di LAVINIA MARCHETTI –
Quando la destra chiama «zecca» una persona di sinistra, mi viene spontaneo chiedergli se abbia mai osservato una zecca. L’animale sceglie un ospite, incide l’epidermide e vi introduce un apparato boccale fatto per restare ancorato, concretizza la metafora del “restare aggrappato con i denti”. Alcune specie secernono perfino una sostanza che consolida l’adesione e una saliva dalle proprietà anestetiche, così il prelievo può proseguire senza essere avvertito. Il pasto dura a lungo e, una volta saziata, la zecca si lascia cadere. Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) descrive in questi termini il pasto ematico. Zoologia elementare, ed è già sufficiente a mostrare quanto l’insulto abbia sbagliato destinatario. Mai vista una zecca sudare.
Le metafore biologiche, in politica, hanno sempre qualcosa di proiettivo, parti di sé proiettate sul fantomatico nemico, per deriderlo e disumanizzarlo. Ad esempio il fascismo classificò interi popoli come “infestanti” e quindi gli stermini, ad esempio quelli coloniali in Etiopia o la deportazione degli ebrei sembrò una sorta di igiene pubblica. Una zecca reale è estranea alla colpa, segue soltanto il proprio ciclo vitale. Al contrario il capitalismo, è una relazione storica prodotta da decisioni umane e protetta dalle leggi. Fermiamoci un attimo al concetto di “prelievo”. Chi preleva da chi? Il capitale non è un soggetto neutro, al contrario si configura come un rapporto sociale presentandosi come “cosa”. La zecca è il capitale che preleva plusvalore dal lavoro vivo, cioè sottrae tempo di vita oggettivato nella produzione e lo trasforma in profitto privato. In questa dinamica, che ho semplificato per motivi di spazio, il lavoratore anticipa letteralmente se stesso, offrendo la propria forza-lavoro come unica merce disponibile, e il capitale ne estrae valore come un sistema di estrazione, una miniera. La metafora sanguigna con la zecca a soggettivare e disumanizzare è quanto mai azzeccata, infatti il capitale si comporta come un dispositivo che succhia lavoro, lo incorpora in merce e lo restituisce al mercato come valore accresciuto, rivendendolo poi allo stesso lavoratore sotto forma di salario insufficiente a coprire ciò che è stato sottratto. È un doppio movimento di prelievo, una circolazione chiusa in cui ciò che viene estratto ritorna come condizione di sopravvivenza, con un’evidente asimmetria strutturale che la tradizione marxista definisce sfruttamento. Come funziona? Il sangue sociale viene prelevato nel processo produttivo e poi riacquistato dal lavoratore stesso come mezzo per continuare a vivere, in una ripetizione a ciclo continuo seguendo la logica interna del sistema, esattamente come la zecca, anche il capitalismo è concepito per prosciugare e prosperare. Continua a leggere
