di ALFREDO AGUSTONI –
LE PAROLE CONTANO … Sono un uomo che sognava di essere una farfalla, che sognava di essere un uomo, ora non so più chi sono. Poi arriva Jacob Uexküll e mi convince che, proprio per questo, sono sicuro di essere un uomo.
Con le sue parole, l’animale è chiuso nel suo UmWelt (nella sua sezione di mondo), che gli preclude la possibilità di immaginarne un altro, mentre l’uomo è apertura al mondo, dove quest’ultima apertura si basa tra le altre cose sulle immaginazioni, e quindi anche sui tanto vituperati “sogni” (che sono una manifestazione particolare dell’immaginazione).
Poi arrivano i veri politici, i pragmatici imprenditori, cioè quelli per cui “i fatti contano più delle parole”. Arrivano gli esponenti più mediocri del ceto politico ed imprenditoriale. Ci accusano di sognare, ci accusano di lasciarci trascinare dall’immaginazione e dai nostri sogni, ma forse loro sono più matti di noi (parafrasando una celebre canzone di Bennato). Loro guardano ai fatti: ma cosa definisce i fatti, se non le parole? Sono le parole, è l’immaginazione, sono i sogni che ci rendono qualcosa di più degli emotivi mammiferi da cui ci siamo evoluti. Ma in fondo ci legano indissolubilmente ai mammiferi, perché il nostro linguaggio, le nostre parole, sono una evoluzione dell’espressione delle emozioni studiata da Darwin, non sono mai qualcosa di vuoto, di neutrale, come capirà splendidamente anche Freud, ma sempre di emotivamente carico, per una società più democratica e sociale.
Ma poi arrivano i "fighi": le sementi più inutili del ceto politico, finanziario ed imprenditoriale, di cui possiamo sinceramente fare a meno: quello ignorante, filisteo e troglodita che ci dice che contano i fatti e non le parole. Se ricreassimo una comunità politica capace di spiegare che contano le belle parole tra le persone, perché creano calore, un calore che rischia di arrivare alla temperatura di fusione? Se ricreassimo una comunità politica in cui non si delegano i “fatti” a sedicenti factotum che ci hanno ammaliato con banali parole (“contano i fatti, non le parole” … vabbè … lo sapevo dire in terza elementare).
Piuttosto si tratta di imparare ad utilizzare le parole in pratiche di discorso dove non ci si sommerge, come negli attuali talk show, dove ognuno ha il tempo di parlare, perché non deve far vedere a nessuno che è più bravo del suo competitor politico … questo modo di usare le parole fa odiare le parole. Più parliamo, più ci ascoltiamo, più ci lasciamo parlare, più ci apriamo al mondo e, per questo, più siamo umani. Questa è, secondo me, la lezione della democrazia socialista libertaria ad una democrazia elettorale che ormai ha perso tutte le coordinate, che è vicina alla paranoia e al collasso…
Nessuna delle forze politiche per ora in campo la possono fare propria… parla ragazzo, parla! Ascolta, ragazzo, ascolta! Respira! Getta le armi nel fango e usa la parola. Non comunicare con il terrore, anche se genera "fatti", ma con la comprensione. Non riprendere le armi, chiunque sia ad ordinartelo: le sue folli parole non ti portino a fatti infami. I dubbi sono la tua forza! I fatti dello spocchioso non vinceranno! La tua parola ti trasformerà in una farfalla!
NON VOTARE CHI TI DICE "I FATTI, NON LE PAROLE": È SOLO UNO CHE VUOLE PARLARE AL POSTO TUO …
PARLA E ADERISCI A MRS, DOVE LA TUA PAROLA SARA’ ASCOLTATA … LE GIUSTE PAROLE DI CALORE, UMANITÀ, CULTURA, SOCIALISMO TRIONFERANNO!