Il popolo iraniano non vuole né gli Ayatollah né il ritorno dello Scià, il monarca corrotto cacciato durante la rivoluzione del ’79, rivoluzione che purtroppo fu poi usurpata dai reazionari islamisti, che imposero al popolo iraniano un odioso regime teocratico.
Gli studenti e i lavoratori iraniani non vogliono scegliere fra il tifo e il colera e soprattutto vogliono rovesciare il regime da soli, senza nessun intervento militare imperialista.
Se Stati Uniti e Israele intervenissero militarmente contro l’Iran la rivoluzione libertaria delle donne e dei giovani iraniani sarebbe sconfitta e la rivolta del popolo si trasformerebbe in una guerra per procura di Trump e Netanyahu, come accaduto purtroppo in Siria e in tanti altri Paesi. Trump e Netanyahu non vogliono la libertà del popolo iraniano ma sostituire un regime oppressivo con un altro regime oppressivo. Il rischio di un intervento imperialista contro l’Iran e di una nuova sanguinosa guerra purtroppo è reale, ma questo non ci deve impedire di appoggiare la sacrosanta lotta del popolo iraniano per la libertà e la democrazia, contro un regime islamista che da decenni opprime le donne e il popolo iraniano. Possiamo e dobbiamo schierarci contro tutti i tiranni e contro tutti gli imperialismi. Jin Jiyan Azadi! #donnavitalibertà
Una sinistra LIBERTARIA non sceglie tra imperialismo e “medioevo”!
di MASSIMO AMADORI –
Una parte della sinistra è rimasta alla guerra fredda e appoggia tutti i regimi dittatoriali ostili agli USA e a Israele, compreso il regime islamista in Iran!
Questa visione campista divide il mondo in maniera binaria fra buoni e cattivi, cancellando la complessità.
Tale visione per me era già assurda durante la guerra fredda e oggi in assenza di "campi" è ancora più assurda, oltre che anacronistica.
Assurda perché in nome dell’antimperialismo si arriva a sostenere regimi oppressivi come quello iraniano e a dimenticarsi dei popoli che si ribellano contro questi regimi, popoli privati da questa "sinistra" di ogni dignità e le cui rivoluzioni contro regimi totalitari sono visti come frutto di una regia statunitense e israeliana.
Il nemico del mio amico non è mio amico. Io non appoggerò mai gli Ayatollah solo perché sono nemici di Trump e di Netanyahu. Contrasto sia gli uni che gli altri, in nome della pace, della democrazia e della libertà.
Fra il tifo e il colera preferisco non scegliere e restare dalla parte degli oppressi.
Ecco la differenza fra una sinistra socialista libertaria e una sinistra autoritaria vetero-stalinista.
CIA e Mossad strumentalizzano, ma il popolo iraniano vuole liberarsi dalla dittatura fondamentalista
La visione secondo la quale il popolo iraniano in rivolta contro il regime degli Ayatollah sia diretto dalla CIA e dal Mossad non è solo falsa ma anche profondamente razzista e colonialista. Presuppone il fatto che gli iraniani non abbiano la capacità di autodeterminarsi e di aspirare alla democrazia e alla libertà.
Chiaramente Trump e Netanyahu strumentalizzano la rivoluzione del popolo iraniano e purtroppo potrebbero decidere di intervenire militarmente. Ma non questa la volontà dei giovani, delle donne e dei lavoratori iraniani in rivolta contro il regime. Il popolo iraniano vuole liberarsi da solo, non vuole interventi esterni dell’imperialismo, non vuole sostituire la dittatura islamista con una dittatura amica di Trump e di Netanyahu.
La fazione monarchica e filo-occidentale che vorrebbe il ritorno dello Scià è una minoranza nelle proteste popolari contro gli Ayatollah. Stalinisti, rosso-bruni e putiniani sono dei reazionari paranoici che vedono la mano di CIA e Mossad in tutte le rivoluzioni che avvengono in contesti non occidentali, dimostrando tutto il loro razzismo e la loro mentalità colonialista.
Non si rendono conto che le masse popolari iraniane si stanno ribellando perché non ne possono più del regime, per conquistare la democrazia e la libertà.
#donnavitaliberta/a>
Il socialismo libertario e l’umanità delle PAROLE (pensate, aperte e dubbiose)…
di ALFREDO AGUSTONI –
LE PAROLE CONTANO … Sono un uomo che sognava di essere una farfalla, che sognava di essere un uomo, ora non so più chi sono. Poi arriva Jacob Uexküll e mi convince che, proprio per questo, sono sicuro di essere un uomo.
