di MASSIMO AMADORI –
L’8 marzo del 1917 le donne di Pietrogrado scioperarono e scesero in piazza contro la guerra. Era l’inizio della rivoluzione russa, culminata nell’ottobre del 1917. Pochi sanno che sono queste le origini storiche della giornata Internazionale della donna, che divenne dappertutto l’8 marzo per decisione delle donne comuniste nel 1921. Precedentemente veniva celebrata in giornate diverse a seconda del Paese per iniziativa delle donne socialiste, a partire dal 1909 negli Stati Uniti e dal 1910 in Europa. Le "pioniere" della giornata della donna furono le marxiste rivoluzionarie Rosa Luxemburg, Klara Zetkin e Alexandra Kollontaj. In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1922, su iniziativa del Partito Comunista. Dopo la parentesi del fascismo fu reintrodotta dalle ex partigiane dell’UDI (Unione Donne Italiane), che riuniva le donne socialiste, comuniste e cattoliche. Furono loro a decidere il simbolo della mimosa. L’8 marzo non è una festicciola borghese, ma una giornata di lotta per i diritti delle donne. È nato in ambito socialista e comunista, con un chiaro significato di lotta contro il capitalismo e il patriarcato. È nato da una manifestazione contro la guerra. Oggi dovremmo riprendere il significato originario dell’8 marzo, lottando per i diritti delle donne, contro il patriarcato e contro il militarismo e le follie dei guerrafondai. Per questo ho aderito allo sciopero. L’8 marzo lotto!
