbiotico umanità-natura (quello che Bookchin chiamerebbe “la terza natura”) che troviamo nel solarpunk, ha fatto sì che molti attivisti portassero questa filosofia digitale fuori dal mondo digitale, in quello reale. Molti sono i canali youtube e le pagine instagram che si rifanno a modelli solarpunk, dai video sul rewilding (riportare in auge la natura in aree dove gli ecosistemi originali sono stati distrutti) ai post su come rendere la propria casa più eco-friendly.
Il solarpunk è forse la prima utopia nata nel XXI secolo.

Già nel suo stato iniziale di movimento estetico/artistico, il solarpunk era infuso e legato alla politica. Ormai questa estetica è entrata all’interno del vocabolario del socialismo, indipendentemente da quale filosofia uno segua, e ha trovato seguaci all’interno di ogni corrente socialista, trovando però maggior riscontro e apprezzamento nel mondo del socialismo libertario vista la sua enfasi sulla decentralizzazione e sulla decrescita. Non a caso, la versione più usata della bandiera solarpunk va a riprendere le bandiere anarchiche solo che, al posto del nero e del rosso, troverete il giallo e il verde con al centro un sole fuso ad un ingranaggio.
Se nelle future manifestazioni vedrete una bandiera giallo-verde, ora sapete di cosa si tratta, cosa sta a significare e perché si trova a fianco alla falce e martello, alle A cerchiate e alle bandiere dei sindacati.
Viva l’anarchia! Viva il comunismo! Viva il socialismo!

C’è solo da imparare dai socialisti americani (altro che fare i gradassi!)

di MASSIMO AMADORI –
Un tempo pensavo che fosse sbagliata la tattica di entrismo dei socialisti democratici statunitensi dentro il Partito Democratico. Oggi mi sono ricreduto, perché i fatti parlano chiaro. L’entrismo ha portato benefici enormi ai DSA e in generale al movimento socialista statunitense, permettendo l’elezione di decine di socialisti, nei consigli comunali e al congresso.
Grazie a questa tattica oggi parlare di socialismo negli States non è più un tabù ed anzi gli ideali socialisti sono sostenuti da decine di milioni di persone appartenenti alla classe lavoratrice, in particolare i giovani.
Concetti come tassazione delle grandi ricchezze, salario minimo, trasporto pubblico gratuito, asili nido comunali gratuiti e sanità pubblica e gratuita per tutti sono diventati comuni nella politica statunitense.
I socialisti democratici hanno ottenuto buoni risultati parlando di cose concrete e radicandosi nei quartieri popolari, fra i giovani e i lavoratori.
L’entrismo nel PD statunitense è stato fondamentale. Lo so che è un partito capitalista al pari di quello repubblicano. Ma a differenza del PD in Italia è un partito che permette anche ai candidati che sono contro l’establishment di candidarsi. I DSA utilizzano il PD come un mezzo per portare avanti le proprie rivendicazioni socialiste, scontrandosi inevitabilmente con l’establishment capitalistico di quel partito. Spesso e volentieri i candidati socialisti si scontrano non solo con i candidati trumpiani ma anche con quelli dell’establishment democratico.
Certo avere solo due partiti non è il massimo della democrazia e in prospettiva è necessario costruire un movimento socialista democratico di massa indipendente sia dai repubblicani sia dai democratici. Ma attualmente l’entrismo nel PD statunitense è necessario. Alle prossime elezioni forse sarà concretamente possibile candidare un socialista alla Casa Bianca. Potrebbe essere Alexandra Ocasio-Cortez a sfidare Trump. E se vincesse sarebbe la prima socialista alla Casa Bianca.
Fra l’altro i socialisti democratici statunitensi non sono socialdemocratici moderati ma socialisti democratici radicali. I DSA infatti non propongono una riforma del sistema capitalistico ma un suo superamento, fino all’autogestione dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori. Propongono un socialismo libertario e autogestionario, alternativo tanto al comunismo autoritario di matrice marxista-leninista quanto alla socialdemocrazia riformista. Forse è per questo che non sono capiti dalla sinistra italiana, divisa fra un centrosinistra completamente asservito al capitalismo e un’estrema sinistra ideologica e settaria, nostalgica della guerra fredda e del comunismo totalitario. Penso che la sinistra italiana avrebbe solo da imparare dai socialisti democratici statunitensi.

Restare umani (dentro la tempesta)

di DAFNE GALIARDI –
Ieri ho passato una giornata con mio nipote e i suoi amici, tra maschere, risate e pizza. E mentre li guardavo, con occhi curiosi e ammaliati dalla loro bellezza, ho sentito più forte che mai questo pensiero.

Stiamo vivendo in un mondo che si sgretola, giorno dopo giorno.

