di GIANCARLO IACCHINI –
Nel suo famigerato post sul fascismo, il generale Vannacci (discusso vicesegretario della Lega e storico molto dilettante) vorrebbe riscrivere la storia “al contrario”, «diversa da quella raccontata nei manuali del PD” ![]()
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) ma riesce solo a scoprire l’acqua calda.
Ricorda infatti che il fascismo è andato al potere legalmente, su incarico del re, il quale ha controfirmato tutte le leggi del regime comprese “quelle del ’38” – come dice pudicamente il generale – cioè le infami leggi razziali.
Giusto, ma questo non dimostra mica la democraticità del dittatore («potevo sprangare il Parlamento e farne un bivacco di manipoli, ma non ce n’è stato bisogno») bensì la complicità della monarchia con la dittatura e poi la guerra, complicità pagata nel referendum del ’46.
E omette, il generale, il “piccolo” particolare dello squadrismo e del Tribunale Speciale (Matteotti, Gobetti, Amendola, Rosselli, Gramsci e migliaia di persone vittime di pestaggi e accoltellamenti), delle deportazioni, della guerra e delle orribili stragi ed eccidi nazifascisti, per un totale di circa 700.000 italiani uccisi (450 mila soldati e 250 mila civili).
Alla faccia di quel nazionalismo che, a quanto pare, continua a suscitare così tante nostalgie.
Bernie Sanders e la “sfida” al capitalismo
di MARCO SFERINI –
La capacità di rendere di facilissima comprensione i grandi problemi nazionali ed internazionali della grande Repubblica stellata americana è, in tutta evidenza, il tratto più peculiare dell’ultimo libro scritto da Bernie Sanders “Sfidare il capitalismo” (Fazi editore, 2024) senza nulla togliere, si intende, proprio ai contenuti che sono così bene espressi e descritti da astrarci dal ruolo di spettatori della politica mondiale e nordamericana, costringendoci benevolmente a diventarne, almeno pagina dopo pagina, direttamente parte, quasi fossimo noi stessi cittadini statunitensi.
Ciò vale ancora di più, appunto, per noi italiani che ci sentiamo molto poco europei e guardiamo all’America come ad un avversario del resto del mondo che vi si oppone, obiettivamente, con esempi di governo, metodi e azioni tutt’altro che differenti da quelli rivendicati dalla “democrazia” molto tra virgolette che saluta chi arriva dal mare con le sembianze della Libertà che tiene in alto la fiaccola splendente dei diritti di ognuno e di tutti.
Ma vale anche per tutti quei popoli che, diversamente da noi europei che conosciamo gli Stati Uniti per la loro potenza economica, le mode, Halloween, Hollywood, Playstatione e telefonini di ultimissima generazione della Sylicon Valley, hanno potuto saggiare la prepotenza delle amministrazioni tanto repubblicane quanto democratiche laddove si parla di politica estera, di “esportazione della democrazia“, di “guerra al terrorismo“, di rivendicazione dei diritti umani… Bernie Sanders, che rappresenta la sinistra socialista in seno al Partito Democratico, non fa sconti a nessuno. Continua a leggere
La differenza tra sinistra RADICALE e sinistra estrema, tra libertari e nostalgici
di MASSIMO AMADORI –
Il nuovo sindaco di New York viene criticato da molti comunisti per aver definito "dittature" i regimi cubano e venezuelano. Io non ci vedo niente di sbagliato, è un dato di fatto. Dire che Maduro e Canel sono dei dittatori non significa affatto sostenere l’aggressione imperialista di Trump contro Cuba e il Venezuela.
Zohran Mamdani critica i BRICS ma al tempo stesso denuncia i crimini del capitalismo occidentale e dell’imperialismo USA.
