…se gli antisemiti accusano di antisemitismo chi difende i diritti umani!

di MASSIMO AMADORI
I neofascisti di Fratelli d’Italia accusano di "antisemitismo" Francesca Albanese, la nostra connazionale che ha avuto il coraggio di denunciare il genocidio di Gaza all’ONU e che per questo è stata sanzionata dagli USA.
Non solo il governo Meloni non ha detto nulla in sua difesa, ma adesso la attacca pure. I "sovranisti" italiani altro non sono che dei servi di Trump e di Netanyahu. Il governo Meloni è il rappresentante italiano del governo degli Stati Uniti e del governo di Israele. La cosa tragicomica è che si ergono a difensori del popolo ebraico gli eredi dei fascisti che durante la seconda guerra mondiale furono complici dei nazisti nello sterminio degli ebrei italiani.
L’ idolo della Meloni è Giorgio Almirante, apertamente antisemita e collaboratore dei nazisti. Fra coloro che accusano Francesca Albanese di antisemitismo c’è persino Galeazzo Bignami, quel bravo ragazzo che andava in giro vestito da SS. Sarebbero questi i difensori del popolo ebraico? La verità è che i migliori amici del governo israeliano sono proprio gli antisemiti e i fascisti, gli eredi di coloro che realizzarono la Shoah.
I fascisti italiani oggi sono complici del genocidio del popolo palestinese, come oltre ottant’anni fa furono complici del genocidio del popolo ebraico. Stanno sempre dalla parte sbagliata della storia. In questo sono coerenti. Un mondo in cui gli antisemiti accusano di antisemitismo i difensori dei diritti umani è decisamente un mondo al contrario.
#STOPtheGENOCIDE #FreePalestine #francescaalbanese

I crimini di Netanyahu seminano antisemitismo, ma non lo giustificano!

di MASSIMO AMADORI – 

Il genocidio di Gaza non può in alcun modo giustificare l’antisemitismo.
Siamo tutti d’accordo che denunciare i crimini dello Stato di Israele non è antisemitismo, ma aggredire una persona di origine ebraica oggettivamente lo è.
Non si può incolpare il popolo ebraico per i crimini di Netanyahu. Le aggressioni contro gli ebrei ricordano i momenti più bui della storia europea e non possono essere tollerati. Alla barbarie non si risponde con la barbarie e l’odio e la violenza portano solo altro odio e altra violenza. Ebrei, arabi, cristiani, musulmani, israeliani, palestinesi: siamo tutti fratelli, tutti figli dello stesso Dio (per chi ci crede) e comunque dobbiamo imparare a convivere.
Sono consapevole che il principale responsabile della crescita dell’ antisemitismo attuale è il governo israeliano, perché molta gente purtroppo associa questo governo genocida alle persone di origine ebraica. Ma il nostro dovere di socialisti e di internazionalisti è di promuovere la pace fra i popoli di tutto il mondo, nella consapevolezza che il razzismo e le guerre fanno comodo solo ai capitalisti e agli oligarchi. Ma soprattutto il nostro dovere di esseri umani è di restare umani. Puntiamo il dito contro i governi assassini, mai contro i popoli. Se cadiamo nella spirale dell’odio e del razzismo è finita. Restiamo umani!
#STOPtheGENOCIDE #stopantisemitismo #STOPISLAMOFOBIA #noalrazzismo #noallaguerra

