Il doppio volto di Cuba

di MASSIMO AMADORI
Ieri Fidel Castro avrebbe compiuto 100 anni. Per i comunisti è stato un eroe senza macchia, per la destra un dittatore sanguinario. Probabilmente la verità sta nel mezzo e sulla figura storica e politica di Fidel il mio giudizio non è netto. È stato grande sia nel bene sia nel male. Ha dei meriti indiscutibili: la rivoluzione cubana del ’59 ha liberato il popolo cubano dalla dittatura di Batista, un tiranno corrotto al servizio del capitalismo USA e delle mafie. Grazie alla rivoluzione i cubani hanno ottenuto la sanità pubblica e gratuita, l’istruzione pubblica, casa e lavoro. Le terre furono redistribuite fra i contadini poveri e l’economia pianificata ha portato a grandi benefici per i lavoratori. La mortalità infantile è praticamente scomparsa. Soprattutto il popolo cubano, pur rimanendo povero, ha ottenuto dignità e indipendenza dall’imperialismo USA.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Fidel Castro è stato un dittatore: ha edificato un regime autoritario basato sul partito unico, sopprimendo le libere elezioni. Dissidenti e oppositori sono stati incarcerati o costretti a fuggire. Negli anni Sessanta e Settanta il regime castrista si è macchiato di un crimine orribile: la persecuzione delle persone omosessuali. Centinaia di gay furono rinchiusi nei campi di concentramento, assieme agli oppositori politici. Per noi socialisti libertari tutto ciò non è accettabile. Attualmente il popolo cubano è alla fame e quasi tutte le conquiste sociali della rivoluzione del ’59 non esistono più.
Dopo il crollo dell’URSS infatti il regime cubano è entrato in crisi. Le responsabilità sono sia del regime castrista sia dell’imperialismo USA. Certamente l’embargo criminale del governo statunitense ha portato il popolo cubano alla fame. L’embargo è stato inasprito da Trump. Ma al tempo stesso il regime cubano ha molte responsabilità: ha aperto ai capitalisti stranieri e ha inasprito la dittatura burocratica del PCC. Le persone fanno la fame a causa dell’embargo e al tempo stesso i burocrati del Partito Comunista vanno in giro in Mercedes e fanno affari grazie ai dollari americani. Ogni forma di dissenso viene repressa.
Noi socialisti libertari difendiamo le conquiste sociali della rivoluzione cubana (oggi purtroppo praticamente scomparse), senza però sostenere la dittatura “comunista”. Consideriamo l’embargo degli USA un crimine contro l’umanità ma pensiamo anche che il regime castrista abbia delle responsabilità enormi. Non può esistere socialismo senza la massima democrazia e libertà. Dittatura, partito unico, repressione dei dissidenti, burocrazia, statalismo totale. Tutto ciò non ha nulla a che fare con il socialismo. È capitalismo di Stato. Socialismo significa in primis autogestione e autogoverno, non dominio dello Stato.
L’errore di Fidel è stato credere di poter liberare le masse popolari dall’alto, tramite lo Stato. Ma ciò ha comportato il mantenimento delle gerarchie sociali e politiche e l’instaurazione di una dittatura. La vera liberazione invece potrà avvenire solo dal basso, dall’autorganizzazione dei lavoratori. La liberazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi, per dirla con Marx. Solo la democrazia socialista potrebbe salvare Cuba e la sua rivoluzione. Scegliere fra il capitalismo USA e un regime burocratico e autoritario è come scegliere fra il tifo e il colera. Il popolo cubano merita di meglio, merita il socialismo democratico e libertario.