Con le sue parole, l’animale è chiuso nel suo UmWelt (nella sua sezione di mondo), che gli preclude la possibilità di immaginarne un altro, mentre l’uomo è apertura al mondo, dove quest’ultima apertura si basa tra le altre cose sulle immaginazioni, e quindi anche sui tanto vituperati “sogni” (che sono una manifestazione particolare dell’immaginazione).
Poi arrivano i veri politici, i pragmatici imprenditori, cioè quelli per cui “i fatti contano più delle parole”. Arrivano gli esponenti più mediocri del ceto politico ed imprenditoriale. Ci accusano di sognare, ci accusano di lasciarci trascinare dall’immaginazione e dai nostri sogni, ma forse loro sono più matti di noi (parafrasando una celebre canzone di Bennato). Loro guardano ai fatti: ma cosa definisce i fatti, se non le parole? Sono le parole, è l’immaginazione, sono i sogni che ci rendono qualcosa di più degli emotivi mammiferi da cui ci siamo evoluti. Ma in fondo ci legano indissolubilmente ai mammiferi, perché il nostro linguaggio, le nostre parole, sono una evoluzione dell’espressione delle emozioni studiata da Darwin, non sono mai qualcosa di vuoto, di neutrale, come capirà splendidamente anche Freud, ma sempre di emotivamente carico, per una società più democratica e sociale.
Ma poi arrivano i "fighi": le sementi più inutili del ceto politico, finanziario ed imprenditoriale, di cui possiamo sinceramente fare a meno: quello ignorante, filisteo e troglodita che ci dice che contano i fatti e non le parole. Se ricreassimo una comunità politica capace di spiegare che contano le belle parole tra le persone, perché creano calore, un calore che rischia di arrivare alla temperatura di fusione? Se ricreassimo una comunità politica in cui non si delegano i “fatti” a sedicenti factotum che ci hanno ammaliato con banali parole (“contano i fatti, non le parole” … vabbè … lo sapevo dire in terza elementare).
Piuttosto si tratta di imparare ad utilizzare le parole in pratiche di discorso dove non ci si sommerge, come negli attuali talk show, dove ognuno ha il tempo di parlare, perché non deve far vedere a nessuno che è più bravo del suo competitor politico … questo modo di usare le parole fa odiare le parole. Più parliamo, più ci ascoltiamo, più ci lasciamo parlare, più ci apriamo al mondo e, per questo, più siamo umani. Questa è, secondo me, la lezione della democrazia socialista libertaria ad una democrazia elettorale che ormai ha perso tutte le coordinate, che è vicina alla paranoia e al collasso…
Nessuna delle forze politiche per ora in campo la possono fare propria… parla ragazzo, parla! Ascolta, ragazzo, ascolta! Respira! Getta le armi nel fango e usa la parola. Non comunicare con il terrore, anche se genera "fatti", ma con la comprensione. Non riprendere le armi, chiunque sia ad ordinartelo: le sue folli parole non ti portino a fatti infami. I dubbi sono la tua forza! I fatti dello spocchioso non vinceranno! La tua parola ti trasformerà in una farfalla!
NON VOTARE CHI TI DICE "I FATTI, NON LE PAROLE": È SOLO UNO CHE VUOLE PARLARE AL POSTO TUO …
PARLA E ADERISCI A MRS, DOVE LA TUA PAROLA SARA’ ASCOLTATA … LE GIUSTE PAROLE DI CALORE, UMANITÀ, CULTURA, SOCIALISMO TRIONFERANNO!
Contro la violenza (di Stato) non basta la nonviolenza
di MASSIMO AMADORI –
La violenza è sempre ingiustificabile, così come il terrorismo. Ci sono tante forme di violenza, ma la peggiore è quella di Stato, perché produce guerre, genocidi e massacri. Oggi il capitalismo non ha più freni e in tutto il mondo gli Stati sono responsabili della peggiore violenza organizzata contro gli oppressi, dalla Cina agli Stati Uniti. Basti pensare al genocidio di Gaza, alla repressione in Iran contro i manifestanti e agli USA, dove le SS di Trump hanno sparato in faccia a una donna inerme.
