Una presa di distanza ipocrita e tardiva

di MASSIMO AMADORI
Se adesso anche il sistema mediatico e molti politici cominciano a condannare (timidamente) il genocidio di Gaza è anche perché da diversi mesi ci sono state delle mobilitazioni contro la pulizia etnica. Non è vero che non possiamo fare nulla per fermare Netanyahu, la lotta paga sempre.
Le dichiarazioni di Mattarella, di Repubblica, dei dirigenti del PD ecc. sono ipocrite e tardive. Se fossero stati davvero contro il genocidio si sarebbero mossi mesi fa, non certo adesso che si sono accorti che l’opinione pubblica è contro il massacro e che Netanyahu non è più difendibile. Ma la loro "purezza" non ci deve interessare. Ciò che conta adesso è fermare il genocidio e ben vengano persino le dichiarazioni tardive della politica e del giornalismo. Meglio tardi che mai. Ora dobbiamo mobilitarci contro il governo Meloni, che continua a fare affari con Netanyahu e a vendere armi a Israele, come se niente fosse.
I fascisti sono gli unici che continuano ad essere complici del governo israeliano e a non condannare questo massacro. Possiamo e dobbiamo manifestare tutti assieme contro il genocidio e contro i criminali che ci governano, affinché anche l’Italia smetta di vendere armi a chi sta massacrando decine di migliaia di civili, fra cui circa 20 mila bambini, e affamando un’intera popolazione. Dobbiamo fermare questi assassini!

Solidarietà a Potere al Popolo!

di MASSIMO AMADORI
L’ Italia sta vivendo una terribile involuzione autoritaria. Grazie a un’ inchiesta di Fanpage sappiamo che per mesi la polizia ha spiato i compagni di Potere al Popolo, che non è un’ organizzazione terroristica come le BR ma un partito democratico che si presenta alle elezioni e si batte per la giustizia sociale.
È un fatto gravissimo, perché solo nei regimi autoritari i partiti di opposizione vengono spiati dalla polizia. Avveniva nella DDR, dove la Stasi spiava gli oppositori del regime stalinista.
Non viviamo più in una democrazia ma ci stiamo sempre di più avvicinando a una dittatura. Del resto, la Meloni non ha mai nascosto le sue simpatie per il regime di Orban. L’ Italia è sempre più simile alla Russia di Putin. La democrazia è in grave pericolo, la nostra libertà è un grave pericolo. La repressione contro la sinistra rivoluzionaria c’è sempre stata, ma questo governo di estrema destra è andato oltre, perché certe cose in Italia non accadevano da decenni.
Potere al Popolo può anche non piacere e io stesso spesso lo critico, ma tutti i sinceri democratici dovrebbero esprimere solidarietà a un’organizzazione politica spiata da un regime. PaP viene infiltrato dalla polizia perché il governo Meloni non gli perdona il suo attivismo per i diritti dei lavoratori, per la giustizia sociale, contro la guerra e il genocidio di Gaza. Adesso sappiamo che tutta la sinistra socialista e comunista è in pericolo e potenzialmente tutti i movimenti democratici. Ricordiamoci anche del "decreto sicurezza" appena approvato, che prevede anni di carcere per chi manifesta senza autorizzazione.
La Meloni può permettersi di attuare queste misure dittatoriali perché la maggioranza delle persone rimane passiva, non si ribella. È così che nascono le dittature. Non lo possiamo permettere. Solidarietà ai compagni di Potere al Popolo!

Il massacro del secolo

di MASSIMO AMADORI
Il genocidio di Gaza si sta configurando come il peggior massacro di questo secolo. Stiamo vivendo un fatto storico tragico, che sarà studiato sui libri di storia. Si dirà che l’ Occidente è stato complice e che l’Europa "democratica" ha fornito a Israele la metà delle armi utilizzate per il massacro di migliaia di bambini. Si dirà che il governo italiano ha continuato a giustificare il governo israeliano e a fornirgli armi anche quando alcuni governi europei hanno cominciato a condannare tiepidamente il genocidio e a pensare di rivedere gli accordi con Israele. Si dirà che i media hanno coperto e giustificato la pulizia etnica dei palestinesi, raccontando un mucchio di menzogne, tipo che Netanyahu ha agito per legittima difesa e per distruggere Hamas.
Tra cento anni ci si chiederà per quale motivo le persone hanno accettato tutto questo e non si sono ribellate. Io non voglio essere ricordato fra gli indifferenti, che si girano dall’ altra parte mentre migliaia di bambini vengono affamati. Nel mio piccolo continuerò a denunciare il genocidio.
Non è vero che non possiamo fare nulla: se dopo mesi alcuni governi europei prendono le distanze da Netanyahu è anche perché ci sono state mobilitazioni contro il massacro. Se l’Europa fornisce a Israele la metà delle armi che utilizza, dobbiamo manifestare per costringere i nostri governi a sospendere l’invio di armi a Israele. Dobbiamo farlo anche in Italia, senza dare tregua alla Meloni e agli assassini mercanti di morte.
#FreePalestine #StopGenocideOfPalestinians

