Se la Banca d’Inghilterra rovescia le teorie ufficiali

La scorsa settimana è successo qualcosa di notevole.La Banca d’Inghilterra ha vuotato il sacco. In un documento intitolato “La creazione della moneta nell’economia moderna”, tre economisti del dipartimento di Analisi Monetaria della banca hanno dichiarato in maniera inequivocabile chele convinzioni generali riguardanti le modalità con cui lavorano le banche sono sbagliate, e che invece le posizioni del tipo più eterodosso e populista, più comunemente associate a gruppi come ad esempio Occupy Wall Street, sono corrette. In questo modo, hanno di fatto gettato dalla finestra l’intera teoria alla base dell’austerità. Continua a leggere

Quale Europa?

di Giancarlo Iacchini

L’Italia è uno strano paese. Mentre in tutta Europa si discute delle politiche più efficaci per garantire lavoro e reddito, che sono i due pilastri economici di una vita sociale degna di questo nome, in Italia si riesce perfino a litigare tra gli alfieri del «lavoro per tutti» e quelli del «reddito universale», per cui se proponi un «reddito di cittadinanza» non solo vieni tacciato di “utopismo”, ma ti guarda storto per primo chi ha un lavoro precario e rischia di perderlo dall’oggi al domani, perché ti dirà che bisogna dare il lavoro, e non “soldi facili” a chi “non fa niente”. Come se “non far niente”, in una società che condanna alla disoccupazione il 13% della popolazione in età lavorativa ed oltre il 42% dei giovani, sia una colpa morale di cui vergognarsi. Una società, quella italiana, in cui i senza lavoro sono 3,3 milioni e altrettanti sono i lavoratori precari, che percepiscono in media 836 euro al mese senza alcuna garanzia di continuare a guadagnarli anche il mese dopo. Continua a leggere

La “patacca” di Renzi

di Antonio Di Luca

Matteo Renzi ha più volte dichiarato che la sua politica economica è in piena continuità con le esperienze di governo che l’hanno preceduto. Ma le linee economiche di chi lo ha preceduto (e ricordo che il Pd è al governo da due anni e mezzo, tre governi, nessuno dei quali scelto dai cittadini) hanno portato i risultati devastanti sul fronte dell’occupazione stando alle tabelle dell’Istat di qualche giorno fa. Ogni mese ci aspettiamo che la disoccupazione cali di qualche decimale e ogni mese, puntualmente, restiamo delusi. Del resto chi vive tra la gente, nei quartieri popolari, nelle periferie, sa benissimo che la notizia di qualche conoscente che ha perso il lavoro è assai più frequente di chi lo ha trovato. E quanti amici o figli di amici abbiamo dovuto salutare perché partiti per l’estero in cerca di miglior fortuna? Sembra di essere tornati agli anni del primo dopoguerra. L’analisi sociologica di quanto può far male questa situazione potrei continuarla a lungo, mi limito a ricordare un dato statistico. I dati sulla disoccupazione diramati oggi sono i peggiori dal 1977. Continua a leggere

Sinistra Anticapitalista: appoggio critico (e selettivo) alla Lista Tsipras

da SINISTRA ANTICAPITALISTA

1. La scadenza delle elezioni europee costituisce un momento politico di grande rilevanza per tutti i paesi del continente e per l’Italia. Dopo anni di crisi e di violente politiche austerità, il voto, pur nella sua forma particolare e distorta rispetto alla complessità della realtà sociale, mostrerà le grandi tendenze in atto, gli effetti politici prodotti dalla crisi sociale e le ripercussioni sui livelli di coscienza delle classi lavoratrici e popolari. La possibile non partecipazione al voto di larghi settori di massa rappresenterà in ogni caso un segnale, una forma specifica di espressione politica.

