di MASSIMO AMADORI –
Numerosi intellettuali e storici ebrei italiani hanno criticato il "DDL antisemitismo", proposto da alcuni senatori della destra del PD.
Siamo tutti d’accordo che l’antisemitismo sia un crimine e che sia giusto contrastarlo, ma il punto è che il DDL in questione considera antisemitismo anche la critica alle politiche dello Stato di Israele. È una definizione che criminalizza le posizioni antisioniste, presenti anche in una parte della comunità ebraica. Potenzialmente si potrebbe andare persino oltre, criminalizzando non solo gli antisionisti ma anche i critici del governo israeliano. Parlare del genocidio di Gaza, della pulizia etnica in Cisgiordania, dell’ apartheid e dell’ occupazione dei territori palestinesi potrebbe diventare "antisemitismo".
È chiaro che questa legge è illiberale e va respinta in blocco. Non lo penso solo io ma anche illustri storici ebrei esperti della storia della Shoah e dell’ antisemitismo. Fra cui la storica Anna Foa e lo storico Carlo Ginzburg, oltre all’attivista Bruno Montesano e a Gad Lerner. L’antisemitismo è l’odio contro gli ebrei e non la critica a Netanyahu o alle politiche dello Stato di Israele. Mettere tutto su uno stesso calderone non solo è una misura illiberale ma non aiuta nemmeno a contrastare l’antisemitismo, che è un problema reale purtroppo. L’antisemitismo va contrastato, così come l’islamofobia e ogni altra forma di razzismo. Ma non è un problema a parte: la lotta contro l’antisemitismo è parte integrante della lotta contro ogni altra forma di razzismo e in Italia esiste già la legge Mancino, che è pensata per contrastare l’odio razziale. Non vedo quindi la necessità di approvare una legge specifica contro l’antisemitismo, tanto più se questa legge etichetta come "antisemita" la solidarietà con il popolo palestinese.
