di MASSIMO AMADORI –
Sandro Pertini una volta fu contestato da un gruppo di studenti. Non si arrabbiò ed anzi disse di essere contento, perché aveva fatto il partigiano proprio per permettere alle persone di contestare gli uomini di potere. Gli studenti ieri hanno contestato ad Atreju la ministra Bernini, la quale invece di dialogare con loro ha fatto la vittima e ha gridato agli studenti: "Siete dei poveri comunisti".
La differenza fra Pertini e la Bernini è la differenza che c’è fra la democrazia e l’autocrazia. In democrazia è sempre legittimo contestare chi governa, in un regime autoritario no.
È la differenza fra un politico con la P maiuscola come Pertini e una serva del potere come la Bernini. Per dirla con Totò è la differenza fra gli uomini e i caporali.
Fra l’altro la ministra non si rende conto che "comunista" non è un’offesa. Io non sono comunista ma socialista come Pertini, però non mi offendo se qualcuno dice che sono comunista. Lo stesso Pertini ebbe ottimi rapporti con i comunisti sin dai tempi della Resistenza. Credo che la Bernini invece di attaccare chi la contesta dovrebbe provare ad ascoltare le critiche degli studenti e a fare un po’ meglio il suo lavoro.
Il terrorismo rosso ha fatto danni enormi alla sinistra e al movimento operaio
di MASSIMO AMADORI –
Io davvero non capisco la simpatia che alcuni a sinistra hanno per le Brigate Rosse.
Tralasciando il fatto che il terrorismo rosso ha fatto solo danni al movimento operaio e alla sinistra, ideologicamente le BR, oltre a essere estremiste, erano fortemente staliniste. La loro visione del comunismo era decisamente autoritaria e dittatoriale. Se avessero preso il potere avrebbero instaurato una dittatura "comunista" stile Bulgaria o DDR.
Io non sono un fan del PCI ma preferisco decisamente il PCI di Berlinguer rispetto alle BR e penso che il PCI fece bene a contrastare i terroristi di estrema sinistra, sbagliando però nei metodi. Perché contrastare il terrorismo rosso fu una scelta giusta, ma Berlinguer sbagliò nella linea della fermezza, perché questa decisione contribuì all’assassinio di Aldo Moro. Il PCI sbagliò a identificarsi con lo Stato borghese. Mi convince di più la posizione che aveva Democrazia Proletaria "contro lo Stato e contro le BR". Certo è che nell’omicidio di Moro, come in tanti altri casi, i brigatisti rossi fecero il gioco della peggiore DC, dello Stato borghese e dell’imperialismo USA.
Rosselli: il socialismo non è statalismo ma emancipazione dell’UOMO, autogestione, libertà e federalismo
di CARLO ROSSELLI –
Vi è un mostro, nel mondo moderno – lo Stato – che sta divorando la Società.
Lo Stato dittatoriale dei nostri giorni ha stravolto tutti i rapporti umani, puntellato tutti i privilegi, sostituito la libertà con la legge faziosa, l’eguaglianza con la disciplina di caserma e le caste. Al posto delle associazioni spontanee e creatrici ha fatto subentrare a forza una associazione coatta, gelida, impersonale, invadente, tirannica, inumana che distrugge tutta la vita sociale.
Questo Stato bisogna abbatterlo.
Nello Stato dittatoriale moderno, logica conclusione dello statalismo, non c’è infatti più posto per l’uomo. Lo Stato si è preso tutto l’umano. Nello Stato moderno c’è solo posto per l’impiegato e per il servo: il servo della produzione (ovverosia del capitale), il servo dell’amministrazione (ovverosia della burocrazia), il servo della razza o della grandezza imperiale (ovverosia della guerra).
Tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e la società si è frapposto uno schermo invarcabile e opaco. Perfino tra l’uomo e le cose, in questo Stato dove tutti i valori sono falsati e corrotti, non sono quasi più possibili rapporti diretti e concreti; non è cioè quasi più possibile la conoscenza. Continua a leggere
Il socialismo è…
Europa sì, ma socialista e pacifista!
di MASSIMO AMADORI –
Per contrastare Trump, Putin, Musk e i sovranismi più che difendere l’attuale Unione Europea capitalistica credo che sarebbe più utile battersi per un’ altra Europa, per un’Europa socialista, federale e democratica.