Condannare la violenza SEMPRE. Non ci sono vittime di serie A e di serie B!

di MASSIMO AMADORI – L’estremista di sinistra che ha ucciso i due cittadini israeliani negli Stati Uniti è un assassino e un antisemita. Punto.
Il suo gesto va condannato senza se e senza ma. La violenza è sempre sbagliata e le azioni terroristiche fanno un danno alla causa palestinese e giovano solo a Netanyahu e al suo governo, i quali possono accusare strumentalmente di antisemitismo tutti coloro che denunciano il genocidio di Gaza. L’attentatore statunitense ha fatto quindi un favore al governo israeliano.
Detto ciò vorrei sentire la stessa indignazione e la stessa condanna dei politici occidentali davanti al massacro di oltre 15 mila palestinesi, fra cui centinaia di neonati nati dopo il 7 ottobre 2023. Perché le vite di questi bambini non sono meno importanti delle vite dei due israeliani uccisi. Non esistono vittime di serie A e di serie B. Il terrorismo va condannato sempre.
L’antisemitismo purtroppo è un problema reale e va contrastato, come tutte le forme di razzismo. Ma non bisogna confondere l’odio contro gli ebrei e gli israeliani, da condannare sempre, con il legittimo odio contro Netanyahu e il suo governo di assassini di bambini. Fra l’altro è ridicolo che l’estrema destra europea si erga oggi a difesa del popolo ebraico, proprio loro che gli ebrei li hanno sempre odiati.
La Meloni non nasconde la sua simpatia per Almirante, antisemita e collaboratore dei nazisti. I fascisti se ne fregano dell’antisemitismo, loro sostengono Netanyahu non perché è ebreo ma perché è un fascista come loro. Aggiungo che le persone che hanno davvero a cuore gli ebrei non possono che schifare il governo israeliano, le cui politiche non fanno che fomentare l’antisemitismo nel mondo. Perché gli ignoranti identificano il popolo ebraico con il governo israeliano. I veri amici degli ebrei e di Israele non possono quindi che disprezzare Netanyahu. L’antisemitismo è una montagna di merda! L’odio contro i palestinesi è una montagna di merda!

Tra fascisti ci si intende

di MASSIMO AMADORI –

Finalmente l’Europa si sta svegliando e alcuni Paesi hanno deciso di rivedere le relazioni commerciali con Israele. Meglio tardi che mai, dato che il genocidio va avanti da mesi. Speriamo che seguano fatti concreti: sanzioni e blocco immediato alle vendita di armi a Israele. In caso contrario le parole di condanna sono solo ipocrisia. Ad ogni modo è positivo che anche il governo inglese abbia condannato il governo israeliano. La Meloni invece continua a leccare il sedere di Netanyahu e a fare affari con Israele, coprendo il genocidio in corso. Ormai in Europa solo l’estrema destra e i neofascisti sono esplicitamente a favore del governo israeliano. Del resto i nazifascisti di genocidio se ne intendono e il fatto che siano proprio loro a sostenere Netanyahu dimostra quanto il governo israeliano sia lontano dall’ ebraismo e vicino invece al fascismo. Sono convinto che se Hitler fosse vivo oggi sosterrebbe Netanyahu e il genocidio di Gaza. Tra fascisti ci si intende sempre. Ecco perché il governo Meloni è alleato del governo israeliano, per ragioni economiche ma anche politiche e ideologiche. L’ estrema destra è il cancro del mondo. La Meloni è complice del genocidio del popolo palestinese, come il suo maestro Almirante fu complice del genocidio del popolo ebraico. Il fascismo è una montagna di merda!