Lo sentiamo tutti, no? Basta guardarsi intorno, la politica, l’economia e il tessuto sociale su cui abbiamo contato per tanto tempo hanno perso le fondamenta. Viviamo dentro un sistema malato, logorato da logiche di denaro e di spettacolo che divorano tempo, relazioni, noi stessi. Un sistema governato dall’entropia.

Il caos non è più qualcosa che succede “lontano”. È il nostro respiro quotidiano. Un rumore di fondo che ci pesa addosso, che ci lascia tutti così stanchi, così delusi.

A volte guardando tutto questo, ho la sensazione che ci vorrà una generazione intera – almeno vent’anni, una traversata nel deserto – prima che ritroviamo un equilibrio, prima che le persone tornino a contare, la giustizia e il senso del limite.

Ma una cosa l’ho capita bene, indietro non si torna. Questo passaggio non lo possiamo evitare, non ci sono scorciatoie. La tempesta la dobbiamo attraversare, tutta intera. E lo so, fa paura, è doloroso, soprattutto per chi ancora i valori ce li ha, chi sa ancora amare e non vuole smettere.

Ma non possiamo stare semplicemente ad aspettare, né tanto meno ad aspettare che passi e basta.

Perché quando fuori tutto crolla, quando le istituzioni perdono di vista l’umano, non basta più gridare che qualcosa non va. Serve qualcos’altro, qualcosa che va nella direzione opposta: un ritorno all’essenziale, una ricerca che parte da dentro.

Dobbiamo trovare, o forse inventarci, la nostra maniera di custodire uno spazio interiore inviolabile. Non parlo di dogmi o religioni, ma di una spiritualità laica e resistente, che ci ancori, che ci impedisca di farci risucchiare dal cinismo e dalla rabbia sterile del nostro tempo.

Se fuori c’è il terremoto, dentro dobbiamo imparare ad essere roccia.

Solo così questo tempo che sembra solo buio, questo passaggio difficile che non possiamo evitare, potrà diventare anche la nostra occasione per ricominciare a fiorire.

Non ho le soluzioni, navigo sulla stessa vostra barca. La lucidità ci dà il coraggio di crederci ancora.

Se senti il freddo di questo tempo, tendi una mano. Facciamo in modo che questo abbraccio arrivi ovunque, a chiunque stia lottando in silenzio.

Insieme fa meno paura.
#Spiritualità #Resistenza #Caos #Insieme #Umano

Poliziotti solidali con le giuste proteste di studenti e lavoratori, contro il governo

Ieri in piazza eravamo centinaia di migliaia in tutta Italia: studenti, lavoratori e pensionati. C’eravamo tutti, per protestare contro il governo della guerra e del carovita. Eravamo arrabbiati, ma pacifici. Per fortuna nella maggioranza dei cortei non ci sono stati scontri e violenze, né da parte dei manifestanti né da parte della polizia. In alcuni casi le forze dell’ordine hanno abbassato gli scudi e si sono tolte i caschi, in segno di solidarietà nei nostri confronti. In particolare i finanzieri, che per mestiere conoscono bene le schifezze che fanno i politici e i potenti. Per fortuna non tutti i poliziotti sono servi dei governi e alcuni si ricordano di aver giurato sulla Costituzione democratica e antifascista.
I poliziotti non sono i nostri nemici, il nostro nemico è il governo Meloni. i nostri nemici sono gli oligarchi miliardari che si arricchiscono a spese di tutti i lavoratori, grazie alla guerra, allo sfruttamento e alla speculazione sui prezzi. Nelle forze dell’ordine purtroppo ci sono tanti fascisti pronti a eseguire gli ordini criminali del governo e a reprimere con la violenza studenti e lavoratori che protestano pacificamente. Ma ci sono anche tanti poliziotti democratici che disobbediscono agli ordini del governo, per fedeltà alla Costituzione e perché capiscono e rispettano le ragioni dei ragazzi che manifestano. E quella parte della forze dell’ordine fedele alla democrazia noi la rispettiamo. Probabilmente sono una minoranza fra i celerini ma li ringraziamo, perché anche loro sono lavoratori e se disobbediscono al governo rischiano pure il posto. Ma del resto in una situazione rivoluzionaria è fondamentale che una parte della polizia solidarizzi con i manifestanti. Sarebbe bellissimo se in tutta Italia tutte le forze dell’ordine manifestassero assieme a studenti e lavoratori. A cominciare dai finanzieri, che sanno bene che i veri criminali non sono i ragazzi che manifestano pacificamente ma i politici in giacca e cravatta che con la bava alla bocca ordinano alla polizia di massacrare gli studenti; e poi magari evadono il fisco. Assieme ai loro amici oligarchi che eludono il fisco portando i loro miliardi nei paradisi fiscali. Mentre i lavoratori fanno fatica ad arrivare a fine mese, rispettano la legge e pagano le tasse fino all’ultimo euro.

