di MASSIMO AMADORI –
In Italia c’è molta ignoranza sulle idee dei socialisti democratici statunitensi. Molti a sinistra pensano che i DSA di Sanders e Mamdani siano un’organizzazione socialdemocratica, intendendo con questo termine un partito di sinistra moderata e riformista che intende riformare il capitalismo invece di superarlo. In realtà ciò non corrisponde al vero. I DSA hanno nel loro statuto il superamento del sistema capitalistico, la socializzazione dei grandi mezzi di produzione e delle risorse economiche strategiche e l’autogestione delle grandi imprese da parte dei lavoratori. Non sono socialdemocratici ma socialisti democratici, nel senso che il loro obiettivo non è riformare il capitalismo, ma superarlo con mezzi democratici. Sono un movimento giovane e composto prevalentemente da giovani, di idee radicali e anticapitaliste. Parlano di “classe lavoratrice”, di esproprio dei miliardari, di lotta contro l’oligarchia e addirittura di “guerra di classe”.
Sono decisamente più a sinistra della socialdemocrazia europea, ormai completamente integrata nel sistema capitalistico. Sono decisamente più a sinistra del PD, di AVS e dello stesso Sanchez. Quando mai la Schlein, Conte e Fratoianni hanno parlato di esproprio dei miliardari e di “guerra di classe”? Questo significa che i DSA sono comunisti come dice Trump? No: se per comunisti intendiamo i marxisti-leninisti, i DSA non lo sono. I giovani dei DSA sono socialisti radicali, ma al tempo stesso democratici e libertari. Rifiutano nettamente i metodi dittatoriali e violenti dei comunisti marxisti-leninisti. Sono radicali ma non sono estremisti. Soprattutto a differenza dei comunisti nostrani non sono settari e dogmatici ma concreti e pragmatici. Non agitano la falce e il martello, ma sostengono attivamente tutte le lotte dei lavoratori e le loro rivendicazioni: dal salario minimo alla sanità pubblica e gratuita per tutti. Legando però la lotta per queste riforme alla prospettiva socialista di superamento del capitalismo. In questo senso possono essere definiti dei “riformisti rivoluzionari”, come Riccardo Lombardi.
Al loro interno esiste un forte movimento socialista libertario e persino un gruppo anarchico, ma anche componenti minoritarie socialdemocratiche e comuniste. Non guardano l’ideologia ma i fatti, rifiutando il settarismo e promuovendo l’unità della sinistra. Credo che la sinistra europea e in particolare quella italiana avrebbe solo da imparare dai socialisti democratici statunitensi, che stanno diventando la prima forza politica del Paese, facendo tremare Trump ma anche l’intero establishment democratico e repubblicano.
Viva il socialismo libertario e democratico!