di MASSIMO AMADORI –
Non si può ridurre la storia del socialismo italiano al triste epilogo di Bettino Craxi e di Tangentopoli. I craxiani hanno distrutto il PSI, un partito che per quasi cento anni era stato il punto di riferimento di tutti i socialisti italiani, superando ben 3 scissioni. I socialisti italiani per oltre cento anni si sono battuti per la libertà e la democrazia, subendo la violenza del fascismo e contribuendo alla liberazione dell’Italia durante la Resistenza, combattendo nelle brigate Matteotti, meno numerose delle brigate Garibaldi (comuniste) ma comunque importanti.
Il socialismo italiano non è stato solo Craxi ma anche e soprattutto Giacomo Matteotti, Sandro Pertini, Pietro Nenni, Lelio Basso, Riccardo Lombardi e tanti altri compagni che hanno lottato per i diritti dei lavoratori e contro il fascismo. I socialisti italiani hanno contribuito a scrivere la Costituzione antifascista e alle maggiori conquiste sociali, democratiche e civili negli anni del boom economico: dalla legge Merlin allo statuto dei lavoratori, fino al divorzio e all’aborto.
I socialisti italiani hanno lottato contro la mafia. Placido Rizzotto è solo uno dei tanti compagni del PSI assassinati dalla criminalità organizzata.
Questa storia gloriosa non può essere cancellata dalle vicende giudiziarie di Craxi e dei craxiani, che trasformarono il PSI in un partito borghese e corrotto, emarginando la sinistra socialista rappresentata da Riccardo Lombardi. La storia del socialismo italiano non è una storia criminale, è la storia di migliaia di compagni che si sono battuti per la libertà, la democrazia e la giustizia sociale, pagando spesso con la loro stessa vita.
Basti pensare a Giacomo Matteotti, che da solo basterebbe a salvare l’onore del socialismo italiano.
Viva il socialismo democratico e libertario!