L’incredibile carriera di Gaetano Azzariti, ovvero la… totale rottura dell’Italia repubblicana col fascismo

di GIANCARLO IACCHINI

Gaetano Azzariti, giurista: ovvero la… (ehm) totale rottura col fascismo da parte di un’Italia senza dubbio capace di… (ehm) fare i conti con la propria storia (quella peggiore). 🤔😱

1 ) Il “nostro” a 40 anni aderisce al partito fascista.
2 ) A 45 collabora con Mussolini alla stesura delle “leggi fascistissime“.
3 ) A 57 anni scrive le leggi razziali e diventa presidente del Tribunale della Razza spiegando che «l’appartenenza a determinate razze è giusta causa di limitazione della capacità giuridica» e che «la diversità di razza è un ostacolo insuperabile alla costituzione anche di rapporti personali, dai quali possano derivare alterazioni biologiche o psichiche alla purezza della nostra gente».
4 ) Di anni ne ha 62 anni quando il re “licenzia” Mussolini e nomina Badoglio capo del governo, il quale a sua volta nomina… Azzariti ministro di Grazia e Giustizia («Io fascista? Ma quando mai!!! Razzista? Ma no, anzi ho salvato molti ebrei rendendoli ARIANI»).
5 ) Torna dalla Russia l’ineffabile Palmiro Togliatti e – da ministro della Giustizia – invita quella gran testa di… Azzariti a dirigere il suo ufficio. «Gaetà, che vogliamo fa’?». «Che ne dici di una bella amnistia per chi è stato fascista?». «Uhm… perché no? Ottima idea!».
6 ) Fine anni 50, governi centristi della DC. «Chi mettiamo alla presidenza della Corte Costituzionale?». «Beh, serve un sicuro antifascista…». «Ce l’abbiamo: Gaetano Azzariti». 😳
7 ) Muore a 80 anni, ancora presidente della Consulta.
8 ) Nel 1970 il Comune di Napoli gli intitola una strada, ma nel 2015 il suo nome viene rimosso dal sindaco De Magistris e sostituito con quello di Luciana Pacifici, morta nel 1944 a 8 mesi in un vagone piombato diretto ad Auschwitz.
9 ) Il busto del mitico Azzariti, che campeggiava al palazzo della Consulta, è da tempo “in restauro” (chissà perché)…
10 ) No comment.

Da Stalin a Putin (con buona pace del “comunismo”)

di MASSIMO AMADORI
Putin sta rivalutando apertamente lo stalinismo e in generale il comunismo sovietico, perché si rende benissimo conto che l’URSS non era socialista ma una grande potenza imperialista. In questo senso Putin si considera un erede di Stalin, così come degli zar. Intende emulare la politica di potenza dell’Unione Sovietica e la riabilitazione dello stalinismo rientra proprio in quest’ottica.
Esiste una continuità fra la Russia sovietica e l’attuale regime di Putin e in linea generale fra la Russia degli Zar, l’URSS di Stalin e l’attuale Federazione Russa. Lenin costituisce in parte un’eccezione, anche se ebbe pesanti responsabilità nel primo terrore di Stato in Unione Sovietica (1918-1923) e le sue politiche aprirono la strada alla controrivoluzione burocratica di Stalin.
Tanto è vero che Putin, pur disprezzando Lenin, sta rivalutando la figura di Felix Dzerwinsky, il fondatore della terribile Ceka, la prima polizia segreta della Russia sovietica, antenata del KGB e dell’attuale FSB. Purtroppo la Ceka fu creata da Lenin. Fu uno dei più grandi errori del rivoluzionario bolscevico, un tragico errore che aprì la strada alla controrivoluzione di Stalin, come disse il grande marxista rivoluzionario Victor Serge, che sostenne la rivoluzione d’ottobre ma ne criticò gli esiti autoritari.
Sia chiaro che Lenin era un gigante e non può essere paragonato né a Stalin né a Putin, ma non si possono nemmeno negare i suoi errori.
Preferisco di gran lunga il menscevico di sinistra Martov rispetto a Lenin e Trotsky, perché era un autentico socialista democratico. Il socialismo libertario e democratico non ha nulla a che fare con il comunismo autoritario, è lontano anni luce dallo stalinismo ma anche dal leninismo/trotskismo.
Il socialismo senza la massima democrazia e libertà degenera inevitabilmente in un regime burocratico e totalitario, che conduce al capitalismo di Stato. Come sosteneva il grande socialista democratico di sinistra Riccardo Lombardi, dirigente del PSI.
Vorrei che anche i compagni comunisti facessero queste riflessioni. Non sono anticomunista, ma penso che il comunismo novecentesco sia da buttare e che oggi la sinistra possa rinascere solo su basi socialiste libertarie o almeno socialiste democratiche, in netta antitesi rispetto al comunismo stalinista ma anche al comunismo leninista.