Il terrorismo di Stato colpisce ovunque e per adesso solo l’Europa si salva in parte. Ovunque i governi calpestano la democrazia e i diritti umani. Che devono fare gli oppressi vittime della violenza di Stato? Rispondere alla violenza con la violenza finisce per farci diventare come i carnefici, ma d’altra parte nemmeno la nonviolenza assoluta è efficace. Fra i terroristi di Hamas che rispondono al terrorismo dello Stato con il terrorismo e la nonviolenza assoluta di Gandhi credo che esista una via di mezzo. Gli oppressi non devono utilizzare metodi terroristici contro i loro oppressori, ma hanno tutto il diritto di difendersi e di utilizzare la forza per non essere uccisi. I manifestanti iraniani hanno il diritto di difendersi dalla violenza omicida della polizia degli Ayatollah, così come i palestinesi dall’IDF e dai coloni. Negli USA sarebbe necessario formare squadre di autodifesa popolare per difendere la vita dei migranti e degli attivisti per i diritti umani minacciati dalle SS di Trump. Negare alle vittime di violenza il diritto di difendersi non significa essere non violenti ma complici dei carnefici. Difendere la vita propria e quella dei propri cari è un diritto, anche quando l’assassino è lo Stato.
Con il popolo iraniano contro il regime fondamentalista
Quello che sta succedendo in Iran è bellissimo. Le persone comuni, le donne e i lavoratori si stanno organizzando dal basso contro il regime islamista, sfidando gli apparati repressivi dello Stato. Ci sono scioperi e manifestazioni di massa a Teheran e in altre città.
Il regime ha risposto con la violenza più brutale, uccidendo i manifestanti persino negli ospedali. Ma i lavoratori iraniani e le donne non si arrendono e continuano a lottare.
Ovviamente l’Occidente imperialista strumentalizza le proteste, ma dalle testimonianze dei compagni presenti in Iran sappiamo che il popolo iraniano intende liberarsi da solo del regime criminale degli Ayatollah ed è contrario a qualsiasi intervento militare imperialista degli USA contro l’Iran.
Gli iraniani vogliono la libertà e la democrazia, ma vogliono conquistarle con le loro solo forze, non con una guerra portata da una potenza straniera.
Il popolo iraniano si sta autorganizzando in maniera orizzontale, in forme di autogestione e di democrazia diretta. È il socialismo libertario in azione e non a caso gli anarchici e i socialisti sono presenti nelle proteste di massa contro il regime.
Non c’è l’ intenzione di sostituire un regime oppressivo con un altro o una dittatura con un’ altra, il popolo iraniano vuole essere libero di autodeterminarsi in forme democratiche e libertarie.
Come socialisti libertari non possiamo che essere solidali con la lotta del popolo iraniano.
Come la Gestapo!!!
Dai video possiamo vedere chiaramente che gli assassini dell’ICE, la polizia anti-immigrazione di Trump, dopo aver sparato in faccia a una giovane donna disarmata hanno impedito qualsiasi soccorso allontanando medici e infermieri. La donna purtroppo è morta ammazzata. Sarebbero questi gli esportatori di democrazia?
La polizia di Trump assomiglia sempre più alla Gestapo, alla GPU e alle SS. L’ICE non è nemmeno un corpo di polizia, ma un apparato paramilitare di fascisti fanatici pagati da Trump per massacrare le persone. Come le SS.
Gli USA non hanno mai brillato per democrazia e le violenze delle forze dell’ordine contro persone disarmate non sono certo una novità negli Stati Uniti. Ma Trump ha superato il limite, utilizzando gruppi paramilitari per mantenere il potere e massacrare i migranti e gli attivisti per i diritti umani. Come la donna a cui hanno sparato in faccia, una poetessa di 37 anni che non faceva male a nessuno ed era disarmata. La sua unica "colpa" era aver ripreso le violenze dell’ICE contro i migranti.
Quando lo Stato diventa apertamente un’associazione terroristica che usa gli stessi metodi omicidi dei mafiosi, la resistenza diventa un dovere, in nome dei diritti umani e della democrazia. Ormai gli USA sono in piena guerra civile contro gli immigrati, la comunità nera, i poveri, i socialisti e gli attivisti per i diritti umani, i quali hanno tutto il diritto di difendersi dagli apparati omicidi di Trump e dello Stato. Quando un sistema si fonda sulla violenza va distrutto.
L’aggressione imperialista di Trump non assolve l’anticomunista Maduro!
di MASSIMO AMADORI –
Trump è un criminale e l’aggressione imperialista degli USA al Venezuela va condannata senza se e senza ma. Ma a sinistra dovremmo evitare di fare i tifosi raccontando delle balle, tipo che tutti gli oppositori del regime di Maduro sono ricchi borghesi espressione dell’oligarchia capitalista.
In Venezuela la gente muore di fame e sono fuggiti milioni di persone, anche tanti poveri e proletari. Maduro non è Allende e non è nemmeno Chavez. Maduro è un dittatore espressione della borghesia bolivariana, una classe di capitalisti venezuelani che si arricchisce grazie al petrolio mentre il popolo muore di fame.
