Figli del capitalismo (e dello stalinismo)

di MASSIMO AMADORI –
La vittoria elettorale dei neonazisti in Sassonia rappresenta al tempo stesso il fallimento del capitalismo e dello stalinismo, cioè del comunismo totalitario. Il fallimento del capitalismo è evidente, specialmente nella sua versione neoliberista. Le politiche neoliberiste della classe dirigente tedesca hanno impoverito la classe lavoratrice e i ceti popolari, tagliato il welfare e creato precarietà e disagio, specialmente fra i giovani. Queste politiche purtroppo sono state condivise anche dalla “sinistra”. In particolare dai socialdemocratici della SPD, completamente asserviti al sistema capitalistico. L’AFD ha trionfato grazie al voto della classe operaia e dei giovani. La classe lavoratrice ha votato per i suoi nemici peggiori, per i nostalgici di Hitler. Questo dovrebbe fare riflettere tutti e specialmente la sinistra. Perché quando la sinistra non fa il suo mestiere è l’estrema destra che ci guadagna.
Gli operai della Sassonia sono stati traditi dalla “sinistra”. A questo dobbiamo aggiungere l’avversione per il riarmo e per le politiche di guerra. Le persone giustamente hanno paura della guerra e sono disposte a votare per chiunque sia contrario all’invio di armi in Ucraina, compresi i putiniani dell’AFD. La classe dirigente centrista e la sinistra socialdemocratica hanno sostenuto il riarmo e le politiche di guerra, attirandosi l’antipatia della gente. L’AFD è stata votata anche per questo: non possiamo pensare che quasi la metà dei tedeschi di Sassonia siano diventati nazisti. Certamente i neonazisti sono sostenuti e finanziati da Trump e da Putin, cioè dalle due principali superpotenze. Questo però non basta a spiegare il loro successo.
Ma la responsabilità non è solo dei liberisti e del capitalismo. I neonazisti hanno vinto in una regione della ex DDR. Spesso e volentieri i neonazisti hanno consensi nei Paesi che hanno vissuto la dittatura “comunista”. Questo dato rappresenta il palese fallimento dello stalinismo e del comunismo autoritario, anche sul piano della lotta antifascista. Inoltre dobbiamo considerare che sono proprio i lavoratori della ex DDR che hanno vissuto maggiormente la crisi economica, le politiche di guerra contro la Russia e tutti i disastri del capitalismo neoliberista.
Detto ciò è evidente che i neonazisti non saranno in grado di risolvere questi problemi. Sul piano economico propongono il taglio delle tasse ai ricchi e ai capitalisti, il taglio del welfare, la diminuzione del sussidio di disoccupazione, ecc. Tutte misure ultra-liberiste. Del resto i neonazisti sono finanziati e sostenuti da numerosi oligarchi e capitalisti, fra cui Elon Musk. Sono parte integrante dell’oligarchia capitalistica, i cani da guardia del capitalismo. Nemici giurati della classe lavoratrice, a cui vorrebbero pure togliere il diritto di sciopero. Il fatto che siano votati proprio dalla classe operaia non è solo colpa dell’ignoranza della gente ma anche e soprattutto di una sinistra che non fa il suo mestiere e di una classe dirigente europea centrista completamente invisa alle masse popolari.
Il capitalismo e lo stalinismo hanno fallito, producendo solo mostri. Ha fallito anche la socialdemocrazia moderata e riformista, nel suo tentativo di umanizzare il capitalismo. Per me l’alternativa a tutto ciò è il socialismo libertario. Se non saremo in grado di costruire in tutta Europa una sinistra socialista degna di questo nome presto l’intero continente sarà in mano ai neofascisti. Per la gioia di Putin e di Trump. Solo una democrazia socialista potrebbe conciliare democrazia, libertà e giustizia sociale, ricacciando i nazifascisti nelle fogne.
Socialismo o barbarie!