Israele, il sionismo, l’antisemitismo… La difficile ma necessaria “fatica” di capire la complessità (per evitare qualsiasi razzismo e fanatismo)

di MASSIMO AMADORI
Israele non è un blocco unico. Ci sono israeliani che sostengono il genocidio di Gaza e israeliani che sono contrari, ci sono i coloni di estrema destra che massacrano i palestinesi e israeliani che in questi giorni stanno scendendo in piazza contro Netanyahu e il genocidio. Ci sono militari assassini che uccidono donne e bambini e ragazzi e ragazze israeliani/e che si rifiutano di fare il servizio militare e di ammazzare i palestinesi, finendo per questo in prigione. Ci sono Netanyahu e i suoi ministri assassini ma anche giornali israeliani progressisti che denunciano ogni giorno i crimini del governo e ci sono israeliani non sionisti rappresentati dalla sinistra radicale, dai partiti e movimenti israeliani di ispirazione socialista, comunista e anarchica. Questi ultimi sono una minoranza ma rappresentano circa il 10 per cento della popolazione israeliana. Ridurre Israele ad un unico blocco di assassini sostenitori del genocidio non è quindi corretto, perché la società israeliana è complessa.
Per questo, pur essendo antisionista, non sarò mai anti-israeliano e tantomeno antisemita. Criticare il governo e lo Stato di Israele è un conto. Chiunque dovrebbe farlo, perché davanti al genocidio di Gaza chi rimane in silenzio è complice degli assassini. Ma sostenere che esista una “lobby ebraica” che controlla i politici di tutto il mondo e che l’israeliano sia malvagio e genocida per natura è antisemitismo e nemmeno il genocidio di Gaza può giustificare l’odio contro gli ebrei. Anche perché solo una presa di coscienza dei cittadini israeliani può porre fine al massacro di Gaza ed anche all’ occupazione dei territori palestinesi in Cisgiordania.

Il socialismo libertario significa autogestione, non statalismo

di MASSIMO AMADORI
Ho sempre preferito Pepe Mujica a Fidel Castro e a Chavez, in quanto alla prova dei fatti il socialismo democratico funziona meglio rispetto allo statalismo comunista. Statalizzare l’intera economia non porta al socialismo ma al capitalismo di Stato, creando un’immensa burocrazia di funzionari privilegiati. Mujica pensava invece che il socialismo dovesse sempre andare a braccetto con la democrazia e la libertà e che socialismo non fosse sinonimo di statalismo ma di autogestione democratica. Ecco perché invece di statalizzare le industrie promosse l’autogestione delle fabbriche da parte dei lavoratori.
Ci furono anche aspetti critici della sua politica, dal momento che aprì anche alle multinazionali inquinanti che sfruttavano le risorse del suo Paese. Ma del resto fare il socialismo in un Paese solo è impossibile e senza una rivoluzione socialista mondiale non è possibile realizzare pienamente il socialismo.
Ma il fatto che abbia promosso l’autogestione dimostra che Mujica ha cercato davvero un modello di società alternativo al capitalismo. Grazie a lui l’Uruguay è diventato un paese prospero e democratico, con sanità pubblica e istruzione di qualità, riducendo anche drasticamente la povertà e la disoccupazione. Viceversa il Venezuela di Maduro con il suo statalismo è diventato un regime autoritario in cui la gente muore di fame. Non solo non ha realizzato il socialismo ma nemmeno un minimo di democrazia e di giustizia sociale. L’alternativa al neoliberismo non può essere lo statalismo ma un socialismo libertario basato sulla democrazia diretta e sull’autogestione dell’economia. È un processo da realizzare con gradualità, nella prospettiva di una società senza Stato e senza disuguaglianze sociali.

Addio compagno Pepe Mujica!

di MASSIMO AMADORI
È morto il compagno Pepe Mujica, socialista ed ex presidente dell’ Uruguay.
Era un grande socialista, forse l’unico rimasto tale una volta vinte le elezioni. Ha avuto il merito di riunire la sinistra del suo Paese: socialisti, comunisti, libertari e cattolici progressisti. Sulla base di un programma di alternativa al neoliberismo.
Nel suo mandato presidenziale ha unito la lotta per i diritti sociali a quella per i diritti civili, dimostrando che non sono affatto contrapposti. Ha investito risorse nella sanità pubblica e nell’ istruzione e aumentato i salari. Al tempo stesso ha approvato il diritto all’ aborto, la legalizzazione della marijuana, il matrimonio omosessuale e le adozioni per le coppie gay. Ha promosso l’ autogestione delle fabbriche e la democrazia diretta. Ha ridotto drasticamente la povertà e la disoccupazione in Uruguay. Per dare il buon esempio si è detratto lo stipendio del 90 per cento. È l’ unico politico in tutto il mondo ad averlo fatto.
Ha sempre coniugato la giustizia sociale con la democrazia e la libertà. Per questo può essere considerato un socialista libertario.
Non ha mai smesso di criticare il capitalismo e il consumismo, pur considerando un’utopia la totale abolizione del mercato. Il compagno Pepe rappresenta tutto ciò che la sinistra dovrebbe essere, anche se purtroppo nessun partito di sinistra al potere nel resto del mondo ha seguito il suo esempio.
Mujica era uno dei pochi leader politici degni di rispetto, forse l’unico al mondo.
Addio compagno Pepe, porteremo avanti la tua lotta per una società socialista. Che la terra ti sia lieve!

