Altro che rossobruna, Sahra Wagenknecht è una vera socialista!

di LEONARDO MARZORATI –
Una cosa accomuna la stampa liberal-progressista capitanata dal quotidiano “La Repubblica” e quella neoconservatrice capitanata da “La Verità”: entrambe definiscono “rossobruna” Sahra Wagenknecht. I primi in chiave denigratoria, i secondi per affiancarla alle destre radicali che appoggiano. Niente di più falso.
L’esperta politica tedesca, compagna nella vita dello storico leader socialdemocratico Oskar Lafontaine, dopo una lunga militanza nella sinistra radicale tedesca post riunificazione (prima nel PDS e poi nella Linke), ha fondato un suo partito personale: Bündnis Sahra Wagenknecht – Vernunft und Gerechtigkeit (Alleanza Sahra Wagenknecht – Ragione e Giustizia). Si tratta di un partito nato da una scissione della Linke. La Wagenknecht è giunta alla rottura con il suo vecchio partito accusandolo di aver abbandonato o limitato la lotta contro le disuguaglianze sociali, focalizzandosi quasi esclusivamente sui diritti civili. L’accusa lanciata alla formazione storica della sinistra radicale tedesca è di essersi preoccupata più dell’uso dei pronomi e della percezione del razzismo anziché della povertà e il crescente divario tra abbienti e indigenti. Da qui la scissione, dove vari esponenti di primo piano della Linke, tra cui l’italotedesco Fabio De Masi, hanno seguito la Wagenknecht.
La stampa liberal ha bollato BWS come un partito rossobruno, accostandolo all’estrema destra di Alternative für Deutschland. Ovviamente contro il movimento della Wagenknecht i toni sono aspramente negativi: è definito filoputiniano, nemico dei migranti, sovranista, stalinista, anti europeo e anti atlantista. Le stesse definizioni su BWS le possiamo trovare anche su certa stampa di destra, questa volta però in toni positivi. BWS diventa un partito, assieme ad AfD, contro i poteri forti europei e contro il governo di Olaf Scholz, quindi dalla parte giusta della barricata.
Queste dicotomie che semplificano e banalizzano il confronto politico tra buoni e cattivi, noi e loro, sinistri e destri, zecche e fasci, è tossico e impedisce un reale confronto tra le molte visioni del mondo e proposte politiche.
BWS è un partito pacifista e anti atlantista, che chiede, prima di una discussione sulla presenza della Germania nella Nato, la fine del continuo flusso di armi da Berlino a Kiev. La Germania è diventata la prima potenza europea a fornire di armi al governo Zelensky. La coalizione semaforo (socialdemocratici, verdi e liberali) sta appoggiando in maniera servile la coalizione che supporta l’azione bellica dell’Ucraina contro la Russia. Alcuni esponenti della maggioranza si sono lasciati andare a frasi pericolose per la stabilità del continente. Per non parlare del gasdotto Nord Stream 2, che forniva gas naturale dalla Russia alla Germania passando sotto il Mar Baltico. Nel settembre 2022 venne colpito da un sabotaggio per mano di agenti della Nato, anche se i mass media europei puntarono il dito contro la Russia. Le inchieste più credibili mostrano come furono forze Usa a colpire il gasdotto (con l’aiuto di militari polacchi), quasi una punizione alla Germania per essersi servita per anni del gas russo a basso costo. Il governo di Berlino a guida Scholz piegò la testa alla Nato. Colpito e mazziato. E mentre in Ucraina si continua a morire, la Wagenknecht, non diversamente da quanto fatto da papa Francesco, ha chiesto di lavorare per un negoziato tra Kiev e Mosca. Questo viene subito bollato come essere “servi di Putin”. L’Ucraina non può vincere questa guerra (a meno che non prenda dimensioni molto più grandi) e il coltello dalla parte del manico lo tiene l’autocrate del Cremlino. Su questo la Wagenknecht è chiara e interpreta la posizione di tanti cittadini europei. Tutti filoputiniani per la stampa liberal, evidentemente.