Fascisti o antifascisti: nessuna ambiguità! Ora e sempre RESISTENZA!

Chi mette sullo stesso piano partigiani e nazifascisti è un fascista.
I morti vanno rispettati ma non sono tutti uguali. C’è chi ha combattuto per liberare l’Italia dal nazifascismo e chi invece ha combattuto dalla parte di Hitler. Il 25 aprile è divisivo e deve esserlo! Divide i fascisti dagli antifascisti ed è giusto così. Quindi è divisivo solo se sei fascista e in Italia il fascismo è fuori dalla Costituzione.
E basta con ‘sta storia che i partigiani erano tutti comunisti o addirittura stalinisti! Certamente è vero che circa la metà delle brigate partigiane erano comuniste, ma alla Resistenza parteciparono anche i socialisti, gli azionisti, i cattolici e i liberali. Parteciparono tutti gli antifascisti, dagli anarchici ai monarchici.
Chi vede la Resistenza come un derby fra fascisti e comunisti ignora la storia. Tutti i partigiani hanno combattuto per la libertà e la democrazia. Detto ciò noi non vogliamo nessuna pacificazione fra fascisti e antifascisti. La storia parla chiaro: una parte aveva ragione e una parte aveva torto. È vero che la Resistenza fu una guerra civile ma ciò non significa che le due parti fossero uguali. Ci furono italiani che stavano dalla parte giusta e italiani che stavano con Hitler e Mussolini.
Sarebbe sufficiente riconoscere questo fatto per avere una pacificazione nazionale. Ma il governo Meloni continua con la sua rivoltante ambiguità su questo tema, per nascondere il fatto che sono rimasti fascisti. Il problema è che nel dopoguerra non abbiamo fatto un processo di Norimberga anche in Italia e anzi per colpa di Togliatti e De Gasperi abbiamo anche amnistiato i fascisti.
Come SOCIALISTI, siamo orgogliosi del fatto che il PSI di Nenni, Basso e Pertini fu uno dei pochi partiti del CLN, assieme agli azionisti, a votare contro l’amnistia togloattiana ai criminali fascisti. Comunisti e democristiani votarono invece a favore. Altro che pacificazione nazionale! Viva la Resistenza!

L’identità della sinistra e l’esempio di Pedro Sanchez

di MASSIMO AMADORI

Ho guardato con interesse alla conferenza delle sinistre tenutasi ieri in Spagna per volontà di Pedro Sanchez. Hanno partecipato socialisti e progressisti provenienti da tutto il mondo. Mi sembra che finalmente una parte della socialdemocrazia stia abbandonando la “terza via” di Tony Blair, che tanti danni ha fatto alla sinistra dopo il 1989.

Dopo il crollo del “comunismo” infatti, invece di puntare al socialismo democratico in Europa, la maggioranza dei partiti socialisti, socialdemocratici e comunisti si è spostata a destra, abbandonando qualsiasi prospettiva socialista e contendendo alla destra la gestione del sistema neoliberista. Con queste politiche la sinistra si è suicidata, specialmente in Italia.