Leone XIII, il papa “sociale” (e antisocialista)

di GIANCARLO IACCHINI – 
Ora che il nuovo papa Leone XIV ha chiarito esplicitamente di aver pensato, nella scelta del nome, non al Leone (Magno) che fermò Attila, contemporaneo del suo amato Agostino, ma proprio al suo “immediato” predecessore omonimo Leone XIII, per la storica enciclica di 134 anni fa sulle “cose nuove” (nuove per allora… e che poi non lo erano tanto neppure nell’anno di grazia 1891, ma dopo il papato ultraconservatore di Pio IX per la Chiesa lo erano eccome!), possiamo rileggere la Rerum Novarum per provare a capire cosa significa sentirsi e richiamarsi a un papa “sociale”. Sociale, sia ben chiaro, ma non certo socialista, visto che il bisogno da cui prese le mosse Leone XIII era proprio quello di bloccare un’avanzata, quella socialista, che a fine 800 sembrava minacciare l’ordine “borghese” e l’autorità dello Stato.
«La ricchezza s’è accumulata in poche mani e largamente estesa la povertà», riconosce papa Leone, e ciò ha fatto «scoppiare il conflitto sociale». Dunque una “questione operaia” esiste e la Chiesa se ne deve occupare, «anche per abbattere errori funesti» quali appunto il socialismo e la lotta di classe. «Comunque sia, è chiaro come sia di estrema necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell’uomo». Con l’allontanarsi «delle istituzioni e delle leggi dallo spirito cristiano, avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balia della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un’usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa, continua lo stesso, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di straricchi ha imposto all’infinita moltitudine dei proletari un giogo poco meno che servile».
Ma attenzione: «A rimedio di ciò i socialisti, attizzando nei poveri l’odio verso i ricchi, pretendono si debba abolire la proprietà, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo dello stato. Con questa trasformazione della proprietà da personale in collettiva, e con l’eguale distribuzione degli utili e degli agi tra i cittadini, credono che il male sia radicalmente riparato. Ma questa via, non che risolvere le contese, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed è inoltre ingiusta per molti motivi, giacché manomette i diritti dei legittimi proprietari e scompiglia tutto l’ordine sociale. Infatti non è difficile capire che lo scopo del lavoro è la proprietà privata».
Quest’ultima, per Leone, è «un’istituzione naturale», che anche l’operaio desidera e insegue attraverso il salario (che il papa chiama “mercede”): «Poiché se egli impiega le sue forze e la sua industria a vantaggio altrui, lo fa per procurarsi il necessario alla vita: e però con il suo lavoro acquista un vero diritto, non solo di esigere, ma d’investire come vuole la dovuta mercede. Se dunque con le sue economie è riuscito a far dei risparmi e, per meglio assicurarli, li ha investiti in un terreno, questo terreno non è infine altra cosa che la mercede medesima travestita, e conseguente proprietà sua, né più né meno che la stessa mercede. Ora in questo appunto, come ognuno sa, consiste la proprietà. Pertanto i socialisti, togliendo all’operaio la libertà di investire la propria mercede, gli rapiscono il diritto e la speranza di trarre vantaggio dal patrimonio domestico e di migliorare il proprio stato, e ne rendono perciò più infelice la condizione. Il peggio è che il rimedio da costoro proposto è una aperta ingiustizia, giacché la proprietà privata è diritto di natura».
Il lavoro è l’altra faccia della proprietà: «chi non ha beni propri vi supplisce con il lavoro». Anche se si potrebbe facilmente osservare che il salario derivante da questo lavoro, bastando soltanto alla loro sopravvivenza, non consente ai proletari alcuna “proprietà”… Ma tant’è: «è questa un’altra prova che la proprietà privata è conforme alla natura». Con l’aggiunta che «come l’effetto appartiene alla sua causa, così il frutto del lavoro deve appartenere a chi lavora».
