di MASSIMO AMADORI –
Bernie Sanders è un gigante della politica e del socialismo democratico. Ha più di ottant’anni ma è arzillo e combattivo come un ragazzino di venti. Evidentemente il socialismo ringiovanisce, almeno mentalmente. In questi giorni è stato in Italia e ha rilasciato diverse interviste, parlando di giustizia sociale, di democrazia e di lotta contro l’oligarchia. Perché, come spiega Sanders, il capitalismo attuale è un capitalismo oligarchico e monopolista. I liberisti parlano in continuazione di “mercato libero” ma in verità il mercato è in mano a un pugno di miliardari monopolisti e ricchissimi oligarchi, rappresentati perfettamente da Trump ma anche da Putin.
Questo capitalismo oligarchico è un serio pericolo per la democrazia, perché tende a concentrare sempre di più la ricchezza e il potere in pochissime mani. Non a caso gli ultimi libri di Sanders si intitolano “Sfidare il capitalismo” e “Contro l’oligarchia“. Titoli significativi. Ma Sanders spiega anche, riprendendo Marx, che oggi non è più possibile riformare il capitalismo in senso socialdemocratico, perché non c’è più una crescita economica come negli anni del boom e il sistema capitalistico è in crisi, quindi non può concedere nulla ai lavoratori. Inoltre la crescita economica illimitata, il consumismo e il profitto senza freni non sono compatibili con la salvaguardia ambientale.
Il socialismo democratico di Bernie Sanders va quindi oltre la socialdemocrazia tradizionale, perché punta a superare il capitalismo con mezzi democratici e non solo a riformarlo. Per quanto la socialdemocrazia di Sanchez sia comunque preferibile alla destra o alla “socialdemocrazia” neoliberista di Starmer, Sanders va oltre Sanchez e propone l’esproprio dell’oligarchia, per «cancellare la classe dei miliardari». Nella consapevolezza che oggi il mercato fa gli interessi di meno dell’ 1 per cento della popolazione, contro il restante 99 per cento.
Sanders riesce a tenere assieme la critica radicale e strutturale al sistema capitalistico con la lotta per riforme sociali concrete e immediate, come il salario minimo e il welfare, la sanità pubblica e l’istruzione. Legando la lotta per le riforme a favore dei lavoratori con la prospettiva socialista di superamento del capitalismo. Nella migliore tradizione del socialismo democratico e libertario e in linea con il “riformismo rivoluzionario” di Giacomo Matteotti o di Riccardo Lombardi.
Mi piacerebbe sentire esponenti della sinistra italiana fare i discorsi radicali e anticapitalisti di Bernie Sanders. Non ho mai sentito né Conte né Elly Schlein né Fratoianni parlare di socialismo democratico, di classe lavoratrice e di esproprio dell’oligarchia. Già è tanto se parlano di patrimoniale e di salario minimo, senza per altro aver approvato queste misure quando i loro partiti erano al governo. Sarò forse un illuso ma penso che se in Italia esistesse una sinistra socialista come quella di Sanders avrebbe successo e risultati migliori del centrosinistra e del “campo largo”.