Altro che essere moderati e centristi: contro il neofascismo non funziona!

di MASSIMO AMADORI
I neonazisti si stanno affermando in Germania. Se non faremo qualcosa presto l’intera Europa sarà governata da partiti di estrema destra, neofascisti e neonazisti. Con Vannacci anche in Italia potrebbe affermarsi un partito neofascista, che farebbe sembrare la destra della Meloni e di Salvini una destra liberale e democratica. Che fare?
Sicuramente disperarsi non serve a nulla e nemmeno gridare in continuazione al pericolo fascista e all’ignoranza delle masse che votano per l’estrema destra. L’affermarsi di neofascisti e neonazisti in Europa è la conseguenza della macelleria sociale prodotta dal sistema capitalistico e in particolare dalle politiche neoliberiste e guerrafondaie della classe dirigente europea. Anche la “sinistra” ha le sue colpe, mi riferisco in particolare alla finta sinistra venduta al capitalismo. Bisogna essere davvero ciechi per non vedere la correlazione fra il riarmo europeo, le politiche di guerra e l’ascesa dell’estrema destra. L’AFD è sicuramente un partito putiniano, come putiniani sono tutti i partiti neofascisti. Ma non sta vincendo le elezioni solo grazie al sostegno russo e ai soldi di Putin. Sta vincendo le elezioni in una Germania devastata dalla crisi economica, dal neoliberismo e dal riarmo.
La storia non si ripete mai allo stesso modo, ma le analogie fra la situazione attuale e quella del 1933 sono evidenti. Che fare quindi? Dal momento che il fascismo è un prodotto della crisi del sistema capitalistico, del neoliberismo e delle politiche di guerra è proprio il capitalismo finanziario e guerrafondaio che dobbiamo colpire. Proseguendo con le politiche di riarmo e di guerra in pochi anni ci ritroveremo i nazifascisti al potere in tutta Europa. Putin gongolerebbe. Senza una sinistra socialista che in tutta Europa rafforzi e difenda lo stato sociale, i diritti dei lavoratori, la sanità pubblica ecc., e che contrasti le politiche di guerra e il riarmo, saremo spacciati.
Mario Monti e la classe dirigente “liberale” e centrista non sono la soluzione ma parte del problema. E nemmeno i campi larghi sono la soluzione. La società borghese non è in grado di risolvere da sola le contraddizioni che sta generando, spetta quindi alla classe lavoratrice e ai socialisti difendere il liberalismo e la democrazia, principi che l’attuale capitalismo oligarchico ha completamente messo da parte.
Dobbiamo difendere la democrazia e ampliarla alla sfera economica e sociale, perché la sola democrazia politica è importante ma non basta.
Solo un’Europa socialista fondata sulla democrazia, la giustizia sociale, il welfare e la pace potrebbe ricacciare i nazifascisti nelle fogne.
Non è il momento di essere moderati e centristi, contro i neofascisti non funziona. Socialismo o barbarie!

