di MASSIMO AMADORI –
I socialisti se vogliono incidere nella società di oggi devono essere concreti. Non devono parlare di ideologia ma dei problemi concreti delle persone, a partire dal diritto al lavoro, alla casa e alla salute. Devono difendere i diritti civili e i diritti sociali, parlando un linguaggio che le persone possano capire, utilizzando anche i social e i nuovi mezzi di comunicazione.
Prima di presentarsi alle elezioni devono radicarsi nei quartieri popolari e nelle periferie, che purtroppo la sinistra da tempo ha abbandonato. Devono essere presenti in tutte le lotte dei lavoratori: dalla difesa del salario alla lotta contro il precariato nelle scuole.
Chiaramente la lotta per le riforme va sempre legata a una prospettiva di superamento del capitalismo.
Il nostro non deve essere un anticapitalismo ideologico, ma basarsi sui problemi concreti delle persone. Perché oggi oggettivamente il capitalismo non è in grado di assicurare a tutti il diritto alla salute, uno stipendio decente e una casa in cui far crescere i propri figli. Il socialismo del ventunesimo secolo deve essere concreto, non ideologico. Deve unire la lotta per i diritti sociali a quella per i diritti civili e la difesa dei diritti dei lavoratori alla difesa dell’ambiente. Non a caso molti compagni parlano di ecosocialismo, perché oggi la questione ecologica è fondamentale.
Prendiamo esempio dai socialisti democratici negli USA, che stanno crescendo proprio perché propongono soluzioni concrete ai problemi della gente, partendo dalle lotte popolari e dalle periferie.
No alla violenza! (Lo squadrismo lasciamolo ai fascisti)
di MASSIMO AMADORI –
Il movimento operaio e socialista non utilizza metodi squadristi e mafiosi. Su questo Matteotti, Gramsci e Malatesta erano perfettamente d’accordo. Il terrorismo individuale non fa parte della storia del movimento operaio organizzato, non fa parte della storia del PSI e del PCI ma nemmeno della Federazione Anarchica Italiana.
I metodi dei socialisti sono altri: scioperi, manifestazioni di massa ecc. Omicidi politici e squadrismo sono i metodi dei fascisti e dei mafiosi, non i nostri.
Gli estremisti e i terroristi fanno solo danni alla sinistra. Gli squadristi che hanno vandalizzato la sede della Stampa hanno fatto solo dei danni alla causa palestinese. Sono utili idioti funzionali a chi ci governa.
Chi usa la violenza per imporre le proprie idee è un fascista, pure se si definisce "comunista" e "pro-Pal".
Fra le altre cose la polizia, sempre pronta a manganellare studenti e lavoratori che manifestano, non ha fatto nulla per impedire l’assalto squadrista alla Stampa. A dimostrazione del fatto che questi squadristi "rossi" sono utili idioti. La loro giovane età non li giustifica, perché la violenza non è mai giustificabile. Dobbiamo denunciare il genocidio di Gaza con altri mezzi, perché questi sono controproducenti. I metodi fascisti lasciamoli ai fascisti e ai mafiosi.
Gli anarchici e noi socialisti libertari
di MASSIMO AMADORI –
Sono un socialista democratico ma mi sento molto più vicino agli anarchici rispetto a tutte le altre correnti della sinistra radicale.
Non condivido tutte le posizioni dei compagni anarchici, a cominciare dall’astensionismo alle elezioni. Ma condivido il loro internazionalismo, la loro critica a tutte le dittature e a ogni forma di potere statale oppressivo (compresi i regimi “comunisti” e Hamas), il loro rifiuto del terrorismo contro i civili e di tutte le guerre, il fatto che appoggino sempre i popoli e mai i governi, distinguendo anche fra il popolo russo e Putin e fra il popolo israeliano e Netanyahu, il loro rifiuto di ogni forma di razzismo, di nazionalismo e di fascismo.
Non si può dire lo stesso del resto della sinistra radicale, che spesso ha posizioni estremiste, appoggia regimi dittatoriali e Hamas, senza distinguere fra il popolo di Israele e il governo genocida di Netanyahu. Gli anarchici non sono dogmatici, ma lottano contro ogni forma di oppressione. Da marxista libertario mi sento più vicino a loro rispetto ai comunisti autoritari (trotskisti compresi), ai riformisti socialdemocratici e ai tanti sedicenti “marxisti” malati di dogmi e di ideologia.