Siamo persone adulte e dobbiamo riconoscere che la realtà è complessa e non bianca e nera. La differenza fra il socialismo democratico e il comunismo autoritario è proprio questa. Per noi socialisti libertari e democratici il socialismo deve sempre andare di pari passo con la democrazia, la libertà e il rispetto dei diritti umani. Altrimenti non è socialismo. I socialisti statunitensi sono pragmatici e non ideologici. I DSA non hanno assurde nostalgie dell’URSS e del "socialismo reale", non hanno simpatie per il regime di Putin e per il regime cinese. Negli USA la sinistra radicale e socialista è giovane, democratica e libertaria. Per questo piace molto ai giovani. La sinistra radicale in Italia invece è ideologica, nostalgica del "socialismo reale" e ammiratrice di regimi autoritari come quello di Maduro in Venezuela e di Xi Jinping in Cina. Sono rimasti alla guerra fredda. Non è una sinistra radicale ma una sinistra estrema. Anche per questo ha percentuali da prefisso telefonico.
Il socialismo democratico è il futuro. Il capitalismo e il comunismo autoritario sono il passato.
7 novembre: luci ed ombre della Rivoluzione d’Ottobre
di MASSIMO AMADORI –
Il 7 novembre del 1917 con la presa del Palazzo d’Inverno i bolscevichi presero il potere in Russia, dando inizio alla rivoluzione d’ottobre. Oggi si tende o a demonizzare il bolscevismo o a esaltarlo, ma la rivoluzione d’ottobre fu un evento complesso.
Lenin e Trotsky ebbero dei meriti indiscutibili: per la prima volta nella storia portarono i lavoratori al potere e posero le basi per la costruzione del socialismo. La rivoluzione d’ottobre consegnò le fabbriche agli operai e la terra ai contadini, fece uscire la Russia dalla prima guerra mondiale, diede il voto alle donne e concesse il diritto all’aborto, depenalizzò l’omosessualità e promosse le parità di genere, pose le basi per la liberazione delle colonie ed emancipò gli ebrei.
Il bolscevismo di Lenin e Trotsky non può essere confuso con il regime totalitario di Stalin, sterminatore di bolscevichi.
Ma detto questo, Lenin e Trotsky commisero anche errori imperdonabili. Durante la guerra civile i bolscevichi cancellarono ogni forma di democrazia, sostituendo il potere dei soviet con la dittatura del partito comunista. Una dittatura che colpì non solo i controrivoluzionari ma anche i socialisti dissidenti e gli anarchici. Pensiamo per esempio alla repressione della rivolta di Kronstadt nel 1921 o degli anarchici in Ucraina. Inoltre il terrore rosso fece migliaia di morti. Certo il terrore bianco fu ancora più sanguinario, ma non può giustificare le violenze dei bolscevichi durante la guerra civile.
Il socialismo deve sempre andare di pari passo con la democrazia e con la libertà. Non si può separare il fine dai mezzi, perché i mezzi devono essere coerenti con il fine. Stalinismo e bolscevismo sono molto diversi, ma è indubbio che alcuni errori di Lenin e Trotsky abbiano aperto la strada alla controrivoluzione burocratica di Stalin, poi denunciata da Trotsky.
Da socialista libertario riconosco a Lenin e Trotsky diversi meriti, ma non approvo i loro metodi autoritari, che sono incompatibili con il socialismo democratico. La rivoluzione d’ottobre resta comunque un grande evento storico di emancipazione umana e Lenin e Trotsky hanno il merito di aver tentato "l’assalto al cielo". Lo stalinismo invece è stato solo una montagna di merda.
Radicali, non estremisti!
di MASSIMO AMADORI –
Sinistra radicale per molti è una parolaccia, in quanto confondono il radicalismo con l’estremismo.
Eppure basterebbe aprire un dizionario per capire la differenza. Radicale ed estremista non sono sinonimi, anzi. Essere radicale significa voler risolvere i problemi alla radice, l’estremismo invece è sinonimo di fanatismo, di settarismo e di violenza.
Come spiega Hannah Arendt, il bene è radicale, mentre il male è sempre estremo.
