Sinistra movimentista e sinistra di partito: quando i partiti operai (in Italia PCI e PSI) erano forti, i lavoratori miglioravano le loro condizioni lavorative. Quando sono diventati deboli, e sono cresciuti i cosiddetti movimenti, i lavoratori hanno perso potere contrattuale e le loro condizioni sociali sono peggiorate. Chi studiasse bene la storia dei partiti e dei movimenti sindacali dal dopoguerra a oggi, scoprirebbe che fino agli anni ‘70 la forza dei partiti di classe ha prodotto importanti miglioramenti in Italia e nell’Europa Occidentale per i ceti più deboli. Non con una lotta marxista-leninista da partito di "cellula", ma con misure socialdemocratiche imposte anche attraverso governi moderati e borghesi, come in Italia erano gli esecutivi guidati dalla Democrazia Cristiana, costretti a rincorrere a sinistra i loro principali avversari politici. Che erano partiti di massa! Votati principalmente da operai, contadini, impiegati e artigiani.
I sindacati, da mere cinghie di trasmissione presero proprie iniziative e contribuirono non poco al miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Figure come Pierre Carniti e Piergiorgio Tiboni, simboli di un sindacalismo autonomo, il primo restando nella Cisl, il secondo fondando la CUB, hanno permesso a migliaia di lavoratori di migliorare le proprie condizioni di vita. Sindacati forti e con leader lungimiranti possono “scavalcare a sinistra” sulle questioni salariali anche i grandi partiti di massa.
Oggi i grandi partiti di massa non esistono più, troppi sindacati, a partire da quelli confederali, si sono "ingialliti" e si accontentano di piccole mance, spesso date attraverso welfare aziendale, che costa meno alle imprese. I lavoratori hanno visto indebolirsi il loro potere contrattuale e non vedono più strutture in grado di difenderli. Ci sono sindacati coraggiosi e partiti che si battono per il socialismo, ma sono deboli e troppo spesso litigiosi tra loro.
Pullulano invece i movimenti. La sinistra movimentista scende in piazza per singoli temi con impegno e partecipazione. Si tratta il più delle volte di diritti di minoranze (etniche, religiose, sessuali, diversamente abili, quasi mai politiche) o di tematiche che vengono estrapolate dal contesto di lotta di classe (ambiente, diritti civili, pacifismo, salute).
Anche nella sinistra radicale in pochi vedono la necessità di un partito strutturato della classe operaia. Alcuni perché non credono più nel lavoro, altri perché imborghesiti nei modi (anche se economicamente poveri), altri perché è più facile gridare contro i fascisti o i sionisti che non ragionare sui danni che sta compiendo il nuovo Capitale globale fatto di fondi d’investimento, colossi tech e commercio online.
Mancano i partiti e le scuole di partito! Spazi dove i figli degli operai diventavano futura classe dirigente comunista e socialista. Oggi buona parte della popolazione mondiale, anche quella che pensa di vivere nel “ricco occidente”, è schiavizzata e alienata da un consumismo fascista, per citare il lungimirante Pier Paolo Pasolini di Scritti Corsari. Il fascismo di Amazon fa più male di quello di Casapound. Tanti compagni, persone perbene, senza delle guide illuminanti non potranno mai capirlo. E il loro genuino apporto si fermerà alle singole battaglie del momento e non alla lotta di classe tra sfruttati e sfruttatori.
Senza un partito che rappresenti i ceti popolari e non “le persone di sinistra” o i progressisti, temo che sarà molto difficile migliorare le condizioni di vita di chi sta peggio. In Italia e in Europa soprattutto, dove ci si sta impoverendo. Pietro Nenni diceva che i socialisti sono coloro che difendono chi è rimasto indietro; non blandire quelli andati avanti in cambio di un voto.
Oggi abbiamo politici eredi di quella tradizione che, sfruttando la bassa affluenza alle urne soprattutto dei più poveri, cercano il consenso solo di quella parte di popolazione che sta al loro passo su alcune tematiche. «Se la pensi come me su x e y allora votami». Chi non ha particolari problemi economici si appassiona a queste battaglie, ma chi non arriva a fine mese ha altro a cui pensare. La lotta di classe viene relegata al 900 e ai libri di storia. Per poi stupirsi se la nuova tecnodestra globalista (con l’asse Meloni-Musk alla faccia della sovranità nazionale) avanza, grazie a quei pochi poveri che si ostinano ad andare a votare.
Leonardo Marzorati