L’attualità del socialismo di sinistra

di MASSIMO AMADORI
Stalinismo e socialdemocrazia sono state le due degenerazioni del movimento socialista e comunista del secolo scorso e hanno fatto enormi danni alla sinistra e al movimento operaio. Danni che paghiamo ancora oggi.
Il socialismo di sinistra in Italia ha rappresentato un’alternativa tanto alla socialdemocrazia quanto al comunismo totalitario. Mi riferisco al socialismo di Libertini, Basso, Lombardi, Foa e Panzieri. Questi grandi socialisti nel secondo dopoguerra tentarono di costruire un PSI indipendente sia dagli Stati Uniti sia dall’URSS, critico cioè di entrambi i blocchi della guerra fredda. Purtroppo non ci riuscirono, perché furono schiacciati dalla polarizzazione fra una DC filo-statunitense e un PCI filo-sovietico.
La prospettiva di un’Europa socialista indipendente sia dal blocco capitalista sia dal blocco "comunista" purtroppo non ebbe successo. La scissione socialdemocratica del 1947 fu deleteria per il PSI, in quanto divise il socialismo italiano. Il PSI era l’unico partito che avrebbe potuto costruire un’alternativa socialista alla DC e al PCI, ma la scissione creò due partiti schierati con le due superpotenze: il Partito socialdemocratico di Saragat con gli USA e la NATO, in alleanza con la DC, e il PSI di Nenni con l’URSS e il patto di Varsavia, in alleanza con il PCI stalinista di Togliatti.
Certo c’era la guerra fredda e la polarizzazione forse fu inevitabile, ma a me piace pensare che un PSI unito avrebbe potuto rappresentare un’alternativa ai due blocchi e alle due superpotenze e che la strada di Nenni o di Saragat non fosse l’unica possibile per i socialisti e per la sinistra.
Del resto anche oggi avremmo bisogno di un movimento socialista europeo indipendente sia dagli Stati Uniti sia dalla Russia e per questo credo che Basso, Libertini e Lombardi siano ancora attuali.

Lascia un commento