Edmondo De Amicis e il socialismo del CUORE

di GIANCARLO IACCHINI

Edmondo De AmicisNel 1891, cinque anni dopo il grande successo del celeberrimo Cuore, Edmondo De Amicis (1846-1908) scrive un altro accorato romanzo intitolato Primo maggio, che segna la sua convinta adesione al nascente socialismo italiano (il partito socialista verrà fondato appena un anno dopo, e proprio nella sua Liguria). Un libro commovente e sofferto, rimasto però incredibilmente inedito (e sconosciuto) per quasi un secolo: è stato pubblicato infatti solo nel 1980. Qui lo scrittore mette di nuovo in campo tutto il suo… cuore, ma stavolta sul piano sociale e politico, insieme al frutto dell’appassionato studio della teoria economica marxiana e alla sincera autocritica riguardo al melenso patriottismo che aveva caratterizzato la sua opera più famosa. «Non si può amare una patria senza amarle tutte», avverte adesso De Amicis, né esaltare la propria contro le altre; ma le ragioni del cuore quelle no, non le rinnega affatto. Continua a leggere

Rizzo, più radical chic che marxista

di LEONARDO MARZORATI

Nella sinistra radicale è spesso al centro dell’attenzione Marco Rizzo, ex deputato di lungo corso prima con Rifondazione Comunista e poi con i Comunisti Italiani. Ora l’ex parlamentare torinese è segretario del piccolo Partito Comunista, che alle elezioni del 25 settembre sarà presente nella lista Italia Sovrana e Popolare. Si tratta di una mini coalizione con all’interno no vax, sovranisti di sinistra (o che si dichiarano tali), rossobruni e l’ex magistrato Antonio Ingroia. Presidente di Italia Sovrana e Popolare è Francesco Maria Toscano, avvocato calabrese di cui si sa ben poco, ma che con la sua piccola Ancora Italia è riuscito a mettere in piedi kermesse politiche degne di un partito della prima Repubblica. In più, Toscano per anni ha pagato il discusso “filosofo” Diego Fusaro per le sue lezioni agli iscritti al partito. Continua a leggere

Piero Angela

di GIANCARLO IACCHINI

Oggi 13 agosto, proprio nel giorno della sua scomparsa, siamo fieri (e commossi) di annoverare Piero Angela (1928-2022) tra i nostri maestri ideali. Questo perché la verità, insieme alla giustizia e alla libertà, fa parte integrante dell’abc dei valori e dei principi democratici in cui profondamente crediamo. Il perché lo ha spiegato lo stesso Angela: «Curiosamente, mentre si parla molto spesso di partecipazione intesa come uno strumento di sviluppo democratico, raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può infatti basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando al meglio la loro capacità di comprendere».

Conoscenza e coscienza sono dunque unite in modo inestricabile: la verità e la giustizia sono i due volti di un nesso dialettico che non si può separare. È impossibile trasformare il mondo se non lo si comprende; se non lo si studia con quel rigore, serietà, intelligenza e razionalità che Piero Angela, il più grande e popolare illuminista italiano degli ultimi decenni, ha dimostrato nei 70 anni della sua avventura culturale e televisiva, durante la quale non soltanto ha divulgato le scoperte scientifiche e la conoscenza della natura presso il popolo italiano, con un linguaggio semplice ed uno stile affabile e cordiale, ma ha ripercorso le svolte epocali della storia (dall’illuminismo alla rivoluzione francese, dal Risorgimento italiano alle drammatiche vicende del 900) sempre in chiave democratica, laica, progressista e libertaria, cogliendo gli elementi di liberazione dall’ignoranza e dall’oscurantismo, dal dogmatismo e dal fanatismo, da tutto ciò che opprimendo il libero pensiero e spegnendo il lume della ragione tiene incollato o risospinge l’uomo nella barbarie primitiva. La conoscenza come liberazione dunque, come coscienza di diritti che non possono essere rivendicati se non sono conosciuti ed apprezzati.

Autore di una cinquantina di libri, oltre che delle trasmissioni televisive di successo che tutti ben conoscono (attraverso le quali ha istruito e formato intere generazioni), Piero Angela ha combattuto le catene dell’ignoranza, del pregiudizio, della pseudoscienza, del becero “terrapiattismo” con cui i reazionari hanno sempre cercato di contrastare l’avanzata del progresso culturale e democratico: due processi strettamente connessi e che si alimentano e si sospingono a vicenda. Il tutto con un esempio personale di umanità, cortesia, garbo, rispetto ed assoluta onestà. Un Voltaire contemporaneo che merita di essere annoverato tra i grandi protagonisti non semplicemente della televisione, il che appare perfino riduttivo nonostante il grande seguito popolare e l’enorme successo dei suoi programmi, ma dello stesso sviluppo democratico di questo “difficile Paese”, come ha definito l’Italia nel suo messaggio di commiato, in cui ha invitato tutti noi a continuare a fare la nostra parte di “dovere” e di “servizio”, dicendosi convinto (e a buon diritto) di aver fatto pienamente la sua.