Oggi dopo più di trent’anni sembra che la sinistra si stia finalmente risvegliando, anche grazie a un leader come Pedro Sanchez, che ha avuto il merito di spostare la socialdemocrazia su posizioni di sinistra, di rottura con il neoliberismo e con la guerra. Scelta non condivisa dalla maggioranza dei partiti socialdemocratici europei, purtroppo ancora spostati al centro.

Ma le cose stanno cambiando e io credo che nel mondo ci sia spazio per una sinistra degna di questo nome, radicale e socialista. Una sinistra che non abbia paura di colpire gli interessi degli oligarchi e dei miliardari e di redistribuire la ricchezza. Perché ovunque c’è voglia di giustizia sociale, di pace, di ambientalismo e di democrazia. Specialmente fra i giovani. E giustamente la destra viene percepita come antitetica a questi valori e a queste aspirazioni ad un mondo migliore. Trump, Netanyahu, Putin e l’estrema destra stanno provocando come reazione uno spostamento a sinistra di molte persone che hanno a cuore la democrazia e la libertà. Ma la sinistra deve tornare a fare il suo mestiere, rappresentando i lavoratori e gli ultimi della società, lottando per obiettivi concreti e immediati ma senza mai dimenticare la prospettiva socialista. Perché il capitalismo non è eterno e certamente non è il migliore dei mondi possibili. Nell’immediato però dobbiamo costruire alleanze di sinistra alternative al neoliberismo e Sanchez può essere un importante punto di riferimento. Posto che io preferisco i più radicali Sanders, Mamdani e Corbyn, esplicitamente anticapitalisti. La socialdemocrazia di Sanchez, per quanto si sia spostata a sinistra, punta ancora a riformare il capitalismo, mentre i socialisti democratici come Sanders vorrebbero superarlo. Avercelo però un Sanchez anche in Italia!

Serve una sinistra socialista, non “progressista”!

di MASSIMO AMADORI

Non abbiamo bisogno di una sinistra genericamente “progressista” ma di una sinistra socialista, cioè anticapitalista. Essere progressista vuol dire tutto e niente. Essere socialista invece non è una semplice etichetta, ma un preciso programma politico fondato sulla giustizia sociale, la libertà e la democrazia.

Essere socialisti significa battersi per un’alternativa radicale al sistema capitalistico, un sistema che si fonda sulla guerra, sullo sfruttamento e sulla devastazione ambientale. Essere socialisti significa essere ecologisti e pacifisti, nella consapevolezza che il sistema capitalistico genera la guerra per sua stessa natura e che non può esistere un capitalismo “green“, perché un sistema fondato sul profitto illimitato e sulla crescita infinita non è compatibile con l’ ambientalismo.

Essere socialisti significa battersi contro i fascisti, perché la democrazia è una conquista dei lavoratori e il razzismo dell’estrema destra divide la classe lavoratrice, a tutto vantaggio dei padroni. Essere socialisti significa contrastare gli oligarchi che governano il mondo e che lo insanguinano con le loro guerre per il profitto e significa battersi per redistribuire la ricchezza. Perché non è accettabile che ci siano persone che muoiono di fame e al tempo stesso miliardari. Essere socialisti significa volere per tutti le stesse condizioni di partenza, stipendi dignitosi, più tempo libero e servizi pubblici gratuiti e di qualità, diminuzione delle spese militari e investimenti in sanità, istruzione e trasporti pubblici. Significa investire in energia pulita e rinnovabile. Tutte cose concrete e di buon senso che sono nell’ interesse della maggioranza delle persone e che danneggiano solo l’ oligarchia al potere, cioè meno dell’1 per cento della popolazione.

Eppure in Italia il termine socialista è una parolaccia, anche a sinistra. Perché purtroppo la “sinistra” italiana è spostata al centro. Ma noi continuiamo a preferire i socialisti democratici come Sanders, Ocasio Cortez e Mamdani ai “progressisti” come Schlein, Conte e Salis.

