di DAFNE GALIARDI –
☢️☢️☢️ Prima di parlare di nuovo di nucleare… ricordiamo la nube di Chernobyl
Nell’aprile del 1986, l’esplosione del reattore di Chernobyl in Ucraina libera nell’aria una nube radioattiva invisibile. Tra il 30 aprile e i primi giorni di maggio, la massa d’aria contaminata sorvola l’Italia, interessando anche le Marche e la provincia di Pesaro e Urbino. Pioveva. E improvvisamente arrivarono i divieti. Niente più verdure dell’orto, bambini chiusi in casa, stop al latte fresco. Tutto sembrava normale, eppure l’aria era cambiata.
Fu proprio sulla scia di quell’evento che l’Italia scelse di cambiare rotta, confermando il suo no al nucleare nei due referendum storici del 1987 e del 2011.
Ma c’è una verità che spesso si dimentica, in caso di grave incidente, la distanza geografica conta fino a un certo punto. Le particelle radioattive e il fallout viaggiano per centinaia di chilometri. Il vento non chiede permesso e non rispetta i confini. Che una centrale si trovi in Francia o a pochi chilometri da noi, le conseguenze globali ci raggiungerebbero comunque.
Allora perché la localizzazione cambia tutto?
Oggi si torna a parlarne con le tecnologie di nuova generazione, anche alla luce della recente legge del 23 settembre 2026, che ha riaperto ufficialmente il percorso per il ritorno al nucleare in Italia e definito i criteri per la mappa dei possibili siti.
La vera domanda, senza ipocrisia, non è solo: “Volete il nucleare in Italia?”. La domanda che dobbiamo farci è: “Lo volete qui, dove vivete voi?”
Perché se è vero che una nube radioattiva colpisce tutti, vivere accanto a un impianto cambia le regole del gioco locali, significa gestire i piani di evacuazione immediata, i vincoli urbanistici, la presenza permanente delle scorie, il cantiere e la trasformazione profonda del territorio.
Non si può essere favorevoli al nucleare pretendendo che sorga sempre “nel cortile di qualcun altro”. O si accettano i rischi e l’impatto di prossimità, oppure no….
P.S.: La legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2026.
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