Comunismo libertario sì, ma stalinismo proprio no

di MASSIMO AMADORI
Non sono comunista, sono un socialista libertario. Ma non sarò mai anticomunista. Considero i comunisti come fratelli e compagni di lotta, non avversari politici ma alleati nella lotta contro il fascismo e il capitalismo e per la giustizia sociale. Però sono antistalinista e su questo punto non transigo. Lo stalinismo è stato una montagna di merda, al pari del fascismo. Un regime totalitario orribile, responsabile dello sterminio di milioni di persone, fra cui centinaia di migliaia di comunisti.
Però io non confondo il comunismo con lo stalinismo, sono cose diverse. Sono un marxista libertario e non potrei mai essere anticomunista. Sono a-comunista, come Riccardo Lombardi. Alla tradizione comunista preferisco quella della sinistra socialista e azionista, come del resto Francesco Guccini e tutti i socialisti libertari. Ma non sono settario nei confronti dei comunisti, perché penso che tutta la sinistra di classe e anticapitalista debba essere unita nella lotta.
Sono stato trotskista per tanti anni e anche se non sono più comunista ho un grande rispetto per Antonio Gramsci, che considero uno dei miei principali riferimenti politici assieme al socialista Giacomo Matteotti, al liberale Piero Gobetti, al socialista liberale Carlo Rosselli e all’anarchico Camillo Berneri, vittima dello stalinismo.
Noi del Movimento RadicalSocialista cerchiamo proprio di valorizzare le migliori tradizioni della sinistra libertaria: dall’anarchismo al socialismo democratico, dal marxismo libertario al liberalsocialismo. Valorizziamo in particolare il socialismo di sinistra, il pensiero di Riccardo Lombardi e di Lelio Basso. I comunisti libertari sono ben accetti nel nostro movimento socialista libertario e Rosa Luxemburg è fra i nostri punti di riferimento principali.
Personalmente stimo anche Enrico Berlinguer. Ma Togliatti no, perché era stalinista e fu complice dei crimini di Stalin. Siamo antistalinisti ma non saremo mai anticomunisti, sia chiaro. Stimiamo molto Karl Marx e diamo una lettura libertaria al suo pensiero. Non siamo un partito e non partecipiamo alle elezioni. Vogliamo essere un laboratorio di idee per una sinistra socialista libertaria del ventunesimo secolo, un luogo di dibattito e discussione storica e politica. Viva il socialismo libertario!

Il socialismo libertario

di MASSIMO AMADORI
A mio avviso la migliore tradizione della sinistra italiana non è stata quella comunista ma quella socialista e azionista. La penso come Guccini. Preferisco di gran lunga Carlo Rosselli e Giacomo Matteotti rispetto a Togliatti o a Longo. Con tutto il rispetto per i compagni comunisti. Il PCI per gran parte della sua storia è stato un partito stalinista e filo-sovietico. Viceversa socialisti e azionisti sono sempre stati antistalinisti e hanno sempre detto che il socialismo deve andare di pari passo con la democrazia, mettendo assieme libertà e giustizia sociale, diritti sociali, diritti democratici e diritti civili. È la tradizione di Giustizia e Libertà e dei fratelli Rosselli, di Giacomo Matteotti, di Riccardo Lombardi e di Lelio Basso. È la tradizione del Partito d’azione e del PSI nei suoi anni migliori. Nulla a che vedere con il comunismo totalitario, me nemmeno con la socialdemocrazia moderata e riformista.
Il socialismo libertario aspira alla massima libertà possibile, assieme alla massima giustizia sociale possibile. È un socialismo radicale, nel senso che vuole risolvere i problemi alla radice. Ma rifiuta ogni forma di fanatismo, di dogmatismo, di violenza e di estremismo. Aspira a un socialismo democratico, federale, comunalista e libertario, fondato sulla decentralizzazione del potere, sulla democrazia diretta, sull’autogoverno e sull’autogestione. Né libero mercato né statalismo quindi, ma socialismo autogestionario e libertario.
Il socialismo libertario è la vera alternativa sociale e politica al sistema capitalistico. Si distingue sia dal liberalismo borghese sia dal comunismo ortodosso. A differenza dei liberali classici i socialisti libertari sostengono che senza giustizia sociale non possono esistere libertà e democrazia e a differenza dei comunisti marxisti-leninisti sostengono che senza la massima libertà e democrazia il socialismo si trasforma in un regime oppressivo e totalitario. Come il capitalismo di Stato in URSS e in tutte le dittature “comuniste”. Ma noi socialisti libertari non siamo anticomunisti. Siamo a-comunisti, come Riccardo Lombardi. Però siamo antistalinisti. E non siamo antiliberali, in quanto per noi il socialismo libertario è erede della migliore tradizione liberale e illuminista. Viva il socialismo libertario!

