Via crucis burocratica (a 40 gradi), ovvero la selezione darwiniana degli anziani

di VALENTINA PENNACCHINI

Che l’Italia non sia un Paese per giovani – di figli se ne fanno sempre meno e quelli che ci sono se ne vanno – è ormai risaputo, ma il “Bel Paese” non è nemmeno un posto per vecchi. Pensioni a parte (meglio andarsene in Portogallo) la sanità è quello che è o meglio quello che una classe dirigente senza colore – in senso politico e non solo – vuole farla diventare; il cancro della burocrazia poi, alla faccia della semplificazione amministrativa sbandierata a destra e a sinistra e mai attuata, avvelena la vita di tutti e colpisce ancor di più gli anziani. I vecchi (non solo purtroppo) muoiono. E’ una legge di natura. E’ invece legge – e in questo la natura c’entra poco – tutto ciò che comporta morire soprattutto per chi resta, specie se c’è un immobile di mezzo. Andiamo a narrare per sommi capi l’epopea della pratica per la successione di una povera vedova residente nel comune di Urbino. Continua a leggere

Intervista ad Anna Falcone

Avvocata Anna Falcone, la vostra Coalizione civica, nome provvisorio, dà appuntamento nelle città per il week end del 30 settembre e primo ottobre. Per fare cosa?

Abbiamo convocato assemblee simultanee, non necessariamente cittadine ma anche regionali. Saranno le nostre 100 piazze per il programma. Si discuterà dei filoni usciti dall’assemblea del Brancaccio (18 giugno scorso, ndr): lavoro, diritto al reddito, pensioni, equità di genere e intergenerazionale, diritti e doveri – welfare, istruzione, sanità, giustizia, assistenza sociale – e il ruolo dello stato nell’economia. Ovvero art.3 della Costituzione, il cuore del nostro modello democratico: lo stato ha un ruolo attivo nella rimozione delle diseguaglianze ma anche nell’economia. Solo così si esce dalla crisi. Non siamo nostalgici statalisti, è la precondizione per far ripartire l’economia anche privata. E infine: Europa. Le spese per gli investimenti siano escluse dal fiscal compact. Continua a leggere

“Unità della sinistra”: l’inganno della lista unica

di LORIS CARUSO

Si può amare un film così tanto da non stancarsi mai di rivederlo. Ha meno senso riguardarlo a scadenza periodica dopo aver dichiarato di non sopportarlo. Ma la trama è nota, i personaggi familiari, alcuni passaggi accattivanti, e ancora una volta ci si siede a guardarlo: ciò che è noto rassicura. La coazione a ripetere funziona è così: si rifà all’infinito la cosa che si giura di non voler fare. Si sa che non funziona, ma non si riesce a evitarlo. Continua a leggere

I disastri della “scuola-lavoro” e lo scaricabarile della… fedele ministra Ponzio Pilato

di VALENTINA PENNACCHINI

L’abuso sessuale su minori è un’atrocità. Se ad esserne vittima sono 4 studentesse impegnate in uno stage di alternanza scuola-lavoro – reso obbligatorio dalla Buona scuola e dal prossimo anno parte integrante dell’esame di Stato – una qualche riflessione critica da parte della Ministra Fedeli sarebbe stata quanto meno doverosa e invece, a parte la solita frase di rito («Inammissibile che le nostre ragazze e i nostri ragazzi possano esser oggetto di simili violenze mentre stanno svolgendo un pezzo della loro formazione») che “puzza” di caustico burocratese, scarica le responsabilità sulla Regione poiché le studentesse in oggetto sono iscritte ad un corso professionalizzante regionale. Continua a leggere

Lontano… lontano…

di GIANDIEGO MARIGO

Lontano dal PD è ormai una necessità anche morale ed etica. Anche se non basta a definire l’esigenza di questo momento storico. Per definire l’immagine d’un progressista, attento alle cose dello spirito ed all’evoluzione della morale condivisa.

Lontano da una logica interna fatta di competizione, di modelli verticistici, d’uno stalinismo in salsa clericale che tutto controlla e cristallizza, d’una meritocrazia malata endemicamente di un familismo clientelare, dove la corruzione – soprattutto morale – è ritenuta cronica ed irrecuperabile, quindi accettabile. Continua a leggere

Lettere a MRS: “La sinistra che vorrei”

di BARTOLAGIO (Fano) –

La sinistra che vorrei è prima di tutto una sinistra unita e generosa. L’unità era l’elemento originario forse più forte nella nostra tradizione politica ed è anche l’elemento che più mi preme a titolo personale: significherebbe che si cerca di ricominciare a convivere senza sospetti, scomuniche e presunzioni di Verità.

