Quella competizione sfrenata (capitalistica) che rovina anche la scuola…

di MASSIMO AMADORI
Come insegnante di liceo e commissario esterno agli esami di maturità vorrei fare una riflessione in merito ai due ragazzi che hanno deciso di non sostenere la prova orale, perché contrari all’ attuale sistema scolastico e in particolare ai voti. Penso che sia un tema complesso e che bisognerebbe quindi evitare ogni posizione manichea, sia di esaltazione sia di condanna.
I due studenti hanno avuto il merito di aver posto all’ opinione pubblica un tema importante: quello della funzionalità dell’attuale sistema scolastico. Da docente sono il primo a dire che molte cose a scuola non funzionano e sono d’accordo con i ragazzi nel criticare il sistema competitivo dei voti, che crea solo ansia. Certamente l’intero sistema si basa sulla competizione, ma la scuola dovrebbe formare cittadini pensanti e dotati di senso critico, non automi abituati alla logica capitalistica della prestazione e della competizione.
Io contesto l’ideologia del merito, perché siamo tutti diversi e anche perché il cosiddetto "merito" mira a cancellare il fatto che viviamo in una società classista, in cui se nasci povero rimani povero e se nasci ricco rimani ricco. Conta la classe sociale, non il merito.
Fatta questa premessa, secondo me i ragazzi hanno sbagliato a non sostenere l’esame, perché con tutti i suoi limiti la maturità rappresenta la fine di un percorso. Gli studenti avrebbero potuto tranquillamente esporre il loro punto di vista davanti alla commissione dopo aver sostenuto la prova orale, dimostrando così anche di avere spirito critico (io avrei apprezzato molto). Rispetto la loro scelta ma non la condivido. In ogni caso erano in diritto di farlo, perché erano già arrivati a 60 punti con gli scritti e i crediti. I ragazzi hanno comunque dimostrato spirito critico e sono più maturi loro dei boomer che li insultano. I social sono pieni di cinquantenni e sessantenni che si permettono di insultare dei ragazzini che potrebbero essere loro figli o nipoti. Una parte dei boomer odia i giovani, in particolare quelli che hanno spirito critico. Per loro vale solo la disciplina e il principio di autorità. Mai una volta che provino a parlare con i giovani, a capire le difficoltà dei ragazzi, i loro sogni e le loro aspirazioni.
Io sono un docente di 32 anni, ho appena 13 anni in più degli studenti che ho esaminato. Mi sento ancora giovane e forse anche per questo riesco a capire i ragazzi. Anche la mia generazione è schiacciata dalla competizione, dalla precarietà e dall’ideologia del merito. Auguro a questi ragazzi tutto il meglio possibile e sono convinto che le nuove generazioni cambieranno il mondo. Alla faccia dei boomer. Magari in futuro avremo una scuola fondata sulla crescita di ogni studente e non sulla competizione sfrenata, così come avremo una società fondata non sul profitto e sulla competizione ma sulla solidarietà e la cooperazione. Speriamo.

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