Anatomia di una “zecca”

di LAVINIA MARCHETTI

Quando la destra chiama «zecca» una persona di sinistra, mi viene spontaneo chiedergli se abbia mai osservato una zecca. L’animale sceglie un ospite, incide l’epidermide e vi introduce un apparato boccale fatto per restare ancorato, concretizza la metafora del “restare aggrappato con i denti”. Alcune specie secernono perfino una sostanza che consolida l’adesione e una saliva dalle proprietà anestetiche, così il prelievo può proseguire senza essere avvertito. Il pasto dura a lungo e, una volta saziata, la zecca si lascia cadere. Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) descrive in questi termini il pasto ematico. Zoologia elementare, ed è già sufficiente a mostrare quanto l’insulto abbia sbagliato destinatario. Mai vista una zecca sudare.

Le metafore biologiche, in politica, hanno sempre qualcosa di proiettivo, parti di sé proiettate sul fantomatico nemico, per deriderlo e disumanizzarlo. Ad esempio il fascismo classificò interi popoli come “infestanti” e quindi gli stermini, ad esempio quelli coloniali in Etiopia o la deportazione degli ebrei sembrò una sorta di igiene pubblica. Una zecca reale è estranea alla colpa, segue soltanto il proprio ciclo vitale. Al contrario il capitalismo, è una relazione storica prodotta da decisioni umane e protetta dalle leggi. Fermiamoci un attimo al concetto di “prelievo”. Chi preleva da chi? Il capitale non è un soggetto neutro, al contrario si configura come un rapporto sociale presentandosi come “cosa”. La zecca è il capitale che preleva plusvalore dal lavoro vivo, cioè sottrae tempo di vita oggettivato nella produzione e lo trasforma in profitto privato. In questa dinamica, che ho semplificato per motivi di spazio, il lavoratore anticipa letteralmente se stesso, offrendo la propria forza-lavoro come unica merce disponibile, e il capitale ne estrae valore come un sistema di estrazione, una miniera. La metafora sanguigna con la zecca a soggettivare e disumanizzare è quanto mai azzeccata, infatti il capitale si comporta come un dispositivo che succhia lavoro, lo incorpora in merce e lo restituisce al mercato come valore accresciuto, rivendendolo poi allo stesso lavoratore sotto forma di salario insufficiente a coprire ciò che è stato sottratto. È un doppio movimento di prelievo, una circolazione chiusa in cui ciò che viene estratto ritorna come condizione di sopravvivenza, con un’evidente asimmetria strutturale che la tradizione marxista definisce sfruttamento. Come funziona? Il sangue sociale viene prelevato nel processo produttivo e poi riacquistato dal lavoratore stesso come mezzo per continuare a vivere, in una ripetizione a ciclo continuo seguendo la logica interna del sistema, esattamente come la zecca, anche il capitalismo è concepito per prosciugare e prosperare. Continua a leggere

Socialdemocratici un corno! :-)

