Contro il 17 ottobre “apolitico”

di PATRICK DELLA MEA –

In questi giorni sui social stanno girando poster (fatti principalmente con l’AI) che propongono di “scendere in piazza” il 17 ottobre per protestare contro l’aumento del carovita nel nostro paese. Ovviamente tutti questi vari manifesti cambiano a seconda di chi li posta online: in certi si trovano delle vere e proprie richieste, in altri si sta sul generale elencando solo gli ambiti che queste proteste andrebbero a toccare (carovita appunto, sanità, scuola, ecc.).

Una cosa però unisce tutti questi manifesti: la manifestazione deve essere “apolitica e apartitica”. Nessuna bandiera di partito, solo la bandiera italiana. Né destra, né sinistra, solo un popolo unito. È per questo motivo che il 17 ottobre non porterà a niente di sostanziale.

Per quanto a Roma la manifestazione sia stata proclamata dalla CGIL, nel resto del paese si porta avanti questa narrazione sulla “manifestazione apolitica”. Ma come può essere apolitica una manifestazione che parla di politica? Come può essere apartitica quando il nostro sistema politico si basa sui partiti? Come si possono guardare con stima i movimenti attuali in Francia e Spagna, ma poi chiedere a questa manifestazione di essere ordinata e pacifica? Cosa può proporre una manifestazione che chiede ai manifestanti di non presentare un programma politico?
Qualcuno potrebbe dire che il 17 sarà una manifestazione della coscienza di classe degli italiani, e questo è vero. Non è vero che gli italiani non hanno coscienza di classe. Il problema è che la maggioranza degli italiani ha la coscienza della classe sbagliata: la piccola borghesia.
L’esclusione di ogni opinione politica, la chiamata all’unione sotto la bandiera italiana e il rispetto dell’ordine, sono tutti segnali che questa manifestazione è figlia di un populismo di destra tipico della piccola borghesia. Il tricolore viene usato come scudo contro qualsiasi tipo di attacco. Le loro richieste non sono “richieste da comunisti”, ma da veri italiani. Sorvoliamo sul fatto che molti di quelli che ripubblicano i manifesti per il 17 erano i primi a dare delle zecche rosse ai giovani e a chi scendeva in piazza per manifestare per le stesse cose.

Per molti manifesti si tratta anche di protestare contro “il degrado delle nostre città” e per una “maggior sicurezza nelle strade”. Chi è spesso in contatto con l’elettorato di destra sa già che queste frasi, soprattutto la prima, sono solo un “dogwhistle” (una facciata, una maschera) per riferirsi agli immigrati.

Fin quando sono i più poveri, i giovani, gli immigrati, la comunità LGBTQ+ e i “diversi” a protestare, allora ecco che la mentalità piccolo-borghese si appella allo Stato per disfarsi di questi sovversivi che nulla hanno a che vedere con il “popolo” vero e patriota. Però quando il capitalismo va a mettere a repentaglio l’esistenza del piccolo borghese, allora ecco che si grida allo stato sociale, alle riforme e alla socialdemocrazia. Una socialdemocrazia dove però l’immigrato viene escluso, perché solo l’italiano è degno di aiuto statale.

Vorrei ribadire che il mio riferimento alla piccola borghesia non è rivolto solo a chi fa parte di quella classe. Come ho accennato prima, molti italiani si rispecchiano in una mentalità piccolo borghese anche se non fanno parte di questa classe.
E quindi che fare? Probabilmente, per quanto questa manifestazione sarà di stampo populista e anche di poco peso, si potrebbe vedere uno spostamento a sinistra. Le proteste in Francia sono nate da semplici proteste studentesche e lentamente sono arrivate ad un punto in cui si vedono striscioni che si richiamano alla Comune di Parigi.

Ora come ora dovremmo intensificare la nostra propaganda. Ma come? Come spostare un movimento populista di destra verso la lotta di classe? Onestamente, non lo so. Una mia proposta è quella di spingere sull’idea democratica che è alla base del socialismo. Perché lasciare in mano l’economia intera a pochi soggetti quando sono i molti che portano avanti l’economia? Non avrebbe più senso democratizzare anche l’economia? Perché non possono essere i consumatori assieme ai produttori a gestire l’economia visto che sono i primi a subirne i vantaggi e gli svantaggi? Anche a destra la democrazia viene vista come qualcosa di positivo, in pochi sono quelli che ammettono apertamente il bisogno di un dittatore.

E quindi puntiamo su questa retorica democratica restando fedeli ai nostri ideali e sinceri con i nostri interlocutori. Lo ammettiamo: siamo comunisti, anarchici, socialisti e non ci vergogniamo di questo. Dobbiamo fare in modo che il socialismo diventi l’unica strada per una vita degna di essere vissuta.

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