Mi riferisco agli anarchici della Federazione Anarchica Italiana, non certo ai sedicenti “anarchici insurrezionalisti” che conoscono solo il linguaggio della violenza e sono estremisti e fanatici. Oppure ai sedicenti “anarchici” che pensano che anarchia significhi fare quello che ti pare fregandotene degli altri e che spesso vanno a braccetto con i fascisti (No vax, putiniani, sostenitori della coppia che alleva i figli nel bosco, ecc.).
Anarchia non significa caos e violenza, ma libertà, rifiuto delle gerarchie e del potere statale. È lo stesso obiettivo dei socialisti democratici, anche se rispetto agli anarchici noi siamo più gradualisti e moderati e seguiamo una tattica diversa. Ma il fine è lo stesso, perché siamo entrambi dei socialisti libertari e rifiutiamo sia il capitalismo sia lo statalismo.
Non a caso il nostro Carlo Rosselli collaborava con l’ anarchico Camillo Berneri. Entrambi furono vittime di un regime totalitario: il primo del fascismo e il secondo dello stalinismo.
Viva il socialismo libertario!
Le fotografie della guerra civile spagnola (che parlano ancora a tutti noi)
di ANTONELLA BUNDU –
Ieri sono stata a vedere la mostra di Robert Capa a Madrid.
Parte con la Guerra Civile Spagnola. Immagini del 1936: nelle strade di Madrid e di altre città repubblicane, Capa immortala folle di manifestanti che marciano per il Fronte Popolare. Alcune foto mostrano manifesti e riferimenti a figure rivoluzionarie internazionali, come Trotsky. Le prime immagini trasmettono entusiasmo, convinzione e un senso di comunità.
Le immagini come strumenti di coscienza: testimonianze della lotta concreta, dell’impegno collettivo, dell’energia di chi decide di resistere e di costruire comunità contro il potere che opprime; la forza rivoluzionaria del popolo organizzato.
Capa documenta la politica e la strategia militare, la realtà della guerra. Alcuni scatti mostrano partigiani sul fronte, armi in pugno, soldati in uniformi sporche di fango e sangue; la sofferenza dei civili: bambini scalzi che giocano tra le macerie, famiglie con i fagotti di ciò che resta delle loro case distrutte, volti segnati dalla fame e dalla paura.
Guardare oggi queste immagini significa riflettere su quanto le dinamiche della guerra siano purtroppo ricorrenti: civili colpiti, resistenza delle comunità, espressioni di coraggio e solidarietà. Le foto di Capa parlano ancora alle generazioni contemporanee, ricordando che la memoria storica non serve solo a comprendere il passato.
Nella foto: "Peironcely 10" (a Madrid) dopo un bombardamento.
Serve un movimento socialista democratico e libertario, concreto e non ideologico, radicale ma non settario!
di MASSIMO AMADORI –
Credo che noi socialisti dovremmo chiederci per quale motivo l’astensionismo in Italia non viene intercettato dalle forze di sinistra radicale, come invece è avvenuto in parte in altri Paesi. Penso che le ragioni siano molteplici, ma che una parte della responsabilità sia della stessa sinistra radicale italiana.
Perché in realtà in Italia non esiste una sinistra socialista e radicale, ma una sinistra estrema e dogmatica, che non piace praticamente a nessuno.
L’ estrema sinistra italiana, oltre a essere settaria, è rimasta ai tempi della guerra fredda. Pensa che l’unico male del mondo sia l’ imperialismo USA e il capitalismo occidentale e per questo motivo difende i BRICS, l’imperialismo russo e l’imperialismo cinese. Come se in Cina, in Russia e in Venezuela ci fosse il socialismo.
Vale per PaP, come per RS, Rifondazione e il PCI. La logica campista è un retaggio dello stalinismo e va contrastata. Certo ci sono i trotskisti che hanno una visione internazionalista, ma sono talmente settari e ideologici che non hanno speranza di avere consensi fra i giovani e i lavoratori. Sono rimasti al 1917. È chiaro che una sinistra del genere non è credibile.
Negli USA invece ci sono i socialisti democratici, che non hanno simpatie per i BRICS e non sono nemmeno ideologici e settari. La sinistra socialista statunitense è concreta, non ideologica, è democratica e non ha simpatie per regimi autoritari e assurde nostalgie dell’URSS, è radicale ma non è estremista. Parla in maniera chiara e si fa capire. Per questo piace ai giovani e ai lavoratori.
Se il "centrosinistra" in Italia ha fallito possiamo dire lo stesso dell’estrema sinistra, dei vari partitini comunisti che ottengono percentuali da prefisso telefonico. L’Italia avrebbe bisogno di un movimento socialista democratico e libertario, capace di rappresentare i giovani e i lavoratori. La prospettiva dovrebbe essere questa. Altrimenti dovremo sempre rassegnarci al peggio (la destra) e al "meno peggio" (tutto il resto).
