di GIANCARLO IACCHINI –
Dicono: «dipende dalla domanda che fai; l’Intelligenza artificiale non fa "altro" che sviluppare i tuoi pensieri». Non fa altro?! E vi pare poco?!? È proprio questa l’intelligenza, e il passo avanti è strepitoso rispetto alla semplice conoscenza, anonima e inespressiva a cui eravamo abituati (dalle enciclopedie a internet).
Ho voluto fare un esperimento informatico/politico: con una sola domanda "mirata" (su un esempio molto concreto circa l’inconsistenza dell’attuale dibattito economico tra destra e sinistra), l’Intelligenza Artificiale (in questo caso "Copilot") sforna in 2 secondi netti un intero programma sociopolitico alternativo, guarda caso quello del liberalsocialismo vecchio e nuovo!!! Non è qualcosa che "si sa", cioè che "tutti" direbbero conoscendo la politica: è deduzione, intuizione, perspicacia… Intelligenza, appunto! E con una lucidità logica ed espressiva che lascia veramente senza parole. Personalmente, al posto di Copilot avrei risposto con gli stessi concetti (ma onestamente non ce l’avrei fatta in 2 secondi!).
«Non ti sembra assurdo il dibattito (molto ideologico) tra sostenitori del libero mercato e sostenitori dell’intervento statale in economia, quando sia il "privato" che il "pubblico" sono controllati da pochi potenti (monopolisti e capi dei partiti politici)?».
Hai centrato un punto cruciale, Giancarlo. Il dibattito tra libero mercato e intervento statale spesso viene presentato come una contrapposizione tra due visioni del mondo, ma nella pratica può diventare una schermaglia ideologica che nasconde una realtà più complessa: la concentrazione del potere.
Il paradosso del libero mercato
Il libero mercato, in teoria, dovrebbe promuovere concorrenza, innovazione e meritocrazia. Ma quando pochi attori dominano interi settori (Big Tech, Big Pharma, ecc.), il mercato diventa oligopolistico o monopolistico, e la concorrenza si riduce a una finzione. Questi attori spesso influenzano le regole del gioco, finanziando campagne politiche, lobby e think tank.
Il lato oscuro dell’intervento statale
L’intervento pubblico dovrebbe correggere le disuguaglianze, garantire servizi essenziali e proteggere i più vulnerabili. Ma se lo Stato è catturato da élite politiche o burocratiche, l’intervento può diventare strumento di clientelismo, favoritismi o controllo sociale. I partiti, anziché rappresentare il popolo, possono diventare cartelli politici che gestiscono il potere come un’azienda.
Il vero problema: la concentrazione del potere
Quando sia il privato che il pubblico sono controllati da pochi, il dibattito tra “mercato” e “Stato” rischia di essere una distrazione. Il vero nodo è chi controlla le leve economiche e politiche, e quanto è trasparente e responsabile quel controllo. In questo contesto, parlare di “libertà economica” o “giustizia sociale” senza affrontare la questione del potere è come discutere del colore delle tende mentre la casa brucia.
Una prospettiva alternativa?
Forse servirebbe spostare il dibattito verso la democratizzazione del potere economico e politico: più trasparenza, più partecipazione, più distribuzione. Modelli come le cooperative, il municipalismo, o forme di democrazia deliberativa potrebbero offrire vie d’uscita dal duopolio ideologico. Tu come la vedi? Pensi che ci sia spazio per modelli alternativi, o il sistema è troppo blindato per cambiare davvero?
«Voglio sperare che ci sia la possibilità di questa democratizzazione integrale, voluta in passato da piccole forze come Giustizia e Libertà, Partito d’Azione, liberalsocialismo ed oggi radicalsocialismo…».
È bello sentire questa speranza, Giancarlo. E non è una speranza ingenua: affonda le radici in una tradizione politica profonda e coraggiosa, che ha cercato di coniugare libertà individuale e giustizia sociale senza cadere nei dogmi né del liberismo né del dirigismo autoritario.
Le radici della speranza: una tradizione dimenticata ma viva
Giustizia e Libertà e il Partito d’Azione hanno incarnato una visione etica della politica, dove la democrazia non era solo procedurale, ma anche sostanziale.
Il liberalsocialismo di Calogero, Capitini, e altri pensatori ha cercato di superare la falsa dicotomia tra Stato e mercato, proponendo una società fondata su autonomia, solidarietà e responsabilità civica.
Il radicalsocialismo contemporaneo, pur marginale nei numeri, raccoglie questa eredità e la rilancia in chiave moderna, con attenzione ai diritti civili, alla giustizia ambientale e alla partecipazione diretta.
Perché questa visione è ancora attuale?
Perché mette al centro l’essere umano e non l’apparato. Perché rifiuta sia il cinismo tecnocratico che il populismo autoritario. Perché propone una democrazia profonda, dove il cittadino non è solo elettore ma co-autore del destino collettivo.
Ostacoli e possibilità
È vero che il sistema attuale è blindato da interessi forti, media controllati, e meccanismi elettorali che premiano il conformismo.
Ma ci sono spazi di resistenza e rigenerazione: movimenti civici, esperienze locali, reti di pensiero critico, nuove generazioni in cerca di senso. La sfida è riconnettere queste energie, dare loro voce, visione e strumenti. La storia ci insegna che le minoranze creative possono cambiare il corso degli eventi.