Guerra, l’altra faccia del capitalismo

di MASSIMO AMADORI
Ci vogliono abituare alla guerra, ha ragione il prof. Montanari. Investire in armamenti e parlare di leva militare serve ad abituare le persone che la guerra in fondo sia una cosa normale, quando invece la nostra Costituzione dice il contrario.
Purtroppo la guerra fa parte del DNA del sistema capitalistico e le classi dominanti di tutto il mondo ne hanno bisogno per spartirsi i mercati e le risorse, per risolvere la crisi economica e dare il via a un nuovo ciclo di accumulazione capitalistica. La guerra mondiale è sempre più vicina purtroppo. La guerra è un immenso profitto per i capitalisti, a cominciare ovviamente dai mercanti d’armi. Le borghesie sono pronte a farsi la guerra fra loro, ma al macello per i loro profitti manderanno i lavoratori. Specialmente noi giovani, come già accadde nelle due guerre mondiali.
Per chi ci governa siamo solo carne da macello. Allora per noi rifiutare la guerra diventa una questione di sopravvivenza. I socialisti internazionalisti devono rispondere dichiarando guerra alla guerra. Perché il nemico è sempre in casa nostra, sono gli oligarchi e i governi che ci mandano a morire per i loro profitti. Se ci manderanno al fronte risponderemo con una rivoluzione, come nel 1917. Ma dobbiamo essere organizzati, perché senza organizzazione siamo solo carne da macello per i capitalisti.
Guerra alla guerra!

Ma la solidarietà ai palestinesi e la critica a Israele non c’entrano niente con l’antisemitismo!!!

di MASSIMO AMADORI
Numerosi intellettuali e storici ebrei italiani hanno criticato il "DDL antisemitismo", proposto da alcuni senatori della destra del PD.
Siamo tutti d’accordo che l’antisemitismo sia un crimine e che sia giusto contrastarlo, ma il punto è che il DDL in questione considera antisemitismo anche la critica alle politiche dello Stato di Israele. È una definizione che criminalizza le posizioni antisioniste, presenti anche in una parte della comunità ebraica. Potenzialmente si potrebbe andare persino oltre, criminalizzando non solo gli antisionisti ma anche i critici del governo israeliano. Parlare del genocidio di Gaza, della pulizia etnica in Cisgiordania, dell’ apartheid e dell’ occupazione dei territori palestinesi potrebbe diventare "antisemitismo".
È chiaro che questa legge è illiberale e va respinta in blocco. Non lo penso solo io ma anche illustri storici ebrei esperti della storia della Shoah e dell’ antisemitismo. Fra cui la storica Anna Foa e lo storico Carlo Ginzburg, oltre all’attivista Bruno Montesano e a Gad Lerner. L’antisemitismo è l’odio contro gli ebrei e non la critica a Netanyahu o alle politiche dello Stato di Israele. Mettere tutto su uno stesso calderone non solo è una misura illiberale ma non aiuta nemmeno a contrastare l’antisemitismo, che è un problema reale purtroppo. L’antisemitismo va contrastato, così come l’islamofobia e ogni altra forma di razzismo. Ma non è un problema a parte: la lotta contro l’antisemitismo è parte integrante della lotta contro ogni altra forma di razzismo e in Italia esiste già la legge Mancino, che è pensata per contrastare l’odio razziale. Non vedo quindi la necessità di approvare una legge specifica contro l’antisemitismo, tanto più se questa legge etichetta come "antisemita" la solidarietà con il popolo palestinese.

Concretezza (e lotta), non astratta ideologia!

