«Lunga vita, 17 ottobre!»

di PATRICK DELLA MEA –

Sono felice di avere avuto torto. Fino all’ultimo credevo che le proteste del 17 ottobre non avrebbero portato a niente, ma avevo sottostimato il potere della solidarietà. Con l’escalation delle proteste in Francia, Albania e Spagna, con la risposta violenta da parte degli Stati e con l’aggravarsi della situazione del Sud Italia, le proteste del 17 non si sono fermate a chiedere un aiuto al governo. Chi si trovava in piazza il 17 ha chiesto la fine di un sistema che sa solo rubare ai poveri per dare ai ricchi e ai guerrafondai. Un sistema che si è stufato di usare la violenza in maniera lenta, sistematica e silenziosa ed è passato alla violenza bruta usata alla luce del sole.

Il 17 si è chiesta a gran voce la fine del capitalismo!

La Spagna è colorata dalle bandiere repubblicane e dalle bandiere rosso nere anarchiche, Parigi suona l’Internazionale e richiama il ritorno alla Comune, in Albania le strade domandano un nuovo mondo. E l’Italia? Cosa fa l’Italia? L’Italia si sveglia.

Quest’anno la festa dei morti e quella di tutti i santi avranno una nuova valenza: ritornino in vita i nostri morti! Festeggiamo Malatesta, Gramsci, Costa e chiunque se ne sia andato sperando nel socialismo! Lasciate che i loro spiriti infestino le strade, le piazze e le aziende! Festeggiamo questi nuovi santi! Santi laici, santi della lotta!

Lunga vita al 17 Ottobre!
Viva l’anarchia! Viva il comunismo! Viva il socialismo!

Non “decreti sicurezza” ma politiche sociali!

di MASSIMO AMADORI –
Li avete chiamati “maranza“, dando loro uno stigma sociale e generando ghettizzazione. Li avete trattati come cittadini di serie B, anche se sono cittadini italiani a tutti gli effetti. Avete fomentato odio razziale contro di loro. Li avete spaventati parlando di remigrazione, solo perché sono italiani con la pelle scura. Avete demonizzato la loro religione, fomentando l’islamofobia. Li avete condannati a una vita di precarietà, di miseria e di sfruttamento. Gli avete tolto la casa e tutti i diritti fondamentali previsti dalla nostra Costituzione. Gli avete rovinato il futuro e l’esistenza e non contenti li volete usare come carne da macello per le vostre sporche guerre. Gli avete spaccato la testa con il manganello quando sono scesi in piazza rivendicando i propri diritti. Vi stupite che poi questi ragazzini si siano arrabbiati e abbiano cominciato a spaccare tutto?
I ragazzi italiani di seconda generazione hanno tutte le motivazioni per essere arrabbiati con il governo e con questo sistema. Il razzismo è violenza, la remigrazione è violenza, la povertà è violenza, lo sfruttamento è violenza, privare le persone della casa è violenza. La guerra è violenza! Il capitalismo è violenza! La repressione poliziesca è violenza!
I cosiddetti “maranza” sono diventati il capro espiatorio per questo sistema marcio e in decomposizione, per una classe politica corrotta che non è in grado di risolvere i problemi degli italiani e che difende solo gli interessi di pochi oligarchi miliardari. Siamo governati da vecchi frustrati reazionari che odiano i giovani e gli immigrati, sostenuti da altri vecchi frustrati che odiano i giovani e gli immigrati. E dato che questi vecchi frustrati non sono in grado di risolvere i nostri problemi allora danno la colpa ai “maranza” e approvano leggi repressive per mettere in galera le persone che dissentono, come nelle dittature. Perché è facile arrestare chi protesta, più difficile è risolvere i problemi sociali che generano le proteste e la rabbia giovanile.
L’Italia non ha bisogno di “decreti sicurezza” contro chi manifesta. Ha bisogno di politiche sociali: investimenti in scuola e sanità pubblica, politiche abitative serie per dare la casa a tutti, salario minimo, stipendi decenti e misure concrete contro il carovita. Tutte cose che il governo Meloni non ha fatto e non intende fare. Allora ben vengano le proteste, possibilmente pacifiche. Perché anche se comprendo un ragazzino arrabbiato che spacca una vetrina, non lo giustifico. Non per astratte ragioni morali, dato che la violenza del potere è immensamente peggiore e sinceramente non me ne può fregare di meno di una vetrina di foot looker o della Nike. Non lo giustifico perché fa il gioco del governo di destra, che dopo i saccheggi e gli atti di vandalismo ha avuto un pretesto per criminalizzare tutti i ragazzi che manifestano. Dobbiamo essere furbi e non fare il gioco del nemico di classe. Loro vogliono che rispondiamo con la violenza alla loro violenza, per poi reprimerci tutti. Non dobbiamo fare il loro gioco dandogli questa soddisfazione. La protesta pacifica di massa è più efficace della rivolta violenta. Il potere la teme di più, perché uno sciopero e una manifestazione di massa spaventano il potere politico e il sistema capitalistico molto più di qualche vetrina rotta. Io credo che la stragrande maggioranza degli studenti che protestano lo abbia capito e non cadrà nella trappola del potere e dello Stato borghese, come fecero purtroppo molti giovani negli anni Settanta. Il nemico di classe non aspetta altro.

