In tutta la Germania i neonazisti dell’AFD stanno crescendo. A Berlino però hanno vinto le elezioni comunali i socialisti democratici della Linke, sconfiggendo sia i partiti centristi (CDU e SPD) sia l’estrema destra (AFD). La sinistra radicale ha vinto con un programma che prevede l’esproprio e la nazionalizzazione dei grandi fondi immobiliari, per dare a tutti una casa a prezzi calmierati. Prevede inoltre un tetto massimo al prezzo degli affitti, trasporto pubblico gratuito e massicci investimenti nel welfare, senza fare assurde distinzioni fra tedeschi e migranti. La Linke ha insomma vinto grazie a un programma sociale e socialista, battendo l’ AFD di oltre 10 punti. È la dimostrazione che la sinistra quando fa il suo mestiere può vincere e mandare a casa i neofascisti e i neonazisti. È la dimostrazione che quando la sinistra si occupa di temi sociali e della classe lavoratrice ha successo.
L’estrema destra fomenta razzismo e guerra fra poveri a vantaggio del capitalismo e dell’oligarchia. La sinistra può sconfiggerla solo se è in grado di unire i lavoratori migranti e i lavoratori europei contro l’oligarchia al potere e contro il capitalismo sfruttatore e guerrafondaio, sulla base di un programma sociale in difesa di tutta la classe lavoratrice. La sinistra può vincere solo se difende sia i diritti sociali sia quelli civili, senza fare assurde contrapposizioni come fanno i rosso-bruni del BSW.
Questa è la lezione di Berlino ma anche degli Stati Uniti, dove i socialisti democratici dei DSA stanno crescendo sulla base di un programma radicale e anticapitalista, che parla di temi sociali e che si occupa concretamente della vita delle persone. Possiamo farlo anche in Italia. La sinistra vince quando è radicale e anticapitalista, non quando è spostata al centro.
In generale le elezioni tedesche dimostrano che le forze moderate e centriste stanno scomparendo, non piacciono più a nessuno. I socialdemocratici della SPD e i conservatori della CDU pagano per il loro sostegno alla guerra, al riarmo e al neoliberismo. L’estremo centro è troppo compromesso con le politiche di guerra e di austerità che hanno impoverito milioni di persone, colpendo la classe lavoratrice e la classe media. Ormai la sfida è fra una sinistra radicale e socialista e un’estrema destra neofascista e neonazista. Berlino, New York e tante altre città ci dimostrano che la vittoria dell’estrema destra non è inevitabile. La sinistra può sconfiggere queste forze estremiste solo se torna a parlare di socialismo e di diritti sociali, in maniera concreta. È la lezione che dovremmo imparare anche in Italia. Purtroppo con il campo largo rischiamo di ritrovarci la destra al potere per altri decenni. Socialismo o barbarie!
Ricordando il compagno Lombardi
di MASSIMO AMADORI –
Il 18 settembre del 1984 moriva a Roma il compagno Riccardo Lombardi, storico dirigente della sinistra socialista. Partigiano, antifascista e militante del Pd’A nel secondo dopoguerra aderì al PSI di Basso, Nenni e Pertini. Formatosi alla scuola di GL il suo pensiero fu influenzato da Carlo Rosselli e dai teorici del socialismo liberale e libertario. Portò la sua formazione azionista e libertaria anche dentro il PSI. Fu un socialista autonomista, convinto che il PSI dovesse essere indipendente tanto dal PCI quanto dalla DC. Soprattutto rifiutò la logica dei blocchi, mantenendo la neutralità durante la guerra fredda. Lombardi era infatti critico tanto della NATO e degli Stati Uniti quanto dell’URSS e del Patto di Varsavia. Pensava che l’Europa dovesse essere indipendente da entrambe le superpotenze.