#makesocialismcoolagain
Noi tra una sinistra finta e una sinistra radicale perdente: prendiamo esempio dagli USA!
di MASSIMO AMADORI –
Sono contento che la destra abbia perso in alcune regioni, ma il "centrosinistra" ha ben poco da festeggiare. Il dato costante di qualsiasi elezione in Italia è l’ astensionismo, perché più della metà degli italiani non va a votare. La maggioranza delle persone è giustamente schifata sia dalla destra sia dal "campo largo". Perché la verità è che chiunque vinca se sei povero rimani povero, se sei precario rimani precario, se sei disoccupato rimani tale. Non nego che fra i due schieramenti ci siano delle differenze culturali e politiche, ma tanto la destra quanto il "centrosinistra" si limitano a gestire il sistema esistente, senza fare nulla per cambiarlo. Entrambi gli schieramenti rappresentano l’ 1 per cento di capitalisti e di oligarchi, contro gli interessi del 99 per cento della popolazione. È lo stesso problema che hanno negli Stati Uniti, dove democratici e repubblicani sono le due facce dello stesso sistema capitalistico. Ma negli States sta nascendo un movimento socialista forte e indipendente dai due schieramenti capitalistici, che ha portato all’ elezione di sindaci socialisti democratici a New York e a Seattle. Invece in Italia non abbiamo una sinistra decente che possa rappresentare i lavoratori. Anche per questo la gente non va a votare e per quanto io non condivida l’ astensionismo non giudico chi fa questa scelta. È comprensibile, perché la politica in Italia fa davvero schifo. Sono convinto che in presenza di una sinistra socialista e radicale una parte degli astensionisti tornerebbe a votare anche in Italia. L’ attuale sinistra radicale evidentemente non è in grado di attirare gli astensionisti, infatti non supera il 2 per cento. È troppo ideologica, non è concreta come la sinistra socialista negli Stati Uniti.
Guerra alla guerra!
di MASSIMO AMADORI –
Detesto Putin ma non odio il popolo russo. Detesto Netanyahu ma non odio il popolo ebraico e nemmeno il popolo israeliano. Detesto Trump ma non odio il popolo statunitense. Detesto Giorgia Meloni ma non odio il popolo italiano. Bisognerebbe sempre distinguere fra i popoli e i loro governi criminali, perché non farlo significa essere razzisti. E il razzismo fa sempre comodo ai criminali che governano tutti gli Stati del mondo. Fa comodo ai governanti perché dividere le persone serve a tenerle sottomesse, perché dividere la classe lavoratrice su base etnica, religiosa o nazionale significa favorire il capitalismo, che gioca proprio su queste divisioni per sfruttare i lavoratori. Fa comodo agli oligarchi che si arricchiscono grazie alla guerra fra i popoli.
Per me l’unica divisione che ha senso è quella fra oppressi e oppressori, per dirla con Don Milani, o fra uomini e caporali, per dirla con Totò.
In termini di classe, fra il 99 per cento dell’umanità che deve lavorare per vivere e l’1 per cento di oligarchi che si arricchisce grazie allo sfruttamento, alle guerre e alla devastazione dell’ambiente.
Il nemico non è mai lo straniero, l’immigrato, l’ebreo, il musulmano, il russo, il cinese, l’americano ecc. Il nemico è sempre in casa nostra: sono le classi dominanti e i loro governi che ci mandano al macello per i loro profitti, sono i signori della guerra. Questo dicevano i socialisti internazionalisti come Matteotti, Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht durante la prima guerra mondiale. Questo affermano i socialisti internazionalisti di oggi.
Guerra alla guerra!
Spostarsi al centro per vincere? No, proprio il contrario!
di MASSIMO AMADORI –
Sisse Marie Welling ha vinto le elezioni a Copenhagen, guidando una coalizione di sinistra radicale. Ha sconfitto sia il centrosinistra (i socialdemocratici danesi) sia la destra.
La Welling ha vinto con i rosso-verdi, una coalizione di sinistra formata da socialisti democratici, socialisti di sinistra, comunisti e ambientalisti. Ha vinto grazie a un programma eco-socialista e radicale. Ha vinto perché è riuscita a unire tutta la sinistra danese, contro le destre ma anche contro i socialdemocratici. Dopo New York, Seattle e l’Irlanda, le elezioni danesi dimostrano ancora una volta che la sinistra vince non quando si sposta al centro e fa politiche di destra, ma quando fa la sinistra e porta avanti politiche socialiste e radicali.
