Restare umani (dentro la tempesta)

di DAFNE GALIARDI –
Ieri ho passato una giornata con mio nipote e i suoi amici, tra maschere, risate e pizza. E mentre li guardavo, con occhi curiosi e ammaliati dalla loro bellezza, ho sentito più forte che mai questo pensiero.

Stiamo vivendo in un mondo che si sgretola, giorno dopo giorno.

Lo sentiamo tutti, no? Basta guardarsi intorno, la politica, l’economia e il tessuto sociale su cui abbiamo contato per tanto tempo hanno perso le fondamenta. Viviamo dentro un sistema malato, logorato da logiche di denaro e di spettacolo che divorano tempo, relazioni, noi stessi. Un sistema governato dall’entropia.

Il caos non è più qualcosa che succede “lontano”. È il nostro respiro quotidiano. Un rumore di fondo che ci pesa addosso, che ci lascia tutti così stanchi, così delusi.

A volte guardando tutto questo, ho la sensazione che ci vorrà una generazione intera – almeno vent’anni, una traversata nel deserto – prima che ritroviamo un equilibrio, prima che le persone tornino a contare, la giustizia e il senso del limite.

Ma una cosa l’ho capita bene, indietro non si torna. Questo passaggio non lo possiamo evitare, non ci sono scorciatoie. La tempesta la dobbiamo attraversare, tutta intera. E lo so, fa paura, è doloroso, soprattutto per chi ancora i valori ce li ha, chi sa ancora amare e non vuole smettere.

Ma non possiamo stare semplicemente ad aspettare, né tanto meno ad aspettare che passi e basta.

Perché quando fuori tutto crolla, quando le istituzioni perdono di vista l’umano, non basta più gridare che qualcosa non va. Serve qualcos’altro, qualcosa che va nella direzione opposta: un ritorno all’essenziale, una ricerca che parte da dentro.

Dobbiamo trovare, o forse inventarci, la nostra maniera di custodire uno spazio interiore inviolabile. Non parlo di dogmi o religioni, ma di una spiritualità laica e resistente, che ci ancori, che ci impedisca di farci risucchiare dal cinismo e dalla rabbia sterile del nostro tempo.

Se fuori c’è il terremoto, dentro dobbiamo imparare ad essere roccia.

Solo così questo tempo che sembra solo buio, questo passaggio difficile che non possiamo evitare, potrà diventare anche la nostra occasione per ricominciare a fiorire.

Non ho le soluzioni, navigo sulla stessa vostra barca. La lucidità ci dà il coraggio di crederci ancora.

Se senti il freddo di questo tempo, tendi una mano. Facciamo in modo che questo abbraccio arrivi ovunque, a chiunque stia lottando in silenzio.

Insieme fa meno paura.
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