70 anni fa la “primavera” ungherese, repressa nel sangue

Il 23 ottobre del 1956 lavoratori, studenti, poeti e intellettuali ungheresi diedero inizio alla rivoluzione sociale e politica contro il regime “comunista”, fedele a Mosca. Milioni di persone scesero in piazza distruggendo la statua di Stalin e i simboli del totalitarismo sovietico. In tutta l’Ungheria nacquero consigli operai, che rivendicavano una democrazia socialista. Il regime stalinista accusò gli insorti di essere fascisti al servizio del capitalismo. In realtà i lavoratori ungheresi si opposero alla dittatura comunista non in nome del fascismo e del capitalismo, ma in nome del socialismo democratico e libertario. Volevano un’alternativa sia al blocco comunista sovietico sia al blocco capitalista occidentale.
L’URSS di Krusciov rispose con la repressione più brutale, invadendo l’Ungheria con i carri armati sovietici. Migliaia di insorti furono massacrati e i leader della rivoluzione vennero condannati a morte.
La repressione della rivoluzione ungherese divise la sinistra italiana. Il PCI di Togliatti sostenne l’URSS e la repressione sovietica, bollando i rivoluzionari ungheresi come “fascisti” e “anticomunisti”. Il PSI di Nenni, Pertini, Basso e Lombardi prese invece posizione a favore della rivoluzione ungherese, condannando la repressione sovietica e lo stalinismo.
A distanza di settant’anni possiamo dire che le ragioni degli insorti del ’56 sono ancora attuali. Gli ideali del socialismo libertario vivono nelle attuali proteste giovanili contro il capitalismo. Viceversa il comunismo totalitario (stalinismo) è finito nella pattumiera della storia. Dove merita di rimanere.

Mandare a casa i fascisti!

Il governo Meloni minaccia di condannare a mesi di carcere i camionisti che stanno protestando per il prezzo del carburante. Rischiano fino a 2 anni di galera per il reato di blocco stradale, grazie ai decreti sicurezza della destra. Il governo risponde con il manganello, la repressione poliziesca e il carcere ai lavoratori che non arrivano a fine mese per colpa delle sue politiche. Tra l’altro in questo caso non ci sono ragazzini che spaccano vetrine ma autotrasportatori che stanno protestando in maniera pacifica, assieme agli agricoltori. Si tratta di persone che spesso e volentieri votano a destra, ma la prossima volta ci penseranno due volte prima di votare per la Meloni e per Salvini.
Le persone non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese e la politica dovrebbe dare delle risposte concrete. Invece i governanti non solo non risolvono i problemi dei cittadini e tutelano solo i miliardari e gli oligarchi, ma invocano anche la galera per i lavoratori che scendono in piazza. Come i fascisti durante il ventennio. Sono contro il popolo e i lavoratori, sono nemici di classe. Anche mettere in prigione un lavoratore che protesta pacificamente per i suoi diritti è violenza. Così come i morti sul lavoro, assassinati per il profitto. Alle prossime elezioni ricordiamoci di mandare a casa i fascisti.