di MASSIMO AMADORI
I socialisti se vogliono incidere nella società di oggi devono essere concreti. Non devono parlare di ideologia ma dei problemi concreti delle persone, a partire dal diritto al lavoro, alla casa e alla salute. Devono difendere i diritti civili e i diritti sociali, parlando un linguaggio che le persone possano capire, utilizzando anche i social e i nuovi mezzi di comunicazione.
Prima di presentarsi alle elezioni devono radicarsi nei quartieri popolari e nelle periferie, che purtroppo la sinistra da tempo ha abbandonato. Devono essere presenti in tutte le lotte dei lavoratori: dalla difesa del salario alla lotta contro il precariato nelle scuole.
Chiaramente la lotta per le riforme va sempre legata a una prospettiva di superamento del capitalismo.
Il nostro non deve essere un anticapitalismo ideologico, ma basarsi sui problemi concreti delle persone. Perché oggi oggettivamente il capitalismo non è in grado di assicurare a tutti il diritto alla salute, uno stipendio decente e una casa in cui far crescere i propri figli. Il socialismo del ventunesimo secolo deve essere concreto, non ideologico. Deve unire la lotta per i diritti sociali a quella per i diritti civili e la difesa dei diritti dei lavoratori alla difesa dell’ambiente. Non a caso molti compagni parlano di ecosocialismo, perché oggi la questione ecologica è fondamentale.
Prendiamo esempio dai socialisti democratici negli USA, che stanno crescendo proprio perché propongono soluzioni concrete ai problemi della gente, partendo dalle lotte popolari e dalle periferie.

No alla violenza! (Lo squadrismo lasciamolo ai fascisti)

di MASSIMO AMADORI
Il movimento operaio e socialista non utilizza metodi squadristi e mafiosi. Su questo Matteotti, Gramsci e Malatesta erano perfettamente d’accordo. Il terrorismo individuale non fa parte della storia del movimento operaio organizzato, non fa parte della storia del PSI e del PCI ma nemmeno della Federazione Anarchica Italiana.
I metodi dei socialisti sono altri: scioperi, manifestazioni di massa ecc. Omicidi politici e squadrismo sono i metodi dei fascisti e dei mafiosi, non i nostri.
Gli estremisti e i terroristi fanno solo danni alla sinistra. Gli squadristi che hanno vandalizzato la sede della Stampa hanno fatto solo dei danni alla causa palestinese. Sono utili idioti funzionali a chi ci governa.
Chi usa la violenza per imporre le proprie idee è un fascista, pure se si definisce "comunista" e "pro-Pal".
Fra le altre cose la polizia, sempre pronta a manganellare studenti e lavoratori che manifestano, non ha fatto nulla per impedire l’assalto squadrista alla Stampa. A dimostrazione del fatto che questi squadristi "rossi" sono utili idioti. La loro giovane età non li giustifica, perché la violenza non è mai giustificabile. Dobbiamo denunciare il genocidio di Gaza con altri mezzi, perché questi sono controproducenti. I metodi fascisti lasciamoli ai fascisti e ai mafiosi.

Gli anarchici e noi socialisti libertari

di MASSIMO AMADORI
Sono un socialista democratico ma mi sento molto più vicino agli anarchici rispetto a tutte le altre correnti della sinistra radicale.
Non condivido tutte le posizioni dei compagni anarchici, a cominciare dall’astensionismo alle elezioni. Ma condivido il loro internazionalismo, la loro critica a tutte le dittature e a ogni forma di potere statale oppressivo (compresi i regimi “comunisti” e Hamas), il loro rifiuto del terrorismo contro i civili e di tutte le guerre, il fatto che appoggino sempre i popoli e mai i governi, distinguendo anche fra il popolo russo e Putin e fra il popolo israeliano e Netanyahu, il loro rifiuto di ogni forma di razzismo, di nazionalismo e di fascismo.
Non si può dire lo stesso del resto della sinistra radicale, che spesso ha posizioni estremiste, appoggia regimi dittatoriali e Hamas, senza distinguere fra il popolo di Israele e il governo genocida di Netanyahu. Gli anarchici non sono dogmatici, ma lottano contro ogni forma di oppressione. Da marxista libertario mi sento più vicino a loro rispetto ai comunisti autoritari (trotskisti compresi), ai riformisti socialdemocratici e ai tanti sedicenti “marxisti” malati di dogmi e di ideologia.
Mi riferisco agli anarchici della Federazione Anarchica Italiana, non certo ai sedicenti “anarchici insurrezionalisti” che conoscono solo il linguaggio della violenza e sono estremisti e fanatici. Oppure ai sedicenti “anarchici” che pensano che anarchia significhi fare quello che ti pare fregandotene degli altri e che spesso vanno a braccetto con i fascisti (No vax, putiniani, sostenitori della coppia che alleva i figli nel bosco, ecc.).
Anarchia non significa caos e violenza, ma libertà, rifiuto delle gerarchie e del potere statale. È lo stesso obiettivo dei socialisti democratici, anche se rispetto agli anarchici noi siamo più gradualisti e moderati e seguiamo una tattica diversa. Ma il fine è lo stesso, perché siamo entrambi dei socialisti libertari e rifiutiamo sia il capitalismo sia lo statalismo.
Non a caso il nostro Carlo Rosselli collaborava con l’ anarchico Camillo Berneri. Entrambi furono vittime di un regime totalitario: il primo del fascismo e il secondo dello stalinismo.
Viva il socialismo libertario!

