Cremaschi: vi presento “Eurostop” e il progetto… ITALEXIT

di GIORGIO CREMASCHI
Care compagne, cari compagni, permettetemi di illustrare quello che io considero lo spirito di fondo della nostra impresa, sperando così di riuscire a cogliere il sentire comune di tutte e tutti.
La sera del 29 giugno ero a Viareggio alla manifestazione per ricordare la strage. Alla fine uno dei familiari delle vittime ha letto un breve testo che raccontava di un convegno del marzo 2009 ove tutti i manager delle ferrovie discutevano della sicurezza dei treni. Il rappresentante della commissione europea spiegò che la piena sicurezza costa troppo e non favorisce il mercato, d’altra parte troppi incidenti anch’essi finiscono per aggravare i costi. Bisognava trovare dunque una sicurezza economicamente sostenibile, cioè un numero di incidenti accettabile, diciamo noi. Così pochi mesi dopo 32 persone sono morte bruciate vive a Viareggio. Continua a leggere

Reddito minimo, obbiettivo… massimo

di GIANCARLO IACCHINI ♦
È sbagliato continuare a chiamarlo “reddito di cittadinanza” (quello spetterebbe a TUTTI in quanto cittadini, quindi compresi… Berlusconi, ex moglie e figli!) e la cifra indicata dai 5Stelle (780 euro) paragonata ai salari minimi di chi lavora 8 ore al giorno appare poco realistica (in diversi paesi siamo attorno ai 500 euro), ma la proposta di un reddito minimo garantito, in cambio della disponibilità (per i disoccupati) a qualche ora di lavoro giornaliero, è sacrosanta, ed anzi su questo l’Italia è pesantemente indietro a livello europeo. Motivo di tanta ostilità (a parte forse l’insofferenza politica verso chi lo propone) prima era l’argomento dei costi per lo stato (“con quali soldi?”, hanno ripetuto come un mantra ogni martedì Floris, Giannini, Mieli e giornalistoni vari ai “dibattista” di turno). Continua a leggere

In memoria di Carlo Rosselli (nell’80° anniversario del suo assassinio)

Intanto, chi sono. Sono un socialista. Un socialista che, malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo, sente ancora il sangue circolare nelle arterie e affluire al cervello. Un socialista giovane, di una marca nuova e pericolosa, che ha studiato, sofferto, meditato e qualcosa capito della storia italiana lontana e vicina. E precisamente ha capito:

1) che il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale, e in secondo luogo trasformazione materiale;

2) che, come tale, si attua sin da oggi nelle coscienze dei migliori, senza bisogno di aspettare il “sole dell’avvenire”;

3) che tra socialismo e marxismo non vi è parentela necessaria;

4) che socialismo senza democrazia è come volere la botte piena (uomini, non servi; coscienze, non numeri; produttori, non prodotti) e la moglie ubriaca (dittatura);

5) che il socialismo, in quanto alfiere dinamico della classe più numerosa, misera, oppressa, è l’erede del liberalismo;

6) che la libertà, presupposto della vita morale così del singolo come delle collettività, è il più efficace mezzo e l’ultimo fine del socialismo;

7)che la socializzazione è un mezzo, sia pure importantissimo; perché il fine è la liberazione degli individui;

8) che lo spauracchio della rivoluzione sociale violenta spaventa ormai solo i passerotti e gli esercenti, e mena acqua al mulino reazionario;

9) che il socialismo non si decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura;

10) che ha bisogno di idee poche e chiare, di gente nuova, di amore ai problemi concreti;

11) che il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro;

12) che è assurdo imporre a così gigantesco moto di masse un’unica filosofia, un unico schema, una sola divisa intellettuale».

(Carlo Rosselli)

Anna Falcone e Tommaso Montanari. Appello per una Sinistra popolare.

Vi invitiamo a leggere questo Appello, leggetelo attentamente, senza pregiudizio.

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza di Anna Falcone e Tomaso Montanari, 06.06.2017
Il 18 giugno a Roma. È necessario uno spazio politico nuovo, ci vuole una sinistra unita e una sola, grande lista di cittadinanza aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati. Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame. Continua a leggere