Il solo “antifascismo” non basta

di MASSIMO AMADORI
Se Futuro Nazionale fosse sciolto per la violazione della legge Scelba sarei contento, ma non credo che la via giudiziaria sia efficace per contrastare il neofascismo. Con ogni probabilità Vannacci non sarà condannato e storicamente i neofascisti hanno sempre avuto legami con gli apparati dello Stato borghese, in particolare con l’esercito, la polizia e i servizi segreti.
Il neofascismo va contrastato in primis sul piano culturale, sociale e politico. Servirebbe una mobilitazione antifascista di massa. Nel 1960 la classe lavoratrice di Genova impedì un raduno neofascista. In quell’occasione il compagno Sandro Pertini disse che essere antifascisti significa impedire ai neofascisti di manifestare. Oggi non ci sono i rapporti di forza per fare una cosa del genere, poiché il movimento operaio e socialista in Italia è praticamente scomparso. Ma la prospettiva dovrebbe essere una mobilitazione antifascista di massa, magari organizzata dai sindacati.
Non saranno nemmeno i liberisti come Mario Monti a difenderci dal neofascismo. Il fascismo è sempre stato legato agli interessi del grande capitale. Storicamente i fascisti sono sempre stati i cani da guardia del sistema capitalistico. Hitler e Mussolini erano finanziati e sostenuti dai grandi industriali e dalla classe dominante. Nei momenti di crisi economica i neofascisti escono dalle fogne e sfruttano la rabbia della gente per fomentare odio razziale e guerra fra poveri, a tutto vantaggio dell’oligarchia al potere, che può continuare indisturbata a fare profitti a spese della collettività, grazie alla guerra e allo sfruttamento.
Il neofascismo si rivolge in particolare alla piccola borghesia frustrata e alla classe media impoverita, tirando fuori i peggiori istinti di questi ceti sociali. Il mito della razza, della nazione, del maschio italico ecc. servono a fomentare le masse di ignoranti e danno illusioni di potenza alla classe media impoverita e alla piccola-borghesia desiderosa di rivalsa. I neofascisti portano questa rabbia verso il basso, mettendo i poveri contro i poverissimi, gli ultimi contro i penultimi. Sei un piccolo imprenditore schiacciato dalle tasse e rovinato dalla grande industria? I neofascisti ti dicono che il problema non è il grande capitalista che ti ha rovinato, ma l’immigrato, il tossico, il disabile, l’Islam, gli ebrei, l’operaio che sciopera, il movimento LGBTQ, i comunisti, il femminismo, il povero che prende il reddito di cittadinanza, il disoccupato che percepisce la Naspi ecc. Promettono che l’Italia grazie a loro tornerà a essere una grande potenza. È proprio ciò che sta facendo Vannacci ed è il motivo per cui ha molti consensi.
Gli oligarchi dormono sonni tranquilli, perché sanno che il fascismo proteggerà sempre i loro interessi. Proprio per questo antifascismo e anticapitalismo sono strettamente legati, come già diceva Carlo Rosselli quasi cento anni fa. I neofascisti hanno consensi grazie alle politiche neoliberiste, che hanno distrutto lo stato sociale e fatto esplodere le disuguaglianze. Sono i personaggi come Monti, i banchieri, i capitalisti e la classe politica che hanno spianato la strada a Vannacci, con le loro politiche di macelleria sociale. Nessuna lotta antifascista può dunque essere efficace senza mettere in discussione il capitalismo e il neoliberismo. Antifascismo significa anche giustizia sociale. Solo difendendo e ampliando i diritti sociali possiamo contrastare il neofascismo. La difesa della sanità pubblica, l’istruzione, le pensioni, i trasporti, i diritti dei lavoratori, stipendi decenti ecc. dovrebbero essere la priorità per una sinistra degna di questo nome. Limitarsi a gridare che esiste un pericolo fascista non funziona, è necessario ma non è sufficiente. Solo una democrazia socialista potrebbe applicare la costituzione e mettere al bando i nazifascisti.
Socialismo o barbarie!

Carlo Rosselli rivoluzionario e anticapitalista

di MASSIMO AMADORI
Il buon Calenda cita sempre Carlo Rosselli fra i suoi principali punti di riferimento politici. Peccato però che Carlo Rosselli non era un moderato e un centrista ma un socialista rivoluzionario, radicale e anticapitalista. Sosteneva che antifascismo e anticapitalismo fossero strettamente legati. Non credo che il liberista Carlo Calenda sarebbe d’accordo con questa affermazione. Carlo Rosselli non era comunista e tantomeno stalinista. Fu sempre critico del comunismo totalitario e dello stalinismo, ma era altrettanto critico del capitalismo. La propaganda borghese ci vorrebbe fare credere che i socialisti non bolscevichi siano tutti riformisti e moderati, ma non è così. Il modello bolscevico non era né moderato né radicale, era un modello di comunismo che semplicemente faceva a meno della libertà e della democrazia. Il socialismo liberale di Rosselli non era affatto moderato e riformista, puntava invece al superamento del sistema capitalistico, all’autogoverno e all’autogestione. Era un socialismo libertario, federalista, democratico e autogestionario, che puntava a una decentralizzazione del potere. Un socialismo municipale e radicalmente antistatalista.
È evidente che il socialismo libertario di Rosselli non c’entra nulla con lo statalismo comunista e con il totalitarismo sovietico. Ma non c’entra nulla nemmeno con il liberismo di Calenda e neppure con la socialdemocrazia moderata e riformista.
Liberalismo e liberismo non sono affatto sinonimi, così come socialismo e statalismo.
Giù le mani da Carlo Rosselli!

