Non c’è fretta? E invece sì!

di Maurizio Zaffarano – 

Provo a dare il mio personale e opinabilissimo giudizio sull’assemblea dell’8 settembre promossa da Maurizio Landini e Stefano Rodotà per lanciare il movimento in difesa della Costituzione.

Rispetto alle incertezze sulla natura dell’iniziativa (determinate in parte dalle speranze del popolo della sinistra, in parte da una certa ambiguità con cui i promotori hanno presentato l’assemblea parlando di un non ben definito “spazio politico”) e cioè se questa fosse finalizzata anche alla nascita di un nuovo soggetto politico, soprattutto Stefano Rodotà è stato chiarissimo: ciò che si vuole costruire è un movimento di opinione e della società civile per richiedere alla politica (dunque ad altri soggetti che sono quelli oggi esistenti: il PD, SEL, il centrosinistra, i 5 Stelle) il rispetto e l’attuazione della Costituzione. In futuro si vedrà, e qualora vengano disattese le richieste di chi non accetta che la Costituzione venga calpestata da un ceto politico screditato si potrà pensare a qualcosa di diverso. Continua a leggere

Il trionfo della disuguaglianza

Uno studio recente dell’Istituto mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo (World Institute for Development Economics Research) dell’Università delle Nazioni Unite riferisce che nel 2000 l’1 per cento delle persone adulte più ricche possedeva da solo il 40 per cento delle risorse globali, e che il 10 per cento più ricco deteneva l’85 per cento della ricchezza mondiale totale. La metà inferiore della popolazione adulta del mondo possedeva l’1 per cento della ricchezza globale. Ma questa è solo l’istantanea di un processo in corso… Continua a leggere

Costruire una vera alternativa

di Giorgio Cremaschi

Il nuovo pacchetto di misure del governo si colloca nella più classica metodologia democristiana.
Si toglie la tassa sulla prima casa a poveri e ricchi e se ne redistribuisce il costo in nuovi balzelli distribuiti a pioggia. Che alla fine peseranno ancora sui poveri, ma in modo più complicato da dimostrare.
Si distribuiscono un po’ di mance a licenziati e cassaintegrati, guardandosi bene però dall’affrontare davvero la loro condizione. Si tolgono diritti e si distribuiscono un po’ di elemosine selettive
E soprattutto si continua con la politica di austerità e massacro sociale, coprendola però con benedizioni e auspici ottimisti. Continua a leggere

I nostri maestri: Paolo Volponi

di Giuseppe Scherpiani

Paolo Volponi (1924 – 1994) è sicuramente uno degli scrittori più inclassificabili del Novecento perché, tanto per la sua vicenda artistica quanto per quella umana, non può assolutamente essere incluso in alcuna corrente, gruppo, cenacolo, accademia o circoli vari di cui il ’900 italiano fu ricco. Si dice che Flaubert, a chi gli domandava chi fosse Madame Bovary, usasse rispondere: «Madame Bovary c’est moi». Allo stesso modo l’urbinate Paolo disegna in quasi tutte le sue opere una serie di autoritratti propri. I quali possono riconoscersi sia nei luoghi che descrive, sia nei protagonisti dei suoi lavori: individui ora spigolosi e ispidi, ora generosi e volitivi; animati da tensioni verso mete altissime, duri e secchi come le crete appenniniche ma pervasi da furori cosmici; afflitti da spleen urbinate o languori metropolitani, in perenne conflitto fra Rinascimento e computer era; spesso contadini feltreschi ma anche ceti medi urbani industrializzati e postfordisti, tutti costantemente angosciati dalla catastrofe incombente ma ugualmente contaminati dal consumismo, irrevocabilmente solitari e arrovellati al pari di Amleto. E, sotto le loro sembianze, l’autore si pone come polo catalizzatore di un trapasso epocale che avanza in un cielo tetro e anticipatore di sventura. Continua a leggere

Dal 25 luglio di Berlusconi-Mussolini all’8 settembre di Letta-Badoglio

di Marco Revelli

Un paese che prende anche solo lontanamente in considerazione l’idea che si debba «garantire l’agibilità politica» a un condannato in via definitiva per una «ciclopica frode fiscale» ai danni dello stato, è un paese che vale poco. Un mondo politico che, fin dai suoi massimi vertici, esprime comprensione per una tale esigenza, è un mondo che ha smarrito il senso del confine tra normalità e indecenza. O che ha fatto dell’indecenza la condizione della normalità. Un sistema dell’informazione che, salvo poche eccezioni, registra compiacente tutto ciò senza un unanime moto di ripulsa anzi mettendoci del suo (si leggano gli editoriali del Corriere della sera), è un sistema che ha smarrito la propria elementare funzione di controllo democratico (e anche il senso della dignità professionale). Continua a leggere