Il suo europeismo socialista era quindi radicalmente diverso rispetto a quello dell’attuale UE, serva degli Stati Uniti e di Trump. Lombardi fu un avversario sia del capitalismo e del liberismo sia del comunismo totalitario e dello stalinismo. Considerava l’Unione Sovietica e le altre dittature “comuniste” regimi oppressivi e burocratici basati sul capitalismo di Stato. Era antistalinista ma non fu mai anticomunista, perché riteneva fondamentale l’alleanza con i comunisti. Si definiva a-comunista e fu sempre un sostenitore dell’unità della sinistra e del movimento operaio. Fu anche critico della socialdemocrazia moderata e riformista, perché per lui il capitalismo non poteva essere addomesticato e riformato, ma andava superato per via democratica.
Il riformismo di Riccardo Lombardi era quindi un “riformismo rivoluzionario” che puntava al superamento del capitalismo e dello Stato borghese. Fu influenzato dal socialismo autogestionario del socialista francese Gilles Martinet, un socialismo democratico e libertario basato sull’autogoverno, sull’autogestione e sul decentramento del potere statale. Lombardi criticò sempre lo statalismo leninista e stalinista. Per lui socialismo non era sinonimo di statalismo ma di autogestione. Rifiutava tanto il dominio dello Stato quanto quello del mercato. A differenza degli anarchici però sosteneva che lo Stato non andasse completamente abolito ma trasformato, democratizzato e decentrato.
Il marxismo di Lombardi è un marxismo libertario e democratico, attuale ancora oggi. Rimase nel PSI fino alla fine, anche se nell’ultimo periodo fece una battaglia contro Craxi, che a suo avviso stava snaturando il PSI. Quella contro il craxismo fu la sua ultima lotta e i fatti successivi dimostrano che aveva ragione a diffidare di Craxi e dei suoi seguaci. La sinistra italiana avrebbe tanto da imparare da Riccardo Lombardi.
Partigiani e disertori
di MASSIMO AMADORI –
Facciamo chiarezza. La Resistenza partigiana fu certamente una lotta armata, ma non c’entra un tubo con le attuali guerre imperialiste. La Resistenza fu in primo luogo una guerra civile contro il fascismo. I partigiani che presero le armi combattevano in primis contro il regime fascista, e ovviamente contro i nazisti che lo sostenevano e avevano occupato l’Italia. Molti partigiani erano disertori, che si erano rifiutati di combattere per Hitler e Mussolini. L’alternativa alla lotta armata contro il nazifascismo era l’arruolamento nella Repubblica di Salò. In pratica i partigiani erano disertori che sparavano contro gli ufficiali e i fascisti che volevano mandarli a morire in guerra. Quindi non c’è nessuna contraddizione ad esaltare al tempo stesso i disertori e i partigiani, che peraltro erano volontari e non facevano parte di un esercito regolare. Nessuno quindi li costringeva a combattere.
Strumentalizzare la Resistenza contro il nazifascismo per sostenere le attuali guerre fra nazioni è quindi un’operazione di falsificazione della storia e una mancanza di rispetto nei confronti dei partigiani combattenti.
Se il popolo russo per fermare la guerra di aggressione contro l’Ucraina facesse una rivoluzione armata e una guerra civile contro Putin, sarei il primo a sostenere la lotta armata contro il regime russo. Se il popolo israeliano per fermare il genocidio di Gaza facesse fuori Netanyahu e i suoi ministri fascisti ne sarei felice. Inoltre ritengo legittima sia la resistenza ucraina sia quella palestinese, senza per questo fare assurdi paragoni con la Resistenza contro il nazifascismo. Ma non penso che inviare armi a oltranza a Zelensky sia la soluzione e soprattutto il riarmo europeo lo rifiuto totalmente, perché ci avvicina a una guerra mondiale e sottrae risorse al welfare. La guerra è un affare per i potenti e una tragedia per i popoli, per i civili e per la classe lavoratrice, costretta al massacro per i profitti di oligarchi e capitalisti.