È l’ Europa sognata da Spinelli nel "Manifesto di Ventotene".
Un’Europa socialista avrebbe tutti i mezzi necessari per difendersi dagli oligarchi, dai fascisti, dagli Stati Uniti e dalla Russia.
Non parlo di mezzi militari, perché socialismo significa pace e in ogni caso l’ Europa non potrà mai competere militarmente con colossi come la Russia, gli Stati Uniti e la Cina. Così come non possiamo competere economicamente. Possiamo e dobbiamo difenderci tramite le "armi" della democrazia, della libertà e della giustizia sociale.
Purtroppo l’ UE va in direzione diametralmente opposta. È proprio perché sono europeista e democratico che questa Europa non mi piace e vorrei cambiarla radicalmente.
Già nel secondo dopoguerra i socialisti autonomisti lottarono per un’Europa socialista e democratica indipendente sia dagli Stati Uniti sia dall’URSS. Purtroppo la guerra fredda impedì questa prospettiva. Oggi il compito dei socialisti europei è lottare per un’Europa indipendente sia dalla NATO sia dalla Russia, un’Europa socialista fondata sulla giustizia sociale e sulla democrazia.
Un’Europa socialista avrebbe la forza morale e politica per opporsi a Trump, a Putin e a tutte le autocrazie, non con la guerra ma promuovendo una rivoluzione socialista mondiale.
Guerra, l’altra faccia del capitalismo
di MASSIMO AMADORI –
Ci vogliono abituare alla guerra, ha ragione il prof. Montanari. Investire in armamenti e parlare di leva militare serve ad abituare le persone che la guerra in fondo sia una cosa normale, quando invece la nostra Costituzione dice il contrario.
Purtroppo la guerra fa parte del DNA del sistema capitalistico e le classi dominanti di tutto il mondo ne hanno bisogno per spartirsi i mercati e le risorse, per risolvere la crisi economica e dare il via a un nuovo ciclo di accumulazione capitalistica. La guerra mondiale è sempre più vicina purtroppo. La guerra è un immenso profitto per i capitalisti, a cominciare ovviamente dai mercanti d’armi. Le borghesie sono pronte a farsi la guerra fra loro, ma al macello per i loro profitti manderanno i lavoratori. Specialmente noi giovani, come già accadde nelle due guerre mondiali.
Per chi ci governa siamo solo carne da macello. Allora per noi rifiutare la guerra diventa una questione di sopravvivenza. I socialisti internazionalisti devono rispondere dichiarando guerra alla guerra. Perché il nemico è sempre in casa nostra, sono gli oligarchi e i governi che ci mandano a morire per i loro profitti. Se ci manderanno al fronte risponderemo con una rivoluzione, come nel 1917. Ma dobbiamo essere organizzati, perché senza organizzazione siamo solo carne da macello per i capitalisti.
Guerra alla guerra!
Ma la solidarietà ai palestinesi e la critica a Israele non c’entrano niente con l’antisemitismo!!!
di MASSIMO AMADORI –
Numerosi intellettuali e storici ebrei italiani hanno criticato il "DDL antisemitismo", proposto da alcuni senatori della destra del PD.
Siamo tutti d’accordo che l’antisemitismo sia un crimine e che sia giusto contrastarlo, ma il punto è che il DDL in questione considera antisemitismo anche la critica alle politiche dello Stato di Israele. È una definizione che criminalizza le posizioni antisioniste, presenti anche in una parte della comunità ebraica. Potenzialmente si potrebbe andare persino oltre, criminalizzando non solo gli antisionisti ma anche i critici del governo israeliano. Parlare del genocidio di Gaza, della pulizia etnica in Cisgiordania, dell’ apartheid e dell’ occupazione dei territori palestinesi potrebbe diventare "antisemitismo".