Difendere i simboli storici delle lotte sociali e politiche!

di MASSIMO AMADORI
La falce e martello non è il simbolo del totalitarismo sovietico, è un simbolo di uguaglianza e libertà. Ha rappresentato per anni il movimento operaio di tutto il mondo, la lotta dei lavoratori per i propri diritti e la propria emancipazione. In Italia era utilizzata da chi ha lottato per la democrazia e lo stato sociale, dopo le devastazioni del regime fascista e della guerra. Era il simbolo dell’unione fra operai e contadini e delle loro lotte per salari decenti e per una vita dignitosa. Per anni la falce e il martello è stata il simbolo dei socialisti e dei comunisti italiani, il simbolo di Gramsci e di Pertini. Persino i socialdemocratici di Saragat inizialmente utilizzarono questo simbolo del socialismo.
Certo anche i regimi totalitari comunisti hanno utilizzato la falce e il martello, infangata dai crimini di Stalin, DI Mao e di tutte le dittature staliniste. Regimi totalitari e criminali che opprimevano a sfruttavano la classe lavoratrice che dicevano di rappresentare. I regimi “comunisti” erano l’ antitesi del socialismo, una forma di brutale capitalismo di Stato. Ma la falce e il martello non è nata con questi regimi e ha una storia completamente diversa, specialmente in Italia. Chi la paragona alla svastica o al fascio littorio non conosce la storia.
Per me il simbolo della classe lavoratrice, di Giacomo Matteotti, Antonio Gramsci, Sandro Pertini, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat ed Enrico Berlinguer non sarà mai uguale ai simboli di morte di Hitler e Mussolini. Gli amministratori e i politici di destra che rimuovono la falce e il martello dalle targhe commemorative insultano i partigiani, la Resistenza e la memoria dei braccianti e degli operai italiani. Rimuovere questo simbolo significa rimuovere un pezzo di storia del nostro Paese: la storia del socialismo e del movimento operaio e contadino, la storia di chi ha lottato per la libertà e la democrazia, per il welfare, per i diritti sul lavoro, per la sanità pubblica, per l’Istruzione pubblica ecc. Tutto questo non c’entra nulla con lo stalinismo e con il comunismo totalitario, che si è impossessato abusivamente dei simboli del lavoro e del movimento socialista del ‘900.
Il simbolo storico del PSI non era il garofano di Craxi, ma la falce e il martello sopra un libro aperto, con il sol dell’avvenire sullo sfondo. La falce e il martello rappresentavano operai e contadini, mentre il libro aperto i lavoratori della cultura (insegnanti, musicisti, attori, ecc.). Simbolo dell’unione di tutti i lavoratori. Quando Craxi distrusse il PSI trasformandolo in un partito borghese decise di rimuovere il simbolo storico del socialismo italiano. Scelta indicativa. Oggi la destra vorrebbe demonizzare il socialismo e la storia del movimento operaio. Non ci riuscirà! Difenderemo i nostri simboli e la nostra storia dal revisionismo storico della destra e dei fascisti.

Se votano a destra la colpa di chi è?

di MASSIMO AMADORI
È certamente vero che chi ha un buon livello di istruzione tende a votare a sinistra, mentre le persone ignoranti tendono a votare a destra. Ma il discorso è molto più complesso. L’ignoranza non è una colpa o una scelta, spesso le persone ignoranti sono lavoratori che non hanno avuto i mezzi per studiare. Non è certo un caso se la destra in generale e i fascisti in particolare cercano di affossare l’istruzione pubblica. I politici come Vannacci, Meloni e Salvini hanno paura della cultura e dell’istruzione, perché sanno che una persona istruita difficilmente voterà per loro. Ma se molte persone ignoranti votano a destra la colpa è in primis della sinistra.
Negli ultimi trent’anni infatti la “sinistra” ha completamente abbandonato il suo elettorato di riferimento, cioè operai, lavoratori e poveri. Ha lasciato le periferie nelle mani della destra e soprattutto si è venduta al sistema capitalistico, portando avanti politiche neoliberiste che hanno danneggiato proprio le classi popolari che in teoria avrebbe dovuto rappresentare. Le peggiori leggi contro i lavoratori e i poveri sono state fatte proprio da governi di centrosinistra a guida PD. (Jobs act, privatizzazioni, detassazione dei profitti ecc). La stessa pubblica istruzione è stata depotenziata anche dai governi di centrosinistra, vedi la “buona scuola” di Renzi.
Da che pulpito quindi Bonaccini e il PD se la prendono con gli elettori di destra? È anche questo atteggiamento snob della finta sinistra che porta molti lavoratori a votare a destra. Piuttosto il centrosinistra dovrebbe fare autocritica e capire perché le classi popolari hanno smesso di votare a sinistra. Forse perché la sinistra non fa più il suo mestiere da anni? Gli operai analfabeti una volta votavano per il PCI, perché malgrado tutti i suoi limiti questo partito rappresentava i loro interessi. Gli stessi operai con la terza media oggi non votano più a sinistra, ma si astengono o votano a destra. Perché sono stati traditi dal PD e dai suoi alleati.
Con questo non voglio certo giustificare il povero che vota Vannacci. L’ ignoranza degli elettori dell’estrema destra è effettivamente abissale. La soluzione però non è lanciare invettive contro di loro ma costruire una sinistra socialista che rappresenti gli interessi dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.