C’è poi un elemento concreto in questa esigenza. Quando ti confronti con le elezioni e con la conta del consenso, è bene cercare una massa critica. Da evitare le ammucchiate con tutto e il contrario di tutto tipo Forza Italia o Pd e, nonostante le mie speranze iniziali, da evitare anche le esperienze fallimentari come Sinistra Arcobaleno e simili. Non sono un esperto, ma l’esempio fanese di Sinistra Unita mi suggerisce che le federazioni funzionano quando si dà il tempo per farle maturare e consolidare, invece di impostarle sotto campagna elettorale. Continua a leggere

Cremaschi: vi presento “Eurostop” e il progetto… ITALEXIT

di GIORGIO CREMASCHI
Care compagne, cari compagni, permettetemi di illustrare quello che io considero lo spirito di fondo della nostra impresa, sperando così di riuscire a cogliere il sentire comune di tutte e tutti.
La sera del 29 giugno ero a Viareggio alla manifestazione per ricordare la strage. Alla fine uno dei familiari delle vittime ha letto un breve testo che raccontava di un convegno del marzo 2009 ove tutti i manager delle ferrovie discutevano della sicurezza dei treni. Il rappresentante della commissione europea spiegò che la piena sicurezza costa troppo e non favorisce il mercato, d’altra parte troppi incidenti anch’essi finiscono per aggravare i costi. Bisognava trovare dunque una sicurezza economicamente sostenibile, cioè un numero di incidenti accettabile, diciamo noi. Così pochi mesi dopo 32 persone sono morte bruciate vive a Viareggio. Continua a leggere

Reddito minimo, obbiettivo… massimo

di GIANCARLO IACCHINI ♦
È sbagliato continuare a chiamarlo “reddito di cittadinanza” (quello spetterebbe a TUTTI in quanto cittadini, quindi compresi… Berlusconi, ex moglie e figli!) e la cifra indicata dai 5Stelle (780 euro) paragonata ai salari minimi di chi lavora 8 ore al giorno appare poco realistica (in diversi paesi siamo attorno ai 500 euro), ma la proposta di un reddito minimo garantito, in cambio della disponibilità (per i disoccupati) a qualche ora di lavoro giornaliero, è sacrosanta, ed anzi su questo l’Italia è pesantemente indietro a livello europeo. Motivo di tanta ostilità (a parte forse l’insofferenza politica verso chi lo propone) prima era l’argomento dei costi per lo stato (“con quali soldi?”, hanno ripetuto come un mantra ogni martedì Floris, Giannini, Mieli e giornalistoni vari ai “dibattista” di turno). Continua a leggere

In memoria di Carlo Rosselli (nell’80° anniversario del suo assassinio)

Intanto, chi sono. Sono un socialista. Un socialista che, malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo, sente ancora il sangue circolare nelle arterie e affluire al cervello. Un socialista giovane, di una marca nuova e pericolosa, che ha studiato, sofferto, meditato e qualcosa capito della storia italiana lontana e vicina. E precisamente ha capito:

1) che il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale, e in secondo luogo trasformazione materiale;

2) che, come tale, si attua sin da oggi nelle coscienze dei migliori, senza bisogno di aspettare il “sole dell’avvenire”;

3) che tra socialismo e marxismo non vi è parentela necessaria;

4) che socialismo senza democrazia è come volere la botte piena (uomini, non servi; coscienze, non numeri; produttori, non prodotti) e la moglie ubriaca (dittatura);

5) che il socialismo, in quanto alfiere dinamico della classe più numerosa, misera, oppressa, è l’erede del liberalismo;

6) che la libertà, presupposto della vita morale così del singolo come delle collettività, è il più efficace mezzo e l’ultimo fine del socialismo;

7)che la socializzazione è un mezzo, sia pure importantissimo; perché il fine è la liberazione degli individui;

8) che lo spauracchio della rivoluzione sociale violenta spaventa ormai solo i passerotti e gli esercenti, e mena acqua al mulino reazionario;

9) che il socialismo non si decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura;

10) che ha bisogno di idee poche e chiare, di gente nuova, di amore ai problemi concreti;

11) che il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro;

12) che è assurdo imporre a così gigantesco moto di masse un’unica filosofia, un unico schema, una sola divisa intellettuale».

(Carlo Rosselli)