In Italia continua ad esserci un’ignoranza abissale per quanto riguarda le idee dei socialisti democratici statunitensi. A livello mediatico sono etichettati come socialdemocratici, nell’accezione di una sinistra moderata che vuole riformare il capitalismo aggiungendo un po’ di welfare. Eppure basterebbe leggersi il programma e le rivendicazioni dei DSA di Sanders e Mamdani per scoprire che ciò non corrisponde alla realtà.
Il programma dei DSA prevede una tassazione fortemente progressiva della classe dei miliardari, fino alla loro scomparsa. In pratica una redistribuzione radicale della ricchezza, non la timida patrimoniale proposta da Elly Schlein e da Fratoianni. Prevede inoltre il superamento del sistema capitalistico, l’autogestione dei lavoratori nelle grandi imprese e la redistribuzione degli utili aziendali a tutti i dipendenti. I DSA parlano di lotta di classe (anzi, Sanders addirittura di “guerra di classe“), di lotta contro la guerra e il militarismo, di lotta contro l’oligarchia e per la giustizia sociale. Chiedono una diminuzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali, a parità di paga. Non ci pare il programma di un partito socialdemocratico e riformista. Almeno non dell’attuale socialdemocrazia europea, che ha accettato il capitalismo neoliberista e si limita a gestirlo.
Sanders e i socialisti democratici statunitensi sono decisamente più a sinistra anche di Fratoianni e di AVS e persino di Sanchez e dei socialisti spagnoli. Quindi definirli “socialdemocratici” è una semplificazione. Non sono né comunisti né socialdemocratici. Utilizzano i metodi riformisti dei socialdemocratici (elezioni locali e nazionali, approccio istituzionale, ecc.) ma il loro fine è rivoluzionario come quello dei comunisti (superamento del sistema capitalistico e dello Stato borghese). A differenza dei comunisti però rifiutano la violenza e ogni forma di dittatura. In pratica sono dei “riformisti rivoluzionari”, come Matteotti o Riccardo Lombardi.
All’interno dei DSA poi ci sono anche gruppi apertamente socialisti libertari e un gruppo anarchico, oltre ad una fazione trotskista. Sono un movimento socialista democratico e radicale di massa, al cui interno ci sono tutte le tendenze del movimento operaio e socialista statunitense: dai socialdemocratici ai trotskisti, dai socialisti liberali agli anarchici. Non sono ideologici ma concreti, hanno successo perché si battono per i bisogni immediati della classe lavoratrice, dal salario minimo a un welfare gratuito e capillare. Senza però dimenticare la prospettiva anticapitalista. Aspirano a un socialismo municipalista e libertario e alla decentralizzazione del potere. Sostengono la democrazia diretta, l’autogoverno e l’autogestione. Non male per dei “socialdemocratici“.