Noi giovani non siamo disposti a morire e a uccidere per gli interessi di miliardari e politici. Se ci manderete in guerra non solo organizzeremo la diserzione ma anche la Resistenza contro il governo che ci manderà in guerra. Come fecero appunto i partigiani. Perché il nemico è in casa nostra, sono i politici e i capitalisti che ci mandano al macello per i loro profitti. “Organizziamo la diserzione” è la cosa più di sinistra che io abbia mai sentito dire a un esponente del PD. È una posizione coerente con il socialismo internazionalista e antimilitarista. Viva i disertori!
Anche gli israeliani si ribellano a Netanyahu
Sono tanti gli israeliani che si oppongono al genocidio di Gaza e al governo fascista di Netanyahu, a cominciare dai registi del film “Naza”, che denuncia il genocidio in corso e il ruolo dell’IDF. Si tratta di due registi ebrei e israeliani, non stiamo parlando di islamisti sostenitori dei terroristi di Hamas. Gli antifascisti di tutto il mondo non possono che solidarizzare con gli ebrei israeliani che scelgono di stare dalla parte giusta della storia. Il governo israeliano ha dichiarato che intende perseguire questi registi israeliani, “rei” di aver denunciato un genocidio. Hanno minacciato di togliere loro la cittadinanza israeliana. Perché si sa, Israele è “una grande democrazia, l’unica democrazia del Medio Oriente”… Una “democrazia” che perseguita non solo i palestinesi ma anche gli ebrei e gli israeliani che si oppongono al genocidio.
Per fortuna Israele non è solo il suo governo, il suo esercito e i suoi apparati statali. Migliaia di israeliani stanno esprimendo solidarietà ai registi di “Naza”, fra cui oltre 1000 registi israeliani, intellettuali e artisti ebrei. La nostra speranza è che diventino sempre di più gli israeliani ad opporsi al governo di Netanyahu, ai suoi ministri fascisti, all’IDF, al genocidio di Gaza e ai massacri in Cisgiordania.
Tanto di cappello ai registi israeliani.
Dai fascisti crimini, non opinioni
di MASSIMO AMADORI –
Roberto Vannacci vorrebbe impedire a Gino Cecchettin e alla sua Fondazione di parlare nelle scuole, perché “criminalizza i maschi”. In pratica per i vannacciani parlare di femminicidio e violenza di genere nelle scuole significa criminalizzare gli uomini. A parole non riesco a esprimere tutto lo schifo che provo nei confronti di Vannacci e dei neofascisti. Arrivano persino ad attaccare un uomo come Gino Cecchettin, la cui figlia è stata barbaramente assassinata dal suo ex fidanzato. Invece di chiudersi in se stesso Gino ha deciso di andare nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi sul tema della violenza maschile contro le donne.
Come docente ho avuto la fortuna di portare le mie classi a una di queste iniziative contro la violenza di genere, all’Università di Bologna. Non ho sentito da Gino Cecchettin una solo parola di odio contro i maschi, ma solo discorsi sull’importanza del rispetto delle donne e sul rifiuto della violenza. Evidentemente i neofascisti di Vannacci pensano che la violenza contro le donne sia giusta. Del resto nel programma di FN si nega proprio l’esistenza del femminicidio e si rivendica il patriarcato. Per i neofascisti le donne sono oggetti da dominare. Per i neofascisti l’uomo ha il diritto persino di assassinare la propria moglie o compagna. Per questo Vannacci vorrebbe che a scuola non parlassimo di violenza di genere. Ma alla facciaccia sua noi continueremo a farlo e continueremo a invitare Gino Cecchettin.
Non chiedetemi di rispettare le idee dei neofascisti. Non posso farlo, né come uomo né tantomeno come docente. Sarebbe come chiedermi di rispettare la violenza o di rispettare i talebani. Vannacci mi fa schifo e mi fanno schifo anche i suoi elettori. L’ignoranza non li giustifica e nemmeno il disagio sociale. Essere di destra è legittimo, giustificare e avallare stupri e femminicidi no. È un crimine e non un’opinione. Vannacci andrebbe internato. Il fascismo è una montagna di merda!
