di PATRICK DELLA MEA –
Nella prima parte abbiamo fatto un breve riassunto della biografia di Murray Bookchin. Qua presenteremo la sua idea dell’ecologia sociale.
L’ecologia sociale ci viene presentata per la prima volta in una delle sue opere più importanti, L’Ecologia della Libertà del 1982. In questo saggio, Bookchin va a legare il deterioramento, l’inquinamento e lo sfruttamento dell’ambiente alla struttura della società odierna basata su un sistema politico, economico e sociale incentrato sulla gerarchia e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Già con i sistemi politici ed economici antecedenti al capitalismo, l’umanità si vedeva come un qualcosa di diviso dalla natura ma con l’arrivo della rivoluzione industriale, ecco che la natura viene vista solo come una fonte di profitto, dove ogni cosa si trasforma in merce.
Con questo in mente, Bookchin ci spiega come l’ecologia (intesa come lo studio dell’interdipendenza di ciò che è vivo e ciò che non lo è) deve prendere in atto anche le strutture sociali dell’uomo visto che anche l’umanità fa parte della natura. L’ecologia sociale allora diventa uno strumento non solo per analizzare il presente, ma anche per cambiarlo così da creare una nuova società.
Ne L’Ecologia della Libertà il filosofo ci presenta tre leggi che venivano inconsciamente seguite da quelle che lui definisce “società organiche”, cioè quelle società presenti prima della nascita della civiltà, in cui il rapporto con la natura era all’insegna dell’equità. Queste tre regole sono: l’usufrutto, la complementarietà e il minimo irriducibile.
Per farla breve, con usufrutto si intende la libertà per ognuno nella comunità di possedere un qualcosa fin quando questo qualcosa viene utilizzato (le biblioteche funzionano più o meno seguendo questo concetto). La complementarietà può essere spiegata come la spinta a collaborare con altri in maniera non gerarchica per il bene della comunità. Infine il minimo irriducibile stabilisce l’accesso di tutti i componenti di una comunità a quelle risorse necessarie per il sostentamento della vita, indipendentemente dal contributo dato alla comunità stessa.
Questi tre principi andrebbero a creare, secondo il pensatore, “l’egualità degli ineguali” visto che tutti i componenti di queste comunità verrebbero trattati alla pari senza però andare a togliere le differenze intrinseche in ogni persona.
Visto che l’ecologia sociale è anche uno strumento di creazione, Bookchin teorizza un sistema politico ed economico che segua questi tre grandi principi: ovvero il municipalismo libertario, idea di cui parlerò nella terza parte.