I nuovi “Bava Beccaris” dell’oligarchia repressiva

di MASSIMO AMADORI –
Il governo Meloni invoca l’intervento dell’esercito contro gli studenti che manifestano. Come nelle peggiori dittature, come fece il regime cinese contro gli studenti di piazza Tienanmen. Davanti a un popolo disperato che non arriva alla fine del mese e chiede diritti sociali, welfare, un tetto sopra alla testa e stipendi decenti la destra risponde con il piombo e la repressione. Bava Beccaris docet.
Del resto se rovini l’esistenza a milioni di persone, tagli lo stato sociale e porti avanti politiche guerrafondaie hai bisogno di più militari e di più polizia per prevenire rivolte sociali. Il capitalismo è un sistema marcio, che non è più in grado di garantire i diritti fondamentali e una vita decente alla maggioranza delle persone. Rimane allora solo la repressione violenta del dissenso. Una repressione impotente, di un sistema putrido e in decomposizione.
La repressione non denota sicurezza ma impotenza. È la disperazione di un’oligarchia impaurita dalle proteste, che teme di perdere tutto. La repressione non fermerà le manifestazioni e le rivolte, che nascono da cause sociali profonde che il governo non è in grado di risolvere. La repressione non salvò Luigi XVI dalla ghigliottina e non salverà questa classe dirigente corrotta, violenta e criminale dalla giusta rabbia popolare. Possono approvare tutte le misure repressive che vogliono: esercito contro i manifestanti, fermo preventivo di polizia per i minorenni che manifestano, multe, arresti di massa ecc. Con i loro “decreti sicurezza” studenti e lavoratori si puliranno il sedere. L’ età delle guerre imperialiste è anche l’età delle rivolte e delle rivoluzioni. Ci aspettano anni difficili, in tutto il mondo. Ci aspettano anni di lotta, contro un sistema che ci sta portando dritti verso la terza guerra mondiale. E sarà una lotta dura, perché gli oligarchi e i loro rappresentanti politici sono disposti a commettere qualsiasi violenza pur di difendere i loro privilegi e il loro potere. Non facciamoci illusioni.

Contro la violenza. Tutta.

di MASSIMO AMADORI –
La violenza va sempre condannata. Condanno senza se e senza ma la violenza di chi è complice del genocidio di Gaza, la violenza di chi taglia la sanità e l’istruzione pubblica per finanziare il riarmo e la guerra, la violenza di chi ci ha rubato il futuro, la violenza di chi sfratta anziani e disabili per speculare sugli affitti, la violenza della repressione poliziesca contro studenti e lavoratori che scendono in piazza per i loro diritti. I violenti sono i criminali che governano il mondo, insanguinandolo con le loro sporche guerre. Chi si indigna maggiormente per qualche cassonetto bruciato che per i bambini bruciati a Gaza è una persona priva di umanità e completamente lobotomizzata dalla propaganda dei governi. Sono per lo più vecchi boomer frustrati che odiano i giovani. Sono stati servi per tutta la vita e non accettano che un’intera generazione stia alzando la testa.
La generazione Z si sta ribellando ovunque: Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Albania, Italia ecc. Salvini invoca il carcere per i manifestanti, il fermo preventivo per i minorenni e nuovi decreti sicurezza fascisti per colpire gli studenti e i lavoratori che protestano. Il governo Meloni cerca di criminalizzare gli studenti. Borghesi spaventati e reazionari isterici gridano contro “la rivolta dei maranza“, i “giovani teppisti” ecc. Non riescono a concepire che un’intera generazione si stia mobilitando contro di loro e contro il loro sistema. Quella che chiamano con disprezzo “rivolta dei maranza” è in realtà la rivolta della generazione Z. Si tratta di una generazione che ha acquisito coscienza con il genocidio di Gaza e che oggi si rivolta contro un sistema che produce guerre, violenza e ingiustizia sociale. Lottano per l’istruzione pubblica, per la sanità pubblica, per il diritto alla casa, per stipendi più alti, contro la guerra, le spese militari e il carovita, per l’ambiente e la giustizia sociale. I governi gli hanno distrutto il futuro e questa è la loro risposta. Per i governi, gli oligarchi e il capitalismo la pacchia è finita. La generazione Z si è svegliata. Troppo comodo condannare la violenza dei fiume in piena e non quella degli argini che lo costringono. Per quanto vi crediate assolti siete per sempre coinvolti!