BWS è un partito moderatamente euroscettico. Non chiede l’uscita della Germania dall’euro o dalla Ue, ma è critico verso i trattati di Maastricht e Lisbona. Quello fondato da Sahra Wagenknecht è un partito sovranista. Il termine abusato, spesso usato per delegittimare, ma il sovranismo mira alla difesa della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle dinamiche della globalizzazione e alle politiche sovrannazionali di concertazione. Nulla a che vedere con il nazionalismo. BWS è un partito sovranista di sinistra, volto a rafforzare l’intervento statale in economia per ridurre le diseguaglianze sociali. In questo è distante anni luce da AfD, forza nazionalista con all’interno una vasta area apertamente liberista.
BWS ha un approccio pragmatico sulle politiche migratorie. Da sovranisti sono per porre controlli alla circolazione delle merci, così come delle persone. I pennivendoli di sinistra e di destra, per ragioni opposte, hanno accostato la Wagenknecht all’estrema destra. Ma le richieste di BWS in tema di migranti sono le stesse del premier laburista britannico Keir Starmer (nuovo idolo della stampa liberal), che ha seppellito il piano di espulsioni degli immigrati irregolari in Ruanda redatto dal suo predecessore, il conservatore Rishi Sunak. Curiosamente il governo di Berlino a guida Spd, Verdi e Liberali ora vuole adottare quelle stesse misure lanciate da Sunak e, per la gioia dell’autocrate del Ruanda Paul Kagame, potrebbero essere gli irregolari di Germania a finire nei centri di detenzioni già pronti a Kigali. I controlli per gli immigrati chiesti dalla sinistra sovranista sono molto più blandi di quelli proposti al confine del Messico da un’altra stella dei progressisti: la vicepresidente Usa e candidata alla Casa Bianca Kamala Harris. Sicuramente le politiche di controllo interno proposte da BWS sono più securitarie di quelle della Linke: proprio il tema migrazioni è stato uno dei motivi della scissione. La Linke persegue una strategia, condivisibile o meno, “no border”, come dimostra la candidatura alle ultime elezioni europee della “capitana” Carola Rackete. La Wagenknecht considera questa visione controproducente: gli ingressi incontrollati senza strutture sociali adeguate portano a un incremento della microcriminalità, che colpisce spesso i ceti più poveri che vivono nelle periferie delle città. E in molti casi non porta a una vita dignitosa per tanti immigrati in cerca di una condizione sociale migliore nella ormai ex Locomotiva d’Europa. L’AfD ha trovato proprio nelle periferie popolari e nell’Est più povero grandi consensi, soffiando sul fuoco del rancore e del razzismo. Ma tra i nazionalisti con elementi di neonazismo dell’AfD e i sovranisti di sinistra del BWS la differenza è però abissale. Ad oggi, Spd e Verdi sono più vicini ai tanto temuti neonazi azzurri che non il movimento di Sahra la rossa. BWS, fin dal suo gruppo dirigente, con la stessa Wagenknecht in testa (è figlia di padre iraniano), abbonda di tedeschi di origine straniera. E tra i suoi elettori ci sono molti tedeschi di seconda generazione. Un aspetto simile a La France Insoumise di Jean-Luc Melenchon.
BWS critica le politiche green tanto sbandierate dai Verdi tedeschi ed europei. Non per anti ambientalismo o negazionismo dei cambiamenti climatici, ma per tutelare i ceti meno abbienti da obblighi che favoriscono i benestanti. La proposta Ue di obbligare gli edifici residenziali a raggiungere almeno la classe E nel 2030 e D nel 2033 mette in difficoltà tutti quelli che sarebbero obbligati a ristrutturare la propria abitazione senza avere i soldi per farlo. Così come il divieto, questo solo tedesco, di vietare le caldaie a gas dal 2024. Senza bonus o interventi pubblici i privati vengono lasciati nell’anarchia, dove chi può permetterselo lo fa, mentre altri finiscono o per incorrere in sanzioni o nell’indebitarsi (per la gioia delle banche).