Certo meglio la "boli-borghesia" delle multinazionali USA e meglio Maduro di Trump e della fascista Machado. Ma non venitemi a raccontare che in Venezuela ci sia il socialismo, quando la gente muore di fame e la società è divisa in classi.
Non entro nel merito dei brogli elettorali, ma certamente Maduro ha perseguitato e messo in galera l’ opposizione di sinistra venezuelana: socialisti, comunisti, sindacalisti e anarchici. Non solo i trotskisti, gli anarchici e i socialisti libertari, ma persino i marxisti-leninisti del PC del Venezuela sono stati perseguitati. Gli stessi socialisti e comunisti che appoggiarono Chavez e la rivoluzione bolivariana con Maduro sono passati all’ opposizione, subendo il carcere e le torture del regime.
Forse la sinistra italiana dovrebbe leggere ciò che scrivono i socialisti e i comunisti venezuelani prima di difendere Maduro a spada tratta. Non dico queste cose per difendere Trump, la cui aggressione è contraria ai principi del diritto internazionale. Spetta al popolo venezuelano rovesciare Maduro e conquistare la democrazia, che non può essere esportata a suon di bombe da una potenza straniera. Anche perché sul fatto che gli USA siano un Paese democratico ho molti dubbi e certamente Trump non lo è, e ha ammesso apertamente di voler rubare il petrolio del Venezuela.
Né con Trump né con Maduro!
Contro l’imperialismo (senza se e senza ma)
Ogni volta che una potenza imperialista invade o attacca un Paese sovrano trova sempre dei pretesti per giustificare l’aggressione.
Nel 2003 la scusa utilizzata dagli USA per bombardare l’Iraq fu il possesso di "armi di distruzione di massa" da parte del regime di Saddam, che in realtà non esistevano. Nel 2022 Putin invase l’Ucraina con la scusa del Donbass, utilizzando come pretesto la "denazificazione" dell’Ucraina stessa. E pochi giorni fa Trump ha aggredito il Venezuela con la scusa del narcotraffico.
Si tratta sempre di pretesti propagandistici, di vere e proprie menzogne per giustificare la guerra. Perché quando l’imperialismo russo o l’ imperialismo USA scatenano una guerra aggredendo un altro Paese non lo fanno mai per la "democrazia", per "denazificare" o per motivi umanitari ma lo fanno sempre per depredare le risorse del Paese aggredito o invaso (vedi il petrolio in Venezuela per Trump) o per affermare il loro predominio politico (vedi Putin in Donbass).
E dire questo non significa sostenere Saddam, Zelensky o Maduro, ma semplicemente dire la verità. Non abbiamo nessuna simpatia né per Maduro né per i nazionalisti ucraini, ma stiamo dalla parte dell’ Ucraina e del Venezuela aggrediti dall’imperialismo. Putin e Trump si comportano come dei bulli, dei terroristi e dei mafiosi, calpestando il diritto internazionale.
Se la politica ridotta a tifo da stadio delle opposte tifoserie…
di MASSIMO AMADORI –
Sono contrario all’aggressione imperialista di Trump al Venezuela, ma non per questo sostengo Maduro.
Sono contrario all’aggressione imperialista di Putin all’Ucraina, ma non per questo sostengo Zelensky e l’invio di armi in Ucraina.
Provo orrore davanti al genocidio di Gaza, ma non per questo sostengo Hamas e la dittatura teocratica iraniana.
Il mondo è complesso e ragionare per slogan propagandistici del tipo: "Se non appoggi la NATO stai con Putin", "Se non stai con Putin sei un servo della NATO" ecc. è solo una banalizzazione da tifoseria calcistica.
In un mondo governato da banditi, da assassini, da guerrafondai, da invasati e da mafiosi possiamo anche scegliere di non sostenere nessun governo, nessuna dittatura e nessun imperialismo; possiamo scegliere di stare dalla parte degli oppressi e delle vittime in tutti gli angoli del globo, contro tutti gli oppressori e i carnefici.
La politica non dovrebbe essere tifo da stadio, ma difesa dei diritti umani, della giustizia sociale, della pace e della democrazia. Mettendo sempre al centro la persona e i suoi diritti. Purtroppo però la maggioranza delle persone ragiona per ideologia e cade vittima delle opposte propagande di guerra, che inevitabilmente disumanizzano il "nemico" e dividono il mondo in buoni contro cattivi, negandone la complessità e dimenticandosi sempre delle vittime e degli oppressi.