Quella competizione sfrenata (capitalistica) che rovina anche la scuola…

di MASSIMO AMADORI
Come insegnante di liceo e commissario esterno agli esami di maturità vorrei fare una riflessione in merito ai due ragazzi che hanno deciso di non sostenere la prova orale, perché contrari all’ attuale sistema scolastico e in particolare ai voti. Penso che sia un tema complesso e che bisognerebbe quindi evitare ogni posizione manichea, sia di esaltazione sia di condanna.
I due studenti hanno avuto il merito di aver posto all’ opinione pubblica un tema importante: quello della funzionalità dell’attuale sistema scolastico. Da docente sono il primo a dire che molte cose a scuola non funzionano e sono d’accordo con i ragazzi nel criticare il sistema competitivo dei voti, che crea solo ansia. Certamente l’intero sistema si basa sulla competizione, ma la scuola dovrebbe formare cittadini pensanti e dotati di senso critico, non automi abituati alla logica capitalistica della prestazione e della competizione.
Io contesto l’ideologia del merito, perché siamo tutti diversi e anche perché il cosiddetto "merito" mira a cancellare il fatto che viviamo in una società classista, in cui se nasci povero rimani povero e se nasci ricco rimani ricco. Conta la classe sociale, non il merito.
Fatta questa premessa, secondo me i ragazzi hanno sbagliato a non sostenere l’esame, perché con tutti i suoi limiti la maturità rappresenta la fine di un percorso. Gli studenti avrebbero potuto tranquillamente esporre il loro punto di vista davanti alla commissione dopo aver sostenuto la prova orale, dimostrando così anche di avere spirito critico (io avrei apprezzato molto). Rispetto la loro scelta ma non la condivido. In ogni caso erano in diritto di farlo, perché erano già arrivati a 60 punti con gli scritti e i crediti. I ragazzi hanno comunque dimostrato spirito critico e sono più maturi loro dei boomer che li insultano. I social sono pieni di cinquantenni e sessantenni che si permettono di insultare dei ragazzini che potrebbero essere loro figli o nipoti. Una parte dei boomer odia i giovani, in particolare quelli che hanno spirito critico. Per loro vale solo la disciplina e il principio di autorità. Mai una volta che provino a parlare con i giovani, a capire le difficoltà dei ragazzi, i loro sogni e le loro aspirazioni.
Io sono un docente di 32 anni, ho appena 13 anni in più degli studenti che ho esaminato. Mi sento ancora giovane e forse anche per questo riesco a capire i ragazzi. Anche la mia generazione è schiacciata dalla competizione, dalla precarietà e dall’ideologia del merito. Auguro a questi ragazzi tutto il meglio possibile e sono convinto che le nuove generazioni cambieranno il mondo. Alla faccia dei boomer. Magari in futuro avremo una scuola fondata sulla crescita di ogni studente e non sulla competizione sfrenata, così come avremo una società fondata non sul profitto e sulla competizione ma sulla solidarietà e la cooperazione. Speriamo.

Dalla democrazia alla… democratura

di MASSIMO AMADORI
Ora sappiamo con certezza che la polizia ha infiltrato un partito politico di opposizione, nello specifico Potere al Popolo. Non viviamo in una democrazia, ma in un regime autoritario. PaP può non piacere ma è un partito democratico che si presenta alle elezioni. Non stiamo parlando delle BR o di altre organizzazioni terroristiche. PaP viene spiato perché fa un’opposizione seria e coerente al governo Meloni ed è presente in tutte le piazze contro la guerra, contro il genocidio a Gaza, per i diritti sociali e civili.
L’involuzione autoritaria dello Stato italiano è preoccupante ed è particolarmente evidente con il decreto sicurezza, grazie al quale i metalmeccanici che hanno manifestato recentemente a Bologna rischiano anni di carcere per il reato di blocco stradale. Per non parlare dello scudo penale dato ai servizi segreti, che legalmente possono anche dirigere organizzazioni terroristiche e commettere qualsiasi crimine violento e atto terroristico, cosa che già facevano negli anni di piombo, anche se illegalmente.
A causa della Meloni l’Italia assomiglia sempre più al regime di Orban. Non siamo ancora ai livelli di repressione che esistono in Russia o in Cina, ci sono libere elezioni ed entro certi limiti possiamo anche scrivere sui social. Ma il diritto di manifestare è limitato, il governo controlla buona parte del sistema mediatico, i servizi segreti possono compiere atti di terrorismo e la polizia si infiltra nei partiti di opposizione. Non è il fascismo storico, non è lo stalinismo ma è comunque una semi-dittatura. Una "democratura", come l’ Ungheria di Orban. O, se vogliamo, una "democrazia" illiberale. Che è un ossimoro. La situazione è preoccupante.

Trump e l’aggressione all’Iran: crolla il bluff dell’ignorante “pacifista”