Le fotografie della guerra civile spagnola (che parlano ancora a tutti noi)

di ANTONELLA BUNDU

Ieri sono stata a vedere la mostra di Robert Capa a Madrid.

Parte con la Guerra Civile Spagnola. Immagini del 1936: nelle strade di Madrid e di altre città repubblicane, Capa immortala folle di manifestanti che marciano per il Fronte Popolare. Alcune foto mostrano manifesti e riferimenti a figure rivoluzionarie internazionali, come Trotsky. Le prime immagini trasmettono entusiasmo, convinzione e un senso di comunità.

Le immagini come strumenti di coscienza: testimonianze della lotta concreta, dell’impegno collettivo, dell’energia di chi decide di resistere e di costruire comunità contro il potere che opprime; la forza rivoluzionaria del popolo organizzato.

Capa documenta la politica e la strategia militare, la realtà della guerra. Alcuni scatti mostrano partigiani sul fronte, armi in pugno, soldati in uniformi sporche di fango e sangue; la sofferenza dei civili: bambini scalzi che giocano tra le macerie, famiglie con i fagotti di ciò che resta delle loro case distrutte, volti segnati dalla fame e dalla paura.

Guardare oggi queste immagini significa riflettere su quanto le dinamiche della guerra siano purtroppo ricorrenti: civili colpiti, resistenza delle comunità, espressioni di coraggio e solidarietà. Le foto di Capa parlano ancora alle generazioni contemporanee, ricordando che la memoria storica non serve solo a comprendere il passato.

Nella foto: "Peironcely 10" (a Madrid) dopo un bombardamento.

Serve un movimento socialista democratico e libertario, concreto e non ideologico, radicale ma non settario!

di MASSIMO AMADORI
Credo che noi socialisti dovremmo chiederci per quale motivo l’astensionismo in Italia non viene intercettato dalle forze di sinistra radicale, come invece è avvenuto in parte in altri Paesi. Penso che le ragioni siano molteplici, ma che una parte della responsabilità sia della stessa sinistra radicale italiana.
Perché in realtà in Italia non esiste una sinistra socialista e radicale, ma una sinistra estrema e dogmatica, che non piace praticamente a nessuno.
L’ estrema sinistra italiana, oltre a essere settaria, è rimasta ai tempi della guerra fredda. Pensa che l’unico male del mondo sia l’ imperialismo USA e il capitalismo occidentale e per questo motivo difende i BRICS, l’imperialismo russo e l’imperialismo cinese. Come se in Cina, in Russia e in Venezuela ci fosse il socialismo.
Vale per PaP, come per RS, Rifondazione e il PCI. La logica campista è un retaggio dello stalinismo e va contrastata. Certo ci sono i trotskisti che hanno una visione internazionalista, ma sono talmente settari e ideologici che non hanno speranza di avere consensi fra i giovani e i lavoratori. Sono rimasti al 1917. È chiaro che una sinistra del genere non è credibile.
Negli USA invece ci sono i socialisti democratici, che non hanno simpatie per i BRICS e non sono nemmeno ideologici e settari. La sinistra socialista statunitense è concreta, non ideologica, è democratica e non ha simpatie per regimi autoritari e assurde nostalgie dell’URSS, è radicale ma non è estremista. Parla in maniera chiara e si fa capire. Per questo piace ai giovani e ai lavoratori.
Se il "centrosinistra" in Italia ha fallito possiamo dire lo stesso dell’estrema sinistra, dei vari partitini comunisti che ottengono percentuali da prefisso telefonico. L’Italia avrebbe bisogno di un movimento socialista democratico e libertario, capace di rappresentare i giovani e i lavoratori. La prospettiva dovrebbe essere questa. Altrimenti dovremo sempre rassegnarci al peggio (la destra) e al "meno peggio" (tutto il resto).
#makesocialismcoolagain