4 grandi socialisti libertari del 900

di MASSIMO AMADORI
I socialisti della prima metà del ‘900 che preferisco sono senza dubbio Giacomo Matteotti e Rosa Luxemburg, perché malgrado le differenze pensavano che il socialismo dovesse sempre andare di pari passo con la libertà e la democrazia.
Inoltre furono antimilitaristi coerenti e si opposero al riarmo e alla guerra senza se e senza ma. Per questo li trovo particolarmente attuali. Entrambi furono vittime della violenza statale, Matteotti assassinato dai fascisti e Rosa Luxemburg dai corpi franchi, con la complicità della destra socialdemocratica di Ebert e Noske. Entrambi hanno criticato sia l’autoritarismo leninista sia il moderatismo e l’opportunismo dei riformisti socialdemocratici.
Per quanto riguarda invece il secondo Novecento i più grandi socialisti a mio avviso sono stati Gilles Martinet e Riccardo Lombardi. Il primo fu un socialista francese, fra i fondatori del PSU, un partito socialista democratico di sinistra. Sosteneva un socialismo libertario e autogestionario, da attuarsi dal basso e sempre in forme democratiche. Fu il teorico del “riformismo rivoluzionario”, che tramite riforme di struttura intendeva superare il capitalismo e lo Stato borghese. Sosteneva che lo Stato dovesse pianificare le politiche economiche generali, ma che le decisioni concrete dovessero spettare alle assemblee locali basate sulla democrazia diretta, alle Comuni, ai consigli di fabbrica e di quartiere. Dal basso verso l’alto. Rigettava completamente lo statalismo comunista e socialdemocratico, poiché lo statalismo genera solo burocrazia. In particolare criticava il comunismo sovietico, in quanto capitalismo di Stato. Per Martinet era fondamentale democratizzare l’ economia e l’intera produzione, con forme di autogestione democratica. Sosteneva la democrazia diretta e l’autogoverno, convinto che il socialismo significasse anche il trasferimento dei poteri dallo Stato centralizzato alla società civile e ai lavoratori, socializzando non solo la ricchezza ma anche il potere. Riccardo Lombardi, della sinistra del PSI, aveva idee molto simili a quelle di Martinet e assieme a Lelio Basso fu il più grande socialista di sinistra in Italia.
Il socialismo autogestionario, democratico e libertario di Martinet e Lombardi è alternativo tanto al comunismo totalitario quanto alla socialdemocrazia. Ha numerosi punti di contatto con l’anarchismo, ma non condivide l’utopia anarchica di abolizione totale e immediata dello Stato, puntando piuttosto e ridimensionare il suo potere e a metterlo sotto il controllo democratico della società civile. Il marxismo libertario di Martinet e Lombardi è attuale ancora oggi e rappresenta una valida alternativa al capitalismo oligarchico. Coloro che hanno appreso meglio la lezione di questi giganti del socialismo democratico di sinistra sono i compagni dei DSA negli States. In Italia invece la sinistra è divisa fra il moderatismo filo-capitalista del PD e l’estremismo inconcludente e settario dei partitini marxisti-leninisti. Sarebbe ora che anche la sinistra italiana riscoprisse il socialismo libertario, proiettandosi nel ventunesimo secolo.

Riformisti e socialisti libertari

di MASSIMO AMADORI
Io rifuggo la tifoseria politica, anche nei confronti dei leader della sinistra. Su Sanchez ho una posizione articolata, che rifiuta tanto la demonizzazione quanto l’esaltazione acritica. Il leader socialista spagnolo ha dei meriti indiscutibili: è l’unico statista europeo che ha avuto il coraggio di dire no a Trump e Netanyahu e di condannare apertamente il genocidio di Gaza e la guerra contro l’Iran. Questo va riconosciuto e dimostra che quello di Sanchez è l’unico governo realmente di sinistra che abbiamo in Europa. Per questo l’estrema destra lo attacca in continuazione; per questo Trump e il fascismo internazionale fanno di tutto per metterlo in difficoltà. Sul piano sociale ha rifiutato il neoliberismo, approvando un salario minimo e tassando i super ricchi. L’economia spagnola cresce molto più di quella italiana. Anche le migrazioni sono state gestite meglio rispetto all’Italia della Meloni e la regolarizzazione di mezzo milione di migranti ha portato grandi benefici.
Ma non è tutto oro ciò che luccica. Nei confronti dei migranti irregolari Pedro Sanchez ha attuato politiche che non si distinguono da quelle della destra: “remigrazione” di migliaia di persone, respingimenti al confine, accordi con il Marocco e violenza poliziesca. Queste cose non sono accettabili per un vero socialista; non è accettabile la violenza di Stato contro migranti e persone razzializzate, anche quando a farlo è un governo di sinistra. Certamente non è accettabile per noi socialisti libertari, che lottiamo per un mondo senza confini, senza razzismo e senza violenza statale.
Sanchez rappresenta la migliore socialdemocrazia europea, decisamente il “meno peggio” rispetto ai fascisti ed anche al “centrosinistra” italiano. Un gigante rispetto a Giorgia Meloni e a Trump. Ma rimane sempre un riformista, che si limita a gestire il sistema capitalistico e lo Stato borghese, non per superarli ma con l’illusione di riformare il capitalismo e lo Stato centralizzato. Per noi socialisti libertari questo è il limite di Sanchez e in generale della socialdemocrazia europea, da non confondere con il socialismo democratico di Sanders e Mamdani negli USA.
I DSA infatti hanno nel loro statuto il superamento del capitalismo, l’autogestione e l’autogoverno. Socialismo significa redistribuire sia la ricchezza sia il potere, democratizzare l’economia e restituire alla società i poteri dello Stato. Fra Sanchez e Sanders esiste un abisso, anche se entrambi si definiscono socialisti. È la differenza che esiste fra la socialdemocrazia e il socialismo democratico e libertario.