Ma un israeliano su 4 non sta con Netanyahu

Purtroppo la maggioranza (relativa) degli israeliani sta dalla parte di Netanyahu ed è quindi oggettivamente complice del genocidio di Gaza e delle violenze dei coloni in Cisgiordania. Hanno subìto un lavaggio del cervello sin da bambini e odiano il popolo palestinese. Esiste tuttavia una minoranza di cittadini israeliani che sta dalla parte del popolo palestinese massacrato. I partiti arabi hanno infatti preso circa il 25 per cento dei voti. In realtà questi partiti non sono composti solo da arabi ma anche da ebrei israeliani. Sono partiti che rappresentano circa 1/4 della popolazione israeliana, milioni di arabi e di ebrei. Sono partiti progressisti e di sinistra, con una forte impronta socialista democratica. Fra questi partiti ci sono anche il Partito comunista israeliano e altri partiti della sinistra radicale israeliana. Si oppongono al genocidio di Gaza e all’occupazione dei coloni in Cisgiordania e sono gli unici partiti in Israele a essere favorevoli alla creazione di uno Stato palestinese. Il fatto che siano stati votati dal 25 per cento dei cittadini israeliani dimostra che una cospicua minoranza di quel popolo è contro il genocidio. Non dobbiamo abbandonarli, perché sono l’unica speranza di pace e dimostrano che una convivenza fra arabi ed ebrei e fra israeliani e palestinesi sarebbe possibile. Il fatto che la sinistra socialista e radicale israeliana unisca arabi ed ebrei lo dimostra. Noi stiamo dalla loro parte e dalla parte dei disertori israeliani, dei ragazzi che in Israele rifiutano il servizio militare per non partecipare al genocidio. Sono una minoranza, ma del resto inizialmente erano in minoranza anche gli italiani che si opponevano al fascismo e i tedeschi che si opponevano al nazismo. Poi sono diventati la maggioranza. Il problema sono gli Stati e i governi, non i popoli. I ribelli ci sono dappertutto, anche in Israele.

Le opinioni sono LIBERE, tranne quelle fasciste (vietate dalla Costituzione)

di MASSIMO AMADORI –
Non condividiamo le posizioni estremiste di Youssef Siher su Hamas e sugli atti di vandalismo a Milano. Per noi Hamas è un’organizzazione terroristica e il 7 ottobre è stato un orrendo pogrom antisemita, che non può avere nessuna giustificazione. Inoltre spaccare vetrine durante un corteo è controproducente e le manifestazioni devono essere pacifiche. Tuttavia la libertà di espressione è sacra e anche chi ha idee estremiste ha diritto di esprimerle. Se arrestano un ragazzo per aver inneggiato ad Hamas dovrebbero arrestare anche coloro che inneggiano a Netanyahu, a cominciare da diversi esponenti del governo e della destra. Perché per la corte penale internazionale sia i leader di Hamas sia Netanyahu sono criminali di guerra ricercati per crimini contro l’umanità.
Proprio oggi una commissione indipendente delle nazioni unite ha confermato che a Gaza il governo israeliano sta commettendo un genocidio e che in Cisgiordania vengono commessi crimini contro l’umanità. Quindi se inneggiare ad Hamas è penalmente rilevante anche inneggiare al governo israeliano dovrebbe esserlo.
Tuttavia l’articolo 21 della costituzione garantisce la libertà di espressione. In Italia è vietato solo fare apologia di fascismo e istigazione all’odio razziale. Giustamente, perché il fascismo è un crimine e non un’opinione. Eppure neofascisti e neonazisti vengono lasciati liberi di manifestare e di fomentare odio e violenza razziale, mentre se sei un ragazzo di origini marocchine, sei islamico e hai idee estremiste vieni arrestato e addirittura accusato di terrorismo.
Sui social si leggono in continuazione commenti di estremisti di destra che inneggiano al fascismo e allo sterminio razziale, violando la legge. Eppure i neofascisti che fomentano odio e violenza razziale non vengono arrestati e processati per terrorismo. Due pesi e due misure, come sempre. La legge non è uguale per tutti.

Impedire di manifestare è contro la Costituzione!