Il socialismo “municipale” del sindaco di New York

di MASSIMO AMADORI
Zohran Mamdani, il sindaco socialista di New York, ha approvato le sue prime misure: tassa ai super ricchi e supermercati comunali a prezzi calmierati. Intende anche realizzare asili nido comunali gratuiti e servizi pubblici gratuiti. Questo è ciò che deve fare un vero politico di sinistra: redistribuire la ricchezza colpendo gli oligarchi, i miliardari e gli speculatori, per investire in servizi pubblici gratuiti e di qualità.
Si può fare anche e soprattutto a livello comunale. Anche in Italia dovremmo riscoprire il socialismo municipale, che tanto realizzò nel nostro Paese fra la fine dell’800 e il 1922. Mi riferisco per esempio all’esperienza di sindaco di Giacomo Matteotti. I comuni gestiti dai socialisti tassavano i ricchi e investivano in istruzione e servizi pubblici, affidando settori dell’ economia comunale a cooperative gestite dai lavoratori (cooperative vere e non finte come quelle attuali vicine al PD). Mamdani a New York sta seguendo questo modello virtuoso di socialismo democratico e comunalista realizzato dal basso.
Inevitabilmente ci saranno delle resistenze da parte dei capitalisti e dei loro rappresentanti politici, a cominciare ovviamente da Trump. Ma è importante che il sindaco di New York realizzi il suo programma, contrastando la resistenza delle classi dominanti e dell’oligarchia mobilitando i lavoratori che lo hanno votato e sostenendo forme di democrazia diretta e di autogestione da parte dei lavoratori stessi.
Il socialismo democratico e libertario non è mai stato così attuale e negli USA sta prendendo piede, come risposta democratica alle politiche di Trump e dell’estrema destra. Ma anche come alternativa al PD statunitense, asservito al capitalismo. Non è un’ utopia, a New York è una realtà. In Italia purtroppo non esiste un movimento socialista democratico di massa come i DSA di Sanders, Ocasio Cortez e Mamdani negli USA e nemmeno una socialdemocrazia di sinistra come quella di Sanchez in Spagna. Silvia Salis, Conte e Elly Schlein non sono socialisti democratici e a dire il vero non sono nemmeno di sinistra. Il campo largo non farà mai ciò che sta facendo il socialista radicale Mamdani e nemmeno ciò che sta facendo il più moderato Pedro Sanchez. A prescindere da chi lo guiderà. Per quanto riguarda invece l’estrema sinistra (PaP, trotskisti, stalinisti, ecc) i vari partitini comunisti sono lontani anni luce dal socialismo democratico. Il comunismo novecentesco è completamente anacronistico. Anche in Italia avremmo bisogno di un movimento socialista democratico di massa.

Brutto dover scegliere soltanto tra “più destra” e “meno destra”!

di MASSIMO AMADORI
Sono contento che il fascista Orban abbia perso, questo è scontato. Ma gli ungheresi potevano scegliere fra la destra e la destra e ovviamente ha vinto la destra. Certo ha vinto la destra “meno peggio”, quella liberale ed europeista. Ma sempre destra è. La sinistra è completamente assente e non solo in Ungheria. Ormai quasi dappertutto lo scontro politico è fra una destra estremista e fascista che tifa per Putin, Trump e Netanyahu e una destra più moderata ed europeista, che sostiene comunque Netanyahu, la guerra e il neoliberismo. Solo che è un pochino più moderata e liberale. Ovviamente preferisco la destra liberale alla destra illiberale e autoritaria, ma non riesco comunque a festeggiare, perché con le destre a trionfare è sempre il capitalismo.
Anche in Italia la scelta è fra l’estrema destra e una destra più moderata, dato che il PD e il campo largo di sinistra non hanno nulla. Eppure le idee di sinistra non sono affatto morte e in tutto il mondo stanno rinascendo dal basso, soprattutto fra i giovani. Queste idee sono nei movimenti ambientalisti e in tutte le realtà che nel mondo lottano contro la guerra e contro questo sistema economico che produce miseria, disuguaglianze, sfruttamento, guerre, genocidi e devastazione ambientale. Il vento fischia ancora, perché la voglia di giustizia sociale, democrazia e diritti non morirà mai. Per me la sinistra è questo e in diversi Paesi al mondo sta rinascendo. Mi riferisco soprattutto ai DSA di Sanders negli States, ai socialisti di Corbyn nel Regno Unito e anche a Sanchez in Spagna. I socialisti democratici sono coloro che meglio interpretano le istanze di una sinistra al passo con i tempi. Festeggiamo pure per la sconfitta di Orban, ma costruiamo anche un’ alternativa al sistema capitalistico. Non possiamo rassegnarci al “meno peggio” e a scegliere fra il tifo e il colera. Il socialismo non è morto e anzi non è mai stato così attuale.

