di MASSIMO AMADORI –
Penso che le posizioni più condivisibili sulla questione del conflitto fra Israele e Palestina siano quelle della storica di origine ebraica Anna Foa e in generale dell’ebraismo critico nei confronti di Israele e di Netanyahu.
L’ebraismo dissidente si schiera contro il genocidio e contro il governo israeliano, dalla parte del popolo palestinese massacrato. Ma senza nessun odio nei confronti degli ebrei israeliani, senza antisemitismo e senza appoggiare i terroristi di Hamas, cosa che invece non si può dire di buona parte dell’estrema sinistra e di una parte dei pro Pal.
Alcuni ebrei e israeliani dissidenti sono per la soluzione dei due Stati per due popoli, altri invece propongono un unico Stato binazionale con pari diritti per gli ebrei israeliani e per gli arabi palestinesi. Ma quel che conta è che pensano che sia possibile una convivenza pacifica fra palestinesi e israeliani, rifiutando ogni forma di estremismo e di tifoseria ma riconoscendo che gli oppressi sono i palestinesi e che nessuna pace è possibile senza la fine dell’occupazione. È la posizione di Anna Foa ma anche di Gideon Levy e degli israeliani dissidenti. È la posizione in cui mi riconosco, pur non essendo ebreo. È la posizione che hanno sempre avuto i socialisti libertari, democratici e internazionalisti.
Contro ogni nazionalismo, ogni razzismo, ogni massacro e ogni guerra. #STOPtheGENOCIDE
Purtroppo in un recente sondaggio sembra che la schiacviante maggioranza degli israeliani non è contraria ai metodi di Netanyahu