Cronologia della trattativa Stato-mafia (prima parte)

di ETTORE MARINI

30 gennaio 1992

La Cassazione conferma le condanne del maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Gli ergastoli comminati alla cupola di Cosa Nostra diventano definitivi.

12 marzo 1992

L’eurodeputato democristiano Salvo Lima, proconsole del primo ministro Giulio Andreotti in Sicilia, viene assassinato a Mondello (Palermo). Continua a leggere

Il grande inganno del pareggio di bilancio

di CLAUDIA GAUDENZI

«Piigs» è l’acronimo che sta letteralmente per Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna, ma che può altrimenti leggersi, senza peraltro sforzare troppo la fantasia, “maiali”. Questo è il termine con cui l’Italia, insieme ad altri, viene indicata dai vertici dell’economia europea. L’appellativo, davvero poco generoso, richiama un’idea del nostro Paese che è dura a morire, anche e soprattutto tra gli stessi italiani che ormai sanno di essere o essere stati in passato un popolo di spendaccioni, di dissipatori di risorse pubbliche, di fannulloni e che per questo ora vanno puniti con le meritate misure di austerità. Continua a leggere

Valori: dov’è finita la mutualità?

mutuo soccorso
di GIANDIEGO MARIGO – 
Sarebbe sin troppo semplice dichiarare che insieme all’acqua sporca si sia gettato anche il bambino. Troppo facile e già detto, ripetutamente, da tutti coloro che hanno, nel tempo, analizzato la débacle graduale della sinistra e l’evoluzione, non tanto dell’ex PCI, che già covava, sin da quegli anni, i sintomi e prodromi di quello che poi si sarebbe rivelato il fallimento piddino, ma semmai di quell’intorno sindacale e politico che si sviluppò con forza attorno agli anni 60/70, ma che trova, comunque, nella storia del movimento operaio le sue reali origini e ragioni.

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Michael Sandel, “quel che il denaro non compra”

Business is business”. Spesso questa frase viene citata per ricordare che, quando ci sono soldi di mezzo, non si dovrebbe guardare in faccia a nessuno, tanto meno alla propria coscienza. Michael J. Sandel, filosofo, economista e professore di filosofia politica ad Harvard, già dal solo titolo del suo What Money Can’t Buy – The Moral Limits of Market (Allen Lane – Penguin, 2012) commette ciò che tra gli economisti e i tecnici della finanza è considerato un atto di blasfemia: permettere a valutazioni etiche di interferire con valutazioni di ordine commerciale. Continua a leggere

Marx aveva ragione

di DANILO CORRADI

Nel riflettere su cause, conseguenze e soluzioni di questa crisi economica, ritengo che non sia il capitalismo a dover avere i sensi di colpa bensì piuttosto il moralismo perduto. Ciò perché l’origine vera della crisi è di ordine morale (…) essa risiede nel pensiero nichilista che ha confuso le ultime generazioni dissacrando l’uomo. (Ettore Gotti Tedeschi, Il virus nichilista che contagia il capitalismo, «Il Sole – 24ore», 13 febbraio 2010)

Non c’è stato periodo di prosperità in cui essi [gli stregoni ufficiali] non abbiano approfittato dell’occasione per dimostrare che “questa volta” la medaglia non aveva rovescio, che questa volta il fato era vinto. Il giorno in cui la crisi scoppiava, si atteggiavano a innocenti e si sfogavano contro il mondo commerciale e industriale con banalità moralistiche, accusandolo di mancanza di previdenza e di prudenza. (Karl Marx, The European crisis, «New York Daily Tribune», 6 dicembre 1856)

Dovrebbe bastare questo giudizio così attuale espresso da Marx più di 150 anni fa sugli economisti ufficiali per riaccendere l’interesse sul pensiero economico e politico del rivoluzionario di Treviri. Il capitalismo e la crisi, a cura di Vladimiro Giacchè, è un lavoro che agisce in questa direzione. Un testo di indubbia utilità ed efficacia. Come sappiamo, non esiste nelle opere marxiane una trattazione organica del tema della crisi. Continua a leggere

Salviamo il paesaggio

di GIANCARLO IACCHINI

Quarantacinque anni fa, in pieno boom economico e poco prima della rottura epocale del ’68-69 (contestazione studentesca e autunno caldo operaio) Giuliano Procacci lanciava, dalle pagine finali del suo Storia degli italiani, il primo grido d’allarme. Il Paese sta crescendo, sta cambiando faccia rapidamente gettandosi alle spalle l’atavica miseria – scriveva l’illustre storico scomparso nel 2008 – ma c’è un problema, anzi due. Perché oltre a quella distribuzione ineguale della ricchezza che balzava agli occhi di tutti anche all’apice del boom, nel raffronto tra la borghesia rampante dell’automobile o dell’edilizia e i nuovi ceti medi da un lato, e dall’altro il proletariato delle fabbriche del nord, per non parlare di un Meridione sempre più emarginato economicamente e spopolato dall’emigrazione, si cominciava a intravvedere una questione ecologica in precedenza ignorata o trascurata anche dai critici più severi dello sviluppo capitalistico. Continua a leggere

L’Italia è tra i paesi che registrano le maggiori disuguaglianze nella distribuzione dei redditi

Dal sito dell’Associazione Paolo Sylos Labini

L’Italia è tra i paesi che registrano le maggiori disuguaglianze nella distribuzione dei redditi, seconda solo al Regno Unito nell’Unione europea e con livelli di disparità superiori alla media dei paesi Ocse. Non solo: nel nostro paese la favola di Cenerentola si avvera con sempre minore frequenza, nel senso che le coppie tendono maggiormente a formarsi tra percettori di reddito dello stesso livello; inoltre, gli estremi si allontanano, ovvero i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E la ricchezza si sposta sempre più nei portafogli della popolazione più anziana, a scapito delle giovani generazioni. Continua a leggere

Per un LAVORO di cittadinanza (e solidarietà)

Alcuni cittadini e sindaci hanno presentato una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare per il “reddito minimo di cittadinanza”. Un assegno di €750 garantirebbe i cittadini senza lavoro o altre risorse. Questo sarebbe l’asse portante di un presunto nuovo welfare invocato anche da Grillo. Perché la proposta abbia senso, è necessario riformularla completamente. Anzitutto, se non si affronta contestualmente la questione del lavoro nero e dell’evasione fiscale, il reddito di cittadinanza favorisce abusi insostenibili. In secondo luogo, la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, non sul reddito garantito che ha effetti distorsivi sull’economia. Se il lavoro è un diritto, è anche un dovere del cittadino fondare la Repubblica lavorando! Con un linguaggio comunicativo più intelligente e meno populista sarebbe stato meglio parlare di “lavoro di cittadinanza e solidarietà” da cui ricavare un reddito sia pure minimo. Rivendicare il diritto a lavorare e il dovere di aiutare la società è l’opposto che elemosinare un vecchio welfare paternalistico e lacrimoso. Continua a leggere