Alfonso Gianni: Fermiamo il “pilota automatico”

Alfonso_GianniRicostruire la sinistra, farla finita con la sottomissione intellettuale al neoliberismo nelle sue molteplici varianti, scrollarsi di dosso l’ossessione della governabilità che si risolve nella più prosaica pratica del meno peggio che perpetua l’esistente all’infinito, spezzare il circolo vizioso delle identità autoreferenziali, significa lavorare per la costruzione di un simile programma e di una vasta rete organizzata di donne e uomini che ci credano cominciando a metterlo in pratica.

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da Micromega

Mentre ci si arrovella sul nome del prossimo presidente della Repubblica, il famoso “pilota automatico”, di cui ci ha parlato Mario Draghi, ovvero il governo occulto dell’economia, prosegue indisturbato il suo lavoro. Il problema è che in assenza di vigorose inversioni di percorso, presto o tardi andremo a sbattere.

di Alfonso Gianni

La politica ufficiale e i mass media si arrovellano sul misterioso identikit del prossimo Presidente della Repubblica, che dovrebbe mettere d’accordo tutti, almeno da Vendola a Berlusconi, passando per il Pd e contando sul contributo degli stessi grillini. Il tutto per arrivare alla sua elezione entro i primi tre scrutini quando ci vuole la maggioranza dei due terzi, il che potrebbe permettere poi una soluzione tutta in discesa del rebus del governo, visto che le elezioni a giugno non le vuole proprio nessuno, neppure Grillo essendo già in discesa nei consensi. Intanto il famoso “pilota automatico”, di cui ci ha parlato Mario Draghi, ovvero il governo occulto dell’economia, prosegue indisturbato il suo lavoro.
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Il mondo secondo Margaret Thatcher

da l’Espresso – di Marco Paolini

L’ex premier inglese è morta a 88 anni. Nei suoi undici anni di potere, insieme a Ronald Reagan, ha cambiato il mondo. In peggio, mettendolo al servizio del Dio Mercato. Il ricordo amaro di un autore teatrale

Sembra che l’economia stia scivolando verso la “virtualizzazione”. E non parlo solo della grande finanza, parlo della trasformazione dei cittadini in consumatori che solo acquistando beni e servizi, scarpe e wellness, emozioni e vestiti, possono far crescere il Pil. Alla ricchezza virtuale corrisponde un impoverimento sostanziale. Siamo un po’ tutti miserabili, culturalmente più che economicamente, perché abbiamo scelto di abdicare ad ogni scelta per affidare al Mercato i progetti per il nostro futuro. Continua a leggere