Una sinistra seria non può dunque che essere radicale, cioè andare alla radice dei problemi. L’estrema sinistra è quella che inneggia a Stalin, a Mao, a Pol Pot o alle BR. Sono i marxisti-leninisti, che hanno una visione autoritaria e dittatoriale del comunismo. La sinistra radicale invece si richiama al socialismo democratico o al comunismo libertario, a Matteotti, a Gramsci, a Rosa Luxemburg, a Pertini, a Carlo Rosselli. I socialisti libertari sono di sinistra radicale.
Per quanto riguarda invece i moderati in politica sono sempre difensori dello "status quo". Esiste un estremismo di destra, un estremismo di sinistra ma anche un estremismo di centro, rappresentato dai fanatici del liberismo, del mercato senza freni, della guerra in nome della "democrazia". Fanatici sostenitori di Netanyahu e del genocidio di Gaza. Spesso vanno a braccetto con l’estrema destra. Sarebbero dunque questi i moderati?
Se essere contro il capitalismo, la guerra e le ingiustizie significa essere radicale io lo rivendico. Radicale come Martin Luther King, Pasolini e Peppino Impastato. Sono orgogliosamente un radicale di sinistra, come tutti i socialisti degni di questo nome.
Radicali sempre, estremisti mai.
Elezione di Mamdani: la destra “scornata” reagisce con insulti e calunnie!
di MASSIMO AMADORI –
Zohran Mamdani viene accusato dalla destra di essere un estremista islamico e un comunista totalitario, oltre che un antisemita. Sono accuse talmente ridicole che non meriterebbero risposta. Il neoeletto sindaco di New York è musulmano, ma non è un estremista. Fra le altre cose l’11 settembre del 2001 era un bambino, quindi accusarlo di avere qualcosa a che fare con la strage delle torri gemelle è assurdo. Mamdani non è antisemita, semmai critica il governo genocida di Netanyahu. Non ha mai fomentato odio contro gli ebrei ed è sostenuto da buona parte della comunità ebraica di New York, storicamente progressista e critica di Israele. Infine il nuovo sindaco di New York non è un comunista totalitario, non è uno stalinista, ma un socialista democratico. Ha criticato il regime cubano e venezuelano, definendo dittatori Maduro e Canel. Al tempo stesso però ha denunciato i tentativi dell’ imperialismo USA di colpire Cuba e il Venezuela. I DSA sono un movimento socialista democratico, critici al tempo stesso del capitalismo e del comunismo autoritario.
Capisco che i fascisti e i capitalisti siano spaventati da un sindaco socialista, immigrato e musulmano, però almeno che si sforzino a trovare argomenti un po’ più validi per attaccarlo, invece di diffamarlo inventandosi falsità sul suo conto. Evidentemente non hanno argomenti, oltre ad avere tanta paura del socialismo democratico.
Il nuovo sindaco di New York è la prova che la sinistra vince quando… fa la sinistra
di MASSIMO AMADORI –
«Sono musulmano, sono un socialista democratico, sono un immigrato e, cosa più grave, mi rifiuto di scusarmi per tutto questo». Ha detto Zohran Mamdani nel discorso della vittoria.
Il nuovo sindaco di New York è giovane, immigrato, musulmano e socialista. Tutto ciò che Trump odia e che i fascisti di tutto il mondo odiano.
Mamdani ha vinto le elezioni presentando un programma di sinistra radicale: case per tutti, salario minimo di 30 dollari, tasse per i super-ricchi, diritti sociali: istruzione pubblica, sanità pubblica. Diritti civili per le persone LGBTQ e per gli immigrati. Ha vinto con un programma socialista.
Mamdani è la dimostrazione che la sinistra vince non quando va verso il centro ma quando propone un programma radicale e socialista. Quando cioè fa cose di sinistra.
Io credo che una sinistra socialista e radicale potrebbe sconfiggere non solo la destra ma anche l’astensionismo.