di MASSIMO AMADORI
Ma Trump non doveva essere quello che avrebbe portato la pace nel mondo? Come si poteva credere a una cosa del genere? Trump è un assassino imperialista, esattamente come Obama e Biden, in più è anche fuori di testa. L’ attacco statunitense all’ Iraq è un’aggressione imperialista, al pari dell’ invasione russa dell’ Ucraina. Solo che visto che stavolta gli aggressori sono i “buoni” nessuno imporrà sanzioni agli Stati Uniti e invierà armi all’ Iran.
Ancora una volta gli USA fanno la guerra in nome della democrazia, come se fosse possibile esportarla aggredendo Paesi sovrani.
Cosa ha portato la guerra di aggressione in Afghanistan? Hanno massacrato la popolazione per anni in nome della democrazia e della lotta contro i talebani. Vent’anni dopo i talebani sono al potere. Ancora una volta l’Occidente giustifica la guerra raccontando balle. Perché l’Iran non ha le armi atomiche, mentre gli Stati Uniti e Israele sì. Così come l’Iraq nel 2003 non aveva armi di distruzione di massa. La differenza è che oggi nessuno crede più alle loro balle, nessuno crede più a questi criminali che in nome della “democrazia” massacrano milioni di persone. Non dopo il genocidio a Gaza, non dopo che hanno trasformato il Medio Oriente in un inferno.
Tutti sanno che fanno le guerre solo per motivi economici, per il profitto, le materie prime e il dominio dei mercati. It’s capitalism, baby.
Ci hanno raccontato che il capitalismo era il migliore dei mondi possibili, ma si è trasformato in un inferno per i 2/3 della popolazione mondiale. Sta portando solo a guerre e a massacri, non alla democrazia. Per quanto il regime iraniano sia criminale, l’aggressione imperialista di Israele e degli Stati Uniti va condannata. Perché solo il popolo iraniano ha il diritto di rovesciare gli Ayatollah. La democrazia non si può esportare con la guerra e chi lo sostiene o è un cretino o è in malafede. Fra l’altro gli Stati Uniti e Israele non possono dare a nessuno lezioni di democrazia, nemmeno alla Russia e all’Iran. Attualmente rappresentano il principale pericolo per la pace nel mondo e ci stanno trascinando nella terza guerra mondiale.

Inutile scegliere tra governi criminali di diverso colore! L’alternativa è la democrazia socialista e libertaria

di MASSIMO AMADORI
Al mondo potremmo stare tutti bene, se non fosse che siamo governati da dei folli guerrafondai malati di soldi, potere e fanatismo ideologico o religioso. Tutte cose che spesso vanno a braccetto. Non ha senso schierarsi con Israele, con l’Iran o con qualsiasi altro governo di criminali assassini. Gli aggressori sono sempre i governi e gli Stati e gli aggrediti i popoli.
Gli Stati capitalisti fanno le guerre per il profitto, ma a morire sono sempre i civili. Allora dobbiamo dire apertamente che il problema è il capitalismo e lo Stato nazione. Che si chiami Israele o Iran.
Dobbiamo lottare per un sistema diverso, fondato non più sul potere di oligarchie politiche o economiche ma sulla democrazia diretta, non più su Stati nazionali fondati su base etnica e religiosa, ma sulla convivenza pacifica di tutti i popoli, possibile solo con il superamento dello Stato-nazione. Questo sistema per me è il socialismo libertario, ovvero la democrazia socialista.
Il capitalismo ci sta portando alla terza guerra mondiale e rischiamo seriamente di sparire dalla faccia della terra. Allora dobbiamo correre ai ripari e combattere l’unica "guerra" che abbia senso combattere: quella dei popoli contro i rispettivi governi imperialisti. Perché il nemico è in casa nostra, sono i governi che ci mandano in guerra in nome di Dio, della Patria, della democrazia o di qualsiasi altra cosa. Per coprire il fatto che in realtà le guerre servono solo ad accrescere il profitto di capitalisti e oligarchi.
Dobbiamo avere il coraggio di dichiarare guerra alla guerra, cioè rispondere con la rivoluzione a tutti i governi che ci vogliono mandare in guerra. In Iran, in Israele, in Russia e in Ucraina. Ovunque il capitale porti morte e distruzione. Che il popolo di Israele dichiari guerra a Netanyahu, che il popolo iraniano dichiari guerra agli Ayatollah. Rovesciate i criminali guerrafondai che vi governano! Solo i popoli possono fermare il massacro ed evitare la terza guerra mondiale.
Socialismo o barbarie!

