Radicali, non estremisti!

di MASSIMO AMADORI
Sinistra radicale per molti è una parolaccia, in quanto confondono il radicalismo con l’estremismo.
Eppure basterebbe aprire un dizionario per capire la differenza. Radicale ed estremista non sono sinonimi, anzi. Essere radicale significa voler risolvere i problemi alla radice, l’estremismo invece è sinonimo di fanatismo, di settarismo e di violenza.
Come spiega Hannah Arendt, il bene è radicale, mentre il male è sempre estremo.
Una sinistra seria non può dunque che essere radicale, cioè andare alla radice dei problemi. L’estrema sinistra è quella che inneggia a Stalin, a Mao, a Pol Pot o alle BR. Sono i marxisti-leninisti, che hanno una visione autoritaria e dittatoriale del comunismo. La sinistra radicale invece si richiama al socialismo democratico o al comunismo libertario, a Matteotti, a Gramsci, a Rosa Luxemburg, a Pertini, a Carlo Rosselli. I socialisti libertari sono di sinistra radicale.
Per quanto riguarda invece i moderati in politica sono sempre difensori dello "status quo". Esiste un estremismo di destra, un estremismo di sinistra ma anche un estremismo di centro, rappresentato dai fanatici del liberismo, del mercato senza freni, della guerra in nome della "democrazia". Fanatici sostenitori di Netanyahu e del genocidio di Gaza. Spesso vanno a braccetto con l’estrema destra. Sarebbero dunque questi i moderati?
Se essere contro il capitalismo, la guerra e le ingiustizie significa essere radicale io lo rivendico. Radicale come Martin Luther King, Pasolini e Peppino Impastato. Sono orgogliosamente un radicale di sinistra, come tutti i socialisti degni di questo nome.
Radicali sempre, estremisti mai.

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