Chiaramente adesso Mamdani si troverà contro non solo Trump e il governo degli Stati Uniti ma anche l’establishment del PD americano. È importante che resista a tutte le pressioni e realizzi il suo programma. Non sarà facile, ma lo deve a tutti coloro che lo hanno votato, agli immigrati e ai lavoratori che gli hanno dato fiducia. Staremo a vedere ma io sono ottimista. Qualcosa sta cambiando nel mondo: socialismo non è più una parolaccia, così come sinistra radicale. C’è voglia di socialismo e di democrazia, specialmente fra i giovani. Io credo che questa alleanza socialista fra i lavoratori, gli studenti, i giovani e gli immigrati possa vincere e battere l’estrema destra.
Non dobbiamo rassegnarci al peggio e nemmeno al "meno peggio", perché il vento fischia ancora.
Viva il socialismo democratico!
Per un socialismo federale e libertario
di MASSIMO AMADORI –
Più Stato o più mercato? Secondo me è una falsa contrapposizione.
Come socialista libertario vorrei meno Stato e meno mercato. Provo a spiegare cosa significa.
La storia ha dimostrato che è fallimentare sia il modello di statalismo totale dei regimi comunisti sia il liberismo, che prevede un mercato senza regole. La "via di mezzo" socialdemocratica è certamente preferibile a questi due poli estremi, ma non mi convince del tutto, perché comunque non esce dal capitalismo e dallo statalismo. Con tutto ciò che ne consegue in termini di devastazione ambientale e non solo.
Non mi convince nemmeno il "socialismo di mercato" che c’è in Cina, perché altro non è che una forma di capitalismo di Stato.
La società senza Stato e senza mercato sognata dagli anarchici forse sarebbe la cosa migliore, ma è praticamente impossibile da realizzare in una società complessa come la nostra. Mi accontenterei allora di un sistema che limitasse fortemente il potere dello Stato centralizzato ma senza abolirlo del tutto, promuovendo forme di autogoverno locale basato sulla democrazia diretta.
Sono per un socialismo federale e libertario, contrapposto al socialismo di Stato.
Già nella fase di transizione fra il capitalismo e il socialismo dovrebbero essere "spezzati" tutti gli apparati repressivi e burocratici dello Stato, come voleva lo stesso Marx. Ma senza cadere nell’anarchia totale, mantenendo cioè lo Stato inteso come apparato amministrativo. Settori come la sanità e l’istruzione devono essere gestiti dallo Stato centrale, interamente. Senza nessuna apertura ai privati ma anche senza nessuna autonomia regionale o locale.
Per quanto riguarda invece il mercato penso che andrebbe regolato e soprattutto liberato dai monopoli privati. Le principali risorse naturali, i grandi mezzi di produzione, le banche e le risorse strategiche (energia, acqua, trasporti, ecc.) andrebbero socializzate, ma non necessariamente statalizzate.
Per il resto si potrebbe prevedere un’economia mista basata su piccole e medie imprese private e grande industria pubblica, andando però sempre più verso un’economia basata sulla proprietà sociale di tipo municipale o cooperativo.
In pratica non si tratta di contrapporre Stato e mercato, ma di liberare lo Stato dalla burocrazia e il mercato dai monopoli. Si tratta di liberare entrambi dalle oligarchie. In questo senso sia lo Stato sia il mercato andrebbero ridotti al minimo, democratizzati e messi sotto il controllo dei cittadini e dei lavoratori. Lasciando spazio finalmente alla società civile, all’autogoverno e all’autogestione in tutti gli ambiti.
Questa è la mia idea di socialismo democratico. E chissà, forse un giorno sarà anche possibile raggiungere l’anarchia, una società senza Stato e senza classi sociali. In fondo è il sogno di tutti i socialisti libertari.
Giù le mani da Pasolini!
di MASSIMO AMADORI –
L’estrema destra prova da anni ad appropriarsi della figura del grande Pier Paolo Pasolini, con una vera e propria operazione di revisionismo storico.
