Il 10 giugno del 1924 i fascisti rapirono e assassinarono il deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva avuto il coraggio di denunciare i brogli e le violenze fasciste alle elezioni del ’24 e che aveva raccolto delle prove che dimostravano la corruzione del regime fascista.
Matteotti non fu solo un martire antifascista ma anche e soprattutto un grande socialista, che per tutta la vita ha lottato per l’emancipazione della classe lavoratrice. Molti storici definiscono Matteotti un riformista rivoluzionario, poiché il suo riformismo non puntava semplicemente a una riforma del capitalismo ma al suo superamento. Legava la lotta per riforme sociali concrete e immediate alla prospettiva socialista del superamento del sistema capitalistico.
Per lui, come per Rosa Luxemburg, riforme sociali e rivoluzione socialista non erano affatto antitetiche, ma legate in maniera dialettica. Il socialismo di Matteotti era un socialismo etico, democratico e libertario, perché per lui socialismo, democrazia e libertà dovevano sempre andare di pari passo.
Criticò sia i massimalisti sia i riformisti, i primi perché vedevano l’insurrezione come fine e non come mezzo e i secondi perché vedevano le riforme come fine e non come mezzo. Ma soprattutto criticò i comunisti, perché per lui il socialismo era incompatibile con la dittatura e la violenza.
Pochi ricordano che Matteotti fu un pacifista intransigente. Nel 1914 arrivò a dire che se l’Italia fosse entrata nel primo conflitto mondiale sarebbe stata necessaria un’insurrezione del proletariato per fermare la guerra.
Giacomo Matteotti fu questo e tanto altro. Per noi socialisti libertari è un punto di riferimento e un esempio prezioso di coerenza socialista e internazionalista. Giacomo Matteotti vive!
