La storia “al contrario” del generale Vannacci

di GIANCARLO IACCHINI
Nel suo famigerato post sul fascismo, il generale Vannacci (discusso vicesegretario della Lega e storico molto dilettante) vorrebbe riscrivere la storia “al contrario”, «diversa da quella raccontata nei manuali del PD) ma riesce solo a scoprire l’acqua calda.
Ricorda infatti che il fascismo è andato al potere legalmente, su incarico del re, il quale ha controfirmato tutte le leggi del regime comprese “quelle del ’38” – come dice pudicamente il generale – cioè le infami leggi razziali.
Giusto, ma questo non dimostra mica la democraticità del dittatore («potevo sprangare il Parlamento e farne un bivacco di manipoli, ma non ce n’è stato bisogno») bensì la complicità della monarchia con la dittatura e poi la guerra, complicità pagata nel referendum del ’46.
E omette, il generale, il “piccolo” particolare dello squadrismo e del Tribunale Speciale (Matteotti, Gobetti, Amendola, Rosselli, Gramsci e migliaia di persone vittime di pestaggi e accoltellamenti), delle deportazioni, della guerra e delle orribili stragi ed eccidi nazifascisti, per un totale di circa 700.000 italiani uccisi (450 mila soldati e 250 mila civili).
Alla faccia di quel nazionalismo che, a quanto pare, continua a suscitare così tante nostalgie.

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