Il servo italiano di Stalin

di MASSIMO AMADORI
Guarda caso in tutte le ricostruzioni agiografiche di Palmiro Togliatti viene completamente omesso il suo ruolo nello sterminio di circa 200 antifascisti italiani rifugiatisi in URSS durante gli anni del fascismo, in massima parte operai comunisti iscritti al PCI e morti nei gulag di Stalin.
Togliatti non solo era presente a Mosca e non fece nulla per i suoi connazionali antifascisti ma in alcuni casi li denunciò come “trotzkisti” alle autorità sovietiche. Negli anni delle purghe un’accusa del genere comportava morte certa e Togliatti non poteva ignorarlo. Quindi le note negative che scrisse sui suoi compagni di partito equivalevano a una condanna a morte.
Trotskista: deportare“. Quando ho scritto la mia tesi di laurea in scienze storiche sugli antifascisti italiani vittime dello stalinismo mi sono imbattuto in questo documento trovato negli archivi sovietici. Fu scritto da Togliatti, era la presentazione di un operaio comunista che si era rifugiato in URSS per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Inutile dire che poi questo poveraccio fu deportato sul serio e divenne una vittima dello stalinismo. Da quando ho letto questo documento non sono più riuscito ad avere la minima stima per Togliatti, il peggior servo di Stalin. E cari togliattiani che vi ostinate a dire che le scelte politiche di Togliatti in Italia furono fatte in maniera autonoma dal tiranno di Mosca sappiate che non è così. La stessa svolta di Salerno fu concordata a Mosca con Stalin e non fu un’elaborazione originale di Togliatti. I documenti ritrovati negli archivi sovietici hanno confermato anche questo. Per tutta la sua vita Togliatti non disse mai di no a Stalin, tranne quando rifiutò la guida del Cominform.

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