Anche i servi diventano “vittime”, quando il padrone calpesta chi striscia…

Se Elly Schlein fosse davvero di sinistra invece di esprimere solidarietà a Giorgia Meloni per gli attacchi di Trump denuncerebbe la sudditanza del governo italiano nei confronti degli Stati Uniti.
Se Trump può permettersi di trattare in questo modo Giorgia Meloni è perché siamo uno Stato vassallo degli USA. Trump si crede un monarca assoluto e come tale si sente in diritto di insultare tutti i suoi alleati anche per la minima critica che gli rivolgono. Si crede infallibile e ritiene che il suo potere derivi da Dio. Come i sovrani dell’età moderna.
La Meloni non è una vittima ma una serva di Trump che viene insultata per aver osato criticare il suo padrone. Ed è indicativo il fatto che l’abbia criticato per aver attaccato il Papa e non per gli oltre 70 mila civili massacrati a Gaza, per la guerra contro l’ Iran e per tutti i crimini di guerra e contro l’ umanità commessi dal dittatore statunitense. Le guerre, i genocidi e i massacri di Trump per Giorgia Meloni vanno benissimo. L’importante è che non attacchi il Papa. Questa è solo ipocrisia, come è ipocrita la solidarietà di Elly Schlein, che più che una leader di sinistra sembra una vecchia democristiana.
Detto ciò è evidente che Trump in questo momento è il politico più pericoloso al mondo, persino più di Putin e di Netanyahu. Ha un potere immenso ed è totalmente fuori controllo. Ciò non significa che sia un pazzo, è il rappresentante degli oligarchi del capitalismo USA e in particolare delle multinazionali petrolifere e delle armi, che grazie alla guerra si arricchiscono. Non è quindi un folle, ma un prodotto del sistema capitalistico. Perché il capitalismo in crisi genera mostri: Hitler e Mussolini il secolo scorso e Trump, Putin e Netanyahu questo secolo.
La borghesia del ‘700 si rivoltò contro tiranni e sovrani assoluti, in nome della democrazia e della libertà. Si rivoltò contro il fanatismo religioso. Oggi invece la borghesia capitalistica si affida a dittatori, estremisti religiosi, fascisti e aspiranti monarchi come Trump per difendere i suoi privilegi, rinnegando l’Illuminismo e la rivoluzione francese. Proprio per questo servirebbe una nuova rivoluzione a livello mondiale, questa volta socialista. Per difendere la democrazia, la giustizia sociale e la libertà da tiranni fascisti come Trump e Putin e dagli oligarchi. E per evitare una terza guerra mondiale. Il fascismo non nasce dal nulla: è un prodotto del sistema capitalistico.
Socialismo o barbarie! #NoKings