È chiaro che questa legge è illiberale e va respinta in blocco. Non lo penso solo io ma anche illustri storici ebrei esperti della storia della Shoah e dell’ antisemitismo. Fra cui la storica Anna Foa e lo storico Carlo Ginzburg, oltre all’attivista Bruno Montesano e a Gad Lerner. L’antisemitismo è l’odio contro gli ebrei e non la critica a Netanyahu o alle politiche dello Stato di Israele. Mettere tutto su uno stesso calderone non solo è una misura illiberale ma non aiuta nemmeno a contrastare l’antisemitismo, che è un problema reale purtroppo. L’antisemitismo va contrastato, così come l’islamofobia e ogni altra forma di razzismo. Ma non è un problema a parte: la lotta contro l’antisemitismo è parte integrante della lotta contro ogni altra forma di razzismo e in Italia esiste già la legge Mancino, che è pensata per contrastare l’odio razziale. Non vedo quindi la necessità di approvare una legge specifica contro l’antisemitismo, tanto più se questa legge etichetta come "antisemita" la solidarietà con il popolo palestinese.
Il nostro “piccolo” Movimento indica la via verso un grande obiettivo!
Concretezza (e lotta), non astratta ideologia!
di MASSIMO AMADORI –
I socialisti se vogliono incidere nella società di oggi devono essere concreti. Non devono parlare di ideologia ma dei problemi concreti delle persone, a partire dal diritto al lavoro, alla casa e alla salute. Devono difendere i diritti civili e i diritti sociali, parlando un linguaggio che le persone possano capire, utilizzando anche i social e i nuovi mezzi di comunicazione.
Prima di presentarsi alle elezioni devono radicarsi nei quartieri popolari e nelle periferie, che purtroppo la sinistra da tempo ha abbandonato. Devono essere presenti in tutte le lotte dei lavoratori: dalla difesa del salario alla lotta contro il precariato nelle scuole.
Chiaramente la lotta per le riforme va sempre legata a una prospettiva di superamento del capitalismo.
Il nostro non deve essere un anticapitalismo ideologico, ma basarsi sui problemi concreti delle persone. Perché oggi oggettivamente il capitalismo non è in grado di assicurare a tutti il diritto alla salute, uno stipendio decente e una casa in cui far crescere i propri figli. Il socialismo del ventunesimo secolo deve essere concreto, non ideologico. Deve unire la lotta per i diritti sociali a quella per i diritti civili e la difesa dei diritti dei lavoratori alla difesa dell’ambiente. Non a caso molti compagni parlano di ecosocialismo, perché oggi la questione ecologica è fondamentale.
Prendiamo esempio dai socialisti democratici negli USA, che stanno crescendo proprio perché propongono soluzioni concrete ai problemi della gente, partendo dalle lotte popolari e dalle periferie.
No alla violenza! (Lo squadrismo lasciamolo ai fascisti)
di MASSIMO AMADORI –
Il movimento operaio e socialista non utilizza metodi squadristi e mafiosi. Su questo Matteotti, Gramsci e Malatesta erano perfettamente d’accordo. Il terrorismo individuale non fa parte della storia del movimento operaio organizzato, non fa parte della storia del PSI e del PCI ma nemmeno della Federazione Anarchica Italiana.
I metodi dei socialisti sono altri: scioperi, manifestazioni di massa ecc. Omicidi politici e squadrismo sono i metodi dei fascisti e dei mafiosi, non i nostri.
Gli estremisti e i terroristi fanno solo danni alla sinistra. Gli squadristi che hanno vandalizzato la sede della Stampa hanno fatto solo dei danni alla causa palestinese. Sono utili idioti funzionali a chi ci governa.
Chi usa la violenza per imporre le proprie idee è un fascista, pure se si definisce "comunista" e "pro-Pal".
Fra le altre cose la polizia, sempre pronta a manganellare studenti e lavoratori che manifestano, non ha fatto nulla per impedire l’assalto squadrista alla Stampa. A dimostrazione del fatto che questi squadristi "rossi" sono utili idioti. La loro giovane età non li giustifica, perché la violenza non è mai giustificabile. Dobbiamo denunciare il genocidio di Gaza con altri mezzi, perché questi sono controproducenti. I metodi fascisti lasciamoli ai fascisti e ai mafiosi.