I fascisti neri e quelli rossi, dalla parte dell’imperialismo preferito

di MASSIMO AMADORI
Noi socialisti libertari siamo contro Putin e l’imperialismo russo e condanniamo senza se e senza ma l’aggressione russa contro l’Ucraina. Al tempo stesso siamo contro il riarmo delle nazioni europee e contro l’imperialismo USA e la NATO.
Siamo divisi sull’invio di armi in Ucraina ma tutti i socialisti democratici e libertari sono contro Putin e il riarmo europeo. Per questo motivo i putiniani sostenitori dell’imperialismo russo ci accusano di essere “agenti della NATO e della Cia“, perché critichiamo Putin e condanniamo l’invasione dell’ Ucraina. Invece gli atlantisti sostenitori della NATO, dei riarmo e della guerra totale contro la Russia ci accusano di essere “putiniani”, perché siamo pacifisti e contro il riarmo degli Stati europei, voluto peraltro da Trump e sostenuto da Giorgia Meloni.
I fan di Putin e di Stalin spesso non sono diversi dai fan di Calenda e Picerno. Chi ha un’idea diversa viene criminalizzato, chi è pacifista e internazionalista e condanna tutti gli imperialismi viene etichettato come “agente del nemico”. È una logica manichea e totalitaria, purtroppo presente sia a destra sia a sinistra. La politica diventa tifo da stadio, sostegno di Stati armati fino ai denti contro altri Stati armati fino ai denti. Una logica che ignora le vittime civili delle guerre imperialiste. Una logica che sostituisce la geopolitica degli Stati capitalisti alla lotta di classe contro gli oppressori. Questa gente gioca a risico dal divano di casa, sulla pelle di bambini e civili innocenti massacrati. Il militarismo finisce sempre per divorare la democrazia e per criminalizzare ogni forma di dissenso. In Russia come in Occidente.
P.S.:
A questo proposito, voglio esprimere tutta la mia solidarietà ai compagni trotzkisti del PCL, vergognosamente attaccati da stalinisti e putiniani per la loro solidarietà con il popolo ucraino aggredito dall’imperialismo russo. La loro “colpa” è avere organizzato una raccolta di farmaci per l’Ucraina. Non armi, ma farmaci! Io non sono trotskista, sono contro il riarmo (come del resto il PCL) e non sostengo nemmeno l’invio di armi in Ucraina. Ma condanno la dittatura di Putin, l’imperialismo russo e la criminale invasione dell’Ucraina. Purtroppo a sinistra non tutti sono contrari all’imperialismo russo, anzi alcuni hanno simpatia per Putin perché è nemico dell’imperialismo statunitense, che per molti “comunisti” è l’ unico imperialismo. Come se invece la Russia di Putin fosse un Paese socialista, come se la Russia non fosse una grande potenza capitalista e imperialista al pari degli USA. I campisti sono rimasti alla guerra fredda. Ecco che allora i compagni del PCL diventano degli “agenti della NATO” al servizio dell’ imperialismo occidentale solo perché sostengono la legittima resistenza ucraina e cercano di inviare aiuti umanitari al popolo ucraino. Aiuti umanitari, non militari. La “sinistra” stalinista e putiniana nei fatti è allineata con l’estrema destra fascista di Vannacci. Solidarietà ai compagni trotzkisti per gli attacchi che stanno subendo da questi fascisti “rossi”!

