Socialismo… 3D

di PATRICK DELLA MEA –

Possiamo ammettere che il capitalismo, dalla sua nascita, ha in parte aiutato la crescita della democrazia, ovviamente con certi limiti e clausole. Solo dopo il secondo dopoguerra, la democrazia borghese ha ammesso l’intera popolazione nei suoi processi decisionali. Con la fine degli anni ‘70 e con il salto dell’economia keynesiana a quella neoliberale, ecco che ritorna l’originale concezione di democrazia borghese: chi ha, decide. E per semplificare questo ritorno al passato, ecco che milioni vengono spesi su candidati e su propaganda che divide: si attacca chi è già ai margini della società oppure si ritorna a vecchi modelli di pregiudizio. È più facile continuare a rubare quando il popolo è preso dalla caccia alle streghe.

Lo sgretolamento delle nostre democrazie occidentali è accelerato nel XXI secolo, soprattutto nell’ultimo decennio. Il capitalismo, ormai padrone di tutto il pianeta, non deve più mostrarsi come promotore di libertà e democrazia. La maschera cade e si ritorna alle origini.

Un socialismo che non combatte questo “ritorno”, non è un socialismo vincente.
Il nostro socialismo deve essere un socialismo 3D. Democrazia economica, democrazia politica e democrazia sociale devono essere i punti di riferimento del nostro movimento.

Con democrazia economica parliamo del diretto controllo dell’industria, delle aziende e delle risorse da parte dei lavoratori e delle comunità toccate da queste realtà. Dobbiamo anche parlare di minimo irriducibile, così che ogni persona abbia l’accesso al minimo indispensabile per il sostentamento del corpo e della mente.

La democrazia politica (o democrazia socialista) deve porsi non solo come evoluzione radicale della democrazia borghese, ma come sostituta. La democrazia diretta, la sostituzione dei politici con i delegati, i referendum e le assemblee popolari devono diventare il nostro programma politico e la Comune il nostro modello. Il fine è quello di togliere il potere dallo Stato e darlo in mano alle masse.

La democrazia sociale è il fine logico dei primi due punti. Non possiamo permetterci di escludere una parte della popolazione perché “diversa” da noi. Alla citazione di Pietro Nenni “il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro” dobbiamo aggiungere anche “e quelli che sono stati lasciati indietro”. Un socialismo che discrimina non è un socialismo per cui valga la pena combattere.

Democrazia e Socialismo, Socialismo e Democrazia. Questo il nostro credo, giacobini del XXI secolo.
Viva l’anarchia! Viva il comunismo! Viva il socialismo!

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