Contro la violenza (di Stato) non basta la nonviolenza

di MASSIMO AMADORI
La violenza è sempre ingiustificabile, così come il terrorismo. Ci sono tante forme di violenza, ma la peggiore è quella di Stato, perché produce guerre, genocidi e massacri. Oggi il capitalismo non ha più freni e in tutto il mondo gli Stati sono responsabili della peggiore violenza organizzata contro gli oppressi, dalla Cina agli Stati Uniti. Basti pensare al genocidio di Gaza, alla repressione in Iran contro i manifestanti e agli USA, dove le SS di Trump hanno sparato in faccia a una donna inerme.
Il terrorismo di Stato colpisce ovunque e per adesso solo l’Europa si salva in parte. Ovunque i governi calpestano la democrazia e i diritti umani. Che devono fare gli oppressi vittime della violenza di Stato? Rispondere alla violenza con la violenza finisce per farci diventare come i carnefici, ma d’altra parte nemmeno la nonviolenza assoluta è efficace. Fra i terroristi di Hamas che rispondono al terrorismo dello Stato con il terrorismo e la nonviolenza assoluta di Gandhi credo che esista una via di mezzo. Gli oppressi non devono utilizzare metodi terroristici contro i loro oppressori, ma hanno tutto il diritto di difendersi e di utilizzare la forza per non essere uccisi. I manifestanti iraniani hanno il diritto di difendersi dalla violenza omicida della polizia degli Ayatollah, così come i palestinesi dall’IDF e dai coloni. Negli USA sarebbe necessario formare squadre di autodifesa popolare per difendere la vita dei migranti e degli attivisti per i diritti umani minacciati dalle SS di Trump. Negare alle vittime di violenza il diritto di difendersi non significa essere non violenti ma complici dei carnefici. Difendere la vita propria e quella dei propri cari è un diritto, anche quando l’assassino è lo Stato.

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