Calenda e Meloni, “azione” comune

di MASSIMO AMADORI
Ormai fra l’area centrista e l’estrema destra c’è una convergenza pressoché totale.
Calenda, Azione, Italia Viva e renziani del PD non sono dei moderati ma dei pericolosi estremisti. Estremisti di centro.
Non è un caso che Calenda vada d’accordo con i fascisti di Fratelli d’Italia e che inviti Giorgia Meloni al congresso di Azione. Condividono sostanzialmente la stessa visione: sono guerrafondai, imperialisti e servi del capitalismo e della lobby delle armi.
L’antifascismo di Calenda è solo di facciata, tanto è vero che si sta dimostrando persino più estremista della Meloni sul tema della guerra ed è persino arrivato a chiedere la "cancellazione" del Movimento 5 stelle, il cui "crimine" è sostenere la pace e difendere il welfare e i diritti sociali.
Calenda è un rampollo dell’alta borghesia e rappresenta perfettamente le tendenze autoritarie del capitalismo. Nel 1922 avrebbe sostenuto il fascismo, come gran parte della borghesia italiana. Del resto anche nei primi anni Venti del secolo scorso i finti "liberali" alla Calenda appoggiarono il fascismo in funzione antisocialista e antioperaia.
Oggi i nemici di industriali, lobbisti delle armi e fascisti sono i pacifisti, derisi e insultati da Calenda e dalla Meloni. In particolare quest’ultima ha accusato i pacifisti di voler un’Europa disarmata, che diventerebbe una sorta di Comune Hippie. Magari! Io spero sempre che gli incubi della destra diventino la realtà. Gli Hippies non facevano male a nessuno, erano pacifisti, nonviolenti e seguaci dell’amore libero. Pur non essendo un hippie preferisco loro ai guerrafondai come Calenda e ai fascisti come Giorgia Meloni. Meglio essere figli dei fiori che figli della lupa.

Basta col massacro dei palestinesi. Fermiamo il genocidio a Gaza!

di MASSIMO AMADORI
In pochi giorni Netanyahu massacra lo stesso numero di civili e di bambini che Putin ha sterminato in 3 anni di guerra di aggressione contro l’Ucraina. Perché a Gaza non c’è una guerra, è in corso una pulizia etnica. Non ci sono due eserciti che si scontrano, ma un solo esercito che massacra civili disarmati, donne e bambini.
I ministri del governo israeliano dicono apertamente che il loro obiettivo non è sconfiggere Hamas ma cacciare tutti i Palestinesi dalla striscia di Gaza. Il movente che nella storia è alla base di tutti i genocidi.
Ecco perché Netanyahu priva la popolazione di Gaza di cibo, farmaci e beni di prima necessità. Trump appoggia apertamente il progetto genocidario del governo israeliano. L’Europa invece si limita a guardare senza fare nulla e a chiedere "moderazione" a un governo di assassini. Per questo è altrettanto complice.
Nessuno pretende che i Paesi europei inviino armi ai palestinesi, perché non risolverebbe certo la situazione. Come non l’ha risolta inviare armi in Ucraina. Ma almeno dobbiamo pretendere che i Paesi UE la smettano di armare Israele e di fare affari con il governo israeliano e che l’UE faccia pressione con una politica di sanzioni contro Netanyahu. Sarebbe il minimo, accanto al riconoscimento di uno Stato palestinese.
Purtroppo non lo faranno mai, perché i palestinesi hanno la pelle scura e quindi la loro vita per i suprematisti occidentali ed europei non conta. Non conta il loro diritto all’autodeterminazione e a tutte le altre cose che abbiamo riconosciuto all’Ucraina. Per i palestinesi non vale il discorso "c’è un aggressore e un aggredito". Ecco perché l’attuale Unione Europea è una montagna di merda, complice di un genocidio.
Non potremo dire di non sapere, dato che ogni giorno vediamo le immagini dello sterminio in televisione. Bisognerebbe organizzare una manifestazione nazionale contro la pulizia etnica in Palestina, ma dubito che verrebbero i vari Serra, Benigni, Vecchioni e Scurati. Verrebbero però intellettuali, giornalisti, storici e studiosi ebrei come Gad Lerner, Anna Foa, Bruno Montesano e Carlo Ginzburg, persone meravigliose che ogni giorno denunciano il massacro di Gaza. Verrebbero centinaia di migliaia di giovani, che ogni giorno denunciano il genocidio in corso e che sono stufi dell’ipocrisia dei nostri governi e degli intellettuali di regime.
Palestina libera! #StopGenocideOfPalestinians

