Il “cerchiobottismo” di Elly Schlein

di LAVINIA MARCHETTI

Elly Schlein è la segretaria del più grande partito della finta sinistra italiana. Le sue parole sulla morte di Abderrahim Fakir esprimono perfettamente l’inconsistenza politica del PD, la sua vocazione a dissolvere qualsiasi conflitto dentro una brodaglia di cautele, indignazione col freno a mano tirato, domande retoriche e formule capaci apparentemente di non scontentare nessuno (tranne chi è di sinistra ovviamente). Tranne, naturalmente, chi muore sotto le mani dello Stato.

«Qualcosa non è andato come doveva», dice Schlein a In Onda. Ah. Dico io. L’hai notato anche tu? Qualcosa. Un uomo viene immobilizzato prono sull’asfalto rovente, il volto premuto a terra, preso a pugni mentre è a terra, schiacciato da 2 agenti e un sonderkommando di passaggio, mentre gli operatori sanitari osservano. Chiede aiuto, poi diventa immobile. Schlein traduce questa sequenza in un contrattempo impersonale. La violenza visibile viene ripulita attraverso la lingua del guasto tecnico. «Qualcosa non è andato come doveva». Grazie.

Subito dopo arriva la frase solenne. «Lo Stato ha fallito». Sembra una condanna in realtà è l’atto supremo del qualunquismo. Lo Stato, preso in astratto, possiede una qualità utilissima: assorbe la responsabilità e cancella le persone che hanno agito in suo nome. Lo Stato. Bene, allora arrestiamo “Lo Stato” per omicidio? Fosse anche colposo? Eppure lo Stato, in via Svevo, aveva mani determinate. Aveva uomini investiti del monopolio della forza e soccorritori titolari di un dovere verso la persona affidata al loro controllo. Lo Stato dà impunità con scudi penali e “fiducia”; hanno tutte le tutele possibili. Poi, però c’è una storia del corpo di polizia e ci sono responsabilità individuali.

Schlein avverte poi che la politica dovrebbe evitare «condanne o assoluzioni d’ufficio». È il capolavoro della viltà centrista. Il “moderato” che è sempre il più estremista. La responsabilità penale sarà stabilita dalla magistratura. La responsabilità politica esiste già e riguarda ciò che le istituzioni tollerano, proteggono oppure scelgono di vedere. C’è differenza netta tra la colpa criminale e il giudizio politico, lo diceva già qualcuno che si chiamava Karl Jaspers. Il PD cancella questa differenza e trasforma la politica nella sala d’attesa della Procura.

La destra possiede almeno la ferocia della chiarezza. Bignami ha definito l’intervento «professionale» e «adeguato» prima dell’autopsia. Salvini si schiera «sempre e comunque» con i poliziotti. La divisa gradita alla destra riceve un’assoluzione politica anticipata, poiché difende l’ordine sociale dal quale quella classe dirigente trae i propri privilegi. Per loro la presunzione d’innocenza è un favore corporativo concesso all’uniforme e sottratto al morto.

Il PD arriva allo stesso riparo attraverso una strada più untuosa, un viscidume politico che fa ribrezzo a buona parte del suo bacino elettorale. Ma tanto lo votano lo stesso, non per loro, ma contro i fascisti no? Così da un lato evita di assolvere apertamente gli agenti e sospende qualsiasi giudizio.

Poi domanda se il protocollo sia stato rispettato. Le linee guida elaborate dal Dipartimento della Pubblica sicurezza nel maggio 2026 prescrivono di limitare la contenzione prona, allentare immediatamente la presa davanti a segni di malessere e collocare il fermato su un fianco. Le prescrizioni erano già conosciute. Schlein avrebbe potuto citarle e chiedere conto della distanza fra quelle regole e le immagini. Preferisce interrogare il vuoto.

Perfino la domanda sulla formazione arriva con sei mesi di ritardo. Nel gennaio 2026 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia per il caso Magherini, rilevando carenze proprio nella preparazione degli agenti rispetto alla contenzione prona. Schlein tratta come una vaga eventualità ciò che Strasburgo aveva già indicato come problema istituzionale. Chissà se fa questo di mestiere… Spesso me lo chiedo.

Infine compare la trovata dei ventiduemila agenti mancanti. Dunque, davanti a un uomo morto durante un fermo, la segretaria del PD riesce a spostare il discorso sulla scarsità di poliziotti. Il filmato mostra già diverse persone impegnate nell’immobilizzazione e operatori dell’ambulanza presenti. Il vuoto riguardava il limite imposto alla forza e la tempestività del soccorso. Schlein risponde evocando altri uomini in divisa. È la completa capitolazione della finta sinistra davanti al concetto securitario della destra.

La conclusione raggiunge un livello persino peggiore. Schlein invita a evitare che l’opinione pubblica venga «aizzata» contro la vittima e la famiglia, oppure contro poliziotti e sanitari. Questa equivalenza cancella la più elementare asimmetria del potere. Fakir giaceva a terra. Gli altri erano in piedi ed esercitavano funzioni pubbliche. La critica del loro operato appartiene al controllo democratico; l’incitamento all’odio è un fenomeno diverso, da provare attraverso parole precise.

Il qualunquismo del PD consiste esattamente in questo.
– Chiamare equilibrio l’incapacità di scegliere.
– Definire prudenza la paura di nominare un abuso.
– Trattare come estremismo qualsiasi giudizio rivolto al potere e come moderazione la cautela riservata a chi quel potere lo esercita.

La destra sa da che parte stare. Difende le divise che custodiscono i suoi privilegi e concede loro impunità politica ancor prima che comincino gli accertamenti. Schlein contempla la scena, ammonisce tutti e conclude parlando di assunzioni. Ecumenica direbbe qualcuno. Pavida e qualunquista direbbe la sua base.

Se davanti ad Abderrahim Fakir il pensiero finale va agli organici della polizia, il PD ha già chiarito da che parte sta.

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