Cent’anni dopo la storia si ripete?
di MASSIMO AMADORI –
A Venezia degli squadristi neofascisti hanno aggredito alcuni ragazzi di AVS. Diversi compagni sono finiti in ospedale. Tutto per una maglietta antifascista. Lo squadrismo fascista purtroppo è stato normalizzato, anche grazie al governo Meloni e a politici come Vannacci. Neofascisti e neonazisti parlano di “sicurezza” ma sono i primi a portare delinquenza, violenza e illegalità nelle nostre città. Questa feccia va in giro nei quartieri popolari a fomentare odio e violenza razziale. Riprendono tossici, drogati e persone disagiate per esporle all’odio dei social, strumentalizzando il malessere delle periferie per fomentare una guerra fra poveri. Se la prendono sempre e soltanto con i più deboli e con gli ultimi della società, non certo con il sistema che produce povertà e degrado. Poi non contenti aggrediscono immigrati, musulmani e gli antifascisti. Le “zecche rosse”, come dicono sti criminali con il loro lessico neonazista.
La cosa peggiore è leggere i commenti sui social dei decerebrati di estrema destra, che giustificano lo squadrismo e la violenza contro i “rossi”. Senza conseguenze legali, perché ai nazifascisti tutto è concesso. Sono sempre scortati dalla polizia. Leggendo i commenti di odio e violenza dei sostenitori di Vannacci mi rendo conto che il problema sono anche i suoi elettori, che spesso e volentieri sono più fascisti e più razzisti di lui. Gente che sui social inneggia alla violenza squadrista contro immigrati e “zecche rosse”.
In Italia viviamo un clima simile a quello che il secolo scorso portò al regime fascista, con squadristi protetti e tollerati dal governo e dallo Stato e con una continua propaganda di odio e violenza contro la sinistra. La democrazia sta vivendo un pericolo mortale. Sono sempre più convinto che l’amnistia del ’46 fu un errore gravissimo di De Gasperi e di Togliatti. Fino a quando non ci libereremo dei nazifascisti, l’Italia non potrà definirsi un Paese civile e democratico. Come diceva Sandro Pertini il fascismo non è un’opinione ma un crimine.
Antisemiti filoisraeliani…
L’ antisemitismo è l’odio contro gli ebrei, da condannare sempre e comunque. La legge italiana già lo sanziona insieme a tutte le forme di razzismo. Non si vede quindi tutta questa necessità di una nuova legge contro l’antisemitismo. Tanto più che il ddl in questione, voluto dalla destra e da parte del PD, associa l’antisemitismo alla critica alle politiche dello Stato di Israele.
In base a questa legge persino gli ebrei che in tutto il mondo denunciano il genocidio di Gaza rischierebbero di essere condannati come “antisemiti“. Il DDL Del Rio-Gasparri non è una legge contro l’antisemitismo ma una norma liberticida che punisce il dissenso. Nello specifico punisce la solidarietà nei confronti del popolo palestinese massacrato. Dire che le politiche razziste di Netanyahu assomigliano terribilmente alle politiche razziste di Hitler potrebbe diventare un reato penale. Eppure già negli anni 40 intellettuali ebrei come Hannah Arendt e Albert Einstein definivano “nazisti e fascisti” i politici dell’estrema destra sionista, cioè gli antenati di Netanyahu. Oggi persino Hannah Arendt e Albert Einstein rischierebbero di essere accusati di antisemitismo.
Peccato però che i neonazisti e i neofascisti oggi stiano dalla parte del governo israeliano, a cominciare dall’AFD. I peggiori antisemiti oggi sono schierati dalla parte di Israele. L’antisemitismo è senza dubbio un problema reale e va contrastato, non certo però criminalizzando la solidarietà con il popolo palestinese. Aggiungo che oggi la forma di razzismo più presente in Europa è l’islamofobia. L’estrema destra riversa la sua propaganda di odio razziale soprattutto contro i musulmani, che per i neonazisti rappresentano ciò che gli ebrei rappresentavano per i nazisti. Perché quindi non fare leggi specifiche per contrastare il razzismo contro arabi e musulmani? Antisemitismo e islamofobia sono facce di una stessa medaglia e andrebbero condannati allo stesso modo.