I socialisti, la proprietà privata e la propaganda della destra

di MASSIMO AMADORI
I socialisti non sono contrari alla proprietà privata intesa come proprietà personale ma alla proprietà privata delle risorse naturali, delle piattaforme digitali, delle banche, dei servizi essenziali e dei grandi mezzi di produzione.
Della serie: i socialisti non ti vogliono espropriare la macchina, ma vogliono socializzare la multinazionale che produce auto; non vogliono espropriare il negozietto sotto casa ma le banche; non vogliono toglierti la casa che hai comprato dopo una vita di lavoro e mille sacrifici ma vogliono socializzare i grandi monopoli industriali e i servizi essenziali (energia, trasporti, aziende farmaceutiche, ecc).
I socialisti vorrebbero dare la proprietà personale dei beni essenziali a tutti coloro che oggi ne sono privi, togliendo le ricchezze agli oligarchi. Cioè a meno dell’1 per cento della popolazione.
Eppure, il restante 99 per cento pensa che il socialismo comporterebbe l’abolizione delle proprietà privata, a causa della propaganda. Specialmente gli elettori di destra, che anche se sono lavoratori sfruttati si sentono capitalisti in temporanea difficoltà.

DICHIARIAMO GUERRA ALLA GUERRA (al fronte ci vadano gli interventisti!)

di MASSIMO AMADORI
Il sistema capitalistico per sua natura ha bisogno della guerra per sopravvivere, specialmente in periodi di crisi economica come quello attuale.
La guerra viene giustificata tirando in ballo la patria, la civiltà, la democrazia, la libertà e la religione, ma in realtà i motivi della guerra sono sempre principalmente economici: il controllo dei mercati e delle risorse, il profitto delle grandi aziende che producono armi e in generale degli oligarchi e dei capitalisti.
Questo vale in Europa, così come in Russia, negli Stati Uniti, in Cina e in tutto il resto del mondo. Ti fanno credere di combattere e morire "per l’Europa" o per la "grande madre Russia", per la "democrazia" o per la "Patria". In realtà sei solo andato al macello per gli interessi dei capitalisti.
Chi giustifica la guerra è solo un utile idiota al servizio dell’oligarchia e del capitalismo. Guarda caso industriali, politici, giornalisti e intellettuali borghesi che inneggiano alla guerra non sono quelli che ci andrebbero. Al fronte ci andrebbero i giovani, i proletari, i disoccupati dell’Italia meridionale. A morire siamo sempre noi del popolo, i civili innocenti, i bambini e i più fragili. Mai i politici e gli oligarchi che ci mandano al macello.
Questa volta però non ci faremo fregare (lo spero) e dichiareremo guerra alla guerra. Al fronte possono sempre andare gli intellettuali interventisti e sostenitori del suprematismo europeo come Vecchioni e Scurati. Questi intellettuali pseudo-progressisti nel 1914 sarebbero stati con l’interventista Mussolini e contro il pacifista Matteotti. Guerra alla guerra!

Serve un disarmo unilaterale! NO al riarmo europeo!

In ogni Stato aderente all’Unione europea è necessario lanciare delle campagne di mobilitazione e di informazione per il disarmo unilaterale, come fecero anni fa Carlo Cassola con la Lega per il disarmo unilaterale ed il partito Democrazia Proletaria.
Il piano di riarmo dell’ Unione europea avrà come risultato la distruzione di quel poco di Stato sociale che è rimasto (in Italia e negli altri Stati europei) ed una escalation militare senza fine.

Pierluigi Rainone
(Portavoce Movimento RadicalSocialista-Umbria)

Europa sì, ma non certo questa UE!

