Siria: la speranza curda (tra dittatura laica e fondamentalismo islamico)

di MASSIMO AMADORI
La caduta del regime tirannico di Assad è un fatto positivo. Un duro colpo per l’Iran e per l’imperialismo russo. Il problema è che probabilmente ne trarranno vantaggio non le forze socialiste e democratiche ma i fondamentalisti islamici, i ribelli foraggiati dall’Occidente, dalla Turchia e da Israele. La Siria potrebbe diventare un sanguinario regime islamista alleato della Turchia, passando dalla padella alla brace, dalla dittatura "laica" di Assad alla ancor peggiore dittatura islamista. Questo darebbe forza alla rinascita dell’ISIS e del terrorismo islamico. L’unica speranza sono le forze rivoluzionarie e progressiste dei partigiani curdi, ostili tanto al regime di Assad quanto ai ribelli islamisti. Se i rivoluzionari curdi riuscissero a guidare una rivoluzione sociale come nel Rojav@ l’intera Siria adotterebbe un sistema democratico, socialista, femminista ed ecologista, permettendo la convivenza pacifica fra tutti i popoli e tutte le religioni.
Non è un’utopia, dato che in Rojav@ i compagni curdi resistono da 12 anni. Ma sicuramente è una prospettiva ardua, perché la rivoluzione sociale e democratica sarebbe osteggiata tanto dall’Occidente, da Israele, dalla Turchia e dai ribelli fondamentalisti quanto dalla Russia e dall’Iran. Ma un esperimento di questo tipo potrebbe attrarre altri popoli nello scacchiere mediorientale e il confederalismo democratico potrebbe diffondersi in tutta la regione, ponendo fine alle guerre, alle dittature e agli estremismi.
Purtroppo questa prospettiva è molto lontana. È più probabile che siano i fondamentalisti islamici a trarre vantaggio dalla caduta di Assad. Gli islamisti seminerebbero il caos e il terrore in tutta la regione e i compagni curdi verrebbero sterminati. Ma non disperiamo: non può piovere per sempre. Socialismo o barbarie!

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