La “sinistra” che difende la “sinistra”, non i diritti umani

Sulla tragedia di Ceuta la destra ha dato il peggio di se stessa, facendo sciacallaggio sui cadaveri ancora caldi di decine di persone e raccontando balle per fomentare odio razziale. Ma pure il centrosinistra ha dato il peggio di se stesso. Per contrastare la propaganda dei fascisti contro gli immigrati ha usato i loro stessi argomenti xenofobi. Il centrosinistra per rispondere ai fascisti si vanta di aver respinto molti più migranti di Giorgia Meloni. Anche per il centrosinistra i migranti non sono esseri umani ma pacchi postali da spostare a proprio piacimento. Non hanno una loro autonomia ma sono visti come strumento di propaganda politica, anche dalla “sinistra”.
Nel caso di Ceuta per il centrosinistra il punto non è difendere i diritti umani dei migranti ma il governo Sanchez dagli attacchi della destra. Gli stessi migranti non vengono visti come persone in fuga da guerre e miseria ma come automi manipolati dal Marocco per dare fastidio a Sanchez. In questo caso specifico è evidente che il governo marocchino ha spinto queste persone a entrare a Ceuta per dare dei problemi al governo spagnolo, ma le cause delle migrazioni sono molto più complesse. I migranti non sono delle pedine ma soggetti dotati di autonomia, persone che migrano per cercare un futuro migliore. Inoltre sia la destra sia il centrosinistra sono completamente disinteressati al fatto che sono morte circa 100 persone. Queste vittime scompaiono, perché non sono funzionali alla propaganda politica. Quando invece dovrebbe essere la cosa più importante di cui parlare.
Lo stesso Sanchez non ne è uscito benissimo. Ha “remigrato” migliaia di migranti, praticamente il sogno dell’estrema destra. Ha fatto accordi con il Marocco e ha mandato la polizia spagnola contro i migranti. Non è la prima volta che succede. Anche Sanchez gestisce le migrazioni come tutti gli altri governi europei: respingimenti, violenza poliziesca e accordi coloniali con i Paesi africani per respingere i migranti. Certo ne ha anche regolarizzati parecchi e questo va riconosciuto. Sanchez è sicuramente il “meno peggio” rispetto a Giorgia Meloni e all’estrema destra e anche rispetto al “centrosinistra” che abbiamo in Italia. Ma non per questo va santificato come fanno molti a sinistra. Il capitalismo non è riformabile e Sanchez non è un socialista radicale come Sanders e Mamdani. Di sicuro sulle migrazioni la “sinistra” europea è totalmente succube della narrazione della destra, gioca sul suo stesso terreno. Quando per contrastare il razzismo dei fascisti ti vanti del fatto di aver “remigrato” più migranti è chiaro che fai il gioco della destra. I migranti sono esseri umani, non pedine per la vostra propaganda elettorale.

2 agosto 1980: strage fascista e di Stato

di MASSIMO AMADORI
Il 2 agosto del 1980 una bomba esplose alla stazione di Bologna, uccidendo 85 persone. Erano lavoratori e persone che andavano in vacanza. Uomini, donne e bambini. Fu una strage fascista e di Stato, attuata dai terroristi neri con la complicità dei servizi segreti e con il coinvolgimento della loggia P2 e di esponenti del MSI.
Nessun revisionismo potrà cancellare la verità storica e giudiziaria. Con questa strage i terroristi neofascisti volevano colpire la democrazia. Era la strategia della tensione, una serie di attentati terroristici contro la popolazione civile che avevano il fine di distruggere la democrazia e di colpire il movimento rivoluzionario operaio e studentesco nato dopo il ’68.
Mafiosi, fascisti, settori dello Stato borghese, P2 e NATO furono coinvolti in queste stragi, dalla strage di Piazza Fontana a quella della stazione di Bologna. Per noi bolognesi il 2 agosto è una ferita ancora aperta. Anche per questo motivo non può e non deve esserci spazio per i fascisti nella nostra città, medaglia d’oro durante la Resistenza.
Il fascismo è una montagna di merda!