All’Associazione Nazionale Partigiani tutta la nostra solidarietà

Alcuni esponenti della comunità ebraica romana hanno cacciato i compagni dell’ANPI dalla commemorazione delle vittime del rastrellamento nazista del ghetto di Roma. È un fatto gravissimo. Questi presunti rappresentanti della comunità ebraica cacciano gli eredi politici dei partigiani che liberarono l’Italia dal nazifascismo e preferiscono commemorare gli ebrei vittime del nazismo con gli eredi politici dei fascisti che fecero le leggi razziali e fecero rastrellare e deportare gli ebrei italiani. In pratica gli estremisti sionisti preferiscono gli eredi dell’antisemita Giorgio Almirante agli eredi di Pertini. È davvero un mondo al contrario.
Un fatto gravissimo che rappresenta un insulto non solo alla Resistenza partigiana ma anche a tutti gli ebrei che parteciparono alla Resistenza, nelle Brigate socialiste, comuniste e azioniste. A cominciare da Primo Levi, partigiano di “Giustizia e Libertà”.
Gli estremisti sionisti non rappresentano la comunità ebraica, ma solo loro stessi e il governo genocida di Netanyahu. Tantissimi ebrei italiani stanno dalla parte dell’ANPI e si sono schierati contro i sedicenti leader della comunità ebraica. A cominciare da Gad Lerner. L’ebraismo antifascista sta dalla parte del popolo palestinese massacrato e dalla parte dell’ANPI. L’estrema destra sionista invece è sempre più allineata con il neofascismo, con gli eredi politici di coloro che realizzarono la Shoah. Ai compagni dell’ANPI va tutta la nostra solidarietà antifascista. L’ANPI è da sempre in prima linea contro l’antisemitismo e contro ogni forma di razzismo. Proprio per questo denuncia il genocidio di Gaza e sta dalla parte del popolo palestinese massacrato. Giù le mani dall’ANPI!

Cambieremo il mondo!

di MASSIMO AMADORI –
Tanto di cappello agli studenti delle superiori che oggi solo scesi in piazza. Un’intera generazione ha acquisito coscienza osservando in diretta un genocidio. I ragazzi italiani stanno dimostrando di avere voglia di lottare e di cambiare il mondo, come i loro coetanei francesi. Scendono in piazza contro il genocidio di Gaza ma anche contro i tagli alla scuola pubblica, contro il riarmo, le spese militari e le politiche guerrafondaie dei governi, per la giustizia sociale e l’ambiente. Non riuscirete a fermarli con la vostra repressione.
Di certo non li fermeranno i boomer frustrati che se la prendono con i ragazzini che protestano, chiamandoli teppisti, “zecche” e delinquenti. Del resto i vecchi reazionari dicevano lo stesso degli studenti del ’68. Gli stessi boomer che magari si esaltano quando scioperano e manifestano gli studenti francesi. Della serie: va bene protestare ma fuori dall’Italia. Perché se lo fai in Italia sei una “zecca” che spacca le vetrine e incendia i cassonetti. Se lo fai in Italia i boomer destrorsi invocano la galera per i ragazzi che manifestano.
Tanto di cappello anche ai docenti che oggi hanno scelto di scioperare e di scendere in piazza assieme agli studenti. Vinceremo solo se saremo uniti, come gli studenti e i lavoratori in Francia. Questa generazione cambierà il mondo e non è disposta a morire in guerra. I boomer di destra devono farsene una ragione. Loro sono il passato e i giovani sono il futuro. Cambieranno il mondo, che lo vogliano o meno i dinosauri frustrati, cinici e incattiviti dalla vita. Fatevi da parte e lasciate che i ragazzi si esprimano. Se avete avuto una vita di merda e siete stati sempre dei servi obbedienti non significa che i ragazzi debbano seguire le vostre orme.