Per BWS i diritti sociali sono la condizione sine qua non per poter usufruire dei diritti civili, l’impegno ambientale non viene rifiutato, ma lo si intende come un processo graduale che non deve sconvolgere interi settori dove lavorano milioni di persone, mentre l’immigrazione non può essere affrontata con la pratica dell’accoglienza cristiana tout court, ma deve distinguere tra rifugiati veri e propri da accogliere e proteggere ed immigrati economici che vanno gestiti tenendo conto delle compatibilità del mercato del lavoro nazionale evitando di offrire agli imprenditori una massa di manovra di disperati. Nel pantheon del partito della Wagenknecht sono stati inseriti grandi leader socialdemocratici come Willy Brandt, Mikhail Gorbaciov e l’eurocomunista Enrico Berlinguer.
BWS è un partito di sinistra. Una sinistra che chiede l’intervento dello Stato in economia; una sinistra che chiede maggiore tassazione per i grandi patrimoni e le grosse rendite; una sinistra che guarda in primis ai lavoratori dipendenti e ai piccoli commercianti e artigiani; una sinistra che non abbandona i diritti civili, ma mette davanti a tutto quelli sociali. Sahra Wagenknecht riprende alcuni aspetti socialisti del vecchio SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands), il vecchio Partito Socialista Unificato che governava la DDR ai tempi di Honecker. I suoi consensi alle elezioni europee sono stati alti (attorno al 15%) proprio nei lander dell’ex Germania dell’Est, mentre sono stati più bassi nell’Ovest. Nel complesso BWS ha preso il 6,17%, più del doppio della Linke, scesa al 2,74%. I voti andati alla Wagenknecht sono arrivati quasi esclusivamente da sinistra (Linke ed Spd). Così è stato anche nelle ultime elezioni regionali nei lander orientali, dove BWS si è confermato sulle percentuali delle europee, non riuscendo a scalfire consensi all’estrema destra dell’AfD. Il partito guidato da Alice Weidel è primo tra i ceti popolari e tra i più giovani: un dato su cui riflettere.
BWS è antifascista e antinazista e questo lo pone agli antipodi di AfD. È una forza puramente socialdemocratica, nel senso che mira a vittorie politiche attraverso la democrazia rappresentativa e quindi la lotta nelle istituzioni, a partire dai parlamenti (europeo, nazionale e regionali). È una forza meno movimentista della Linke e più legata all’azione parlamentare. Alcuni aspetti in comune con le destre identitarie sono la contrarietà all’invio di armi in Ucraina o l’indipendenza tedesca all’Alleanza Atlantica. Ma si tratta di posizioni che uniscono destre e sinistre radicali di diversi paesi europei. In più BWS denuncia il genocidio in corso da parte dell’esercito israeliano contro la popolazione civile palestinese. Posizione distante da quelle della destra.
BWS è un partito personale, il primo nella storia della Germania democratica. La Germania non è abituata a partiti personali e forse questo è il limite più grande di questa forza politica. Sahra Wagenknecht ha una lunga esperienza da parlamentare e un innegabile carisma, ma questo può bastare per radicare una forza politica in una Germania in recessione, che oggi più che mai ha bisogno di una forza che si richiami al socialismo. Si possono fare parecchie critiche a BWS, ma per accusarlo di rossobrunismo si deve essere o ignoranti o in malafede. Ne scrivono così perché forza scomoda, in grado comunque di catalizzare consensi a sinistra. “La sinistra peggiore” ha twittato l’ex presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. Uno che approvò da capo del governo i decreti Minniti, facendo accordi con i signori della guerra libici pur di tenere i migranti nelle carceri di Tripoli. Uno che dovrebbe guardarsi in casa prima di dare del “rossobruno” ad altri. Ma Gentiloni e buona parte del Pd (non tutto va detto) sono schiacciati su posizioni ultra atlantiste e vedono come filo Putin e addirittura filo Hamas ogni voce discordante sulle questioni ucraina e palestinese. La paura è che anche in altri Paesi europei, Italia in testa, possano sorgere soggetti politici simili? La sempre più bassa affluenza alle urne, che tocca i suoi minimi tra poveri e giovani, dovrebbe porci delle domande. Una sinistra sovranista forse sottrarrebbe voti a Pd ed alleati anche qui. Più difficile recuperare voti da astensionismo e destre. In quello anche la valida compagna Wagenknecht fa fatica.

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