I socialdemocratici danesi sono stati puniti dall’elettorato di sinistra per le loro politiche razziste e repressive contro i migranti e per aver attuato politiche neoliberiste. La socialdemocrazia danese ha perso la capitale dopo oltre cento anni di vittorie ininterrotte. E a batterla non è stata la destra ma sono state le forze alla sua sinistra, i socialisti democratici e gli ambientalisti.
Occorre costruire alleanze eco-socialiste in tutta Europa, per battere sia le destre sia la finta sinistra. A quando anche in Italia?
I nuovi capri espiatori della destra che sa solo odiare
di MASSIMO AMADORI –
L’ estrema destra da sempre utilizza l’odio razziale e la paura del comunismo per ottenere consensi. Lo faceva Hitler e lo fanno i suoi nipotini attuali. Ovviamente cambia la "razza" da odiare. Oggi gran parte degli estremisti di destra hanno sostituito l’odio per gli ebrei con l’odio per i musulmani.
Hitler identificava l’ebreo come causa di tutti i mali dell’Occidente e associava l’ebraismo al marxismo. Oggi invece i fascisti identificano l’Islam come il principale nemico dell’Occidente, associandolo al marxismo. Lo fanno le estreme destre in Europa, in Russia e negli Stati Uniti.
Per esempio in Italia diversi esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia parlano di "islamo-marxismo", riferendosi alla vittoria di Mamdani a New York, un sindaco musulmano e socialista democratico. Chi conosce la storia non può non vedere il parallelismo con il termine "giudeo-bolscevismo", utilizzato prima dagli zaristi e poi dai nazisti.
L’odio per il marxismo è una costante dei fascismi, tenendo presente che l’estrema destra identifica come "comunismo" anche il socialismo democratico e libertario e persino la socialdemocrazia moderata. Tutto ciò che è anche solo minimamente di sinistra.
L’islamofobia oggi rappresenta ciò che nel secolo scorso rappresentava l’antisemitismo. Gli ebrei, così come i musulmani, altro non sono che capri espiatori che la destra fascista utilizza per scaricare la rabbia popolare contro minoranze etniche e religiose, per salvare il sistema capitalistico. La logica dei fascisti è "divide et impera". L’ odio razziale serve al capitalismo per dividere la classe lavoratrice, che invece dovrebbe restare unita contro la classe dei miliardari, cioè contro l’oligarchia.
Per noi socialisti la lotta contro il razzismo è parte integrante della lotta contro il capitalismo. Per questo i fascisti ci odiano. Per questo diciamo che i fascisti sono al servizio del capitalismo.
L’attualità del socialismo di sinistra
di MASSIMO AMADORI –
Stalinismo e socialdemocrazia sono state le due degenerazioni del movimento socialista e comunista del secolo scorso e hanno fatto enormi danni alla sinistra e al movimento operaio. Danni che paghiamo ancora oggi.
Il socialismo di sinistra in Italia ha rappresentato un’alternativa tanto alla socialdemocrazia quanto al comunismo totalitario. Mi riferisco al socialismo di Libertini, Basso, Lombardi, Foa e Panzieri. Questi grandi socialisti nel secondo dopoguerra tentarono di costruire un PSI indipendente sia dagli Stati Uniti sia dall’URSS, critico cioè di entrambi i blocchi della guerra fredda. Purtroppo non ci riuscirono, perché furono schiacciati dalla polarizzazione fra una DC filo-statunitense e un PCI filo-sovietico.
La prospettiva di un’Europa socialista indipendente sia dal blocco capitalista sia dal blocco "comunista" purtroppo non ebbe successo. La scissione socialdemocratica del 1947 fu deleteria per il PSI, in quanto divise il socialismo italiano. Il PSI era l’unico partito che avrebbe potuto costruire un’alternativa socialista alla DC e al PCI, ma la scissione creò due partiti schierati con le due superpotenze: il Partito socialdemocratico di Saragat con gli USA e la NATO, in alleanza con la DC, e il PSI di Nenni con l’URSS e il patto di Varsavia, in alleanza con il PCI stalinista di Togliatti.
Certo c’era la guerra fredda e la polarizzazione forse fu inevitabile, ma a me piace pensare che un PSI unito avrebbe potuto rappresentare un’alternativa ai due blocchi e alle due superpotenze e che la strada di Nenni o di Saragat non fosse l’unica possibile per i socialisti e per la sinistra.
Del resto anche oggi avremmo bisogno di un movimento socialista europeo indipendente sia dagli Stati Uniti sia dalla Russia e per questo credo che Basso, Libertini e Lombardi siano ancora attuali.



