Le due Milano del sindaco Sala

di LEONARDO MARZORATI
La giunta di Beppe Sala a Milano ha cercato di dipingersi come simbolo di modernità e progresso, ma le sue scelte politiche mostrano un allontanamento preoccupante dai valori fondamentali della sinistra: la giustizia sociale, la tutela dell’ambiente e la sicurezza per tutti i cittadini. In questo contesto la cementificazione dilagante, la speculazione edilizia e le problematiche legate alla sicurezza stanno rendendo Milano una città sempre più difficile per le fasce più deboli, in particolare per le donne.
Un tema caldo che ha polarizzato il dibattito cittadino è rappresentato dalla proposta di costruzione del nuovo stadio di San Siro. Mentre la giunta sostiene che il progetto porterà benefici economici e turistici, è evidente come questa scelta si inserisca in una logica di speculazione edilizia che deturperà il paesaggio urbano, non tenendo conto delle loro radici culturali e sociali. I grandi gruppi immobiliari come Coima di Manfredi Catella (la versione liberal di ciò che era negli anni ’80 e ’90 il “fascista” Salvatore Ligresti) fanno grandi utili da queste operazioni, ma i cittadini più poveri non hanno un minimo vantaggio economico. Anzi, vengono penalizzati, specie coloro che vivono in affitto, e a Milano sono tanti.
Simile al caso dello stadio è quello di riqualificazione degli scali ferroviari, dove buona parte degli spazi sembra destinato a insediamenti commerciali e residenze di lusso. Queste scelte non rispondono ai bisogni di chi vive nelle periferie, ma favoriscono un’ulteriore marginalizzazione di chi già fatica a sbarcare il lunario. La giunta di Sala sembra dimenticare che la città non è solo un’area da sfruttare economicamente, ma un luogo dove vivono persone con diritti e necessità. Milano pullula di alloggi popolari vuoti. Le stime parlano di 16mila nel solo capoluogo lombardo, per 50mila appartamenti vuoti in tutta la Regione. Case destinate ai poveri che non vengono assegnate, con la triste diatriba tra Comune di centrosinistra e Regione di centrodestra che si rimpallano le colpe.
È in atto a Milano una speculazione edilizia che sta facendo decollare i prezzi, non solo degli edifici dei quartieri gentrificati (Portello, Isola, Porta Nuova, Santa Giulia), ma di tutti. A rimetterci sono i lavoratori precari, gli studenti, gli immigrati, costretti a pagare cifre folli di affitto per pochi metri quadrati. Chi eredita appartamenti a Milano si ingrossa le tasche con le preziose rendite, chi arriva nel capoluogo meneghino da altre parti d’Italia o dall’estero è costretto a tirare la cinghia per un buco in periferia o nell’hinterland. Milanesi di serie A e milanesi di serie B: questo ha prodotto la politica di Beppe Sala. Alcuni quartieri vetrina (Navigli, Brera) sono dominati dall’affitto breve. Anche qui i privilegiati proprietari ottengono lauti guadagni dal turismo (culturale, fieristico, finanziario, sportivo, religioso) contribuendo a gonfiare la bolla immobiliare. Per i turisti meno abbienti sono stati messi a disposizione parecchi appartamenti delle periferie. Anche qui il mercato ha drogato il costo degli affitti e chi lavora o studia a Milano ha visto lievitare il costo della locazione. In molti casi l’affittuario ha dovuto cambiare casa, allontanandosi dal centro della città verso lidi più economici. Il turismo fa bene a Milano, che finalmente si è scrollata di dosso l’immagine di città grigia e di solo lavoro. La ricchezza culturale ed economica di Milano deve essere ripartita e una giunta che si definisce di sinistra dovrebbe operare in quella direzione. Ma le paghe di camerieri, cuochi, guide turistiche, addetti alle pulizie, lavoratori dei trasporti non sono sempre all’altezza del costo della vita della metropoli.
Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, la giunta ha avviato una serie di progetti faraonici che promettono sviluppo e occupazione. Gli spot in cui si cercano VOLONTARI per diverse mansioni legate al grande evento sportivo però parlano chiaro su che tipo di occupazione si cerca per le olimpiadi. Volontari, non lavoratori pagati. Inoltre, come già fu per i Mondiali di Calcio del 1990, le “grandi opere” si traducono in un investimento massiccio su infrastrutture che, alla fine, servono più a interessi privati che a quelli collettivi. La questione centrale è: chi beneficerà veramente di queste opere? Non certo i cittadini delle periferie, spesso esclusi dai processi decisionali e dalle opportunità generate da tali investimenti. Il rischio è che queste scelte portino a un’ulteriore gentrificazione delle aree urbane, spingendo via i residenti storici in nome di un’ideologia di sviluppo che privilegia il profitto e non il benessere collettivo.
Un altro tema cruciale è la questione della sicurezza. Milano sta affrontando un aumento della microcriminalità, spesso legata all’immigrazione irregolare, che crea un clima di paura e insicurezza, in particolare nelle ore notturne. Le donne, in particolare, si trovano ad affrontare un duplice fardello: la paura di uscire la sera e l’incertezza di trovarsi in un ambiente urbano ostile. Questo si traduce in termini elettorali in un incremento di voti per le destre populiste oppure nell’astensionismo. Si tratta di una problematica europea, e i dati delle ultime elezioni dei vari paesi Ue parlano chiaro. È inaccettabile che, nel 2024, le donne debbano aver paura a uscire di casa. La sicurezza non può essere garantita solo attraverso una maggiore presenza di forze dell’ordine, ma deve passare anche attraverso l’implementazione di politiche sociali e culturali che affrontino le cause della microcriminalità, favorendo l’inclusione e la coesione sociale. Solo attraverso un’azione politica che tenga conto delle voci e delle esigenze di tutti, e non solo di una ristretta élite, Milano potrà realmente aspirare a essere una città per tutti.

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