Fano: “briciole” al posto della sanità pubblica

Bye-bye welfare! A Chiaruccia (Fano) qualcosa doveva esser fatto. La logica del “contentino” paga sempre perché gli affamati si accontentano delle briciole: una bella clinica privata per metà convenzionata. Nessuna sorpresa, tutto già scritto. Mr. Sansavini, il guru della sanità privata “from Cotignola”, rappresenta una garanzia di qualità. Il “re” delle cliniche private è rassicurante. L’intento è quello di «arricchire il sistema sanitario locale con servizi di alta specializzazione per fermare l’altissima mobilità passiva». Filantropia pura… Peccato non si fermi qui: «Noi vogliamo lavorare con le assicurazioni e quindi dare una risposta ad un target alto della popolazione… Questa è una grande opportunità per la città» (sic). Per qualcuno sarà sicuramente una grande opportunità ma non certo per Fano, che rinuncia all’ospedale cittadino già depotenziato a favore di quello “provinciale” o meglio pesarese di Muraglia; non certo per i cittadini della vallata del Metauro che facevano riferimento alle macerie del S. Croce. Le oasi nel deserto sono quasi sempre un miraggio. La gestione delle emergenze non compete il privato e la logica privatistica è quella del profitto, pertanto è irrazionale persino pensare che esso rappresenti un risparmio per le casse dello Stato. Si torna indietro.

Questo è un mirabile esempio di politiche regressive finalizzate ad abbattere il modello universalistico della sanità istituito nel 1978. Nessuna demonizzazione del privato come opzione complementare al sistema sanitario nazionale; purtroppo la gestione aziendalistica della sanità ha spalancato le porte al privato accreditato strutturale, dando vita ad una quantomeno discutibile commistione di pubblico, privato e politica. Il diritto alla salute rischia di non essere più un diritto di cittadinanza ma di tornare ad essere collegato alla condizione retributiva. Non è un caso che alcune emittenti private abbiano recentemente iniziato a pubblicizzare piani di assistenza sanitaria integrativa.

Dietrologia? A parlare sono i fatti: la legge di stabilità del 2016 (governo Renzi) detassa le spese dell’azienda che assicura ai suoi dipendenti, previa contrattazione, l’assistenza mutualistica integrativa. Tutto in linea con il governo Berlusconi ed il libro bianco di Sacconi secondo cui non è pensabile dar tutto a tutti e pertanto è “cosa buona e giusta” che il sistema sanitario nazionale si prenda in carico solo coloro che non possono permettersi assicurazioni integrative e mutue. A livello locale si chiudono ospedali ma si apre al privato convenzionato e in nome della spending review si “razionalizza” costruendo nuove strutture con soldi che non ci sono, appellandosi a modalità di finanziamento che rappresentano l’ennesimo regalo ai privati.

Cosa fare concretamente per opporsi a questa deriva resta un mistero. Chiunque ci abbia provato, investendo tempo ed energie, ha fin qui fallito. Un fallimento relativo, tuttavia, perché la negazione dell’esistente rappresenta comunque un universo di possibilità irrealizzate che vanno declinate e perseguite.

Valentina Pennacchini (Circolo Polverari – MRS Fano)

Nostra intervista su Marcuse

Raffaele Laudani, autore di un importante libro su Marcuse (Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse, Collana “Il Mulino/Ricerca”, pp.336) ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla teoria del celebre esponente della Scuola di Francoforte, le cui critiche alla società contemporanea – doppiamente eretiche (anche rispetto al marxismo ortodosso) nel momento in cui furono scritte – appaiono ancora oggi quanto mai stimolanti e lungimiranti. Laudani, che ha insegnato anche alla Columbia University di New York, è uno dei massimi esperti italiani del pensiero di Marcuse. Ha anche curato una raccolta di suoi scritti (da lui stesso tradotti) nonché l’edizione italiana degli inediti. Continua a leggere

Elezioni francesi: la sorpresa Melenchon

di ALDO GIANNULI –

Domenica ci sarà il primo turno delle presidenziali in Francia. I sondaggi (per quel che valgono) vogliono Macron in testa ma ad una incollatura dalla Le Pen tutti due intorno al 24-25%, poi affiancati strettamente il gollista Fillon e il candidato della sinistra Melenchon un po’ sotto il 20% tutti due, infine, sotto il 10% l’inutile Hamon, candidato dei socialisti. Sempre a dar fede ai sondaggi, se il Ps non avesse deciso di presentare quel merluzzo scondito di Hamon, il candidato della sinistra sarebbe al primo posto e comunque andrebbe al ballottaggio.

Il che sarebbe convenuto anche ai socialisti che si sarebbero risparmiata una solenne figuraccia e sarebbero sul carro del vincitore. Ma, come si sa: Deus demendat quos vult perdere. Il punto è che i partiti dell’internazionale socialista – che passano per sinistra “riformista”, mentre dovrebbero essere meglio definiti di sinistra “trasformista” – non hanno più ragione di esistere ed hanno solo la funzione di disturbo rispetto alla vera sinistra. Ma torneremo a parlarne dopo il primo turno.

