di MASSIMO AMADORI –
Ieri Fidel Castro avrebbe compiuto 100 anni. Per i comunisti è stato un eroe senza macchia, per la destra un dittatore sanguinario. Probabilmente la verità sta nel mezzo e sulla figura storica e politica di Fidel il mio giudizio non è netto. È stato grande sia nel bene sia nel male. Ha dei meriti indiscutibili: la rivoluzione cubana del ’59 ha liberato il popolo cubano dalla dittatura di Batista, un tiranno corrotto al servizio del capitalismo USA e delle mafie. Grazie alla rivoluzione i cubani hanno ottenuto la sanità pubblica e gratuita, l’istruzione pubblica, casa e lavoro. Le terre furono redistribuite fra i contadini poveri e l’economia pianificata ha portato a grandi benefici per i lavoratori. La mortalità infantile è praticamente scomparsa. Soprattutto il popolo cubano, pur rimanendo povero, ha ottenuto dignità e indipendenza dall’imperialismo USA.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Fidel Castro è stato un dittatore: ha edificato un regime autoritario basato sul partito unico, sopprimendo le libere elezioni. Dissidenti e oppositori sono stati incarcerati o costretti a fuggire. Negli anni Sessanta e Settanta il regime castrista si è macchiato di un crimine orribile: la persecuzione delle persone omosessuali. Centinaia di gay furono rinchiusi nei campi di concentramento, assieme agli oppositori politici. Per noi socialisti libertari tutto ciò non è accettabile. Attualmente il popolo cubano è alla fame e quasi tutte le conquiste sociali della rivoluzione del ’59 non esistono più.
Dopo il crollo dell’URSS infatti il regime cubano è entrato in crisi. Le responsabilità sono sia del regime castrista sia dell’imperialismo USA. Certamente l’embargo criminale del governo statunitense ha portato il popolo cubano alla fame. L’embargo è stato inasprito da Trump. Ma al tempo stesso il regime cubano ha molte responsabilità: ha aperto ai capitalisti stranieri e ha inasprito la dittatura burocratica del PCC. Le persone fanno la fame a causa dell’embargo e al tempo stesso i burocrati del Partito Comunista vanno in giro in Mercedes e fanno affari grazie ai dollari americani. Ogni forma di dissenso viene repressa.
Noi socialisti libertari difendiamo le conquiste sociali della rivoluzione cubana (oggi purtroppo praticamente scomparse), senza però sostenere la dittatura “comunista”. Consideriamo l’embargo degli USA un crimine contro l’umanità ma pensiamo anche che il regime castrista abbia delle responsabilità enormi. Non può esistere socialismo senza la massima democrazia e libertà. Dittatura, partito unico, repressione dei dissidenti, burocrazia, statalismo totale. Tutto ciò non ha nulla a che fare con il socialismo. È capitalismo di Stato. Socialismo significa in primis autogestione e autogoverno, non dominio dello Stato.
L’errore di Fidel è stato credere di poter liberare le masse popolari dall’alto, tramite lo Stato. Ma ciò ha comportato il mantenimento delle gerarchie sociali e politiche e l’instaurazione di una dittatura. La vera liberazione invece potrà avvenire solo dal basso, dall’autorganizzazione dei lavoratori. La liberazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi, per dirla con Marx. Solo la democrazia socialista potrebbe salvare Cuba e la sua rivoluzione. Scegliere fra il capitalismo USA e un regime burocratico e autoritario è come scegliere fra il tifo e il colera. Il popolo cubano merita di meglio, merita il socialismo democratico e libertario.