Se a sinistra si continua a scherzare col fuoco…

di MATTIA DA RE

A sinistra siamo sempre meno e sempre meno presenti nell’orizzonte politico e ideale delle persone. Oggi qualsiasi proposta a favore delle classi popolari, qualsiasi proposta anche solo tiepidamente redistributiva viene vista – dalle classi popolari stesse – come immorale, come figlia dell’invidia nei confronti di “chi ce l’ha fatta”.

Chi lavora 12 ore al giorno per meno di 1.000 euro al mese, ha fatto propria la convinzione che la sua condizione sia inevitabile, “naturale” e tutto sommato giusta.

Se poi questi soldi non bastano per pagare affitto, bollette e per mangiare, per fortuna restano altre 12 ore ogni giorno da impiegare in “lavoretti” che permettano di arrotondare e sopravvivere. L’importante è che restino giusto quel paio d’ore al giorno (e giusto qualche decina di euro al mese) da spendere in palestra e per l’aperitivo. Il tanto che basta per per sentirsi “normali”, il tanto che basta per credere di vivere una vita felice.

Le stesse considerazioni valgono per il riscaldamento globale, per la gestione dei rifiuti, per l’emergenza abitativa, per l’impossibilità di accedere a cure degne di questo nome, per il fatto di essere stat* trascinat* in guerra e per qualsiasi altro problema che l’umanità è costretta ad affrontare. Non esistono nella mente delle persone soluzioni alternative a quelle proposte dal sistema.

Per non farci mancare nulla, come era naturale che accadesse, della Democrazia è rimasto solo l’involucro. Un sistema democratico, senza Democrazia: la “democrazia reale“. Nemmeno questa è una novità, la democrazia è stata progressivamente svuotata nei decenni dalla partitocrazia, in base alle convenienze del momento dell’uno o dell’altro politicante, secondo le logiche di una guerra tra bande che si sono spartite posti e poltrone e che – in quanto tutte ugualmente fedeli a Confindustria e alla NATO – sono state lasciate agire indisturbate.

Andremo così a votare il 25 settembre, per la prima volta eleggeremo un Parlamento colpito dallo scriteriato taglio dei parlamentari e lo faremo con una legge elettorale complicata e sostanzialmente senza una logica (se non quella partitocratica). Lo faremo senza il tempo per svolgere una seria campagna elettorale, senza consentire ai cittadini e alle cittadine di conoscere il programma dei partiti in corsa.

C’è di più, i partiti in corsa saranno realisticamente solo quelli attualmente presenti in Parlamento, che si sono auto-esentati dall’obbligo di un’improbabile raccolta delle firme in pieno agosto.

In sostanza la partita è tutta interna al sistema, gli unici che in ogni caso ne usciranno vincitori saranno gli industriali, i padroni e la minoranza benestante del Paese. A chiunque altr* il futuro riserverà lacrime e sangue.

Le avanguardie intellettuali, le persone che hanno ben chiaro il destino che attende non solo l’Italia, ma l’umanità intera, senza un ripensamento radicale del sistema politico-economico, del modello di produzione e consumo in cui siamo disgraziatamente immers*, del nostro rapporto con gli altri animali, devono smetterla di giocare con il fuoco.
Veder presto sciogliere come neve al sole – un sole sempre più caldo – i pochi diritti rimasti alle classi popolari è tutt’altro che improbabile.

Le intenzioni da parte delle classi dominanti ci sono tutte. La famigerata “Agenda Draghi”, scremata dai tiepidi tentativi del MoVimento 5 Stelle di salvare il salvabile e potenziata dalla spregiudicatezza delle destre reazionarie, è esattamente questo: meno diritti per i lavoratori e le lavoratrici (il recente arresto dei sindacalisti a Piacenza è solo un assaggio), distruzione del welfare, cancellazione del reddito di cittadinanza e di qualsiasi altra misura di contrasto alla povertà, soldi pubblici regalati agli industriali attraverso il PNRR, inceneritori, svendita di ciò che resta del patrimonio pubblico, aumento costante delle spese militari, partecipazione alle guerre e magari “riscoperta” del nucleare.

Questo è lo scenario che abbiamo di fronte e da qui dobbiamo partire.

In questo momento è pericolosissimo mettere veti tra noi e decidere di non dialogare con l’uno o con l’altro movimento. È altrettanto pericoloso immaginare che attraverso le elezioni possa esserci una rinascita della sinistra e del nostro blocco popolare di riferimento. Semplicemente non sarà così, dobbiamo prenderne atto e continuare a lavorare.
Per quanto riguarda la contingenza elettorale, a meno che non si scelga la strada dell’intesa con ciò che resta del M5S, è quasi certo che per la prossima legislatura in Parlamento non ci sarà nemmeno un parlamentare critico rispetto al modello dominante.
In quest’ottica – non scordando che il gioco elettorale è truccato e che le regole della democrazia sono state ormai sospese – è di assoluto buon senso l’invito rivolto al MoVimento 5 Stelle dalle forze che stanno costruendo il progetto Verso l’Unione Popolare (Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, demA – Democrazia e Autonomia e ManifestA). Questo consentirà quantomeno di poter eleggere qualche sentinella nelle istituzioni ormai alla deriva.
D’altra parte, sul medio-lungo periodo, considerata la sconfitta culturale oltre che politica del socialismo in tutte le sue forme, il progetto di Unità Popolare (animato da Partito Comunista Italiano, Democrazia Atea, Confederazione delle Sinistre Italiane, La Città Futura, Partito dei CARC, PMLI e Inventare il Futuro) sembra essere la strada giusta da seguire per far convergere tutte le forze che si riconoscono in un modello sociale, economico e politico diverso rispetto a quello capitalista.
Indipendentemente da ciò che succederà il 25 settembre, è necessario quindi lavorare quotidianamente per far sbocciare – a partire dai quartieri, dai luoghi di lavoro, dalle università e dalle piazze – una coscienza di classe che porti le masse a riconoscersi, a comprendere la condizione in cui vivono e sopravvivono e di conseguenza a lottare.

A sinistra, smettiamola di scherzare col fuoco, perché i nostri errori li paga il popolo. Sulle spalle di ciascun* di noi c’è una responsabilità immensa, ci troviamo – nostro malgrado – a ricoprire un ruolo storicamente rilevante e non possiamo sottrarci alla lotta.

Non sappiamo se avremo successo, ma abbiamo la certezza che la nostra eventuale sconfitta porterà inevitabilmente alla distruzione dell’umanità, del pianeta e di tutti i suoi abitanti.
Non possiamo permettercelo.

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