Silvia Salis e la politica come marketing

di MASSIMO AMADORI
Non ho nulla di personale contro Silvia Salis. È simpaticissima ed è stata una grande sportiva. Dal punto di vista politico però secondo me è sopravvalutata. Non metto in dubbio i suoi buoni risultati come sindaca di Genova e non me ne può fregar de meno delle sue scarpe firmate. Non sono moralista e non penso che una persona di sinistra debba andare in giro vestita come San Francesco. Tuttavia un conto è fare la sindaca e un altro conto è aspirare alla presidenza del consiglio. Silvia Salis non è di sinistra e tantomeno socialista, politicamente è una renziana. Matteo Renzi rappresenta la negazione degli ideali di sinistra, una politica asservita al capitalismo. Una "sinistra" che porta avanti politiche neoliberiste non serve a nulla e anzi diventa la brutta copia della destra. Non basta definirsi antifascisti e sostenere i diritti civili delle persone LGBTQ per essere di sinistra. Occorre difendere anche i diritti sociali e opporsi alla guerra e al capitalismo, o almeno al neoliberismo. Ma mi rendo conto che ormai la politica è diventata marketing e spettacolo, a destra come nel campo progressista. La gente non vota in base agli ideali o al programma ma alla simpatia. Ecco che allora una giovane donna simpatica e carina viene esaltata dai media come se fosse una nuova Rosa Luxemburg. Poco importa se poi porterà avanti politiche capitaliste come tutti i suoi predecessori, l’ importante è che sia "cool" e che piaccia alla gente. La politica però non dovrebbe basarsi sull’immagine ma sui programmi e sugli ideali. A sinistra avremmo bisogno di persone come Sanchez, Sanders, Corbyn o Alexandra Ocasio Cortez, che possono pure essere meno simpatici/e di Silvia Salis ma sono dei socialisti democratici e propongono un’alternativa socialista al sistema capitalistico, o almeno al neoliberismo. Non mi convincono nemmeno Conte e la Schlein, come in generale non mi convince il campo largo. Ma non sarà Silvia Salis a risolvere i problemi della sinistra italiana. Di politici pompati dai media per diventare i nuovi rappresentanti del capitalismo italiano ne abbiamo anche troppi. I capitalisti stanno scaricando Giorgia Meloni perché è impopolare e stanno cercando un loro rappresentante nel campo progressista, una persona che magari possa portare avanti le stesse politiche neoliberiste e guerrafondaie di Giorgia Meloni ma con il sorriso e maggiore apertura nei diritti civili. La sinistra però è un’altra cosa.