Il vecchio Marx e il nuovo nulla…

di Monica Ravalico

Karl Marx è ancora attuale al giorno d’oggi? Perché il celebre autore del Manifesto del partito comunista è ancora attuale? In fondo Marx è considerato un filosofo, un classico della cultura, uno di quegli autori che si studiano a scuola, oltre che l’ideologo del comunismo, del socialismo di stato, il papà della sinistra. In treno poco tempo fa ho visto una ragazzina che leggeva un’edizione moderna del Manifesto, e a voler essere proprio sinceri lo stesso Marx quando ha scritto il Manifesto aveva solo trent’anni. La lunga barba bianca con cui viene sempre rappresentato è successiva. E poi dicono che è una filosofia vecchia, il marxismo! Continua a leggere

USA, ricchi e… alla fame

C’è un paese al mondo che possiede un quarto della ricchezza mondiale. È un paese che negli ultimi dieci anni ha speso tre trilioni di dollari in guerre e armamenti. Lo stesso paese che ha destinato pochi spiccioli alla FAO per sfamare i poveri. È il paese più obeso del mondo e allo stesso tempo quello in cui 36 milioni di poveri vivono grazie alle social card. Benvenuti nel nuovo incubo degli Stati Uniti d’America: la fame. Continua a leggere

Marx e i “sottoconsumisti” (keynesiani)

di Sebastiano Isaia

Insieme alla tesi che individua nella maligna speculazione finanziaria la causa ultima della crisi economica, la tesi sottoconsumista è senz’altro quella che gode dei maggiori suffragi negli ambienti economici e politici orientati “a sinistra”. E fin qui nulla da dire. Il fatto è che la vulgata economica progressista da sempre (da Karl Kautsky a Conrad Schmidt) cerca inopinatamente di arruolare il barbuto di Treviri nel triste partito sottoconsumista. Continua a leggere

Come attraversare il deserto

di GIANDIEGO MARIGO

Oggi ci troviamo stretti fra un’antica ottusità marxista-leninista, una pseudo apertura socialdemocratica (del tutto revisionata ed in parte inventata al momento) ed un rampante liberalismo democratico in salsa multimediale. Ci troviamo, inoltre, a dover fare i conti con un mondo che ha scoperto internet e che lo scopre sempre di più con le sue numerose positività e le altrettanto numerose magagne. Ma è nelle definizioni forzate lo spazio del nuovo? È nella infinita rielaborazione di definizioni vetuste la sua prospettiva? Continua a leggere

Lucio Libertini, 20 anni dopo

di GIANCARLO IACCHINI

Dalla Federazione Giovanile Socialista a “Iniziativa Socialista”, dal Partito Socialista dei Lavoratori all’Unione dei Socialisti Italiani, dal Psi al Psiup, dal Psiup al Pci, dal Pci a Rifondazione Comunista: qualcuno lo chiamava, per scherzo e con una punta di malizia, lo “scissionista” per antonomasia, ma lui negava quest’apparente continuo sterzare a sinistra: «Non sono io che mi sposto sempre più a sinistra – esclamava – sono i partiti che si spostano sempre più a destra; e quindi io, per rimanere fermo sulle mie posizioni e coerente con le mie idee, sono costretto ogni volta a cambiare partito!». Sembra impossibile che siano passati già vent’anni dalla morte di Lucio Libertini (1922-1993), emblema di una sinistra che non si è mai arresa e non si arrende all’opportunismo e a quella corsa verso il “centro” che è il vero “fattore k” (anzi “c”) che blocca la democrazia italiana, impedendo quella dialettica chiara e “pulita”, quello schietto confronto di idee contrapposte e quelle alternative politiche franche e trasparenti che già Piero Gobetti aveva teorizzato di fronte al nascente totalitarismo fascista, erede per molti aspetti dei decenni di trasformismo che da Depretis a Giolitti avevano reso stagnante e putrida l’acqua in cui nuotava il giovane e dilettantesco liberalismo all’italiana. Continua a leggere