Bella campagna elettorale, questa, soprattutto vera. Il grande favorito della vigilia, Fillon, travolto dagli scandali di casa e dalla sua stessa incapacità di dire qualcosa che non fosse l’edizione edulcorata di quello che dice la Le Pen, è fuori gioco e potrebbe finire al quarto posto, avviando il suo partito sulla china della serie cadetta. Anche a Le Pen, che minacciava sfracelli (c’era chi la dava al 40% al primo turno) conclude poco: forse strapperò il primo posto domenica (ma è tutt’altro che sicuro), ma sembra collocata a valori che rendono comunque improbabilissima la sua vittoria e, infatti, non c’è un solo sondaggio che la dia vincente e con nessun altro candidato salvo Fillon che perderebbe anche con Hamon. Dunque, l’irresistibile ascesa del Fn rischia di finire nel nulla, pregiudicando anche le legislative di giugno.

La vera sorpresa è stato Melenchon che dall’11,1 % della volta scorsa sembra andare verso il 20% e distanziare nettamente i socialisti. Con un ultimo colpo di reni, soprattutto se gli elettori socialisti capissero che votare Hamon non serve a niente, potrebbe strappare il secondo posto ed andare al ballottaggio è lì sarebbe tutto da vedere come va a finire. Se il ballottaggio fosse con Macron, questi potrebbe contare sui voti di Fillon ed un po’ dei socialisti, mentre Melenchon potrebbe contare su parte dei socialisti ma soprattutto mietere consensi fra quelli che hanno votato Le Pen. Una partita tutta da giocare. Ma se il ballottaggio fosse con la Le Pen, Melenchon conquisterebbe la vittoria senza troppo sforzo, perché la Le Pen non avrebbe serbatoi cui attingere. Una vittoria di Melenchon avrebbe un impatto enorme su tutta la sinistra europea. Ma, per ora, non sogniamo, manteniamo i piedi per terra e valutiamo il successo di aver superato gli inutili socialisti che, dopo la catastrofica presidenza Hollande, pensavano di rifarsi una verginità candidando un uomo di “sinistra” come Hammon che, in questi 5 anni, non ha alzato fiato su nessuna delle bestialità del governo, ed, ovviamente, nessuno ci è cascato ed il Ps sembra tornato ai tempi pre Mitterrand. In ogni caso, anche se Melenchon non dovesse farcela ad arrivare al ballottaggio, le elezioni politiche vedono lui e la sua France insoummise come l’unico punto di riferimento intorno a cui raccogliere la sinistra. I socialisti, se vorranno avere qualche seggio, dovranno andare all’accordo con Melenchon o, se li vorrà, con Macron che, però, assai più realisticamente preferirà i gollisti di Fillon.

Ed ora stiamo a vedere ed incrociamo le dita.

http://www.aldogiannuli.it/presidenziali-francesi-forza-melenchon/

Uscita dall’euro? Dibattito, non terrorismo!

di PierGiorgio Gawronski

Non sono un sostenitore dell’uscita dall’euro piuttosto di una sua rinegoziazione con l’Europa. Tuttavia continuo a pensare che un dibattito onesto e chiarificatore, privo non solo di “arroganza complottista e delegittimante” ma anche di terrorismo psicologico, sia un valore sociale meritevole di tutela. Perciò l’articolo di Filippo Taddei – “responsabile economico del Pd” – del 18 febbraio scorso in difesa della permanenza dell’Italia nell’euro (https://interestingpress.blogspot.it/2017/02/uscita-dalleuro-una-patrimoniale-sui.html#!/2017/02/uscita-dalleuro-una-patrimoniale-sui.html) merita una appropriata risposta. Esso presenta due argomenti. Continua a leggere

Chomsky su Dewey: “Noi libertari di sinistra”

di NOAM CHOMSKY

L’argomento che mi è stato proposto e di cui sono molto lieto di parlare è “democrazia ed istruzione”. Questa frase mi richiama subito alla mente la vita e l’opera ed il pensiero di uno dei maggiori pensatori del secolo scorso, John Dewey, che dedicò gran parte della sua vita e la sua riflessione a questo insieme di questioni. Credo che dovrei confessare il mio interesse speciale per lui. Semplicemente si dà il caso che il suo pensiero abbia esercitato una forte influenza su di me negli anni della mia formazione, per una serie di ragioni nel cui dettaglio non entrerò ma che sono reali. Per gran parte della sua vita, Dewey sembra aver ritenuto che le riforme nell’istruzione di base potessero costituire in se stesse delle leve di cambiamento sociale, che avrebbero potuto aprire la strada verso una società più giusta e libera, in cui, per usare le sue parole, «il fine ultimo della produzione non sia la produzione di beni, ma la produzione di esseri umani liberi reciprocamente associati in condizioni di uguaglianza». Continua a leggere