Senza contare che «il padre di famiglia ha poi diritto di trasmettere i suoi beni ai figli con l’eredità, poiché i figli sono qualche cosa del padre, un’espansione, per così dire, della sua persona». Proprietà privata anche loro, insomma… «Ora i socialisti, sostituendo alla provvidenza dei genitori quella dello Stato, vanno contro la giustizia naturale e disciolgono la compagine delle famiglie». Ma tutta «la “soluzione socialista” aprirebbe la via agli asti, alle recriminazioni, alle discordie: le fonti stesse della ricchezza inaridirebbero, tolto ogni stimolo all’ingegno e all’industria individuale: e la sognata uguaglianza non sarebbe di fatto che una condizione universale di abiezione e di miseria. Tutte queste ragioni danno diritto a concludere che la comunanza dei beni proposta dal socialismo va del tutto rigettata, perché nuoce a quei medesimi a cui si deve recar soccorso, offende i diritti naturali di ciascuno, altera gli uffici dello Stato e turba la pace comune. Resti fermo adunque, che nell’opera di migliorare le sorti delle classi operaie, deve porsi come fondamento inconcusso il diritto di proprietà privata».
Chiarita la totale fedeltà della Chiesa al nuovo ordine “borghese”, ecco come risolvere “diversamente” la questione sociale, con l’aiuto «dei governanti, dei padroni e dei ricchi, come pure degli stessi proletari». Certo se tutti seguissero la carità cristiana il problema nemmeno si porrebbe, ma questo mondo è imperfetto e dunque dello spinoso problema bisogna occuparsi. In primo luogo con una stoica… sopportazione, altra virtù cristiana: «Si stabilisca dunque in primo luogo questo principio, che si deve sopportare la condizione propria dell’umanità: togliere dal mondo le disparità sociali è cosa impossibile. Lo tentano, è vero, i socialisti, ma ogni tentativo contro la natura delle cose riesce inutile. Poiché la più grande varietà esiste per natura tra gli uomini: non tutti posseggono lo stesso ingegno, la stessa solerzia, non la sanità, non le forze in pari grado: e da queste inevitabili differenze nasce di necessità la differenza delle condizioni sociali. E ciò torna a vantaggio sia dei privati che del civile consorzio, perché la vita sociale abbisogna di attitudini varie e di uffici diversi, e l’impulso principale, che muove gli uomini ad esercitare tali uffici è la disparità della condizione. Similmente, il dolore non mancherà mai sulla terra; perché aspre, dure, difficili a sopportarsi sono le conseguenze del peccato originale, le quali, si voglia o no, accompagnano l’uomo fino alla tomba. Patire e sopportare è dunque il retaggio dell’uomo; e qualunque cosa si faccia e si tenti, non v’è forza né arte che possa togliere del tutto le sofferenze del mondo. Coloro che dicono di poterlo fare e promettono alle misere genti una vita scevra di dolore e di pene, tutta pace e diletto, illudono il popolo e lo trascinano per una via che conduce a dolori più grandi di quelli attuali».
In secondo luogo, lo strumento non è la lotta ma la collaborazione tra le classi: «Nella presente questione, lo scandalo maggiore è questo: supporre una classe sociale nemica naturalmente dell’altra; quasi che la natura abbia fatto i ricchi e i proletari per battagliare tra loro un duello implacabile». Come le parti del corpo sono armonicamente unite, «così la natura volle che nel civile consorzio armonizzassero tra loro quelle due classi, e ne risultasse l’equilibrio. L’una ha bisogno dell’altra: né il capitale può stare senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale. La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie». La Chiesa insegna dunque «a conciliare e mettere in accordo fra loro i ricchi e i proletari, ricordando agli uni e agli altri i mutui doveri». Che sono: per l’operaio, «prestare interamente e fedelmente la sua opera», non offendere i padroni né «recar danno alla loro roba», rifiutare la violenza e «l’ammutinamento», «non mescolarsi con uomini malvagi, promettitori di cose grandi»; e per i «capitalisti e padroni»: non schiavizzare gli operai, «rispettare in essi la dignità della persona umana», «non imporgli lavori sproporzionati alle forze, o mal confacenti con l’età e con il sesso», lasciargli il tempo di «compiere i doveri religiosi domenicali» e pagar loro «la giusta mercede».
