di MASSIMO AMADORI –
La sinistra socialista dovrebbe evitare di avere degli idoli da venerare. Questo vale anche nei confronti del premier spagnolo Pedro Sanchez. Più volte da socialista ho difeso le sue coraggiose scelte politiche: aumento del salario minimo, tassazione degli extra profitti, rifiuto di partecipare alle guerre di Trump e Netanyahu ecc. Tutte scelte in controtendenza rispetto alle classi dirigenti europee e che dimostrano che il neoliberismo non è l’unica strada possibile e che si può dire no a Trump e Netanyahu. Ma il governo spagnolo sta attuando anche misure controverse e sicuramente non il linea con il socialismo democratico. Mi riferisco per esempio all’ aumento delle spese militari, perché anche Sanchez ha deciso di investire nel riarmo e ciò è incompatibile con i valori pacifisti del socialismo.
Inoltre se è vero che il governo spagnolo ha regolarizzato 500 mila stranieri è altrettanto vero che in Mauritania ha finanziato centri di detenzione per migranti, con i soldi dell’UE. Questi centri non sono i lager libici e nemmeno i campi di prigionia in Albania, ma sono comunque delle prigioni per migranti. Ed è chiaro che questo non può essere un modello per i socialisti. Infine se è vero che mesi fa Sanchez ha vietato il commercio di armi con Israele è altrettanto vero che tale decreto viene aggirato e che in realtà la Spagna continua a fare affari con Israele.
Con questo non voglio negare i meriti di Sanchez. Lo considero certamente il “meno peggio” in Europa e forse anche nel mondo. Ma da qui a presentarlo come un modello di socialismo ce ne passa. Sanchez rimane un socialdemocratico e non ha come orizzonte il superamento del capitalismo ma una sua riforma. Oggi però non esistono più margini per il riformismo, perché viviamo in un’epoca di crisi economica e di guerre imperialiste. Sicuramente la socialdemocrazia di Sanchez è più a sinistra rispetto al resto della socialdemocrazia europea, ma non rappresenta il socialismo democratico di cui avremmo bisogno.
Sanders e Corbyn sono un’altra cosa rispetto a Sanchez, degli autentici socialisti democratici che mettono in discussione il sistema capitalistico e le sue guerre, proponendo un’alternativa di società basata sulla cooperazione e non sul profitto di pochi, sulla democrazia e non sulla dittatura di pochi oligarchi e tiranni. È un programma ambizioso che non si può certo realizzare in un Paese solo e non possiamo pretendere che Sanchez possa fare dei miracoli. È quanto di meglio oggi il riformismo socialdemocratico ci possa dare e non so cosa darei per avere un Sanchez in Italia al posto della Meloni. Ma il socialismo è un’ altra cosa. Rosa Luxemburg, Riccardo Lombardi, Giacomo Matteotti, Olof Palme, Carlo Rosselli, Lelio Basso ecc. avevano ben poco in comune con Sanchez.
Oggi la sinistra socialista dovrebbe riprendere le idee di questi grandi socialisti democratici, superando a sinistra la socialdemocrazia europea. Senza però cadere nell’estremismo dei vari partitini marxisti-leninisti, anacronistici e settari. I socialisti sono radicali ma non estremisti. Se la socialdemocrazia ha fallito è pur vero che ha fallito anche il comunismo autoritario e burocratico. Ogni volta che i comunisti hanno preteso di costruire il socialismo dall’alto facendo a meno della democrazia il risultato non è stato il socialismo ma il capitalismo di Stato. La “dittatura del proletariato” si è trasformata in una dittatura burocratica sul proletariato.
Senza la massima democrazia e libertà non può esistere socialismo. Noi socialisti dovremmo valorizzare il pensiero anarchico, da Berneri a Bookchin, il comunalismo libertario, l’esperimento rivoluzionario del Rojav@ e tutte le esperienze di socialismo libertario. Non per rincorrere l’utopia anarchica di abolizione immediata dello Stato ma perché dagli anarchici noi socialisti democratici possiamo imparare l’amore per la libertà e la sfiducia nello statalismo comunista o socialdemocratico. Perché, come ci insegna Carlo Rosselli, il socialismo non può che essere federalista, democratico e libertario e non centralista, statalista e autoritario. Socialismo o barbarie!