Noi tra una sinistra finta e una sinistra radicale perdente: prendiamo esempio dagli USA!

di MASSIMO AMADORI
Sono contento che la destra abbia perso in alcune regioni, ma il "centrosinistra" ha ben poco da festeggiare. Il dato costante di qualsiasi elezione in Italia è l’ astensionismo, perché più della metà degli italiani non va a votare. La maggioranza delle persone è giustamente schifata sia dalla destra sia dal "campo largo". Perché la verità è che chiunque vinca se sei povero rimani povero, se sei precario rimani precario, se sei disoccupato rimani tale. Non nego che fra i due schieramenti ci siano delle differenze culturali e politiche, ma tanto la destra quanto il "centrosinistra" si limitano a gestire il sistema esistente, senza fare nulla per cambiarlo. Entrambi gli schieramenti rappresentano l’ 1 per cento di capitalisti e di oligarchi, contro gli interessi del 99 per cento della popolazione. È lo stesso problema che hanno negli Stati Uniti, dove democratici e repubblicani sono le due facce dello stesso sistema capitalistico. Ma negli States sta nascendo un movimento socialista forte e indipendente dai due schieramenti capitalistici, che ha portato all’ elezione di sindaci socialisti democratici a New York e a Seattle. Invece in Italia non abbiamo una sinistra decente che possa rappresentare i lavoratori. Anche per questo la gente non va a votare e per quanto io non condivida l’ astensionismo non giudico chi fa questa scelta. È comprensibile, perché la politica in Italia fa davvero schifo. Sono convinto che in presenza di una sinistra socialista e radicale una parte degli astensionisti tornerebbe a votare anche in Italia. L’ attuale sinistra radicale evidentemente non è in grado di attirare gli astensionisti, infatti non supera il 2 per cento. È troppo ideologica, non è concreta come la sinistra socialista negli Stati Uniti.

Guerra alla guerra!

di MASSIMO AMADORI
Detesto Putin ma non odio il popolo russo. Detesto Netanyahu ma non odio il popolo ebraico e nemmeno il popolo israeliano. Detesto Trump ma non odio il popolo statunitense. Detesto Giorgia Meloni ma non odio il popolo italiano. Bisognerebbe sempre distinguere fra i popoli e i loro governi criminali, perché non farlo significa essere razzisti. E il razzismo fa sempre comodo ai criminali che governano tutti gli Stati del mondo. Fa comodo ai governanti perché dividere le persone serve a tenerle sottomesse, perché dividere la classe lavoratrice su base etnica, religiosa o nazionale significa favorire il capitalismo, che gioca proprio su queste divisioni per sfruttare i lavoratori. Fa comodo agli oligarchi che si arricchiscono grazie alla guerra fra i popoli.
Per me l’unica divisione che ha senso è quella fra oppressi e oppressori, per dirla con Don Milani, o fra uomini e caporali, per dirla con Totò.
In termini di classe, fra il 99 per cento dell’umanità che deve lavorare per vivere e l’1 per cento di oligarchi che si arricchisce grazie allo sfruttamento, alle guerre e alla devastazione dell’ambiente.
Il nemico non è mai lo straniero, l’immigrato, l’ebreo, il musulmano, il russo, il cinese, l’americano ecc. Il nemico è sempre in casa nostra: sono le classi dominanti e i loro governi che ci mandano al macello per i loro profitti, sono i signori della guerra. Questo dicevano i socialisti internazionalisti come Matteotti, Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht durante la prima guerra mondiale. Questo affermano i socialisti internazionalisti di oggi.
Guerra alla guerra!