Diritti sociali E diritti civili (il “pane” e le “rose”)!
di MASSIMO AMADORI –
Il putinismo è un’ideologia che unisce l’estrema destra e alcuni settori dell’estrema sinistra (soprattutto gli stalinisti e i rosso-bruni). Può sembrare strano ma in realtà è coerente con queste ideologie totalitarie. Tanto gli stalinisti quanto i neofascisti e i neonazisti sono per uno Stato forte e autoritario, che controlli la vita delle persone (totalitarismo). Putin per loro rappresenta il modello ideale di regime autoritario, dato che evidentemente i totalitarismi del 900 non potranno mai tornare nelle stesse forme. Ecco perché tanto i neonazisti dell’AFD quanto i neostalinisti del BSW sostengono Putin.
Del resto fra il totalitarismo stalinista e quello nazifascista sono più le analogie che le differenze. Ovviamente alcune differenze ci sono: lo Stato forte di Hitler era interamente al servizio del grande capitale e dell’oligarchia, mentre lo Stato forte di Stalin non ammetteva il capitalismo privato. Ma in fin dei conti anche la burocrazia sovietica era una classe sociale privilegiata. Non a caso il compagno Riccardo Lombardi definiva l’URSS un regime a capitalismo di Stato. Ma comunque sul piano economico i rosso-bruni del BSW sono di sinistra mentre i neonazisti dell’AFD di destra. Sarah Wagenknech (BSW) prevede politiche sociali per la classe lavoratrice e un welfare capillare, su modello della DDR. I neonazisti invece sono ultra-liberisti in economia, non a caso sono sostenuti da grandi capitalisti e oligarchi come Elon Musk.
AFD e BSW non sono la stessa cosa e non è detto che riusciranno a trovare un accordo per governare assieme. Ma sono entrambi partiti putiniani, sovranisti e ostili ai migranti, alla democrazia e ai diritti civili. La differenza è che BSW almeno difende i diritti sociali, mentre i neonazisti sono contro sia i diritti civili sia quelli sociali. Resta il fatto che il socialismo libertario difende tanto i diritti sociali quanto quelli civili, senza mai contrapporli come fanno stalinisti e rosso-bruni.
Antifascismo = anticapitalismo
Detassazione dei profitti dei capitalisti, abolizione della tassa di successione, deregulation economica, difesa delle misure di austerità, tagli al welfare e allo stato sociale, diminuzione del sussidio di disoccupazione, no al salario minimo, no alla patrimoniale sulle grandi ricchezze, limitazione del diritto di sciopero. Questo è il programma economico dei neonazisti dell’AFD. Un programma ultra-liberista, persino più liberista di Monti e Draghi, persino più liberista di Prodi. I neonazisti difendono gli interessi dell’establishment capitalistico e dell’oligarchia. Non a caso sono sostenuti da numerosi oligarchi, a cominciare da Elon Musk. Fomentano razzismo e guerra fra poveri per deviare la rabbia sociale verso il basso, a tutto vantaggio delle classi dominanti.
Il problema è che molte persone ci cascano. La classe operaia della Sassonia ha votato in maggioranza per un partito neonazista che vuole tagliare le tasse ai miliardari e limitare il diritto di sciopero. Del resto, come diceva Marx, senza coscienza di classe la classe operaia non è affatto rivoluzionaria e finisce per sostenere i suoi oppressori.
Neofascisti e neonazisti sono i cani da guardia del sistema capitalistico, i peggiori servi del grande capitale. Nemici giurati della classe lavoratrice. Hitler era finanziato e sostenuto dai grandi capitalisti, così come oggi l’AFD. Antifascismo è anticapitalismo!