Il servo italiano di Stalin

di MASSIMO AMADORI
Guarda caso in tutte le ricostruzioni agiografiche di Palmiro Togliatti viene completamente omesso il suo ruolo nello sterminio di circa 200 antifascisti italiani rifugiatisi in URSS durante gli anni del fascismo, in massima parte operai comunisti iscritti al PCI e morti nei gulag di Stalin.
Togliatti non solo era presente a Mosca e non fece nulla per i suoi connazionali antifascisti ma in alcuni casi li denunciò come “trotzkisti” alle autorità sovietiche. Negli anni delle purghe un’accusa del genere comportava morte certa e Togliatti non poteva ignorarlo. Quindi le note negative che scrisse sui suoi compagni di partito equivalevano a una condanna a morte.
Trotskista: deportare“. Quando ho scritto la mia tesi di laurea in scienze storiche sugli antifascisti italiani vittime dello stalinismo mi sono imbattuto in questo documento trovato negli archivi sovietici. Fu scritto da Togliatti, era la presentazione di un operaio comunista che si era rifugiato in URSS per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Inutile dire che poi questo poveraccio fu deportato sul serio e divenne una vittima dello stalinismo. Da quando ho letto questo documento non sono più riuscito ad avere la minima stima per Togliatti, il peggior servo di Stalin. E cari togliattiani che vi ostinate a dire che le scelte politiche di Togliatti in Italia furono fatte in maniera autonoma dal tiranno di Mosca sappiate che non è così. La stessa svolta di Salerno fu concordata a Mosca con Stalin e non fu un’elaborazione originale di Togliatti. I documenti ritrovati negli archivi sovietici hanno confermato anche questo. Per tutta la sua vita Togliatti non disse mai di no a Stalin, tranne quando rifiutò la guida del Cominform.

Il patto tra Hitler e Stalin sulla pelle del popolo polacco

di MASSIMO AMADORI
Il 23 agosto del 1939 la Germania nazista e l’Unione Sovietica di Stalin firmarono un patto di non aggressione, che prevedeva però anche la spartizione della Polonia e dei Paesi Baltici fra i due dittatori. Anche grazie a questo patto scellerato Hitler ebbe modo di invadere la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale. Stalin nel ’39 e nel ’40 fece affari con Hitler, contribuendo a fornire alla Germania nazista le risorse che successivamente saranno utilizzate per invadere l’URSS (Operazione Barbarossa).
Questo patto dimostra la natura criminale e antisocialista dello stalinismo. Per il tiranno del Cremlino infatti contavano solo la difesa degli interessi di potenza dell’Unione Sovietica e dei suoi privilegi; l’antifascismo passava decisamente in secondo piano. Per non parlare del socialismo, temuto da Stalin molto più di quanto temesse il nazifascismo. Chiaramente l’invasione nazista dell’URSS cambiò le carte in tavola e costrinse Stalin a combattere contro Hitler e Mussolini.
Senza l’Armata Rossa difficilmente il nazifascismo sarebbe stato sconfitto, ma questo non cancella le responsabilità di Stalin e i suoi crimini. Lo stalinismo fu un regime totalitario al pari del nazismo e del fascismo. Un regime che dal ’39 al ’41 fu complice del regime hitleriano. E non dimentichiamo ciò che Stalin fece al popolo polacco nel 1939, quando l’URSS invase la parte orientale della Polonia, in accordo con Hitler, al quale spettava invece la parte occidentale. Ricordiamo l’ eccidio di Katyn, dove la polizia sovietica sterminò decine di migliaia di soldati e ufficiali polacchi disarmati. Un orrendo crimine di guerra che fu responsabilità dei sovietici.
Hitler è il male assoluto, su questo non c’è dubbio; e nemmeno Stalin può essere paragonato a lui. Ma Stalin è stato comunque uno dei peggiori criminali della storia. Datemi pure dell’anticomunista ma io non lo sono. So che stalinismo e comunismo non sono affatto sinonimi. Non sono anticomunista, ma sono antistalinista. Come tutti i socialisti democratici e libertari. Lo stalinismo è una montagna di merda!

