Il 5 maggio del 1937 a Barcellona veniva assassinato dagli stalinisti il compagno Camillo Berneri, prelevato e poi barbaramente ucciso assieme al suo amico Francesco Barbieri.
Berneri era un anarchico e il suo “crimine” fu aver partecipato alla rivoluzione spagnola. Questo non gli fu perdonato dagli sgherri di Stalin, che nel 1937 sedarono nel sangue la rivoluzione sociale in Spagna, una rivoluzione libertaria portata avanti dagli anarchici della CNT e dai marxisti rivoluzionari del POUM e descritta da George Orwell nel suo libro “Omaggio alla Catalogna“.
Berneri fu un grande antifascista italiano, amico di Carlo Rosselli. Fu un anarchico eterodosso e per nulla dogmatico, tanto da collaborare con altre correnti della sinistra e del movimento operaio. In particolare fu duratura la sua collaborazione con Carlo Rosselli, all’interno di Giustizia e Libertà.
Il socialismo liberale di Rosselli e il socialismo libertario di Berneri avevano infatti tantissimi punti in comune. Entrambi lottarono fianco a fianco contro il fascismo e nella rivoluzione spagnola, ricercando un socialismo democratico e libertario, contrapposto al “socialismo” di Stato dei leninisti e ancor di più degli stalinisti. Rosselli fu assassinato dai fascisti e Berneri dagli stalinisti. Entrambi furono due socialisti libertari vittime dei regimi totalitari, morti per i loro ideali di democrazia e di libertà.
Così Pietro Nenni ricordò Berneri dopo il suo assassinio: «Se l’anarchico Berneri fosse caduto su una barricata di Barcellona, combattendo contro il governo popolare, noi non avremmo niente da dire, e nella severità del suo destino ritroveremmo la severa legge della rivoluzione. Ma Berneri è stato assassinato, e noi dobbiamo dirlo» (Pietro Nenni, Nuovo Avanti, Parigi, 3 luglio 1937).