È la stessa destra fascista che quando Pasolini era in vita lo diffamava continuamente, in quanto comunista e omosessuale. Sì, Pasolini era comunista, anche se eretico. Non poteva soffrire il comunismo ufficiale, con il suo autoritarismo e il suo conformismo. Fu espulso dal PCI stalinista per la sua omosessualità. Pasolini per fortuna non era stalinista, ma rimase sempre marxista, critico del capitalismo, del consumismo e della società borghese. Non disse mai che "i veri fascisti sono gli antifascisti", come vorrebbe una certa destra.
Pasolini fu sempre antifascista, anche se pensava che il fascismo storico fosse morto e sepolto e che il vero pericolo fossero le nuove forme di fascismo, create dal consumismo e dalla depoliticizzazione degli italiani. Per certi versi fu profetico, basta leggere i suoi Scritti corsari. Non sempre sono d’accordo con lui, ma era un gigante e appartiene alla storia della sinistra italiana. Non difese la repressione poliziesca contro gli studenti come vorrebbe la destra fascista, ma mise in guardia il movimento dal considerare i poliziotti come nemici, essendo questi ultimi dei "proletari in divisa". Tuttavia non difese mai la polizia in quanto istituzione repressiva. Ci vuole veramente una gran faccia tosta a considerare Pasolini un intellettuale di destra.
Giù le mani da Pasolini!
La caricatura della sinistra vera (da parte di quella finta)
di DMITRIJ PALAGI –
Siamo sul Corriere della Sera. Ernesto Galli della Loggia colpisce ancora.
Scrive un editoriale molto confuso, in cui prova a banalizzare il 4,51% della lista Toscana Rossa (evitando di dire che alla fine abbiamo preso più del 5%), mettendo insieme Democrazia Sovrana e Popolare e AVS. Non contento spiega che c’è una sinistra culturale ben inserita nello show business che – assieme a un retroterra di elettorato antagonista – minaccia la povera sinistra di governo, indifesa, a causa di una scarsa forza delle culture conservatrici e liberali in Italia.
A Ernesto Galli della Loggia non piace chi parla di capitalismo. Ricordo le prime volte che ho pronunciato questa parola in Consiglio comunale: accolta con un sorriso di sufficienza e un po’ nervoso. Meglio fare finta che non esistano precise regole di produzione e di distribuzione delle ricchezze: il sistema politico ha i suoi dogmi, uno dei quali è centrale in questo editoriale di apertura del Corriere della Sera e ha a che fare con il potere.
Perché, in modo apparentemente ingenuo e infantile, viene scritto che a noi non interessa. Anzi, a noi non interessa neanche se viene costruito un asilo. Perché secondo me Ernesto Galli della Loggia ci immagina svegliarci con calma, svolgere una qualche attività (studentesca o lavorativa) la mattina, poi procedere in una qualche assemblea o manifestazione e passare le serate di fronte a un cineforum o un tavolo di Risiko.
Ha una visione caricaturale di noi, ma prova a proporre anche una visione caricaturale del potere.
Per fare un esempio: stamani su Repubblica si riporta una notizia. Pare che il deposito dell’Archivio Comunale di Firenze potrebbe trovare spazio all’ex Meccanotessile. Sono anni (anni) che poniamo il tema: concretamente, suggerendo soluzioni analoghe a quelle che si intesta la Sindaca. Senza di noi sarebbe avvenuto lo stesso? Pensiamo di no. Anche noi esercitiamo forme di potere, incompatibili con quelle che piacciono a chi firma editoriali sul Corriere della Sera. Evidentemente hanno davvero un po’ di paura, se si dimostra di poter governare anche stando all’opposizione si spezza qualcosa.
Halloween è passato. Noi no. Bu!
DMITRIJ PALAGI (Sinistra progetto Comune – Firenze)

