Stato e anarchia

di MASSIMO AMADORI
A 25 anni dal G8 di Genova e davanti all’ennesima violenza poliziesca credo che una riflessione sullo Stato andrebbe fatta, senza necessariamente aderire a tesi anarchiche. Marx definiva lo Stato come un apparato di violenza, dominio e coercizione al servizio dei capitalisti e delle classi dominanti. Credo che alla luce dei fatti sia difficile dargli torto e sostenere che lo Stato sia neutrale nel conflitto di classe.
Lo Stato interviene sempre per difendere l’ordine borghese, un ordine basato sulla violenza e sullo sfruttamento. Un ordine che in realtà è un disordine, perché produce guerre e violenza continua. Lo Stato è estremamente benevolo con i colletti bianchi che commettono reati, ma estremamente duro e severo con i poveri, i lavoratori e gli sfruttati.
Se ci fate caso le persone assassinate dalla polizia fanno sempre parte delle categorie più fragili: drogati, malati di mente, immigrati, disabili, ecc. E anche studenti e lavoratori, se alzano la testa come a Genova nel 2001, quando gli studenti – compresi diversi minorenni – furono picchiati e torturati dalla polizia. Da poliziotti che non solo non si sono fatti un giro di galera ma hanno pure fatto carriera.
Non sono poche mele marce, è il sistema stesso a essere marcio. La polizia, in quanto organo repressivo dello Stato borghese, non può che essere al servizio dei potenti e del potere politico. Con licenza di uccidere e torturare. Perché è chiaro che una società con disuguaglianze estreme ha bisogno dell’uso della forza pubblica per proteggere i ceti privilegiati e gli oligarchi. Non certo per proteggere noi cittadini.
Chiaramente la polizia svolge anche funzioni utili e non tutti i poliziotti sono fascisti, razzisti e violenti, ma ce ne sono parecchi, e comunque le stesse strutture poliziesche sono costruite proprio per favorire questi comportamenti violenti. Non credo che sia possibile abolire la polizia da un giorno all’altro, ma di certo si potrebbe defascistizzarla, cioè cacciare i fascisti e i razzisti e mettere questo apparato dello Stato sotto il controllo democratico della cittadinanza. Posto che, come Marx, anch’io credo che gli apparati repressivi dello Stato vadano “spezzati”, come fece la Comune di Parigi. Perché fino a quando la polizia sarà un corpo dello Stato separato dalla società gli abusi saranno inevitabili.
Purtroppo i “marxisti” spesso e volentieri si dimenticano della lezione di Marx sullo Stato e in particolare i leninisti dovunque sono arrivati al potere hanno rafforzato lo Stato invece che limitarne i poteri come avrebbe voluto Marx. I compagni anarchici non hanno proprio tutti i torti. Forse abolire del tutto lo Stato è un’utopia in una società complessa come la nostra, ma certamente si potrebbe limitarlo e democratizzarlo.
Io sono per un socialismo democratico, federalista, comunalista e libertario. Socialismo significa anche restituire alla società e ai cittadini i poteri dello Stato, favorendo l’autogoverno e la democrazia diretta. E magari un giorno anche l’utopia anarchica potrebbe diventare realtà.

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