di MASSIMO AMADORI
Io non mi sento europeo. Mi sento un cittadino del mondo. Sogno l’utopia di un mondo senza muri, confini e Stati nazionali.
Sono europeista, nel senso che credo nella prospettiva storica di un superamento degli Stati-nazione in Europa. Ma l’Europa che vorrei io non è quella attuale.
Non mi riconosco in un’Europa che respinge i migranti, che fa affari con i torturatori libici e con Erdogan e che è complice del genocidio di Gaza.
Non mi riconosco in un’Europa che non permette di spendere in sanità pubblica, istruzione e welfare ma che permette di fare debito per 800 miliardi in armi.
Soprattutto non mi riconosco in un’Europa guerrafondaia e imperialista, che si arma per competere e fare la guerra contro le altre potenze imperialiste, come Russia, Stati Uniti e Cina.
Non mi riconosco nell’Europa della piazza di ieri, in cui c’era tutto e il contrario di tutto. Una piazza voluta da Repubblica, i cui proprietari sono azionisti dell’industria delle armi. Una piazza che non condanna esplicitamente il riarmo e a cui hanno partecipato politici guerrafondai come Calenda. Una piazza in cui viene esaltata la presunta superiorità della cultura europea, da intellettuali "progressisti" come Vecchioni. Come se indiani e cinesi non avessero una cultura millenaria.
Quella era la piazza della guerra; io avrei aderito alla piazza pacifista promossa da Rifondazione comunista e dalla sinistra anticapitalista e antimilitarista. La mia Europa è quella del Manifesto di Ventotene: un’Europa socialista, democratica, federale e antimilitarista.
Molti "europeisti" guerrafondai citano Spinelli e il Manifesto di Ventotene senza averlo mai letto. l’Europa di Spinelli era socialista e democratica, mentre l’UE è capitalista e oligarchica. L’Europa di Ventotene era antimilitarista, mentre l’UE è guerrafondaia. L’Europa di Ventotene era contro il nazionalismo, mentre l’UE è un’alleanza di Stati nazione armati fino ai denti e nemici fra loro.
No, questa non è la mia Europa. Non sono disposto a manifestare per essa e tantomeno ad andare in guerra. Che vadano al fronte a difendere questa Europa gli intellettuali interventisti, la cui età media è settant’anni.
I giovani ieri non erano nella piazza dei guerrafondai.

Nazionalizzare sanità, scuola e formazione!

di Pierluigi Rainone
LA SANITÀ, LA SCUOLA E LA FORMAZIONE DEVONO ESSERE NAZIONALIZZATE (basta con la mercificazione delle vite)!

Da oltre 30 anni l’ ideologia e la propaganda liberista e mercantile sono divenute egemoni nella mente della maggioranza della popolazione. Nonostante le privatizzazioni e le liberalizzazioni (imposte dall’Unione Europea uscita dal Trattato di Maastricht nel 1992) abbiano creato una situazione disastrosa, molti/e non vedono una via di uscita. Eppure la soluzione sarebbe dietro l’angolo se solo ci fosse la consapevolezza: diffondere elementi di socialismo in una società inquinata dalla logica mercantile.

Il Movimento RadicalSocialista (insieme ad altre forze politiche, sindacali ed associative) vuole lanciare una campagna nazionale per chiedere la nazionalizzazione della sanità, della scuola e della formazione (ora in larga maggioranza nelle mani delle università telematiche e di enti di formazione privati).

La nazionalizzazione renderebbe “gratuiti”(ovvero finanziati tramite una tassazione progressiva) questi servizi essenziali che oggi vengono pagati due volte: una volta con le tasse e la seconda pagando di tasca propria…

È uno scandalo che la scuola, la formazione e la sanità siano ridotti ad essere un supermercato dove tutto si può comprare (e vendere). Tutto questo in totale sfregio di diversi articoli della Costituzione.

Iniziamo ad uscire con proposte concrete e vedrete che l’anticapitalismo tornerà ad avere un ruolo importante in Italia, non marginale come ora.

Pierluigi Rainone
(Movimento RadicalSocialista)

Le oligarchie in guerra contro i popoli

di MASSIMO AMADORI
La Von Der Leyen ha ammesso apertamente che il riarmo europeo servirà a rilanciare l’economia. Non si tratta quindi di difendere l’Europa, dato che fino a prova contraria l’UE non è stata aggredita da nessuno. Si tratta invece di rilanciare l’economia capitalistica, dato che la guerra è sempre un buon affare per i capitalisti e convertire la produzione per produrre armi permetterà di far fare un sacco di soldi alle grandi aziende.
A cosa serve dunque il riarmo europeo? A regalare miliardi alla lobby delle armi. Tutto questo mentre gli ospedali e le scuole cadono a pezzi, i trasporti pubblici non funzionano e abbiamo salari e pensioni da fame. Ma per queste cose i soldi non ci sono, li trovano solo per le armi.
L’oligarchia europea, e dico oligarchia perché nessun parlamento ha votato per aumentare di 800 miliardi le spese militari, assomiglia sempre di più all’oligarchia russa. Miliardari completamente slegati dalla realtà che si arricchiscono grazie alla guerra e distruggono lo stato sociale.
La democrazia non c’è in Russia ma nemmeno in Europa. Se c’è un nemico sono proprio gli oligarchi, in Russia come in Europa. Come cittadino europeo il mio nemico non è il popolo russo, ma la Von Der Leyen e l’oligarchia capitalistica che rappresenta. I nemici dei russi non sono i popoli europei, ma Putin e l’oligarchia capitalistica che rappresenta.
Per avere la pace e la democrazia dobbiamo rovesciare gli oligarchi, in Russia come in Europa. Contro la guerra serve una rivoluzione. Socialismo o barbarie!

