Lo schifo delle foibe (e della propaganda ideologica che falsifica la storia)

di MASSIMO AMADORI
Si può e si deve parlare delle foibe, ma con rigore storico e non per fare propaganda politica.
Esiste un’ampia bibliografia scientifica, a cominciare dai libri dello storico Raoul Pupo, forse il massimo esperto di foibe e confine orientale.
Tutti gli storici sono concordi nel ritenere che i massacri delle foibe furono una purga politica contro tutti gli italiani che non accettarono il regime comunista di Tito. Fra le vittime ci furono fascisti e collaborazionisti ma anche antifascisti e partigiani socialisti e cattolici.
La ricerca storica ha sfatato sia la propaganda dell’estrema destra che parla di "genocidio contro gli italiani" sia la propaganda di estrema sinistra, che riduce le foibe a una vendetta contro i fascisti. Gli italiani infoibati non furono uccisi né in quanto italiani né in quanto fascisti: furono assassinati in quanto nemici politici del regime di Tito.
L’ esodo giuliano-dalmata invece è un discorso a parte. La propaganda comunista minimizza le foibe e l’esodo, ma oggi credo che sia più pericolosa la propaganda fascista, che strumentalizza questa tragedia per fomentare odio contro gli slavi e i partigiani e per rivendicare l’italianità dell’ Istria, della Dalmazia e di Fiume.
La propaganda di destra parla di genocidio per parificare le foibe alla Shoah, senza alcun rispetto per le vittime. I numeri vengono ingigantiti: i morti non furono decine di migliaia ma circa 5000/6000. Questo non cancella affatto la gravità dei massacri di Tito, ma gonfiare le cifre per fare propaganda è uno schifo.
Si tratta di un’operazione di revisionismo storico che mira a far dimenticare i crimini commessi dal nazifascismo nell’ex Iugoslavia. Furono oltre 1 milione gli slavi assassinati dai nazifascisti e circa 300mila i civili slavi sterminati dall’esercito italiano e dai fascisti.
Stupri, massacri di donne e bambini e torture furono compiuti dai fascisti durante l’ occupazione dei territori della ex Iugoslavia. Migliaia di civili slavi morirono nei campi di concentramento gestiti dagli italiani. Il 10 febbraio tutto questo viene dimenticato. Le foibe furono una tragedia ed è giusto parlarne e commemorare le vittime, senza però omettere il contesto storico. Oggi dovrebbe essere un’occasione per commemorare tutte le vittime della guerra e dei regimi totalitari: gli slavi vittime del nazifascismo e gli italiani vittime del regime comunista di Tito. Non possiamo ricordare solo quello che ci fa comodo.

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