Vogliamo il PANE e anche le ROSE!

di MASSIMO AMADORI
Chi contrappone i diritti sociali ai diritti civili non difende né gli uni né gli altri. Le persone hanno diritto a una casa, a un lavoro dignitoso e ben pagato, all’assistenza sanitaria gratuita, a un’istruzione pubblica e di qualità, ai diritti sul lavoro e a un welfare capillare. Ma hanno anche diritto a migrare, ad amare una persona del loro stesso sesso, a diventare trans ecc. Vogliamo il pane e anche le rose, i diritti sociali e i diritti civili.
Non so se questo fa di me un “woke” o un “anti-woke”, ma io la penso così. Socialismo significa libertà, significa lotta per una società di liberi ed eguali. Un socialista non può contrapporre i diritti sociali ai diritti civili, li difende entrambi. Come fanno i compagni dei DSA negli Stati Uniti, come fanno Sanders, Alexandra Ocasio Cortez e Mamdani.
Purtroppo in questi anni la “sinistra” si è dimenticata dei diritti sociali, abbracciando il neoliberismo. La “sinistra” liberal (sarebbe meglio dire liberista) e “woke” indubbiamente ha aperto la strada all’estrema destra, regalando le classi popolari al populismo di destra, che fomenta una guerra fra poveri mettendo i lavoratori autoctoni contro i lavoratori immigrati. A tutto vantaggio del capitalismo. È chiaro che senza lotta di classe contro gli sfruttatori e l’oligarchia capitalistica le giuste battaglie per i diritti civili perdono di importanza e non vengono capite dalla classe lavoratrice. Ed è altrettanto chiaro che sarà proprio difendendo i diritti sociali che potremo mandare a casa questa destra reazionaria e fascista, in Italia come negli Stati Uniti. Ma ciò non significa che dobbiamo abbandonare la lotta per i diritti civili delle minoranze o per i diritti delle donne. Tutte queste lotte vanno tenute assieme, perché si rafforzano a vicenda. Un movimento socialista democratico si batte al tempo stesso contro il razzismo e per i diritti dei lavoratori, per la sanità pubblica e contro le discriminazioni di genere e l’omotransfobia.
Parlare di “woke” in continuazione significa farsi dettare l’agenda dalla destra. Posto che noi socialisti non condividiamo affatto gli eccessi del “woke”, tipo la cancel culture. La destra etichetta come “woke” qualsiasi battaglia contro il razzismo e per i diritti civili, ma è evidente che censurare film, libri e autori del passato perché hanno una sensibilità diversa rispetto alla nostra è una cagata pazzesca e non fa che dare argomenti alla propaganda dei fascisti contro i diritti civili.

La “primavera” di un socialismo libertario

Il 20 agosto del 1968 le truppe sovietiche e del patto di Varsavia invasero la Repubblica socialista cecoslovacca, ponendo fine alla meravigliosa esperienza della Primavera di Praga, cioè al tentativo del leader comunista Alexander Dubcek di costruire il “socialismo dal volto umano“, cioè un socialismo democratico e libertario.
L’URSS di Breznev non accettò che un Paese del Patto di Varsavia mettesse in discussione il totalitarismo sovietico, per di più non in nome del capitalismo o del totalitarismo fascista ma in nome del socialismo democratico. Gli stalinisti infatti da sempre odiano più di ogni altra cosa i loro critici di sinistra.
L’invasione sovietica fu contrastata da una marea umana pacifica, composta da studenti, intellettuali e lavoratori. Furono fatte le barricate, ma purtroppo alla fine i sovietici ebbero la meglio e repressero nel sangue studenti e lavoratori. Celebre la reazione di Jan Palach, studente di sinistra che si diede fuoco come reazione all’invasione sovietica. Il PC cecoslovacco fu epurato e fu restaurato il regime stalinista. Ancora per molti anni il popolo cecoslovacco fu privato della libertà e della democrazia. Ma gli ideali del socialismo libertario e democratico che ispirarono la Primavera di Praga non sono mai morti.