Ai tg di regime vi fanno vedere solo i video della guerriglia urbana. Ciò che non vi diranno mai è che a Bologna la polizia ha caricato e usato gli idranti contro un corteo pacifico di studenti, molti dei quali erano minorenni. Non avevano spaccato vetrine e non avevano fatto casino. Gli scontri sono iniziati solo dopo che la celere ha aggredito il corteo senza motivo, impedendo ai ragazzi di manifestare pacificamente e di esercitare un loro diritto costituzionale e democratico. I video mostrano chiaramente che sono stati i celerini ad aggredire i ragazzi, per sciogliere il corteo.
Ormai siamo in dittatura e manifestare non è più un diritto garantito. I media vi mostrano una realtà distorta, dando ai ragazzi le responsabilità degli scontri e delle violenze. Non vi fanno vedere le immagini di ragazzini minorenni o poco più che maggiorenni seduti per terra in segno di resa e aggrediti con gli idranti dalla polizia. Non vi fanno vedere le immagini del ragazzo pestato da 4-5 celerini mentre aveva le convulsioni e implorava aiuto. Vi fanno vedere solo la risposta degli studenti a queste violenze. Come fecero nel G8 di Genova. Lo fanno sempre. È il governo che cerca gli scontri con gli studenti, per alimentare la tensione e poter poi giustificare la repressione contro il movimento. Ma sempre meno persone credono alla propaganda del governo e sempre più persone sostengono le lotte di questi ragazzi, che sono l’unica speranza per un futuro migliore. Impedire loro di manifestare è violenza, usare il manganello e gli idranti contro studenti pacifici è violenza, portare in questura e in galera ragazzi che lottano contro la guerra e il riarmo è violenza. Violenza contro dei minorenni, in molti casi.

Non risparmiano nemmeno i bambini…

di MASSIMO AMADORI –
Abbiamo raggiunto un punto di non ritorno, dando in pasto a vecchi reazionari frustrati le foto e i video di un bambino di 11 anni che ha partecipato ai disordini di Milano. Si tratta di un bambino figlio di immigrati e con un forte disagio psicologico. Sui social i fascisti gli augurano la morte, la deportazione e ogni sorta di cattiveria. A un bambino di 11 anni con problemi psichici. Migliaia di trogloditi e di vecchi violenti che sfogano le proprie frustrazioni contro un bimbo di 11 anni. La responsabilità è della politica ma anche dei media. Perché pubblicare foto e video di un bambino per darle in pasto agli haters è violenza. I responsabili di questa violenza andrebbero arrestati. Ci rendiamo conto di quale livello di barbarie abbiamo raggiunto?
Nessuno dice che quel bambino abbia fatto bene a spaccare una vetrina e a partecipare ai saccheggi. Ma chiedere il carcere o addirittura la pena di morte per un bambino di 11 anni è da psicopatici. Viviamo in una società di psicopatici e violenti, governata da psicopatici e violenti. Vannacci vorrebbe rastrellare casa per casa i ragazzini e i bambini, Salvini e Giorgia Meloni vorrebbero riempire le carceri di ragazzini e di bambini. Conoscono solo il linguaggio della violenza e della repressione, dal momento che non sono in grado di affrontare le cause economiche e sociali delle rivolte. Fomentano un odio smisurato e criminale persino contro dei bambini. Il loro razzismo non si ferma nemmeno davanti a un bambino con disagi psichici. Sono dei nazisti, dei nazisti psicopatici. Un adulto che inneggia al massacro, alla deportazione o anche solo al carcere per un bambino di 11 anni è un milione di volte più violento di un cretinetto che spacca una vetrina. I fascisti sì che dovrebbero essere rinchiusi!

«Lunga vita, 17 ottobre!»

di PATRICK DELLA MEA –

Sono felice di avere avuto torto. Fino all’ultimo credevo che le proteste del 17 ottobre non avrebbero portato a niente, ma avevo sottostimato il potere della solidarietà. Con l’escalation delle proteste in Francia, Albania e Spagna, con la risposta violenta da parte degli Stati e con l’aggravarsi della situazione del Sud Italia, le proteste del 17 non si sono fermate a chiedere un aiuto al governo. Chi si trovava in piazza il 17 ha chiesto la fine di un sistema che sa solo rubare ai poveri per dare ai ricchi e ai guerrafondai. Un sistema che si è stufato di usare la violenza in maniera lenta, sistematica e silenziosa ed è passato alla violenza bruta usata alla luce del sole.

Il 17 si è chiesta a gran voce la fine del capitalismo!

La Spagna è colorata dalle bandiere repubblicane e dalle bandiere rosso nere anarchiche, Parigi suona l’Internazionale e richiama il ritorno alla Comune, in Albania le strade domandano un nuovo mondo. E l’Italia? Cosa fa l’Italia? L’Italia si sveglia.

Quest’anno la festa dei morti e quella di tutti i santi avranno una nuova valenza: ritornino in vita i nostri morti! Festeggiamo Malatesta, Gramsci, Costa e chiunque se ne sia andato sperando nel socialismo! Lasciate che i loro spiriti infestino le strade, le piazze e le aziende! Festeggiamo questi nuovi santi! Santi laici, santi della lotta!

Lunga vita al 17 Ottobre!
Viva l’anarchia! Viva il comunismo! Viva il socialismo!