Matteotti: il riformista di ieri contro i riformisti di oggi

Il 10 giugno del 1924 veniva assassinato dai fascisti il grande socialista Giacomo Matteotti, un maestro per tutti noi socialisti democratici di sinistra.
Matteotti è definito da molti storici come un riformista rivoluzionario e penso che a lui questa definizione non sarebbe dispiaciuta. Perché Matteotti era contrario a ogni forma di dogmatismo e per lui riforme sociali e rivoluzione socialista non erano in antitesi ma in un rapporto dialettico.
Era lontano sia dai comunisti e dai massimalisti sia dai riformisti di Turati, anche se alla fine scelse questi ultimi. Era lontano sia dal comunismo autoritario che dalla moderna socialdemocrazia. Per dirla con le sue parole era contro i riformisti che vedevano le riforme come fine e non come mezzo e contro i rivoluzionari che vedevano l’insurrezione come fine e non come mezzo.
Matteotti era un socialista che odiava la violenza e preferiva i mezzi pacifici, ma che non escludeva a priori l’uso della forza per difendersi dalla violenza delle classi dominanti e dei fascisti e che arrivò a chiedere l’insurrezione proletaria per evitare l’entrata in guerra dell’ Italia. Perché Matteotti era un pacifista convinto e denunciò la prima guerra mondiale come uno scontro fra briganti imperialisti sulla pelle dei popoli e del proletariato. Era un socialista che credeva nella democrazia e nella libertà e proprio in nome di questi valori si oppose al fascismo, venendo per questo assassinato.
Oggi i "riformisti" si sono appropriati della figura di Matteotti, ma le sue idee erano lontane anni luce da questi cosiddetti riformisti attuali. Per Matteotti le riforme erano un mezzo per arrivare al socialismo, mentre i "riformisti" del PD chiamano riforme le controriforme tipo il Jobs act. Le moderne socialdemocrazie hanno rinunciato da tempo al superamento del capitalismo e oggi sostengono il riarmo e la guerra. Matteotti non dovrebbero nemmeno nominarlo. Giù le mani da Giacomo Matteotti!
(M.A.)

La responsabilità del PD nella sconfitta referendaria

di MASSIMO AMADORI
Noi italiani siamo un popolo di ignoranti. Non giustifico chi domenica e lunedì non è andato a votare. Ma al tempo stesso penso che le responsabilità maggiori siano della sinistra e del sindacato. Non parlo della destra, perché è chiaro che i fascisti e i liberisti siano nemici dei lavoratori. Ma è la sinistra che dovrebbe tutelare chi lavora e sono i sindacati che dovrebbero mobilitare i lavoratori per difendere i loro diritti. La sinistra da anni non fa più il suo mestiere, mi riferisco soprattutto al PD. Come si fa a dare credibilità a un partito che vuole abrogare una legge da esso stesso approvata? È chiaro che il lavoratore medio, senza coscienza di classe, si è trovato spaesato. Non è solo colpa della propaganda astensionista della destra e del governo Meloni. Il PD è il principale responsabile non solo della vittoria della destra ma anche della sconfitta del referendum sul lavoro. Anche perché una parte del partito è ancora renziana e continua a difendere il Jobs Act. Non sono minimamente credibili, e nemmeno la Schlein.
Per quanto riguarda la CGIL, è vero che ultimamente si sta mobilitando ma è altrettanto vero che faceva poco o nulla per i lavoratori quando al governo c’era il centrosinistra. Anche questo è stato notato dagli elettori e sicuramente non fa onore a questo sindacato, che comunque continua a rappresentare milioni di lavoratori.
Piaccia o meno. L’ Italia sta vivendo una spoliticizzazione di massa. Non c’è coscienza di classe, non c’è coscienza democratica, non c’è coscienza civica. La gente non crede più a nulla. Le persone pensano solo a loro stesse e si sono convinte che nulla possa mai cambiare. Non hanno fiducia nelle lotte collettive, siano esse scioperi, manifestazioni o referendum. Anche perché spesso i risultati dei referendum sono stati disattesi, come quello sull’acqua pubblica. Sia chiaro che non giustifico nessuno ma cerco solo di capire le ragioni dell’astensionismo. Perché se sono chiare le ragioni dell’astensionismo alle elezioni politiche, la mancanza di fiducia nei partiti, l’astensionismo a un referendum sul lavoro ha motivazioni più complesse, che toccano anche aspetti sociologici e psicologici. Stiamo vivendo una psicosi di massa. Bisogna fare autocritica, senza nascondere le responsabilità della sinistra riformista e delle burocrazie sindacali. Dobbiamo cominciare da zero, tornare nelle periferie a parlare con la gente. Solo così potremo invertire la tendenza. Ci vorranno anni, ma prima cominciano e meglio è.