2. I risultati del voto influenzeranno le dinamiche e gli orientamenti tattici delle forze politiche dominanti, fermo restando il quadro strategico dato, cioè l’offensiva della borghesia contro le classi lavoratrici e le politiche dell’austerità che la realizzano. Continua a leggere

Femministe con Tsipras

Le elezioni europee di maggio non si svolgono in una primavera fiorita, ma in un clima autunnale nebbioso. Il capitalismo in crisi tenta con tutti i mezzi, anche anticostituzionali e antidemocratici, di ristrutturarsi e di far pagare la sua ristrutturazione a donne e uomini, la cui condizione, la cui vita, la cui libertà, la cui dignità sembrano dipendere da meccanismi al di fuori di loro, apparentemente “oggettivi”, “neutri”, inevitabili, fatali.

L’Europa ce lo chiede” è diventata una formula di costrizione, di dominio, di oppressione. Continua a leggere

L’arte, ricchezza umiliata a partire dalla scuola

di Claudia Gaudenzi –

Italo Calvino diceva: “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”. Qualche settimana fa è circolata la notizia dell’abolizione nelle scuole dell’insegnamento della Storia dell’Arte; questa notizia è falsa: in realtà è stato solo stato bocciato un emendamento che prevedeva la reintroduzione delle ore di Storia dell’Arte come prima della famosa Riforma Gelmini, frutto di una raccolta di firme depositata a fine ottobre. Continua a leggere

Se Pippo non lo sa…

Caro Giuseppe Civati,

proprio perché sono d’accordo sulla sostanza del Suo post – come su tanti Suoi post – vorrei dirle che trovo un po’ ingiusto quello che scrive, a mo’ di premessa, a proposito della Lista Tsipras. La lista è nata, Lei lo sa bene se ha letto il manifesto, con il deliberato proposito di non ripetere passate e infelici esperienze di accordi verticisti fra partiti della sinistra radicale: cosa di cui persone come Paolo Ferrero sono ben coscienti. Continua a leggere

La crisi economica e il dramma della casa

di Giancarlo Iacchini ♦

È una specie di Risiko questa crisi del capitalismo, che partita dai cieli nebulosi della finanza è arrivata a mettere in ginocchio la terra dell’economia reale fino a devastare l’abc della vita sociale nelle sue fondamenta: prima il lavoro e poi la casa. Perché chi si ritrova a perdere il reddito dopo il licenziamento o un fallimento aziendale non riesce più a pagare né mutui né affitti. Il “focolare domestico” torna ad essere una chimera anche per chi, pur indebitandosi a vita, pensava di averne in mano l’agognata proprietà, tradizionale vanto dell’italiano medio; a maggior ragione per gli inquilini soggetti a quella che viene chiamata “morosità incolpevole”, responsabile oggi di almeno 60 delle 70mila sentenze di sfratto emesse ogni anno in Italia. Una proporzione che ha rovesciato la situazione precedente, in cui se si era costretti a sloggiare dalle quattro mura prese in affitto era semplicemente per la fine del periodo di locazione. Oggi il problema-casa è acuto fino alla disperazione per almeno un milione di famiglie. «Ma non parliamo di emergenza per favore – avverte Massimo Pasquini, segretario dell’Unione Inquilini di Roma – perché il termine si addice a un terremoto o altro cataclisma naturale, non ad una situazione di precarietà cronica che fa comodo alla speculazione e che non si ha la volontà politica di risolvere a livello nazionale e locale». Continua a leggere

SEL, il Congresso e la scelta (?) per Tsipras

di Francesco Gismondi (Segreteria nazionale MRS) – 

Prima la buona notizia: i militanti di base SEL hanno messo in minoranza la dirigenza del partito. Un fatto positivo la scelta di appoggiare Tsipras alle europee, non tanto per l’argomento su cui è avvenuto lo strappo, ma anche per il solo fatto che sia avvenuto. Fino a pochi mesi fa solo uno sparuto gruppo di militanti di base sparsi in varie regioni e riuniti via rete con il nome di ApritiSEL aveva avuto l’intuito e la determinazione di evidenziare il proprio dissenso pubblicamente chiedendo maggiore democrazia interna e una decisa svolta a sinistra. Continua a leggere