Senza il socialismo, l’antifascismo non è efficace

Le organizzazioni neofasciste come FN andrebbero sciolte. Ma non sarà sul terreno giudiziario che potremo sconfiggere i neofascisti. In primis perché sin dal ’46 le organizzazioni neofasciste non solo hanno avuto legittimità politica ma i neofascisti sono anche stati inseriti in tutti gli apparati dello Stato, in seguito all’amnistia di Togliatti e De Gasperi. Perché il fascismo ha sempre fatto comodo all’oligarchia capitalistica e ha protezioni politiche ai massimi livelli dello Stato borghese. Basti pensare alla strage della stazione di Bologna e a tutte le stragi neofasciste, che non sarebbero state possibili senza la complicità e la copertura dei servizi segreti e di settori dello Stato.
La Costituzione antifascista purtroppo è rimasta lettera morta. Inoltre pure se riuscissimo a ottenere la messa al bando dei partiti neofascisti tramite una mobilitazione di massa questo non sarebbe sufficiente a farli sparire. In clandestinità i neofascisti potrebbero essere potenzialmente persino più pericolosi. Per rispedire nelle fogne la feccia nazifascista dobbiamo in primis rispondere al populismo reazionario dell’estrema destra con un programma sociale e socialista.
Lo hanno capito i socialisti democratici negli USA, i quali hanno preso le distanze dalla cosiddetta “sinistra woke”, proponendo invece una sinistra socialista che si occupa in primo luogo dei diritti sociali: casa, lavoro, stipendi più alti, sanità pubblica, welfare capillare, ecc. Perché sono queste cose concrete che interessano alle persone.
Ciò non significa affatto che la sinistra non debba difendere i diritti civili di migranti, persone LGBTQ, donne ecc. Anzi. Una sinistra socialista degna di questo nome si occupa sia dei diritti sociali di quelli civili, senza mai contrapporli come fanno i rosso-bruni alla Marco Rizzo. Ma la difesa dei diritti sociali è fondamentale e si lega alla questione dell’ anticapitalismo e dell’opposizione al neoliberismo. Una finta “sinistra” che fa gli interessi del capitalismo apre sempre la strada all’estrema destra. Non basta gridare al fascismo. Certamente Vannacci va contrastato, ma nel modo giusto. Non si può contestare il fascismo senza mettere in discussione l’oligarchia che lo genera e che lo utilizza per i suoi scopi tutte le volte che il sistema capitalistico entra in crisi e si avvicina una guerra mondiale.
La sinistra italiana dovrebbe prendere esempio dai DSA di Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Mamdani. Anche per quanto riguarda il contrasto al neofascismo. Indignarci per le dichiarazioni di Vannacci e dei vannacciani e chiedere la messa al bando di FN e di tutte le organizzazioni neofasciste non è sufficiente. È necessario, ma non sufficiente. Serve anche altro, in primis una sinistra credibile che non abbia paura a parlare di socialismo. Nel programma di Vannacci non solo non ci sono riferimenti ai diritti sociali ma addirittura i vannacciani vorrebbero toglierci il poco welfare rimasto in Italia dopo anni di governi neoliberisti di destra e di “centrosinistra”. Vannacci vorrebbe togliere o comunque limitare persino la Naspi. Sei stato licenziato perché la multinazionale per la quale lavoravi ha delocalizzato la produzione? Per i neofascisti di Vannacci non devi nemmeno ricevere la disoccupazione mentre cerchi un altro lavoro. Puoi scegliere se morire di fame o lavorare nei campi di pomodoro a 2 euro all’ora, al posto degli immigrati. Del resto “chi non lavora non mangia”, dice Vannacci citando San Paolo. I fascisti del terzo millennio sono cani da guardia del capitale, esattamente come quelli del secolo scorso. Nemici della classe lavoratrice, oltre che della democrazia e della costituzione.

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