Più sicurezza? Sì, per i servizi segreti (ora non più “deviati”)!

di MASSIMO AMADORI
Il decreto sicurezza, oltre a reprimere il dissenso, investe i servizi segreti dello Stato italiano di poteri praticamente illimitati.
Lo scudo penale nei confronti degli agenti viene infatti ampliato a praticamente qualsiasi tipo di reato legato al terrorismo. Grazie al governo Meloni i servizi segreti potranno impunemente dirigere organizzazioni terroristiche e detenere materiale esplosivo.
La Meloni lo ha fatto per la nostra sicurezza? Ma quando mai! I servizi segreti erano quelli che durante la strategia della tensione furono implicati nelle stragi di Stato e nel terrorismo neofascista. Le sentenze hanno confermato il coinvolgimento dei servizi segreti dello Stato italiano nella strage della stazione di Bologna e nella strage di Piazza Fontana. Ora questi stessi servizi segreti vengono investiti di un potere praticamente illimitato. Potranno fare ciò che hanno sempre fatto illegalmente in maniera del tutto legale: dirigere organizzazioni terroristiche e utilizzare gli esplosivi, magari per commettere stragi come facevano negli anni di piombo.
Con il decreto sicurezza il governo Meloni legittima il terrorismo di Stato, lo normalizza. È un insulto alle vittime della strage della stazione di Bologna e di tutte le vittime delle stragi di Stato e del terrorismo nero. Grazie al decreto sicurezza saremo tutti molto meno sicuri; gli unici a essere più sicuri saranno gli apparati repressivi dello Stato.
Pochi si rendono conto della pericolosissima involuzione autoritaria che l’Italia sta vivendo per colpa del governo Meloni. Sta realizzando il piano eversivo e antidemocratico dei fascisti degli anni Settanta, utilizzando vie perfettamente legali. Complice la mancanza di un’opposizione seria e credibile.

L’antisionismo diventa antisemitismo in un mondo ignorante, violento e senza amore

di MASSIMO AMADORI
Vedo "compagni" che postano immagini di Liliana Segre con il nasone e altri stereotipi razziali antisemiti, utilizzati fra l’ altro dalla propaganda nazista.
Questi "compagni" fanno dei danni alla causa palestinese, in quanto confondono l’antisionismo con l’antisemitismo. Non sono antisionisti ma volgari antisemiti, al pari dei nazifascisti. Utilizzano il genocidio di Gaza per fomentare odio contro gli ebrei.
Insultare Liliana Segre è da infami, specialmente se si usano insulti antisemiti. L’ odio sui social è una piaga del nostro tempo. La Meloni e l’ estrema destra fomentano odio: contro i migranti, contro i musulmani e contro le opposizioni. Il loro odio genera altro odio: per esempio il professore che ha augurato la morte alla bimba della Meloni, comportandosi come lei. A sua volta questo docente è stato travolto dall’ odio dei fascisti sui social e dalla gogna mediatica e ha tentato il suicidio. Ha sbagliato ma non per questo meritava questo trattamento.
Un certo Nazareno diceva «chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra». Quello che manca in questa società borghese e individualista è l’empatia e l’amore per il prossimo. Sui social in particolare tutti ci sentiamo autorizzati a fomentare odio. Occorre interrompere questa spirale di odio, perché porta solo alla violenza e ad altro odio.
L’odio genera odio, la violenza genera violenza.
Il genocidio di Gaza, oltre a essere una tragedia per i palestinesi, sarà anche una tragedia per gli israeliani e gli ebrei. Perché sta generando una nuova ondata di antisemitismo, il cui primo responsabile è Netanyahu.
La grande storica e intellettuale ebrea Anna Foa non a caso ha parlato di suicidio di Israele, riferendosi alle politiche criminali e genocide del governo israeliano. Il genocidio di Gaza aprirà le porte a nuovo odio e a nuova violenza contro gli ebrei, in tutto il mondo. Si può e si deve scegliere un’altra via, quella dell’amore e della nonviolenza.
Intendiamoci: questo non significa restare indifferenti davanti a un genocidio. La rabbia contro Netanyahu e contro i suoi complici, compresa la Meloni, è sacrosanta. Così come l’uso della forza sarebbe legittimo se gli Israeliani si ribellassero contro Netanyahu. Ma la giusta rabbia contro gli infami assassini non deve trasformarsi in odio antisemita, così come la rabbia contro la Meloni non deve trasformarsi in odio contro sua figlia! Allo stesso modo la condanna del gesto del prof che ha insultato la bimba della Meloni non deve trasformarsi in gogna mediatica nei suoi confronti. Tutti commettiamo errori. Restiamo umani, sempre e comunque. L’ odio distrugge più noi stessi di chi lo subisce.
No al razzismo, non all’ antisemitismo, no all’ islamofobia. Peace and love. #restiamoumani #StopGenocideOfPalestinians #stopantisemitism