Ma a quanto deve ammontare questa benedetta “mercede”? «Si può affermare che il lavoro dell’operaio è quello che forma la ricchezza nazionale; è quindi giusto che egli partecipi in qualche misura di quella ricchezza che esso stesso produce, cosicché abbia vitto, vestito e un genere di vita meno disagiato». Poiché è interesse generale «che crescano sani e robusti i cittadini, atti a onorare e a difendere, se occorre, la patria». E nel tutelare i cittadini «si deve avere un riguardo speciale ai deboli e ai poveri, dato che il ceto dei ricchi, forte per sé stesso, abbisogna meno della pubblica difesa». Però sia chiaro: oggi «i governi devono soprattutto, per mezzo di sagge leggi, assicurare la proprietà privata», visto che «in tanto ardore di sfrenate cupidigie, bisogna che le popolazioni siano tenute a freno, perché né la giustizia né il pubblico bene consentono che si rechi danno ad altri nella roba, e sotto colore di non so quale eguaglianza si invada l’altrui».
Purtroppo infatti «non sono pochi coloro i quali, imbevuti di massime false e smaniosi di novità, cercano ad ogni costo di eccitare tumulti e sospingere gli altri alla violenza. Intervenga dunque l’autorità dello Stato per porre un freno ai sobillatori, e preservi i buoni operai dal pericolo della sedizione e i legittimi padroni da quello dello spogliamento». Brutta cosa anche lo sciopero: «A questo disordine grave e frequente occorre che ripari lo Stato».
All’operaio va riconosciuto il diritto non all’ozio ma al riposo, specie quello domenicale dedicato alla cura dell’anima. «È poi doveroso sottrarre il povero operaio all’inumanità di avidi speculatori, che per guadagno abusano senza alcuna discrezione delle persone come fossero cose. Non è giusto né umano esigere dall’uomo tanto lavoro da farne inebetire la mente per troppa fatica e da fiaccarne il corpo. Non deve dunque il lavoro prolungarsi più di quanto lo comportino le forze. Quanto ai fanciulli, si badi a non ammetterli nelle officine prima che l’età ne abbia sufficientemente sviluppate le forze fisiche, intellettuali e morali. Così, certe specie di lavoro non si addicono alle donne, fatte da natura per i lavori domestici, í quali grandemente proteggono l’onestà del sesso debole, e hanno naturale corrispondenza con l’educazione dei figli e il benessere della casa».
Va colmato l’attuale “abisso” che è stato scavato tra le due classi. Se s’incoraggia la speranza dei proletari di acquistare anch’essi la proprietà, «una classe verrà avvicinandosi poco a poco all’altra, togliendo l’immensa distanza tra la somma povertà e la somma ricchezza». Il resto può farlo l’associazionismo: «a dirimere la questione operaia possono contribuire molto i capitalisti e gli operai medesimi con istituzioni ordinate a porgere opportuni soccorsi ai bisognosi e ad avvicinare le due classi tra loro. Tali sono le società di mutuo soccorso; le molteplici assicurazioni private destinate a prendersi cura dell’operaio, della vedova, dei figli orfani, nei casi d’improvvisi infortuni, d’infermità, o di altro umano accidente; i patronati per i fanciulli d’ambo i sessi, per la gioventù e per gli adulti. Vediamo con piacere formarsi ovunque associazioni di questo genere, sia di soli operai sia miste di operai e padroni, ed è desiderabile che crescano in numero e operosità».
Insomma fraternità cristiana e cristiana sopportazione, collaborazione tra le classi, mutuo soccorso, difesa dell’ordine e della proprietà privata: questa la ricetta della Chiesa per affrontare le “cose nuove” della società moderna.

Liberare la vita dall’ideologia del lavoro

di PIERLUIGI RAINONE
Il principale ostacolo alla realizzazione di una società socialista è l’ antropologia dell’uomo occidentale, plasmato dalla competizione, dal denaro e dalla mercificazione sin dall’infanzia.
La maggioranza delle persone (in primis quelle che subiscono maggiormente le atroci conseguenze del capitalismo) sono convinte che "la vita debba essere guadagnata" lavorando dalla mattina alla sera senza soste.
Il lavoro come ideologia, come definì questa visione il sociologo Aris Accornero.
Il socialismo è, al contrario, la liberazione dei tempi di vita dal lavoro e non l’ ideologia del lavoro che tanti danni ha fatto negli ultimi secoli.
Il socialismo è la liberazione dalla mercificazione ovvero dal dominio del denaro, del profitto e della competizione che distruggono tutto rendendo la vita sempre più grigia.