8 marzo giornata di lotta

di MASSIMO AMADORI
L’8 marzo del 1917 le donne di Pietrogrado scioperarono e scesero in piazza contro la guerra. Era l’inizio della rivoluzione russa, culminata nell’ottobre del 1917. Pochi sanno che sono queste le origini storiche della giornata Internazionale della donna, che divenne dappertutto l’8 marzo per decisione delle donne comuniste nel 1921. Precedentemente veniva celebrata in giornate diverse a seconda del Paese per iniziativa delle donne socialiste, a partire dal 1909 negli Stati Uniti e dal 1910 in Europa. Le "pioniere" della giornata della donna furono le marxiste rivoluzionarie Rosa Luxemburg, Klara Zetkin e Alexandra Kollontaj. In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1922, su iniziativa del Partito Comunista. Dopo la parentesi del fascismo fu reintrodotta dalle ex partigiane dell’UDI (Unione Donne Italiane), che riuniva le donne socialiste, comuniste e cattoliche. Furono loro a decidere il simbolo della mimosa. L’8 marzo non è una festicciola borghese, ma una giornata di lotta per i diritti delle donne. È nato in ambito socialista e comunista, con un chiaro significato di lotta contro il capitalismo e il patriarcato. È nato da una manifestazione contro la guerra. Oggi dovremmo riprendere il significato originario dell’8 marzo, lottando per i diritti delle donne, contro il patriarcato e contro il militarismo e le follie dei guerrafondai. Per questo ho aderito allo sciopero. L’8 marzo lotto!

NO all’imperialismo di Putin & Trump, ma anche ai guerrafondai europei!

di MASSIMO AMADORI
Malgrado tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni continuerò a preferire l’Europa alla Russia di Putin ed anche agli Stati Uniti. Sono contrario alla guerra e al riarmo europeo, proprio perché non voglio che l’Europa diventi come la Russia di Putin.
Non è certo un caso se Trump ha chiesto all’Unione Europea di armarsi. I fascisti e i dittatori di tutto il mondo sanno bene che la guerra favorisce l’autoritarismo e il fascismo, portando alla fine della democrazia e della libertà. Sanno bene che la guerra è una tragedia per i popoli e un affare per gli oligarchi di tutto il mondo.
I governanti europei che gettano benzina sul fuoco e fomentano la guerra sono degli irresponsabili e nei fatti fanno il gioco di Trump e di Putin. Ci stanno trascinando verso una terza guerra mondiale, che sarebbe una tragedia per tutti ma in particolare per l’Europa. Saremmo noi a venire distrutti, non Putin e Trump.
L’imperialismo russo mi spaventa, così come quello statunitense, ma mi spaventano anche i guerrafondai con l’elmetto che governano l’Unione Europea, mi spaventa il PD e tutto l’establishment "europeista" che ha deciso di trascinarci in guerra.
Detesto Putin, così come detesto Trump e tutti i fascisti e i dittatori. Se i loro popoli si rivoltassero contro questi assassini imperialisti sarei il primo a festeggiare. Ma non voglio la guerra, non voglio che la mia Europa mandi i nostri giovani al macello per il profitto dei capitalisti, non voglio che i proletari russi ed europei si scannino fra loro per gli interessi dei rispettivi oligarchi, non voglio che i civili e i bambini muoiano sotto le bombe.
Non esistono guerre giuste, la guerra è una sconfitta per tutti. A cosa hanno portato tre anni di guerra in Ucraina? Alla morte di centinaia di migliaia di soldati russi e ucraini, alla morte di migliaia di civili ucraini e alla vittoria di Putin. Ne valeva la pena? Secondo me no. I paragoni con la seconda guerra mondiale non reggono, in primis perché Putin e Trump, per quanto siano dei macellai fascisti, non sono uguali a Hitler. Il nazismo era il male assoluto e la guerra era l’unico modo per fermarlo. Oggi invece il male assoluto è la guerra. La guerra che toglie risorse alla sanità e all’istruzione per arricchire l’industria bellica, che manda i giovani a morire per gli interessi di vecchi oligarchi, che provoca solo morte e sofferenza.
Io non ci sto, i socialisti non ci stanno. Se i governanti europei vogliono la guerra che vadano loro a morire al fronte. Abbasso la guerra! Abbasso il militarismo!