Nelson Mandela

di GIANCARLO IACCHINI ♦

Se il motto di MRS è “giustizia e liberazione”, nessuno incarna queste due parole – anche nel loro significato più concreto ed esistenziale – meglio di Nelson Mandela (1918-2013). Sarebbe impossibile, e non ce n’è certo bisogno, ripercorrere in questa scheda la sua lunghissima battaglia contro l’apartheid in Sud Africa, la forma più estrema di razzismo ed una delle più ignobili vergogne mai viste sulla faccia della terra ad opera di esseri umani contro altri esseri umani; una lotta fiera e coraggiosa costata a “Madiba” ben 27 anni di carcere. Premio Nobel per la pace nel ’93, prima di diventare – dopo la liberazione dal carcere festeggiata in tutto il mondo civile – il nuovo presidente del suo Paese con il 62% dei voti alle prime elezioni libere. Simbolo dell’African National Congress, il suo partito (che volle portare nell’Internazionale Socialista), ma a suo tempo anche dirigente del Partito comunista sudafricano, secondo quell’unità tra la lotta per la libertà e la lotta per la giustizia sociale che nella mente di Nelson Mandela rappresentavano un’unica inseparabile causa. Continua a leggere

Lucio Libertini

di GIANCARLO IACCHINI ♦

LibertiniDalla Federazione Giovanile Socialista a “Iniziativa Socialista”, dal Partito Socialista dei Lavoratori all’Unione dei Socialisti Italiani, dal Psi al Psiup, dal Psiup al Pci, dal Pci a Rifondazione Comunista: qualcuno lo chiamava, per scherzo e con una punta di malizia, lo “scissionista” per antonomasia, ma lui negava quest’apparente continuo slittare a sinistra: «Non sono io che mi sposto sempre più a sinistra – esclamava – sono i partiti che si spostano sempre più a destra; e quindi io, per rimanere fermo sulle mie posizioni e coerente con le mie idee, sono costretto ogni volta a cambiare partito!». Sembra impossibile che siano già passati trent’anni dalla morte di Lucio Libertini (1922-1993), emblema di una sinistra che non si voleva arrendere all’opportunismo ed alla continua corsa verso il “centro” che è il vero “fattore k” (anzi “c”) che blocca la democrazia italiana, impedendo quella dialettica chiara e “pulita”, quello schietto confronto di idee contrapposte e quelle alternative politiche franche e trasparenti che già Piero Gobetti aveva teorizzato di fronte al nascente totalitarismo fascista, erede per molti aspetti dei decenni di trasformismo che da Depretis a Giolitti avevano reso stagnante e putrida l’acqua in cui nuotava il giovane e dilettantesco liberalismo all’italiana. Continua a leggere

Enrico Berlinguer

di GIANCARLO IACCHINI

Enrico Berlinguer«Piano, Roberto… piano!». Quando uno scatenato Benigni lo prese letteralmente in braccio, sul palco, durante una manifestazione del Pci, lo schivo e serissimo segretario generale sorrise divertito, ma manifestò con quelle parole, sussurrate all’orecchio dell’irriverente “toscanaccio”, una certa…preoccupazione: «Veramente in quell’istante mi preoccupai anch’io – ricorda Benigni – Infatti l’avevo sollevato mettendoci tutta la forza che avevo, senza immaginare che fosse così leggero, così rischiai proprio di buttarlo per aria!». L’insostenibile leggerezza di essere Enrico Berlinguer (1922-1984), un uomo invece il cui peso politico, nella storia dell’Italia repubblicana, era inversamente proporzionale alla sua figura esile e minuta. Per 12 anni, dal ’72 fino alla morte, fu segretario del Partito Comunista Italiano, erede di Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti e Luigi Longo. Per avere un’idea del suo carisma, e del rispetto che ispirava, bastava guardare i visi e gli occhi delle centinaia di migliaia di cittadini che accorrevano ai suoi comizi, visi e occhi che esprimevano fiducia, orgoglio e speranza. La speranza millenaria di quella “classe lavoratrice” a cui egli faceva costante riferimento, in ogni suo scritto e discorso. Profondamente legato alla sua terra di Sardegna, Berlinguer era stato anarchico in gioventù, ma fin dal 1943 si era iscritto al Pci, portando nel partito di Togliatti la sua concretezza, metodicità, onestà intellettuale, rigore politico e morale. La questione morale appunto, il compromesso storico, l’alternativa democratica, l’austerità, lo strappo con l’Urss, l’eurocomunismo, la terza via: sono solo alcune delle intuizioni e proposte che contraddistinguono la sua indimenticabile era alla guida del più forte partito comunista del mondo occidentale. Continua a leggere

Se a sinistra si continua a scherzare col fuoco…

di MATTIA DA RE

A sinistra siamo sempre meno e sempre meno presenti nell’orizzonte politico e ideale delle persone. Oggi qualsiasi proposta a favore delle classi popolari, qualsiasi proposta anche solo tiepidamente redistributiva viene vista – dalle classi popolari stesse – come immorale, come figlia dell’invidia nei confronti di “chi ce l’ha fatta”.