Per una Europa socialista, contro nazionalisti e liberisti

di LEONARDO MARZORATI

Il 18 aprile prossimo a Milano, in piazza Duomo, si terrà il Remigration Summit, organizzato dai Patrioti Europei, il gruppo di partiti della destra populista del vecchio continente. Saranno presenti il leader della Lega Matteo Salvini, il vicepresidente olandese e fondatore del Partito per la Libertà Geert Wilders, il presidente del Rassemblement National francese e futuro candidato all’Eliseo Jordan Bardella, l’imprenditore ed ex premier ceco Andrej Babis.
Parte della sinistra movimentista promette battaglia, con contro-manifestazioni che rischiano di dare ulteriore pubblicità all’evento. Da socialisti non ci giriamo dall’altra parte mentre questi partiti di destra portano avanti la loro propaganda, ma non prestiamo loro il fianco. Dobbiamo studiare la dimensione europea della manifestazione, abituati a uno scontro con i soli partiti italiani. Dobbiamo capire la dimensione globale del fenomeno di queste destre, che vanno da Steve Bannon a J.D. Vance, da Peter Thiel a Benjamin Netanyahu. Questa Internazionale nera va combattuta e analizzata. Le ottime inchieste fatte dalla trasmissione televisiva Report hanno difatti mostrato un giro di finanziamenti che dagli Usa e dalla Russia arrivano ai partiti populisti europei.
Questi partiti della destra radicale sono pericolosi, non tanto per una loro contiguità con il fascismo novecentesco (da cui attingono comunque), ma perché stanno forgiando un nuovo nazionalismo razzista di tipo europeo che, nonostante qualche distinguo, appoggia le politiche imperiali di Trump e Netanyahu. Si tratta di un nazionalismo europeo nascosto ipocritamente dai tanti vessilli nazionali. Europa agli europei e fuori gli altri, per dirla in parole povere. Questo nazionalismo ci vuole portare a uno scontro frontale con la Cina e con gli altri Paesi emergenti di Asia, Africa e America. Una sciagura per il nostro continente!
Più che raccogliere firme per chiedere l’annullamento e andare incontro a una bocciatura della nostra magistratura (la stessa che noi socialisti abbiamo difeso votando NO all’ultimo referendum), dobbiamo analizzare questi partiti e capire il perché del loro consenso crescente, dal Portogallo alla Repubbliche Baltiche. Curioso che il fronte italiano di questa destra populista e stracciona sia guidato da un partito che fino a pochi anni fa predicava la secessione di una fantomatica Padania e ora gioca a fare il sovranista. La Lega dimentica, o finge di dimenticare, la dimensione mediterranea, prima che europea, di Italia e dei Paesi del Sud Ue.
Queste destre, propaganda a parte, hanno molti punti in comune con i liberali che hanno abbracciato il nuovo nazionalismo europeo. Non sostengono lo stato sociale per i popoli europei, mentre sono in linea con il capitalismo finanziario che governa da Washington a Bruxelles. Appoggiano oligarchi diversi, ma la ricetta economica europea dei seguaci di Orban non è poi così differente da quella di Ursula von der Leyen.
Le destre del Remigration Summit differiscono dall’attuale oligarchia al potere a Bruxelles sui rapporti con la Russia (e qui si potrebbe anche discutere) e soprattutto sull’identità europea. Salvini e soci vogliono un’Europa non multietnica, ma “liberata”, almeno in buona parte, degli “extraeuropei” (termine che non delinea precisamente i caratteri di ogni singolo residente). Questa propaganda porterà a scontri con le diverse comunità straniere presenti in Europa o con i tanti cittadini di origine non europea. Lo scontro potrebbe estendersi anche verso i governi dei Paesi di provenienza. E in un momento storico in cui i Paesi Ue dovrebbero puntare a una buona diplomazia con tutte le nazioni del nuovo ordine multipolare, questo sarebbe deleterio. Anche perché mentre i Paesi europei invecchiano e declinano, le potenze emergenti diventano sempre più forti sul fronte economico e politico. Il calo demografico europeo è parallelo al calo economico. Tanto “Sud del mondo” ha raggiunto, se non superato, pezzi di “Nord del mondo”.
Dobbiamo vigilare su queste destre che si sono rafforzate negli ultimi anni, anche per colpa dei principali partiti socialdemocratici e popolari. Questi ultimi hanno tradito i padri dell’Europa rinata sulle ceneri delle due guerre mondiali, vendendosi al Capitale finanziario e facendo gli interessi di pochi privilegiati a discapito della maggioranza. Ora cercando di tamponare l’emorragia di consensi appellandosi all’antifascismo. Ma è, per noi socialisti, una chiamata alle armi ipocrita, dato che loro hanno tradito la visione di pacificazione sociale portata avanti da chi il nazifascismo contribuì a far cadere, da Londra a Mosca. Dopo la caduta del Muro di Berlino il tradimento ai valori dei padri fondatori europei arrivò con il Trattato di Maastricht (firmato per l’Italia dall’allora ministro degli esteri, il socialista Gianni De Michelis). Più recentemente sono da ricordare i tentativi del Partito Democratico (al pari delle destre) di stravolgere o tradire la Costituzione antifascista.
Antonio Gramsci scrisse che i nazionalismi limitrofi finiscono per scontrarsi tra di loro quando gli interessi economici divergono. Vedremo se succederà anche a questi partiti populisti europei. Noi socialisti chiediamo a tutte le forze europee antifasciste e critiche all’attuale oligarchia Ue di fare squadra, per dire No a questi nazionalismi xenofobi e reazionari e al liberismo dell’attuale giunta von der Leyen. Dobbiamo proporre un modello alternativo credibile, quello socialista, adeguato al presente e alla dimensione europea. Il socialismo ruggisce da anni in America Latina, in Asia e in Africa, è risorto nell’America Settentrionale. Tocca all’Europa destarlo da un triste torpore. Sarà una lunga marcia, iniziamo a camminare.
Leonardo Marzorati