di MASSIMO AMADORI –
In un certo senso Bruno Vespa ha ragione: non esiste Stato al mondo che non sia responsabile o complice di torture, stupri e omicidi. Tali crimini sono sempre compiuti nel nome della "sicurezza", ma in realtà per gli interessi delle classi dirigenti. Il problema è che per Vespa questa cosa è giusta, o comunque inevitabile. Invece si tratta di crimini contro l’umanità.
Lo Stato è un apparato di violenza e di coercizione, qualsiasi Stato. Una violenza esercitata sempre nell’interesse delle oligarchie al potere. Era così nell’antica Roma, era così nel Seicento ed è così anche oggi. Nell’ultimo secolo lo Stato ha affinato ulteriormente i suoi strumenti di tortura e di assassinio, anche grazie alle nuove tecnologie.
Come socialista democratico e libertario io rifiuto il potere statale, anche se a differenza degli anarchici penso che non sia possibile abolirlo completamente da un giorno all’altro e fare a meno di qualsiasi istituzione. Ma di certo sarebbe possibile e auspicabile porre fine immediatamente agli aspetti più violenti e repressivi del potere statale, andando verso una società fondata sulla democrazia diretta e sull’autogestione dei cittadini.
Era ciò che voleva Marx, quando parlava di "spezzare" il potere statale centralizzato. Poi i leninisti se lo sono dimenticato, per non parlare degli stalinisti.
C’è chi pensa che il socialismo voglia dire più Stato, ma in realtà il socialismo mira a togliere potere allo Stato per restituirlo alla società civile. In una società socialista i ruffiani come Bruno Vespa resterebbero senza lavoro, perché non avrebbero più potenti a cui leccare il sedere.
Nel caso, ce ne faremo una ragione.