Chi lavora 12 ore al giorno per meno di 1.000 euro al mese, ha fatto propria la convinzione che la sua condizione sia inevitabile, “naturale” e tutto sommato giusta.

Se poi questi soldi non bastano per pagare affitto, bollette e per mangiare, per fortuna restano altre 12 ore ogni giorno da impiegare in “lavoretti” che permettano di arrotondare e sopravvivere. L’importante è che restino giusto quel paio d’ore al giorno (e giusto qualche decina di euro al mese) da spendere in palestra e per l’aperitivo. Il tanto che basta per per sentirsi “normali”, il tanto che basta per credere di vivere una vita felice.

Le stesse considerazioni valgono per il riscaldamento globale, per la gestione dei rifiuti, per l’emergenza abitativa, per l’impossibilità di accedere a cure degne di questo nome, per il fatto di essere stat* trascinat* in guerra e per qualsiasi altro problema che l’umanità è costretta ad affrontare. Non esistono nella mente delle persone soluzioni alternative a quelle proposte dal sistema. Continua a leggere

Herbert Marcuse

di GIANCARLO IACCHINI

La questione della libertà è assolutamente centrale nel pensiero “critico” di Herbert Marcuse (1898-1979), celebre esponente della Scuola di Francoforte insieme a Max Horkheimer, Theodor Adorno ed Erich Fromm (tutti emigrati negli Stati Uniti dopo l’avvento del nazismo). Nella sua opera più significativa in tal senso, L’uomo a una dimensione, Marcuse dedica alla libertà come liberazione passi molto chiari: la società occidentale contemporanea, “reificata” e mercificata, è totalitaria come quelle del blocco sovietico, perché impone anch’essa un “pensiero unico” e toglie all’uomo ogni libertà di immaginare altre dimensioni dell’esistenza oltre a quella onnipervasiva e alienante dell’economia e dei suoi materialistici (dis)valori: merce, produzione, consumo, denaro, profitto. Continua a leggere

Ernesto Rossi

di GIANCARLO IACCHINI

rossi-1Ammettiamolo: è dalla nascita di MRS, ormai più di 15 anni fa, che sfogliamo la margherita per decidere se inserire tra i nostri “maestri ideali” anche Ernesto Rossi (1897-1967), antifascista, anticlericale, antimilitarista, antinazionalista, federalista europeo, azionista e poi radicale ma anche, come in tanti hanno rimarcato, «molto liberale e poco socialista», al punto di vedersi attribuito un “liberismo” che in effetti troncherebbe subito il discorso. Eppure… Dovremmo anche noi essere condizionati da quell’ideologismo che vogliamo combattere? Al di là di definizioni e incasellamenti che lui stesso respingeva con forza e piglio assai anarchico, restando sempre un “cane sciolto” dovunque abbia militato (e «un cane in chiesa», come ripeteva spesso, nel neonato Partito radicale), che cosa pensava e desiderava davvero Ernesto Rossi? Uno Stato assente in economia, se non come cane da guardia di quelli che definiva “i padroni del vapore”? Istituzioni indifferenti al destino degli “svantaggiati” in un libero mercato dalle magnifiche sorti e progressive? Niente di tutto questo, anzi il contrario. Si possono discutere le ricette, ma non contestare la bontà del piatto che si sta cucinando. O meglio: si può sostenere (legittimamente) che non quegli ingredienti non verrà fuori niente di commestibile, ma non dubitare delle intenzioni, del fine e dell’obbiettivo che si intende perseguire! E quale sarebbe, dunque, questo obbiettivo politico e ideale? Continua a leggere

Socialismo: oggi più che mai!

di LEONARDO MARZORATI

Lo scontro politico fa competere tante forze che sono fedeli all’ordine capitalistico. Si attaccano su problematiche del quotidiano: crescita economica, immigrazione, sanità, sicurezza, diritti civili, lotta alla disoccupazione. Le risposte restano inglobate nella cappa del sistema capitalistico. Nessuno di loro vuole dare ai lavoratori il controllo della produzione, anche con il semplice voto della governance e delle sue scelte.

I partiti si fondono e si scindono come in diversi Stati europei o restano gli stessi, almeno nel nome, per decenni come negli Stati Uniti. La loro competizione elettorale vede la partecipazione di grandi società private, che appoggiano questo o quel partito, questo o quel candidato, a volte anche diversi contemporaneamente. Si va dai finanziamenti in denaro, all’inserimento di figure fedeli nei partiti. La democrazia rappresentativa fa accedere al potere politico uomini e donne che agiranno, sui temi di interesse, in fedeltà alla società a cui fanno riferimento. Continua a leggere