Figli del capitalismo (e dello stalinismo)
di MASSIMO AMADORI –
La vittoria elettorale dei neonazisti in Sassonia rappresenta al tempo stesso il fallimento del capitalismo e dello stalinismo, cioè del comunismo totalitario. Il fallimento del capitalismo è evidente, specialmente nella sua versione neoliberista. Le politiche neoliberiste della classe dirigente tedesca hanno impoverito la classe lavoratrice e i ceti popolari, tagliato il welfare e creato precarietà e disagio, specialmente fra i giovani. Queste politiche purtroppo sono state condivise anche dalla “sinistra”. In particolare dai socialdemocratici della SPD, completamente asserviti al sistema capitalistico. L’AFD ha trionfato grazie al voto della classe operaia e dei giovani. La classe lavoratrice ha votato per i suoi nemici peggiori, per i nostalgici di Hitler. Questo dovrebbe fare riflettere tutti e specialmente la sinistra. Perché quando la sinistra non fa il suo mestiere è l’estrema destra che ci guadagna.
Gli operai della Sassonia sono stati traditi dalla “sinistra”. A questo dobbiamo aggiungere l’avversione per il riarmo e per le politiche di guerra. Le persone giustamente hanno paura della guerra e sono disposte a votare per chiunque sia contrario all’invio di armi in Ucraina, compresi i putiniani dell’AFD. La classe dirigente centrista e la sinistra socialdemocratica hanno sostenuto il riarmo e le politiche di guerra, attirandosi l’antipatia della gente. L’AFD è stata votata anche per questo: non possiamo pensare che quasi la metà dei tedeschi di Sassonia siano diventati nazisti. Certamente i neonazisti sono sostenuti e finanziati da Trump e da Putin, cioè dalle due principali superpotenze. Questo però non basta a spiegare il loro successo.
Ma la responsabilità non è solo dei liberisti e del capitalismo. I neonazisti hanno vinto in una regione della ex DDR. Spesso e volentieri i neonazisti hanno consensi nei Paesi che hanno vissuto la dittatura “comunista”. Questo dato rappresenta il palese fallimento dello stalinismo e del comunismo autoritario, anche sul piano della lotta antifascista. Inoltre dobbiamo considerare che sono proprio i lavoratori della ex DDR che hanno vissuto maggiormente la crisi economica, le politiche di guerra contro la Russia e tutti i disastri del capitalismo neoliberista.
Detto ciò è evidente che i neonazisti non saranno in grado di risolvere questi problemi. Sul piano economico propongono il taglio delle tasse ai ricchi e ai capitalisti, il taglio del welfare, la diminuzione del sussidio di disoccupazione, ecc. Tutte misure ultra-liberiste. Del resto i neonazisti sono finanziati e sostenuti da numerosi oligarchi e capitalisti, fra cui Elon Musk. Sono parte integrante dell’oligarchia capitalistica, i cani da guardia del capitalismo. Nemici giurati della classe lavoratrice, a cui vorrebbero pure togliere il diritto di sciopero. Il fatto che siano votati proprio dalla classe operaia non è solo colpa dell’ignoranza della gente ma anche e soprattutto di una sinistra che non fa il suo mestiere e di una classe dirigente europea centrista completamente invisa alle masse popolari.
Il capitalismo e lo stalinismo hanno fallito, producendo solo mostri. Ha fallito anche la socialdemocrazia moderata e riformista, nel suo tentativo di umanizzare il capitalismo. Per me l’alternativa a tutto ciò è il socialismo libertario. Se non saremo in grado di costruire in tutta Europa una sinistra socialista degna di questo nome presto l’intero continente sarà in mano ai neofascisti. Per la gioia di Putin e di Trump. Solo una democrazia socialista potrebbe conciliare democrazia, libertà e giustizia sociale, ricacciando i nazifascisti nelle fogne.
Socialismo o barbarie!