Socialismo… 3D

di PATRICK DELLA MEA –

Possiamo ammettere che il capitalismo, dalla sua nascita, ha in parte aiutato la crescita della democrazia, ovviamente con certi limiti e clausole. Solo dopo il secondo dopoguerra, la democrazia borghese ha ammesso l’intera popolazione nei suoi processi decisionali. Con la fine degli anni ‘70 e con il salto dell’economia keynesiana a quella neoliberale, ecco che ritorna l’originale concezione di democrazia borghese: chi ha, decide. E per semplificare questo ritorno al passato, ecco che milioni vengono spesi su candidati e su propaganda che divide: si attacca chi è già ai margini della società oppure si ritorna a vecchi modelli di pregiudizio. È più facile continuare a rubare quando il popolo è preso dalla caccia alle streghe.

Lo sgretolamento delle nostre democrazie occidentali è accelerato nel XXI secolo, soprattutto nell’ultimo decennio. Il capitalismo, ormai padrone di tutto il pianeta, non deve più mostrarsi come promotore di libertà e democrazia. La maschera cade e si ritorna alle origini.

Un socialismo che non combatte questo “ritorno”, non è un socialismo vincente.
Il nostro socialismo deve essere un socialismo 3D. Democrazia economica, democrazia politica e democrazia sociale devono essere i punti di riferimento del nostro movimento.

Con democrazia economica parliamo del diretto controllo dell’industria, delle aziende e delle risorse da parte dei lavoratori e delle comunità toccate da queste realtà. Dobbiamo anche parlare di minimo irriducibile, così che ogni persona abbia l’accesso al minimo indispensabile per il sostentamento del corpo e della mente.

La democrazia politica (o democrazia socialista) deve porsi non solo come evoluzione radicale della democrazia borghese, ma come sostituta. La democrazia diretta, la sostituzione dei politici con i delegati, i referendum e le assemblee popolari devono diventare il nostro programma politico e la Comune il nostro modello. Il fine è quello di togliere il potere dallo Stato e darlo in mano alle masse.

La democrazia sociale è il fine logico dei primi due punti. Non possiamo permetterci di escludere una parte della popolazione perché “diversa” da noi. Alla citazione di Pietro Nenni “il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro” dobbiamo aggiungere anche “e quelli che sono stati lasciati indietro”. Un socialismo che discrimina non è un socialismo per cui valga la pena combattere.

Democrazia e Socialismo, Socialismo e Democrazia. Questo il nostro credo, giacobini del XXI secolo.
Viva l’anarchia! Viva il comunismo! Viva il socialismo!

Onore a TUTTI i partigiani (comunisti, socialisti, azionisti, anarchici ed anche monarchici!)

di MASSIMO AMADORI –
Non sono comunista ma socialista libertario. Tuttavia non sono anticomunista e non mi sognerei mai di criminalizzare le Brigate Garibaldi, che diedero un contributo fondamentale alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Si può riconoscere il valore dei comunisti nella Resistenza anche senza essere comunisti. Io probabilmente se avessi fatto il partigiano sarei stato con i socialisti delle Brigate Matteotti o con gli azionisti delle Brigate “Giustizia e Libertà”. Ma riconosco i meriti dei partigiani garibaldini, che da soli organizzarono circa la metà delle Brigate Partigiane. Da socialista devo ammettere che senza i compagni comunisti la Resistenza non avrebbe probabilmente avuto un seguito di massa.
Stalin era un dittatore assassino al pari di Mussolini e di Hitler e lo stalinismo ha senza dubbio degli elementi in comune con il nazifascismo. Ma paragonare i partigiani comunisti italiani ai nazisti e ai fascisti denota una profonda ignoranza storica. Significa mettere sullo stesso piano oppressi e oppressori. I partigiani comunisti italiani non erano certo dei santi, ma hanno combattuto contro il nazifascismo. I fascisti repubblichini invece hanno combattuto dalla parte di Hitler. La storia non si cancella. Non tutti i partigiani erano comunisti ma tutti i partigiani meritano rispetto: dai monarchici agli anarchici. Viva la Resistenza!