di MASSIMO AMADORI –
Ci sono segnali inquietanti che mi inducono a pensare che nei prossimi anni scoppierà la terza guerra mondiale. Riarmo generale di tutti gli Stati, ritorno della leva militare in alcuni Paesi, militarizzazione delle scuole, sondaggi sulla guerra agli studenti, dichiarazioni guerrafondaie di leader politici e militari. Sono tutti campanelli d’allarme.
Qualsiasi storico non può non notare le analogie fra questa situazione e il periodo immediatamente precedente alla prima e alla seconda guerra mondiale. Ci sono anche delle differenze, ma le analogie sono evidenti.
Ovviamente nessuno può prevedere il futuro e io spero con tutto il cuore di sbagliarmi, ma le probabilità sono alte. Del resto già stiamo vivendo una "guerra mondiale a pezzi", per citare papa Francesco, e la situazione potrebbe sfuggire di mano.
Da buon marxiano sono consapevole che il capitalismo risolve sempre le sue crisi economiche con la guerra, per spartirsi nuovi mercati e fare profitto. Che fare? Io penso che non dovremmo né disperarci, perché non serve a nulla, né ignorare la situazione facendo finta di niente. Andare via dall’Europa potrebbe essere una soluzione, ma la verità è che in caso di guerra mondiale nessun posto al mondo sarebbe al sicuro. Penso allora che dovremmo organizzarci fin da ora per scongiurare la guerra. Perché se è vero che tutti gli Stati e i governi del mondo vanno in quella direzione, la storia insegna che a volte le mobilitazioni popolari possono fermare i piani di guerra dei governanti. I governi stanno preparando un massacro di massa di un’intera generazione di giovani, che saranno mandati al macello. Noi abbiamo il diritto di difenderci, dichiarando guerra alla guerra. Perché senza organizzazione i giovani e i lavoratori saranno solo carne da macello per i profitti degli oligarchi e dei capitalisti.
Evitare la guerra sarà difficile, ma se e quando il conflitto scoppierà sarà importante organizzare l’opposizione dei giovani e dei lavoratori contro la guerra. Se ci manderanno in guerra risponderemo con una rivoluzione, come nella Russia del ’17. Questo deve essere chiaro ai potenti del mondo: non è una minaccia ma una promessa. Se ci metteranno con le spalle al muro venderemo cara la pelle e noi socialisti internazionalisti faremo la nostra parte per fermare la guerra imperialista. Nella consapevolezza che "il nemico è in casa nostra", sono le classi dominanti e i loro governi che mandano le persone a morire in guerra per i loro sporchi profitti. Socialismo o barbarie!